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	<title>ancora in punta di piedi</title>
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	<description>(il diario di Ramona, parte seconda)</description>
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		<title>ancora in punta di piedi</title>
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		<title>SENZA QUALCOSA</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 07:07:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ramona</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri]]></category>
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		<category><![CDATA[oscar pistorius]]></category>
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		<description><![CDATA[Si diffonde la musica nel teatro, le luci soffuse e le note in libertà segnano l&#8217;inizio dello spettacolo. Il balletto iniziale ogni volta stupisce. Stavolta fa qualcosa di più: commuove. Una figuretta snella appare nella penombra, e la luce della ribalta è subito per lei, che inizia la sua danza. È una farfalla, si libra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=puntapiedi.wordpress.com&amp;blog=13192799&amp;post=331&amp;subd=puntapiedi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si diffonde la musica nel teatro, le luci soffuse e le note in libertà segnano l&#8217;inizio dello spettacolo. Il balletto iniziale ogni volta stupisce. Stavolta fa qualcosa di più: commuove.<br />
Una figuretta snella appare nella penombra, e la luce della ribalta è subito per lei, che inizia la sua danza. È una farfalla, si libra sul palco circondata da una chioma di bellissimi capelli ricci che le arrivano alla vita. Assurdamente ci si chiede come farà a pettinare quel prodigio, e come farà, la farfalla, a fare tante altre cose. Perchè lei vola, sì, e danza, ma senza ali.<span id="more-331"></span></p>
<p>La farfalla non ha le ali e non ha le braccia. I capelli le scivolano sulle spalle senza incontrare ostacoli, liberi, e lei li domina con un grazioso movimento del capo mentre balla. Perchè non ha una mano per scostarli dal volto. È senza dita, mani, polsi, braccia. Non ne ha nemmeno uno, di braccio, in una simmetria che ha dell&#8217;inumana perfezione.</p>
<p>Viene da dire che se la natura ce le ha date, le due braccia a qualcosa servono, ci paiono anzi indispensabili. Eppure questa farfalla dimostra che non sono indispensabili per vivere o per volare. O per danzare. Con un equilibrismo che ha del miracoloso la farfalla compie i gesti della danza con una grazia naturale che le appartiene senza sforzo apparente.</p>
<p>Davvero non costa fatica alzarsi da terra senza appoggio? E portare il piede al volto in una carezza disarticolata, davvero è così facile? Oppure stiamo guardando il risultato di tutta una vita pensata e vissuta in modo diverso e per niente scontato?</p>
<p>Quello che vediamo, in realtà, è solo bellezza.<br />
Bellezza non è perfezione. Bellezza, caso mai, è emozione. E tuttavia quando l&#8217;emozione nasce, la perfezione invade l&#8217;anima.<br />
La perfezione non è di questo mondo si dice. E si dice anche, in simpatica e confortante contraddizione, che il corpo umano nella sua completezza è un meccanismo meraviglioso, una macchina bella e perfetta come nessuna. Tanto che quando il corpo non è completo, o è malato, si prova un senso di disagio, qualcosa non va, non ci si sente adeguati, pare di essere, e spesso lo si è davvero, emarginati.<br />
Ma questa farfalla che continua a volare senza le sue ali dimostra che non è così. Basta volerlo.</p>
<p>Capita che le persone menomate nel fisico racchiudano una volontà che va al di là del pezzo materiale che loro manca e si ritrovano dotate di una forza e una voglia di vita che noi «normali», persi nelle nostre comuni lamentele di comuni acciacchi, ci sogniamo.</p>
<p>Ho avuto amici non vedenti che prendevano un treno per fare un viaggio da soli, andavano a sciare, sfidavano tutti i giorni il traffico di una città caotica per recarsi a lavorare. Persone straordinarie che senza occhi compiono gesti e fanno cose che a noi, «vedenti», parrebbero un salto nel buio, impossibili e faticosi anche alla luce del sole.<br />
Grazie Gigi, Rita, Raffaele.</p>
<p>Ho visto un uomo senza gambe correre quanto il vento, due appendici metalliche lucenti nel sole, e sorridere come un bimbo davanti a un gelato nel raggiungere le Olimpiadi. Chi lo ha detto che senza gambe non si può camminare, o correre, che si è destinati a stare seduti?<br />
Basta adottare un motto invincibile: volere è potere, e si abbattono i limiti.<br />
Credere nelle proprie umane possibilità anche quando nessun altro ci crede, questo è il segreto.<br />
Grazie <a href="http://www.oscarpistorius.com/">Oscar</a>.</p>
<p>Una danza che incanta ora mi conferma che si può anche volare senza ali. Tornano alla mente le cartoline di pittori che usano i piedi o la bocca per impugnare i pennelli e produrre capolavori, quelle cartoline che arrivano a casa con lo scopo di far conoscere l&#8217;arte ad un mondo che con i piedi ci cammina soltanto, o tutt&#8217;al più ci gioca a calcio. Chi pensa mai che senza mani si può dipingere? E che i piedi possono sostituire le mani?<br />
Questa bella farfalla oltre che a volare senza ali dipinge senza mani.<br />
È proprio vero: si può fare a meno anche dell&#8217;indispensabile.</p>
<p>La farfalla che termina graziosamente la sua danza, ora più simile a una stella per la luce di gioia che le risplende negli occhi, simboleggia il coraggio di tutte quelle persone senza qualcosa che vivono in mezzo a noi, nella nostra pietà, se va bene, o nella nostra indifferenza.<br />
Corpi incompleti compensati dal doppio di coraggio, una normalità guadagnata ad ogni minuto di vita, riassunta nella filosofia che si può fare tutto anche quando manca un pezzo: bisogna solo imparare a farlo in modo diverso.<br />
Grazie <a href="http://www.simonarte.it/#Home">Simona</a>.</p>
<p>Grazie a tutte le persone «senza qualcosa», così ordinariamente speciali.</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://puntapiedi.wordpress.com/2012/02/23/331/"><img src="http://img.youtube.com/vi/k6ULryuo5ro/2.jpg" alt="" /></a></span>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/puntapiedi.wordpress.com/331/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/puntapiedi.wordpress.com/331/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/puntapiedi.wordpress.com/331/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/puntapiedi.wordpress.com/331/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/puntapiedi.wordpress.com/331/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/puntapiedi.wordpress.com/331/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/puntapiedi.wordpress.com/331/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/puntapiedi.wordpress.com/331/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/puntapiedi.wordpress.com/331/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/puntapiedi.wordpress.com/331/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/puntapiedi.wordpress.com/331/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/puntapiedi.wordpress.com/331/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/puntapiedi.wordpress.com/331/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/puntapiedi.wordpress.com/331/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=puntapiedi.wordpress.com&amp;blog=13192799&amp;post=331&amp;subd=puntapiedi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>SERVONO, MA&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 18:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ramona</dc:creator>
				<category><![CDATA[divagazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è stato facile trovare quelli giusti. Troppo grandi, troppo vistosi, o semplicemente troppo brutti. Secondo i miei gusti, ovvio, perchè il bello, o il gradevole, non sono un valore assoluto. Io non è che li volessi belli in senso universale, ma li volevo adatti a me. Li volevo con personalità assimilabile alla mia. Dovevamo, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=puntapiedi.wordpress.com&amp;blog=13192799&amp;post=324&amp;subd=puntapiedi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è stato facile trovare quelli giusti. Troppo grandi, troppo vistosi, o semplicemente troppo brutti. Secondo i miei gusti, ovvio, perchè il bello, o il gradevole, non sono un valore assoluto.</p>
<p>Io non è che li volessi belli in senso universale, ma li volevo adatti a me. Li volevo con personalità assimilabile alla mia. Dovevamo, a mio parere, completarci e integrarci e dunque bisognava prevedere che andassimo d&#8217;accordo. Altrimenti sarebbe stato tutto inutile: la ricerca, i confronti, i dubbi e infine la decisione. Nonché la spesa.<span id="more-324"></span></p>
<p>Già era stato un piccolo dramma accettare la loro comparsa nella mia vita. Stavo bene anche senza di loro, o così credevo. Mi bastavo, facevo tutto quello che c&#8217;era da fare da sola. Avevo la compagnia di un libro, la corrispondenza con gli amici, un pensiero qua e là da riversare su carta, o da trasformare in storia da raccontare, e qualche filmone strappalacrime alla tv. Cose mie da non condividere con nessuno e che, appunto, sbrigavo da sola. Come, più o meno, ho sempre fatto da quando ero piccola.</p>
<p>Adesso invece loro pretendono di farmi compagnia. Di più, di essermi utili!</p>
<p>Sarà.</p>
<p>È difficile accettare un&#8217;offerta di aiuto quando si pensa di non averne bisogno. In realtà il bisogno c&#8217;è, ma non lo si vuole ammettere. Perchè bisognerebbe ammettere che il tempo è passato e non si è più né bambini, né ragazzi, ossia non ci si trova più nella fase in cui si affronta spavaldi il mondo soli contro tutti. Ora siamo nella fase che vabbè, un aiutino, purché piccolo, ci può stare.</p>
<p>In fondo ero già pronta. Aspettavo questo momento, che capita a tutti nella vita e che bisogna rassegnarsi a mandar giù. Non posso lamentarmi, finora era andata molto più che bene.</p>
<p>E su, diamine, che sarà mai!</p>
<p>Ma le condizioni le ho volute dettare io: volete irrompere nella mia routine? Sia, non posso impedirlo. Ma dovete essere il più somiglianti possibile a come io vi immaginavo. Non dovete essere invadenti, voglio potermi dimenticare di voi, però dovete sempre essere reperibili, farvi trovare all&#8217;occorrenza e non infilarvi in posti impensabili, per poi però sparire dopo aver fornito il vostro aiuto. Dovete essere eleganti, ma pratici; discreti, ma con carattere.</p>
<p>Sanno di essere necessari, perciò quasi li vedo sogghignare, ancora prima di incontrarli, alle mie ingenue condizioni dittatoriali, e con magnanimità accettano tutto.</p>
<p>Non resta che cercarci, ora.</p>
<p>Giro, guardo, soppeso, scarto. Non mi soddisfa niente. Una scusa inconscia che sa ancora di non accettazione. Ma poi succede. D&#8217;accordo, non è un colpo di fulmine, ma capisco subito che sono loro quelli che, volente o nolente, cercavo.</p>
<p>Eleganti lo sono, discreti pure, però si notano subito. O almeno io li ho notati. Non sono ancora il mio forzato ideale, ma quanto di più gli somiglia.</p>
<p>Ancora faccio finto di niente e guardo altrove, però è una calamita che mi attira proprio verso di loro, fra tanti. Sto immaginando che rapporto avremo: sarà odio amore di certo, lo so. Pazienza, è inevitabile.</p>
<p>Li sfioro con le dita, poi la mano si fa più rapace e afferra. C&#8217;è uno specchio, mi osservo con un po&#8217; di timore. Chi è quella professoressa dall&#8217;aria da secchiona che ricambia il mio sguardo perplesso? Sono io&#8230; davvero?! Certo che sono io, eppure non lo sono. Sono una io nuova, anche se sembro diversa. È il potere di un paio di occhiali, in fondo. Loro lo sanno, hanno quel sogghigno consapevole che immaginavo, credono di avermi in loro potere.</p>
<p>Siete carini, ragazzi, niente da ridire. Ma non illudetevi: uscirete dalla vostra custodia solo quando lo dirò io: quando la combinazione di luce fioca e caratteri piccoli sconfiggeranno la pretesa dei miei occhi di voler continuare a fare da soli. Per il resto, posso ancora fare a meno di voi.</p>
<p>Non siete che un paio di occhiali.</p>
<p><a href="http://puntapiedi.files.wordpress.com/2012/02/gatto20occhiali.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-325" title="gatto%20occhiali" src="http://puntapiedi.files.wordpress.com/2012/02/gatto20occhiali.jpg?w=300&#038;h=224" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/puntapiedi.wordpress.com/324/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/puntapiedi.wordpress.com/324/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/puntapiedi.wordpress.com/324/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/puntapiedi.wordpress.com/324/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/puntapiedi.wordpress.com/324/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/puntapiedi.wordpress.com/324/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/puntapiedi.wordpress.com/324/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/puntapiedi.wordpress.com/324/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/puntapiedi.wordpress.com/324/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/puntapiedi.wordpress.com/324/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/puntapiedi.wordpress.com/324/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/puntapiedi.wordpress.com/324/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/puntapiedi.wordpress.com/324/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/puntapiedi.wordpress.com/324/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=puntapiedi.wordpress.com&amp;blog=13192799&amp;post=324&amp;subd=puntapiedi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>UN PACCHETTO DI KLEENEX</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 04:08:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ramona</dc:creator>
				<category><![CDATA[persone]]></category>
		<category><![CDATA[kleenex]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;aria è quasi odore di primavera, il sole appare un tantino meno timido di qualche giorno fa, e resta ogni giorno un po&#8217; più a lungo a farci compagnia. Ma è solo un illusione, fra qualche ora nevicherà finalmente, dopo mesi di clima asciutto e polare. Però adesso ancora non lo so che presto qui [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=puntapiedi.wordpress.com&amp;blog=13192799&amp;post=319&amp;subd=puntapiedi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puntapiedi.files.wordpress.com/2012/02/kleenex1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-321" title="kleenex" src="http://puntapiedi.files.wordpress.com/2012/02/kleenex1.jpg?w=150&#038;h=91" alt="" width="150" height="91" /></a>Nell&#8217;aria è quasi odore di primavera, il sole appare un tantino meno timido di qualche giorno fa, e resta ogni giorno un po&#8217; più a lungo a farci compagnia. Ma è solo un illusione, fra qualche ora nevicherà finalmente, dopo mesi di clima asciutto e polare. Però adesso ancora non lo so che presto qui sarà tutto bianco, per cui mi godo questo pallido sole ottimista e sorrido alla vita.<br />
Esco di casa, tolgo la protezione alla voliera degli uccellini, che si godano anche loro questo piccolo tepore, e sorrido. Raggiungo il bidone dell&#8217;umido con il mio onesto sacchetto differenziato da gettare, non è lontano, faccio solo pochi passi, ma mi sento un orso che esce dal letargo e sorrido.<span id="more-319"></span></p>
<p>Lui mi viene incontro da una stradina di fronte e mi sorride, mentre io gli sorrido. Ci capiamo al volo, per questo sorridiamo. Io so che lui vuole vendermi qualcosa e lui sa che io non voglio comprare niente, e questo scambio di informazioni passa attraverso un semplice sguardo con cui ci inquadriamo, ci studiamo e&#8230; ci sorridiamo.<br />
Mi raggiunge, sempre sorridendo, mentre io cerco di guadagnare il vialetto di accesso a casa mia. È giovane, ha la pelle color cioccolato fondente, un berretto in testa, un giubbotto alla Fonzie sopra jeans scoloriti, lo zaino a tracolla. E il sorriso più luminoso che io abbia visto da un po&#8217; di tempo a questa parte.</p>
<p>Gli faccio segno di nuovo che non compro niente, ma lui comincia a parlare, mescolando poche parole di italiano («Aiutami») ad altre in spagnolo («Scusa, yo hablo español»). La cosa è curiosa, non avevo mai incontrato un africano che parlasse spagnolo. Cerco velocemente di fare un ripasso di storia e geografia, ma ora non saprei dire su due piedi se qualche stato africano è stato colonia spagnola.</p>
<p>Questo suo approccio mi fa tornare alla mente un altro ragazzo come lui, che qualche anno fa aveva bussato alla mia porta con il solito borsone ai piedi e nelle mani un pezzo di cartone con su scritto «Non parlo italiano, sono africano». Anche allora fui sconfitta dalla simpatia del personaggio. Che fosse africano mi pareva evidente, senza che lo scrivesse su un cartone. Quanto alla lingua, non ci mise molto: tornava una o due volte all&#8217;anno, e ogni volta parlava un pochino meglio l&#8217;italiano, il cartello non gli serviva più. Era carino, gentile, mi disse che era nigeriano, cattolico, che stava radunando i soldi per tornare a casa per il Natale di quell&#8217;anno.</p>
<p>Che cosa buffa, a ben pensarci. Prima fanno di tutto per venire qui, poi si sobbarcano una faticaccia enorme sopportando anche le malevolenze della gente del posto, solo per poter tornare indietro! Vorrei che un giorno qualcuno mi spiegasse bene. Forse la loro è stata un&#8217;avventura inutile, non sono riusciti a trovare quella cuccagna che credevano. O forse tornano a casa solo per portare il piccolo guadagno che hanno messo da parte con chilometri e chilometri di porta a porta e di porte chiuse in faccia.</p>
<p>Io al ragazzo nigeriano, che sorrideva sempre anche lui e aveva le fossette sulle guance che lo rendevano ancora più simpatico, compravo fazzoletti di carta, per compensarlo dell&#8217;impegno e della gentilezza. Poi un giorno mi accorsi che quei fazzoletti li pagavo il doppio di quanto costassero al supermercato! Quando glielo feci notare alzò le spalle e disse, onestamente: «Certo, io ci devo guadagnare». La cosa più normale del mondo. L&#8217;affare. Aveva imparato bene le regole del capitalismo. Poi non lo vidi più.<br />
Spero che abbia raggiunto i suoi cari in Nigeria, e che abbia compreso qual è il suo posto nel mondo e quale il luogo del cuore.</p>
<p>Nei pochi secondi in cui il mio pensiero è volato a un altro giovane color cioccolata, il tipo che ho di fronte non ha mai smesso di parlare con il suo curioso accento spagnoleggiante. Mi pare di capire che vuole che lo aiuti, non per lui, ma per la sua bambina di due anni. In effetti stavo pensando di dargli qualcosa da mangiare, visto che è ora di pranzo, ma intanto ha tirato fuori il portafoglio, che così al volo mi sembra pieno di carte, non di soldi, e ne ha estratto una foto. Una bellissima bimba su sfondo azzurro con le trecce e&#8230; la pelle chiara. Cioè, non bianca, ma nemmeno nera come quella del padre, se è vero che lui è suo padre. Mentalmente mi metto a ridere, fantasticando in pochi attimi su quella che potrebbe essere la storia vera che quest&#8217;uomo mi sta propinando.</p>
<p>Forse la bambina non è sua figlia, è una conoscente o una sconosciuta, chissà. Forse è stata rapita e utilizzata per far impietosire la gente (quanti di questi ragazzi hanno nel portafoglio la stessa foto?). Ma forse è davvero la sua bambina, magari la madre è europea, o del nord Africa, dove le persone hanno pelle un po&#8217; meno scura e lineamenti meno marcati.</p>
<p>Ma sì, voglio credere a questo. Voglio credere che la tenerezza che traspare dagli occhi neri e lucidi di questo ragazzo sia autentica, che il sorriso così aperto e dolce sia quello che riserva veramente alla sua bimba. Dov&#8217;è ora, la piccola? In quale parte del mondo le tocca muovere i passi incerti? Con chi sta? Si chiede dov&#8217;è il suo papà? Le mancherà qualcosa, avrà abbastanza da mangiare, dei giocattoli, sarà al sicuro?<br />
Vorrei chiedere tutto questo al giovane, vorrei ricostruire la sua storia e magari la sua famiglia. Ma tutto quello che mi viene è: «ce li hai i fazzoletti di carta?».</p>
<p>Lui capisce, e spalanca ancora di più il sorriso. Apre lo zaino ed estrae un pacco doppio di kleenex, me li porge e aspetta. Non mi chiede neppure soldi, come se non sapesse quanto chiedere. Neppure io so quanto costino i fazzoletti. Gli chiedo se bastano 5 euro e lui accetta con gli occhi felici. Non c&#8217;è altra possibilità di dialogo, difficile capirsi, ma all&#8217;essenziale ci si arriva.</p>
<p>Siamo arrivati a metà del mio vialetto, e abbiamo concordato i 5 euro. Tanti o pochi, non lo so, ma è il regalo che voglio fare alle trecce della piccolina, se mai esiste e&#8230; se è ancora piccolina.<br />
Non ho il portafogli con me, non me lo porto certo dietro quando getto la spazzatura&#8230; Lui si ferma lì dov&#8217;è, mi aspetta a rispettosa distanza. Non mi segue, non fa alcun cenno di avvicinarsi alla porta e non insiste su niente. Aspetta. Sempre sorridendo, l&#8217;immagine dell&#8217;ottimismo.</p>
<p>Io entro in casa, cerco i 5 euro, esco e glieli do in mano. Un po&#8217; me ne vergogno. Per me, per noi, 5 euro sono proprio nulla, ma chissà, forse per questo ragazzo costituiscono un mattone importante per mantenere la propria famiglia.<br />
O forse non c&#8217;è alcuna famiglia da mantenere, solo sigarette&#8230; o peggio.</p>
<p>No, non ci voglio pensare, mi basta vedere questo sorriso bianco brillare nella notte scura di un volto simpatico. «Gracias, grazie!», e se ne va, verso una storia che io non saprò mai.</p>
<p>Non è ancora primavera.<br />
Anche se ho il cuore caldo, tra qualche ora nevicherà.<br />
Chissà se la bimba ha mai giocato con la neve.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/puntapiedi.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/puntapiedi.wordpress.com/319/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/puntapiedi.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/puntapiedi.wordpress.com/319/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/puntapiedi.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/puntapiedi.wordpress.com/319/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/puntapiedi.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/puntapiedi.wordpress.com/319/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/puntapiedi.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/puntapiedi.wordpress.com/319/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/puntapiedi.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/puntapiedi.wordpress.com/319/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/puntapiedi.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/puntapiedi.wordpress.com/319/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=puntapiedi.wordpress.com&amp;blog=13192799&amp;post=319&amp;subd=puntapiedi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>ULTIMI GIORNI DI GENNAIO</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 13:26:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ramona</dc:creator>
				<category><![CDATA[divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[i giorni della merla]]></category>

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		<description><![CDATA[Se ne sta andando un mese difficile. Gennaio non mi è stato mai troppo simpatico, fra tutti i 12 fratelli. È il primo, il più freddo, sembra perfino il più lungo e il più oscuro; dà l&#8217;addio alle feste, tanto che prima di vedere di nuovo un po&#8217; di allegria devi aspettare il carnevale, e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=puntapiedi.wordpress.com&amp;blog=13192799&amp;post=315&amp;subd=puntapiedi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se ne sta andando un mese difficile. Gennaio non mi è stato mai troppo simpatico, fra tutti i 12 fratelli. È il primo, il più freddo, sembra perfino il più lungo e il più oscuro; dà l&#8217;addio alle feste, tanto che prima di vedere di nuovo un po&#8217; di allegria devi aspettare il carnevale, e prima di vedere una festa vera devi attendere la Pasqua, così sfuggente che non sai mai quando capita.</p>
<p>A gennaio succede sempre di tutto, in particolare abbandoni e malattie. No, non gli sono particolarmente affezionata; tremo quando arriva, rinasco quando giunge al termine del suo corso naturale.<span id="more-315"></span></p>
<p>Esco da un mese, all&#8217;incirca, di salute così così. Quelle cose che non sono gravi, per fortuna, ma che preferiresti non ci fossero.</p>
<p>Sono abituata da tantissimo tempo a prestare cure agli altri, la mia figura professionale e anche morale è quella che deve fare stare bene il prossimo, ma è difficilissimo farlo quando per primi si deve fare i conti con la debolezza del fisico. Ho scoperto cosa vuol dire mettere da parte i propri problemi quando c&#8217;è qualcuno che sta peggio, e porgere la mano, o il braccio, o un conforto, quando si vorrebbe solo che qualcuno lo facesse a noi.</p>
<p>Non nascondo che in certi momenti era così dura da versare lacrime di sconforto, che diventavano di commozione autentica quando qualcuno di quei volti, perso tra pigiami e camicie da notte in lenzuola asettiche, mi chiedeva come stavo, compatendo il mio evidente malessere e dimenticando il proprio.<br />
La solidarietà e l&#8217;altruismo che nascono tra chi perde, anche se solo per un breve periodo, un bene prezioso, quello dello stare bene.</p>
<p>Un po&#8217; mi dispiace non essere riuscita a nascondermi: ero io che dovevo curare corpi e spirito, non era giusto che chi stava peggio di me dovesse prendersi anche questo peso. Di sicuro è stata una vera comunione di spiriti, e questo mi ha fatto solo bene.</p>
<p>Ora gennaio è finito, e per il momento, facendo tutti gli scongiuri del caso, sembrano finiti anche i miei problemi, o quanto meno alleviati notevolmente. C&#8217;è la luce, una promessa di bella stagione, una nuova speranza, un ritorno di energia positiva. A riprova che quando si ha la salute si ha tutto, nascono nuovi progetti e si coltivano antichi sogni. Si semina perchè si spera di raccogliere, ma anche per il solo gusto di seminare, un gesto che di per sé racchiude una tenera promessa. Nel mezzo, fra la semina e l&#8217;ipotetico raccolto, la fantasia che ti fa volare, che ti fa vivere in anticipo esperienze indimenticabili, così belle che se pure non si realizzano ti basta averlo immaginato.</p>
<p>L&#8217;inverno non è finito, sono i giorni della merla, i più freddi, e la neve, che finora ha dimenticato di visitare la zona di mondo che mi ospita, può darsi che si ricordi improvvisamente di fare il suo dovere, prima che sia tardi. Lo so che può succedere.<br />
Questa salute riguadagnata può essere persa di nuovo da oggi al domani. Lo so.<br />
Una perdita incalcolabile potrebbe avvenire oggi. Lo so, e mi si stringe il cuore.</p>
<p>Ma in questo momento riesco solo a pensare che gennaio è finito, febbraio dura poco e sarà subito primavera. E che stare male fa parte della vita, io non ne posso essere immune, anche se per lavoro dovrei esserlo; mi aspetto che prima o poi succeda ancora e magari peggio di quanto sia appena stato, ma ora sto abbastanza bene.<br />
Le giornate visibilmente un po&#8217; più lunghe mi mettono il buonumore addosso, mi torna la voglia di seminare, creare, partecipare.</p>
<p>Aspetto il sole anche se so che ci sarà prima la neve, sapendo che questa non sarà neve eterna.</p>
<p>Anche le mie stagioni personali saranno variabili: ci sarà ancora gelo invernale, poi tornerà la primavera, e se sarò sfortunata sarà di nuovo l&#8217;inverno, mentre se mi andrà bene un&#8217;estate calda e piacevole potrebbe durare a lungo, fino all&#8217;autunno del mio ciclo vitale.<br />
So che sarà così e adesso non ci voglio pensare. Voglio solo coltivare i miei sogni, raccogliere i frutti delle mie passioni, accontentarmi delle piccole grandi cose che arriveranno (qualcuna è già nell&#8217;aria, certa, altre sono impalpabili ma tenaci veli intorno a un pensiero).<br />
Voglio pensare in rosa, che tanto lo so che il nero del dolore prima o poi arriverà, non ci si può esimere, nessuno lo può evitare.</p>
<p>Per ora, in questi ultimi giorni di gennaio io voglio vederci l&#8217;erba più verde, i primi fiori colorati, primule e bucaneve e anemoni, il sole più generoso, gli uccelli canterini più allegri, il cuore più caldo.<br />
Anche se domani ci sarà la neve.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/puntapiedi.wordpress.com/315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/puntapiedi.wordpress.com/315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/puntapiedi.wordpress.com/315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/puntapiedi.wordpress.com/315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/puntapiedi.wordpress.com/315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/puntapiedi.wordpress.com/315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/puntapiedi.wordpress.com/315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/puntapiedi.wordpress.com/315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/puntapiedi.wordpress.com/315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/puntapiedi.wordpress.com/315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/puntapiedi.wordpress.com/315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/puntapiedi.wordpress.com/315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/puntapiedi.wordpress.com/315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/puntapiedi.wordpress.com/315/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=puntapiedi.wordpress.com&amp;blog=13192799&amp;post=315&amp;subd=puntapiedi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>NUOVO ANNO O FINE DEL MONDO?</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 03:54:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ramona</dc:creator>
				<category><![CDATA[divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[austerity]]></category>
		<category><![CDATA[fine del mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno, ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai oggi.  (Ernest Hemingway) C&#8217;era una volta una ragazzina che viveva in un&#8217;epoca difficile. Erano gli anni Settanta, e sembrava la fine del mondo. La fine del mondo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=puntapiedi.wordpress.com&amp;blog=13192799&amp;post=309&amp;subd=puntapiedi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;"><a href="http://puntapiedi.files.wordpress.com/2011/12/buon-anno.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-310" title="buon anno" src="http://puntapiedi.files.wordpress.com/2011/12/buon-anno.jpg?w=450" alt=""   /></a><strong>Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno,</strong><br />
<strong> ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai oggi.  </strong></span></span><strong><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;"><em>(Ernest Hemingway)</em></span></span></strong></p>
<p>C&#8217;era una volta una ragazzina che viveva in un&#8217;epoca difficile. Erano gli anni Settanta, e sembrava la fine del mondo.</p>
<p>La fine del mondo era cominciata con l&#8217;Austerity, ma non è che prima la ragazzina ricordasse anni migliori. La Storia in seguito le racconterà la favola del boom economico del decennio precedente, ma a lei da sempre era stato insegnato che soldi in casa non ce n&#8217;erano. Al massimo erano inventati: ci si vestiva con soldi che non c&#8217;erano, si mangiava con soldi che non c&#8217;erano. Bastava firmare una cambiale. Prima o poi ci sarebbero stati, i maledetti, e comunque non si sarebbero mai fermati in quella casa dal salvadanaio sempre vuoto.<span id="more-309"></span></p>
<p>L&#8217;Austerity, appunto&#8230; un nome inglese che manco metteva paura alla ragazzina, lo trovava simpatico. Era grazie all&#8217;Austerity che la domenica sembrava veramente una festa. Non si poteva girare in macchina, solo a domeniche alterne, a seconda se la targa finiva con numero pari o dispari. Perchè all&#8217;epoca c&#8217;erano i numeri sulle targhe, e la sigla della provincia, e tutti sapevano da dove veniva una macchina. Ma lo zero era numero pari o dispari? La ragazzina non aveva ben capito, nemmeno i telegiornali erano del tutto sicuri di saperlo.</p>
<p>Però che bello, pochi mezzi motorizzati la domenica in una città che sembrava essere nata con le automobili incorporate, affogate di traffico. Si vedevano bambini sui pattini, spuntavano un sacco di biciclette e soprattutto si andava a piedi. Era una festa.</p>
<p>L&#8217;Austerity aveva però anche un&#8217;altra faccia, comprese la ragazzina. Ed era quella che obbligava a fare file lunghissime che duravano ore per riempire una tanica di cherosene per la stufa di casa, necessaria per scaldarsi anche se il clima in città non era rigido. Ci si dava il cambio, in famiglia, per non perdere il posto. E poteva capitare che arrivava finalmente il proprio turno e&#8230; cherosene non ce n&#8217;era più.</p>
<p>Cherosene prezioso come pane. Però il panettiere poteva forse fare credito; il distributore certamente no.</p>
<p>Anni duri, ma la ragazzina non ne aveva conosciuti altri più lievi, nemmeno nell&#8217;infanzia. E anzi, conobbe di peggio nel mondo che stava per distruggersi. Perchè arrivarono i terroristi.</p>
<p>Arrivavano dall&#8217;estrema destra e dall&#8217;estrema sinistra, ma lei non sapeva a destra e sinistra di che cosa. C&#8217;era chi si colorava di rosso e chi di nero, ma facevano tutti la stessa cosa: ammazzavano e rapivano. Mettevano bombe, e saltavano per aria centinaia di persone. Gambizzavano intellettuali e forze dell&#8217;ordine. All&#8217;ordine del giorno dei telegiornali era un tristissimo resoconto: quanti ne hanno ammazzati oggi? Chi hanno rapito?</p>
<p>Non finiva mai.</p>
<p>Anni e anni così, in un tunnel senza luce e senza speranza, in cui la ragazza cresceva e cominciava a farsi domande, a chiedersi il perchè di quelle tragedie: in nome di cosa, santo cielo?<br />
Arrivò un momento in cui sembrava impossibile uscirne, e la ragazza credeva di scoppiare per l&#8217;impotenza e il dolore.<br />
Soldi in casa non ce n&#8217;erano ancora, e il mondo là fuori era così brutto e cattivo e stava per conoscere la propria fine.</p>
<p>Eppure non aveva ancora mostrato la sua faccia peggiore, questo mondo.</p>
<p>Un certo anno di quel decennio tremendo cominciò male, malissimo. Appena finite le feste natalizie più tristi che la ragazzina avesse mai conosciuto, sua madre morì. Giovane da far paura. Un punto di riferimento importante per la delicata età dei figli se ne andò fra mille sofferenze, lasciando in eredità solo tristezza, vuoto, insicurezza.</p>
<p>E come poteva proseguire un anno cominciato così orrendamente già in gennaio?<br />
Peggio che peggio.<br />
Il terrorismo colpì lo Stato al cuore con l&#8217;ennesimo assassinio vigliacco; e morirono due Papi in un mese.</p>
<p>È proprio la fine del mondo, pensò la ragazza.<br />
Ma iniziò la risalita e la vita proseguì.</p>
<p>A distanza di decenni il mondo sta ancora per finire.</p>
<p>C&#8217;è un ragazzina diventata adulta suo malgrado.<br />
Un bel giorno scopre che i soldi non ci sono ancora. Anche lo Stato, come la sua famiglia anni addietro, ha vissuto con soldi inventati. Pane e vino non è mancato, Maramao, hai avuto pure di più, ma hai pagato con soldi che non c&#8217;erano. Quante cambiali hai firmato? Ma no, non esistono più le cambiali. I soldi sono virtuali, proprio come allora. Però ora è arrivato il momento in cui il creditore non fa più credito, come davanti alla pompa di cherosene di allora.<br />
A dire il vero nemmeno il cherosene forse esiste più. Il petrolio arriva lo stesso al consumatore, sotto forma di benzina e gasolio, alimenti per l&#8217;auto. Certo che arriva, basta pagarlo più dell&#8217;oro, in una rincorsa all&#8217;aumento che non conosce limite. Basta lasciare mezzo stipendio al distributore, anche se magari l&#8217;auto serve solo per andare a lavorare.</p>
<p>E dunque anche oggi la domenica si va a piedi, o in bicicletta, o sui pattini?<br />
Sì, ma solo nelle metropoli e non perchè manchi, questo carissimo carburante, ma perchè ce n&#8217;è troppo, e si soffoca per l&#8217;inquinamento.<br />
Non è l&#8217;Austerity, quindi? No, non lo è. O per lo meno non si presenta con quel nome.<br />
Ora si chiama crisi.</p>
<p>L&#8217;ex ragazzina ormai donna considera però che almeno non c&#8217;è più il terrorismo, dopo tanto tempo: alla fine lo Stato lo ha debellato.<br />
Ma non è bastato. Ora i terroristi hanno un altro aspetto e un altro nome.<br />
Nel centro pulsante dello Stato, viva come un cancro che non perdona, c&#8217;è la mafia dei colletti bianchi, subdola e invisibile anche se sotto gli occhi di tutti. E c&#8217;è l&#8217;ingordigia della politica che non si fa scrupolo a spennare il pollo più che può, prima che il cuore del pennuto schiatti.<br />
Tanto paga sempre chi soldi non ha.<br />
Perchè soldi ancora non ce ne sono. Se ci sono, sono altrove, nelle mani di pochi, e possibilmente all&#8217;estero.</p>
<p>Ancora una volta si gioca col nulla. Stavolta è la finanza a giocare, quella con giacca e cravatta, che si siede davanti a dei monitor e si trastulla con la vita delle persone credendo di essere in un videogame. Peccato che la gente muoia davvero. Dalla disperazione, e presto anche di fame.<br />
No, non servono più i terroristi con le loro bombe. Basta un giochetto innocuo a un computer collegato a tutto il mondo e qualche termine straniero, ben più incomprensibile che l&#8217;innocente Austerity, per fare stragi di miseria.</p>
<p>E pure le perdite affettive non si contano più, non per niente si nasce, si cresce, si muore. Ogni volta che una nuova perdita allunga l&#8217;elenco la ragazzina di un tempo vive lo stesso antico abbandono.</p>
<p>È dunque ora la fine del mondo?</p>
<p>C&#8217;è stato un anno nero che più nero non si può, ma uguale a quello di oltre tre decenni prima. Tutto quello che è intercorso nel mezzo tra un periodo e l&#8217;altro sembra non essere mai esistito. I corsi e ricorsi del tempo portano la donna a sentirsi ancora ragazzina impotente contro le ingiustizie e i dolori della vita.<br />
Però ora qualcosa è diverso.</p>
<p>C&#8217;è una consapevolezza nuova, che deriva proprio dall&#8217;averne viste tante, dall&#8217;aver vissuto il ritorno del passato. C&#8217;è la consapevolezza che mai la disperazione deve prevalere sulla speranza, perchè tutto è già stato, e come viene il brutto torna anche il bello, in una ruota che gira all&#8217;infinito. C&#8217;è che la fortuna e la sfortuna sono una cosa, ma il più delle volte bisogna rimboccarsi le maniche e andare avanti con fiducia, costruendosi la propria vita da niente.</p>
<p>C&#8217;è poi una matematica certezza: un anno dura solo un anno, nel bene e nel male.<br />
Nel primo giorno di un nuovo anno, che ancora non si sa a quale dei vecchi anni somiglierà, non resta che ripromettersi di vivere al meglio, con coraggio e speranza, perchè i domani dipendono dall&#8217;oggi, e comunque tutto ritorna.</p>
<p><strong><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno,<br />
ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai oggi.</span></span></strong></p>
<p>No, non è ancora la fine del mondo in questo prossimo 2012, non è la catastrofe che ci si aspetta, ma forse è ora di una rinascita, è ora che ritorni un&#8217;era bella.</p>
<p>Un&#8217;ultima considerazione fa sorridere sia la ragazzina di ieri che la donna di oggi: oggi come ieri e come l&#8217;altro ieri e forse anche domani, soldi non ce ne sono, non ce ne saranno mai<br />
Ma dopo tutto, non sono i soldi la cosa più importante del mondo.</p>
<p>Buon anno a tutti.</p>
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		<title>L&#8217;ONORE DEI KEITA, DI MOUSSA KONATE&#8217;: UN AFRO NOIR</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 11:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ramona</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Del Vecchio Editore]]></category>
		<category><![CDATA[Konaté]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi è stato chiesto di leggere un libro e io l&#8217;ho letto, incuriosita perchè mi è stato presentato come un noir africano. Un afro-noir, per dire; insomma, un nero che più nero non si può. Imperdibile. Ho cominciato ad amare l&#8217;Africa, letterariamente parlando, quand&#8217;ero più giovane, grazie a Wilbur Smith e ai suoi incredibili romanzi, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=puntapiedi.wordpress.com&amp;blog=13192799&amp;post=304&amp;subd=puntapiedi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puntapiedi.files.wordpress.com/2011/12/l_onore_dei_k__i_4e9bd62cd5c4f.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-305" title="L_onore_dei_K__i_4e9bd62cd5c4f" src="http://puntapiedi.files.wordpress.com/2011/12/l_onore_dei_k__i_4e9bd62cd5c4f.png?w=130&#038;h=150" alt="" width="130" height="150" /></a>Mi è stato chiesto di leggere un libro e io l&#8217;ho letto, incuriosita perchè mi è stato presentato come un noir africano. Un afro-noir, per dire; insomma, un nero che più nero non si può. Imperdibile.</p>
<p>Ho cominciato ad amare l&#8217;Africa, letterariamente parlando, quand&#8217;ero più giovane, grazie a Wilbur Smith e ai suoi incredibili romanzi, ma al di fuori di Smith non avevo avuto modo di leggere altro. Questa è stata l&#8217;occasione.<span id="more-304"></span></p>
<p>Il libro che mi hanno suggerito si intitola <em><strong>L&#8217;onore dei Kéita</strong>,</em> di Moussa Konaté, pubblicato da <a href="http://www.delvecchioeditore.it/">Del Vecchio</a>. Il nome dell&#8217;autore, il titolo e perfino la copertina parlano subito di Africa, perciò mi sono sentita molto bendisposta. Del resto ho una predilezione, una delle tante, per la letteratura straniera, quando per straniero s&#8217;intende qualcosa di molto lontano e diverso. Cinese, giapponese, finlandese, russa, israeliana&#8230; tanto per capirci.</p>
<p>Questo però è un libro che non ha niente a che vedere con il prolisso Smith. E per capirlo ho dovuto rileggerlo due volte, approfittando di un periodo di forzato riposo. Con la prima lettura ero andata troppo di corsa, dovevo rivedere alcune cose.</p>
<p>Nei romanzi di Smith avevo incontrato un&#8217;Africa avventurosa, talvolta magica, a volte antica.</p>
<p>Konaté invece qui parla dell&#8217;Africa di oggi e dei suoi contrasti, tra modernità e ritualità primitive, usando un linguaggio molto diverso.</p>
<p>La storia, come dicevo, è un noir: c&#8217;è subito un morto ammazzato e orrendamente mutilato nella vasca di un cantiere, ed è da qui che partono le indagini.</p>
<p>I protagonisti che devono venire a capo del mistero sono il commissario Habib e l&#8217;ispettore Sosso. Commissario e ispettore sono due qualifiche che nel mio immaginario hanno sempre richiamato alla mente i detective di telefilm seriali, tipo quelli americani, ma anche, che so, l&#8217;ispettore Derrick di germanica memoria con il suo aiutante&#8230; Non mi aspettavo di incontrarli anche nell&#8217;Africa nera. E sì che a rigor di logica anche nel Mali, lo stato africano in cui è ambientata questa vicenda, deve per forza esistere un corpo di polizia con i relativi gradi, come in qualsiasi Paese.</p>
<p>Io mi aspettavo, grazie alla mia fantasia romantica, il mistero e la magia, e invece subito mi ritrovo due figure poliziesche prosaiche, simili a quelle di tutti i telefilm del genere che si vedono in TV. Nel corso del racconto poi si capisce che il commissario è a capo dell&#8217;Anticrimine, è più anziano e riflessivo, quello cioè con maggiore esperienza; l&#8217;altro è molto più giovane e impulsivo, il discepolo che sta imparando il mestiere, sul quale riversare speranze e aspettative e del quale il commissario non sempre approva i metodi: troppo moderni, sostiene.</p>
<p>Ma che non ci troviamo a Londra o a Berlino lo si capisce presto, quando ci si sofferma sulle descrizioni del mondo in cui vivono e lavorano i due protagonisti. Sono quelle le vere arti magiche che ti aprono alla comprensione di un mondo che non conosci, ma che ti sembra familiare. Bamako, la capitale in cui è ambientata la storia, è descritta già nelle prime pagine: distesa sul Niger, soffocata dalle nebbie (in Africa? Chi lo avrebbe mai immaginato!) e dal traffico, caotico quanto quello di una nostra metropoli. E da lontano, ma fin troppo presente, una massa di diseredati, mendicanti, lebbrosi, che chiedono l&#8217;elemosina come in tutte le città del mondo, ma che visti qui evidenziano l&#8217;immane povertà che affligge il nero continente. Lo stesso commissario definisce questa miseria il male della società.</p>
<p>Ecco, quello che cercavo: descrizioni di ambienti e personaggi mi rapiscono, mi fanno volare e calare in quel mondo lontano come se fossi presente.</p>
<p>La storia prosegue, ci si ritrova in un villaggio a stretto contatto con la civiltà moderna, ma che tuttavia prende le distanze da essa. Riti e superstizioni, il nucleo tribale del clan, il capo e lo stregone, lo storpio con il sogno dell&#8217;America. Ecco l&#8217;Africa primitiva, quella vera, quella che affascina. Ecco il respiro della grande Africa, ecco dove mi ci ritrovo, finalmente a contatto con le sue foreste.</p>
<p>Eppure sono costretta ad ammettere che è Africa vera anche l&#8217;altra, quella del commissario e del suo aiutante, della grande città con le sue miserie e i suoi colori, con i coccodrilli che terrorizzano il giovane ispettore ma non il ragazzino che traghetta la gente con la piroga, a malapena vestito, si fa per dire, con il solo perizoma.</p>
<p>Devo dire che all&#8217;inizio non trovavo l&#8217;Africa nei dialoghi investigativi dei poliziotti, simili a quelli di tutti i poliziotti. Molto riflessivi, quasi come il continuo confronto di Sherlock Holmes con il buon Watson.</p>
<p>Ma quando poi ho fatto quella rilettura più attenta ho scoperto che non era vero, mi sbagliavo. I toni tranquilli, senza urgenza, senza cattiveria, la facilità al sorriso o alla risata, i tempi che non mettono angoscia ma che pure rispecchiano un&#8217;indagine condotta ineccepibilmente e risolta in pochissimi giorni, non sono proprio quelli che riecheggiano nei commissariati che conosciamo. C&#8217;è la filosofia di vita africana in questa calma apparente, quella che mi aveva colpito in un vecchio documentario in cui si raccontava della gente dei villaggi che si recava vicino a una ferrovia per prendere il treno e con pazienza aspettava: non sapeva quando il treno sarebbe passato, ma prima o poi di certo sarebbe passato. Bastava aspettare.</p>
<p>Non è il caso dei due tutori dell&#8217;ordine del romanzo che anzi, come ripeto, svolgono l&#8217;indagine in tempi brevi e risolvono il caso con una velocità che fa un baffo ai nostri delitti irrisolti da anni. Qui tutto è sbrigato in un momento, giusto per la durata del racconto, di poco superiore alle 100 pagine: la lettura di un pomeriggio, in fondo. Ma non c&#8217;è la nevrosi, il timore della stampa contro, il clamore dei media, le accuse dei superiori o l&#8217;ansia di protagonismo dei super avvocati. C&#8217;è un&#8217;indagine relativa a un omicidio, ci sono i dubbi e i misteri, perfino altri morti ma, non so come dire, l&#8217;atmosfera è percettibilmente diversa. È l&#8217;atmosfera che tanto ci piace ritrovare quando parliamo di Africa.</p>
<p>Quella stessa che, probabilmente, induce a una certa malinconia l&#8217;anziano commissario quando risolve il caso e ne comprende le motivazioni. Più che un&#8217;atmosfera, una certezza: per quanto moderna possa apparire in alcuni aspetti, l&#8217;anima vera dell&#8217;Africa è destinata a restare un&#8217;anima nera e profonda, magica e terribile.</p>
<p>Se un appunto devo fare a questo libro è una certa trascuratezza nella revisione finale. Ci sono forse piccole imprecisioni nella traduzione, alcuni segni di dialogo mancanti o messi male, e altri lievi errori di stampa che creano un po&#8217; di inciampo nella lettura. Sembra un po&#8217; mandato in stampa in tutta fretta, ecco, ma tutto sommato lo si può perdonare.</p>
<p>Pare che Konaté sia uno scrittore molto apprezzato all&#8217;estero, e che di avventure del commissario Habib ce ne siano diverse, anzi, questa per la precisione è la seconda. Del Vecchio le sta pubblicando in Italia e a me sembra una bella iniziativa. Che si associa, peraltro, ad un&#8217;altra iniziativa lodevole da parte dell&#8217;editore. Come si legge sul <a href="http://www.delvecchioeditore.it/index.php?page=shop.product_details&amp;flypage=flypage.tpl&amp;product_id=35&amp;category_id=3&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=14&amp;vmcchk=1&amp;Itemid=14">sito </a>c&#8217;è una collaborazione con il <a href="www.cospe.org">COSPE</a> (<em>Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti</em>), a cui andrà un euro per ogni copia dei libri di Konaté venduta, per finanziare progetti di sviluppo in Africa. Mi pare bello: una volta tanto non ci si limita a guardare ai propri profitti, ma li si condivide con chi ha bisogno. Mi sento dunque di appoggiare questa iniziativa, in fondo la lettura di un afro-noir è assai piacevole, mica sono soldi buttati. E se anche non dovesse piacere, in qualche modo ci può consolare sapere che un nostro piccolo euro, in questi tempi di crisi, può avere fatto del bene. Non ci costa molto, no?</p>
<p>Sarà per questo che ho acquistato altri libri che trattano di Africa, sotto molti aspetti, da un giovane africano nero come la notte, dal sorriso pieno di ottimismo e fiducia nel prossimo?</p>
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		<title>DOVE STA NATALE</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 18:24:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ramona</dc:creator>
				<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[buon natale]]></category>

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		<description><![CDATA[È natale in ogni 25 dicembre. È natale nella richiesta di una giovane donna immigrata di trovarle un lavoro qualsiasi per almeno un mese, quanto le serve per racimolare soldi e tornare al suo Paese, nella sua confessione di essere priva di permesso di soggiorno, nella certezza che nessuno potrà aiutarla. È natale nel numero [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=puntapiedi.wordpress.com&amp;blog=13192799&amp;post=300&amp;subd=puntapiedi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puntapiedi.files.wordpress.com/2011/12/gli1.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-301" title="gli1" src="http://puntapiedi.files.wordpress.com/2011/12/gli1.gif?w=450" alt=""   /></a>È natale in ogni 25 dicembre.</p>
<p>È natale nella richiesta di una giovane donna immigrata di trovarle un lavoro qualsiasi per almeno un mese, quanto le serve per racimolare soldi e tornare al suo Paese, nella sua confessione di essere priva di permesso di soggiorno, nella certezza che nessuno potrà aiutarla. È natale nel numero di telefono che ti lascia speranzosa. È natale nella sua piccola bugia quando chiede soldi per comprare il latte in polvere ad un improbabile fratellino di otto mesi.<span id="more-300"></span></p>
<p>È natale nel sorriso del giovane africano che per strada vende libri che parlano della sua terra, nella carica di ottimismo che sembra impossibile possa mantenere quando le sue spalle hanno retto, e reggono, una vita certamente più dura della tua.</p>
<p>È natale nel dolore che tormenta il fisico e mina l&#8217;anima, che vorresti solo che passasse, come passa la stella cometa alla fine di dicembre.</p>
<p>È natale nelle poche luci accese in città, in nome di un risparmio che non risparmia nessuno.</p>
<p>È natale nell&#8217;aria che promette una nevicata che non arriva mai e nel gelo di un inverno senza il calore del bianco mantello.</p>
<p>È natale nell&#8217;amarezza di chi perde il lavoro, di chi il lavoro non lo trova, di chi muore per lavoro, di chi vive un lavoro senza dignità.</p>
<p>È natale nell&#8217;affetto di un&#8217;amicizia e perfino nella malafede di chi si professa amico ma dubita di te.</p>
<p>È natale nella ricerca di un rifugio nella soffitta di un ospedale, alla ricerca di un riparo dal gelo dei cuori.</p>
<p>È natale nei diritti negati, nella violenza gratuita che non spegne la speranza, nell&#8217;ignoranza che non ammette cultura.</p>
<p>È natale in un ciocco che scoppietta nel caminetto e nelle pagine di un buon libro.</p>
<p>È natale fra i pastori e gli agnelli di un presepe di cartone, sotto i rami di un abete di plastica che si fa vanto di avere salvato un fratello vivo.</p>
<p>È natale nell&#8217;abbraccio di un gatto e nell&#8217;amore incondizionato che illumina gli occhi di un cucciolo.</p>
<p>È natale in una chiesa deserta e in una chiesa affollata di carità.</p>
<p>È natale in ogni luogo che hai visitato e che ha lasciato un segno dentro di te, e in tutti quelli che non hai ancora visto e che forse non vedrai mai.</p>
<p>È natale in ogni anno che ti ha accompagnato da quando hai messo piede nel mondo.</p>
<p>È natale nella meravigliosa macchina dell&#8217;universo, nelle creature al di là delle stelle che chissà, forse ora si chiedono come te dove sta il natale.</p>
<p>È natale nella speranza indomabile che il peggio sia già passato, il fondo raschiato e sfondato, e che da oggi possa solo andare meglio.</p>
<p>È natale nelle banche e nelle casseforti, nei doppiopetti grigi o neri, nelle incomprensibili parole della finanza che vogliono dire solo una cosa: ti abbiamo fregato e non ce ne importa niente di te. Ed è natale anche nel salvadanaio inutile di un bimbo.</p>
<p>È natale nei tuoi figli da crescere, nei tuoi vecchi da accudire, in tutti quelli che dipendono da te e nel tuo disperato bisogno di coccole.</p>
<p>È natale nel panettone ma anche nello stomaco vuoto di tante persone al di là di un mare.</p>
<p>È natale nel pensiero di chi si ricorda di te e in quello di chi ha fatto spazio per altre cose e non sa più chi sei.</p>
<p>È natale nelle pagine che scriverai, prima o poi.</p>
<p>È natale negli affetti perduti e in quelli incontrati. Nei regali che non ci saranno, in quelli che ci sono stati, nei cenoni della tua infanzia.</p>
<p>È natale, nel soffio che se l&#8217;è già portato via.</p>
<p>Auguri a tutti.</p>
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		<title>PAROLE PER STRADA A ROVERETO &#8211; LA PREMIAZIONE</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 18:45:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ramona</dc:creator>
				<category><![CDATA[avventure letterarie]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[mart]]></category>
		<category><![CDATA[parole per strada]]></category>
		<category><![CDATA[rovereto]]></category>

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		<description><![CDATA[E come andò a Rovereto? Una serata bellissima! Non mi capitava da molto tempo ormai di partecipare alla cerimonia di premiazione di un premio letterario, diciamo almeno tre anni, e ne avevo nostalgia. È pur vero che grazie alla Carboneria Letteraria le serate di presentazione dei nostri libri non sono mancate, in questi anni, ma [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=puntapiedi.wordpress.com&amp;blog=13192799&amp;post=296&amp;subd=puntapiedi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puntapiedi.files.wordpress.com/2011/12/pxs20112.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-297" title="pxs2011" src="http://puntapiedi.files.wordpress.com/2011/12/pxs20112.jpg?w=450" alt=""   /></a>E come andò a Rovereto?</p>
<p>Una serata bellissima! Non mi capitava da molto tempo ormai di partecipare alla cerimonia di premiazione di un premio letterario, diciamo almeno tre anni, e ne avevo nostalgia. È pur vero che grazie alla Carboneria Letteraria le serate di presentazione dei nostri libri non sono mancate, in questi anni, ma una premiazione è un&#8217;altra cosa, un altro tipo di emozione.<span id="more-296"></span></p>
<p>Arriviamo dunque a Rovereto, e la prima sorpresa è la stessa città: molto più grande di quanto non pensassi, e anche molto più bella e viva. Scoprirò infatti che questo è un crocevia di culture, aperto alle differenze, ricco di storia e di musei e di amore per i libri. C&#8217;è molta gente in giro, molti giovani. C&#8217;è vita, e non credo sia solo perchè tra poco è Natale.</p>
<p>L&#8217;appuntamento con gli altri è al <a href="http://www.mart.tn.it/">MART</a>. Chi lo sapeva prima cos&#8217;era, il MART?? Ora lo so, è il famosissimo museo d&#8217;arte contemporanea e moderna posto in un polo culturale di cui fa parte anche l&#8217;altrettanto famosa biblioteca di Rovereto. In questo posto mozzafiato, proprio all&#8217;aperto, nel corridoio d&#8217;ingresso, ci sono i tabelloni con i racconti finalisti: la seconda emozione della serata. Le parole per strada, eccole qua, sotto gli occhi di tutti, nel tempio della conoscenza, a disposizione di chiunque. Il mio mini racconto, come un soldatino, è pronto a farsi leggere insieme agli altri. Una foto lì davanti è puro istinto, oltre che quasi un obbligo.</p>
<p>Arrivano gli amici carbonari che come me sono stati selezionati ed è bello rivedersi. Ormai ci incontriamo in ogni luogo d&#8217;Italia, e cosa più bella non c&#8217;è!</p>
<p>Incomincia, ufficialmente, la serata.</p>
<p>Un primo breve incontro avviene in una piccola sala annessa all&#8217;incredibile biblioteca cittadina; saluti ufficiali, alzata di mano dei finalisti presenti, che a voce alta dicono il titolo del proprio racconto. C&#8217;è un autore che non se lo ricorda il titolo del suo racconto, che buffo!</p>
<p>Poi ci si sposta in un&#8217;altra sala molto bella, attrezzata perfettamente per ciò che voleva essere: un salotto letterario. Tavolini rotondi per gli autori, poltrone dietro per il pubblico, il palco davanti per la giuria.</p>
<p>Sala piena, forse oltre una cinquantina di persone, non sono stata lì a contare&#8230; Gente elegante e interessata, ma di non freschissima età purtroppo. Peccato.</p>
<p>Di nuovo saluti, discorsi brevi, musica di sottofondo alle tastiere, un ricciolino tipo Allevi suona Mozart e Beethoven.</p>
<p>Vedo una faccia che non mi è nuova, mi ci vuole poco a focalizzare un ricordo. Questa donna davanti a me è la vincitrice del<a href="http://lavetrinadeiricordi.wordpress.com/2010/05/04/premio-intimita-20052006/#more-120"> Premio Intimità </a>2005, l&#8217;anno in cui sono arrivata seconda! Colei, insomma, che per pochi voti mi ha privata del primo premio. Quant&#8217;è piccolo questo mondo&#8230; e quant&#8217;è tondo: lei non fa parte dei finalisti, ma solo dei 92 partecipanti. Una volta per ciascuno, a quanto pare.</p>
<p>Poi la premiazione: gli autori vengono chiamati uno a uno, annunciati dalla lettura di ogni biografia, e mi spavento a sentire leggere la mia: ho fatto molte cose, dopo tutto, e anche se non arriva quello che più sogno, una pubblicazione solo mia, non posso negare di avere vissuto, in questi ultimi anni, una bellissima avventura. A volte nemmeno mi rendo conto di quanto sono stata fortunata.</p>
<p>Riceviamo tutti, come ricordo, la bellissima targa che riproduce in piccolo il nostro racconto sul tabellone, un biglietto di ringraziamento, un librone su qualcosa di locale e la borsa di stoffa con il logo de <a href="http://www.ilfuroredeilibri.org/joomla/index.php"><strong>Il furore dei libri</strong></a>, l&#8217;associazione culturale che ha permesso tutto questo.</p>
<p>A questo punto cominciano le interviste. Si inizia con l&#8217;intervista via skype con uno degli autori non presenti, perchè momentaneamente in Africa, un noto regista e autore televisivo. Ah, la tecnologia&#8230; che cosa interessante! È la prima volta che la vedo utilizzare in una premiazione; un segno del tempo che passa.</p>
<p>Poi tocca a noi autori presenti. Le interviste sono a cura della giornalista di RAI3 Serena Tait, che è stata anche la presidente della giuria esaminatrice: persona in gambissima, intelligente e competente, lo si capisce subito dalle domande che ci rivolge.</p>
<p>Siamo interpellati in ordine alfabetico, ed è lei che viene ai nostri tavoli. La prima, ahimè, sono io, non ho neanche il tempo di pensare a qualcosa di sensato da dire&#8230; lei mi incoraggia e definisce il mio racconto come la classica favoletta di Natale. Sì forse lo è, rispondo, perchè non mi sembrava giusto che il protagonista, un giovane uomo sfortunato come tanti in questi tempi di crisi, potesse passare le feste natalizie senza un segno di speranza. Quanti sono oggi quelli come lui che perdono il lavoro e la fiducia nel domani? Il mio Giosuè nella sfortuna è fortunato, ritrova su una bancarella il libro con le ricette segrete di famiglia, pensa che con quelle potrebbe risollevarsi, rinascere, riproporsi al mondo. E non importa se è troppo povero per ricomprarsi il libro: il venditore, commosso dalla sua emozione, senza nulla sapere di lui, glielo regala insieme a una banconota e alla speranza di un domani migliore. Non un libro perduto dunque, fa notare la giornalista, come era il tema del concorso: ma un libro ritrovato e, in ultima, restituito. Non ci avevo pensato, ma è così! Non so cosa sia riuscita a balbettare durante l&#8217;intervista, come al solito capita che la timidezza s&#8217;impigli alla lingua e combini qualche guaio&#8230; ma stavolta il microfono non è particolarmente funzionante e probabilmente nessuno mi ha sentito. Meglio così.</p>
<p>Dopo le interviste un buffet fantastico, dove, qui sì, ho dato il meglio di me, anche se non abbastanza da riuscire ad assaggiare tutto.</p>
<p>Infine intermezzo musicale del solito pianista riccioluto e interviste agli autori non finalisti.</p>
<p>Fine della serata e rientro al bellissimo albergo in cui siamo ospitati, a piedi, in un clima freddo da paura, ma riscaldato dalla bella serata appena trascorsa.</p>
<p>La mattina dopo passeggiata in centro a Rovereto, un centro storico molto ben tenuto, con il respiro della storia e della cultura che aleggia per i vicoli. Scopro per esempio che questa è la patria di Damiano Chiesa, un nome che fin da piccoli impariamo a scuola: un martire della patria, uno che ha preferito morire piuttosto che rinnegare la fiera condizione di italiano. Ah, come vorrei che anche al giorno d&#8217;oggi si avessero di questi sussulti d&#8217;orgoglio, in questo Paese che talvolta dimentica cosa è stato. La storia andrebbe sempre ripassata, mai dimenticata.</p>
<p>Qui la guerra ha lasciato il segno. I musei dedicati non si contano, un enorme cannone posto a monumento impedisce ogni dimenticanza.</p>
<p>E anche la cultura, dicevo, ha benedetto questa città. Qui ho visto la casa dove Mozart ha tenuto il suo primo concerto italiano. E il palazzo dov&#8217;è nato Antonio Rosmini, beato, filosofo e pensatore; in una viuzza del centro una targa riporta che camminando proprio lì l&#8217;illustre concittadino sviluppò il suo pensiero. A dire il vero mi sono chiesta cosa ci avesse trovato, proprio in quella stretta via, ma si sa, erano altri tempi, distrazioni non ce n&#8217;erano e forse le piccole cose potevano suscitare grandi considerazioni.</p>
<p>E poi altre strade, botteghe, antiche usanze. Rovereto è proprio bella!</p>
<p>Aggiungo che è stato meraviglioso sentire dalle parole di un assessore, la sera prima durante la cerimonia, il rifiuto di mettere in secondo piano la cultura, e la volontà invece di investire su di essa, crisi o non crisi. Una netta controtendenza che fa onore alla città, E che tutti dovremmo prendere ad esempio.</p>
<p>Come andò, allora a Rovereto? Ma che domande&#8230; meravigliosamente!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>QUANDO LE PAROLE VANNO PER STRADA</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 19:56:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ramona</dc:creator>
				<category><![CDATA[avventure letterarie]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[furore dei libri]]></category>
		<category><![CDATA[parole per strada]]></category>
		<category><![CDATA[rovereto]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono ancora capace di emozionarmi. Quando l&#8217;occasione lo richiede, quando non me lo aspetto, quando pensavo che ormai solo un grosso evento potesse scuotermi, scopro che sono ancora capace di emozionarmi. L&#8217;ho capito quando mi hanno comunicato che un mio piccolissimo racconto è stato selezionato per un concorso, ed è fra i dieci finalisti. Nessuno [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=puntapiedi.wordpress.com&amp;blog=13192799&amp;post=289&amp;subd=puntapiedi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-291" title="pxs2011" src="http://puntapiedi.files.wordpress.com/2011/12/pxs20111.jpg?w=123&#038;h=150" alt="" width="123" height="150" /> Sono ancora capace di emozionarmi. Quando l&#8217;occasione lo richiede, quando non me lo aspetto, quando pensavo che ormai solo un grosso evento potesse scuotermi, scopro che sono ancora capace di emozionarmi.</p>
<p>L&#8217;ho capito quando mi hanno comunicato che un mio piccolissimo racconto è stato selezionato per un concorso, ed è fra i dieci finalisti. Nessuno sarà vincitore, perchè non sono previsti primi premi, ma i dieci sono vincitori, alla pari, di un premio speciale.<span id="more-289"></span></p>
<p>Il concorso si intitola <a href="http://www.parolexstrada.net/joomla/index.php?option=com_content&amp;view=featured&amp;Itemid=101"><strong>Parole Per Strada</strong></a>, e mai titolo è stato più veritiero, dato che le mie parole, e quelle degli altri testi finalisti, saranno letteralmente riversate per strada per farsi leggere, per farsi conoscere, per essere regalate a chiunque le vorrà.</p>
<p>Siamo a Rovereto, in Trentino, fra la neve e le montagne, e da due anni per le feste natalizie, in un clima di favola nordica, si tiene una manifestazione che ha il bel nome di<a href="http://www.comune.rovereto.tn.it/vivere_rovereto_c.jsp?ID_LINK=1210&amp;id_context=5550&amp;page=12&amp;area=97&amp;id_context=5550"><strong> Natale tra i popol</strong></a>i. Oltre alle tradizioni del periodo, che in queste zone è molto sentito, si è avviata un&#8217;iniziativa del tutto originale. Un concorso letterario, appunto, ma diverso dagli altri.</p>
<p>Diverso perchè vi si accede per invito. In una sorta di passaparola gli inviti personali vengono inviati dagli organizzatori agli autori, o dagli autori ad altri autori, per i quali i primi garantiranno. Una selezione effettuata già a monte, dunque, e se sei invitato vuol dire che qualcuno ti apprezza. Io sono stata invitata lo scorso anno, alla prima edizione, e anche quest&#8217;anno. E ne sono onorata.</p>
<p>Diverso perchè il concorso, come dicevo, non prevede vincitori. Tutti i partecipanti saranno pubblicati sull&#8217;antologia del premio. Ma fra tutti, e quest&#8217;anno i partecipanti sono stati 92, vengono scelti i finalisti che riceveranno un premio particolare e uguale per tutti: il loro racconto sarà stampato in una gigantografia ed esposto nel centro di Rovereto per tutta la durata delle feste natalizie. E dopo, la mostra sarà itinerante, in giro per l&#8217;Italia.</p>
<p>Eccola, la caratteristica più bella del concorso, la sua diversità migliore: andare incontro alla gente, per strada, per gli occhi di tutti. Ci sono persone che non s&#8217;interessano di queste cose, c&#8217;è chi non legge per pigrizia, o perchè non ha tempo, o perchè non ama la lunghezza di un romanzo. In questo modo si va incontro alle esigenze di chiunque.<br />
Chi uscirà per fare acquisti, o una passeggiata, avrà l&#8217;opportunità di soffermarsi sui testi in mostra, che sono brevissimi: 1500 battute era il limite massimo richiesto. Per chi non se ne intende, meno di una pagina scritta al pc in modalità standard, molto meno di questo breve post. Non ci vorrà molto tempo, dunque, a leggerli, anche se uno va di fretta.</p>
<p>Il mio racconto stavolta è stato scelto, ed ecco la mia emozione.<br />
Il concorso è a tema. La volta precedente si doveva trattare del rispetto fra i popoli; quest&#8217;anno l&#8217;argomento era il libro perduto. Argomenti mozzafiato, importanti, sembra impossibile trattarli in 1500 battute.<br />
Una sfida pazzesca ogni volta.<br />
Io che trovo difficoltà a scrivere un romanzo, perchè lungo, ho la stessa difficoltà a scrivere un testo breve. Le mie lunghezze sono funzionali al racconto, di solito.<br />
Ma amo mettermi alla prova, così ci ho provato. E mi è andata bene!</p>
<p>Il mio piccolo racconto da ieri campeggia nella piazza di Rovereto. Quante persone lo hanno letto, lo stanno leggendo? Quante lo leggeranno, qui o altrove? È emozionante pensarci, quasi di più che se fosse un libro stampato a circolare, invece che una stampa gigante.<br />
Ieri sera c&#8217;è stata l&#8217;inaugurazione ufficiale della mostra e i pannelli sono stati svelati. Che peccato non esserci stata! Ma la premiazione sarà il 21 dicembre e lì non mancherò. Non posso perdere la bella sensazione di vedere l&#8217;incontro fra le mie parole e la gente comune, che in una sera d&#8217;inverno si sofferma a cercare l&#8217;emozione che io e gli altri potremmo dare con un raccontino lieve lieve, così breve da poterlo bere insieme a un sorso d&#8217;acqua.</p>
<p>Ho letto alcuni degli altri racconti, e posso dire che sono meravigliosi, non so come sia stato possibile scegliere il mio fra tanti. A breve riceverò l&#8217;antologia che li comprende tutti e 92 e sarà uno splendido regalo di Natale.<br />
Nel frattempo, ecco il regalo che faccio io a tutti coloro, sempre meno a dire il vero, che passano di qua: qui sotto la rappresentazione del mio racconto, che solo a guardarla mi dà davvero una grande gioia.</p>
<p>Approfitto per ringraziare l&#8217;associazione <a href="http://www.parolexstrada.net/joomla/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=138&amp;Itemid=227"><strong>Il Furore dei libri</strong></a>, che ha organizzato il concorso, la giuria che ha letto e selezionato i racconti, e un abbraccio speciale al mio fratello carbonaro <a href="http://www.zaffoni.it/"><strong>Bruno Zaffoni</strong></a>, anche lui fra i finalisti con un racconto assai toccante. E per la cronaca, anche un&#8217;altra sorella carbonara è fra gli&#8230; appesi, come dice lei: la mitica <a href="http://francescagarello.net/index1.html/F.G..html"><strong>Francesca Garello</strong></a> con un racconto originalissimo. Insomma, un terzo dei finalisti è carbonaro&#8230; mica male no???</p>
<p><a href="http://puntapiedi.files.wordpress.com/2011/12/11corrado-copy.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-292" title="RICETTE" src="http://puntapiedi.files.wordpress.com/2011/12/11corrado-copy.jpg?w=450&#038;h=299" alt="" width="450" height="299" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/puntapiedi.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/puntapiedi.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/puntapiedi.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/puntapiedi.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/puntapiedi.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/puntapiedi.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/puntapiedi.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/puntapiedi.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/puntapiedi.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/puntapiedi.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/puntapiedi.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/puntapiedi.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/puntapiedi.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/puntapiedi.wordpress.com/289/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=puntapiedi.wordpress.com&amp;blog=13192799&amp;post=289&amp;subd=puntapiedi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>MA TU SCRIVI?</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 18:31:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ramona</dc:creator>
				<category><![CDATA[avventure letterarie]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[letture]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere]]></category>

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		<description><![CDATA[Ti domandano, con sorpresa: ma, scrivi?! (variante: ti piace scrivere?), e subito dopo, inevitabile come il temporale d&#8217;agosto, arriva la seconda parte della domanda: e cosa scrivi? Tu che in qualche modo sai effettivamente scrivere con una certa padronanza, trovi nelle domande il pelo nell&#8217;uovo, ancora prima di articolare risposta. Cosa vuol dire: scrivi? Tutti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=puntapiedi.wordpress.com&amp;blog=13192799&amp;post=286&amp;subd=puntapiedi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ti domandano, con sorpresa: <strong>ma, scrivi?!</strong> (variante: <strong>ti piace scrivere?</strong>), e subito dopo, inevitabile come il temporale d&#8217;agosto, arriva la seconda parte della domanda: <strong>e cosa scrivi?</strong></p>
<p>Tu che in qualche modo sai effettivamente scrivere con una certa padronanza, trovi nelle domande il pelo nell&#8217;uovo, ancora prima di articolare risposta.<span id="more-286"></span></p>
<p>Cosa vuol dire: scrivi?</p>
<p>Tutti scriviamo, a meno di non essere analfabeti. In tal caso, costoro firmeranno con una X, che è comunque un segno grafico. Oppure useranno magari colori e matite, come i bambini in età prescolare, analfabeti per eccellenza, che scrivono i loro pensieri con i disegni. Il disegno è la forma di comunicazione grafica più arcaica, la più immediata, anche se non è detto sia la più semplice. Pensi ai geroglifici egiziani, per esempio, dove disegno e scrittura si uniscono in un modo per noi così complicato. E che dire degli ideogrammi cinesi, e perfino della scrittura araba, con quella forma armonica e tonda?</p>
<p>Ma tornando al principio del discorso: tutti scrivono, anche gli analfabeti dunque. Perciò se tutti scrivono, perchè proprio tu non dovresti scrivere? Che c&#8217;è di strano se scrivi? Perchè la gente accompagna la domanda con una punteggiatura di meraviglia?</p>
<p>Alla variante della prima domanda, poi, è facile rispondere: sì, ti piace scrivere! Ti piace infilare una parola dietro l&#8217;altra, soppesare il tale verbo piuttosto che l&#8217;altro, cercare fra gli innumerevoli sinonimi quello più giusto, fra l&#8217;enorme varietà di aggettivi quello che va bene per te, provando e riprovando, cancellando e riscrivendo.</p>
<p>Tu vai in senso contrario alle mode, ritieni che gli aggettivi abbiano la loro importantissima funzione, e non capisci come mai esperti del settore apprezzino invece la sottrazione degli stessi. Ti viene in mente, ma non ne ricordi il titolo, un libro osannato perchè assolutamente privo di aggettivi, e pensi che secondo te è un libro povero. A te piace ricercare quello giusto, e se possibile rafforzarlo. Non ti basta dire «rosso», che già di per sé oltre che un colore è un aggettivo, quando si sa che il rosso, oltre che genericamente brutto o bello, può essere brillante, acceso, vermiglio, smorto, amaranto, arancio, e così via. Solo «rosso» non dà l&#8217;idea, non stimola la fantasia, non fa capire come sia quel rosso. E se c&#8217;è una cosa che ti piace nello scrivere è proprio la ricerca del modo migliore per illustrare quello che stai scrivendo.</p>
<p>Ti piace proprio questa fase di illustrazione: hai un pensiero, un filo che si rincorre, e prima che sfugga lo vuoi fissare, vuoi vedere dove porta, cosa significa, e poi vedere se anche gli altri lo comprendono, lo vedono come tu lo vedi. Ti piace perciò descrivere, dipanare questo filo confuso e aggrovigliato che hai in testa, di cui vuoi trovare l&#8217;origine e la fine per ridargli l&#8217;ordine e il senso. E vuoi condividerlo, anche quando pensi che non è così, anche quando mentendo a te stesso dici che è una cosa solo tua che nessuno deve sapere.</p>
<p>Sì, ti piace scrivere, come ti piace leggere. Ti piacciono le parole, ma sostieni che le parole hanno un peso, proprio perchè possono avere molti sensi a seconda di come le usi e di come arrivano all&#8217;altro. Tu vuoi che, a chi legge le tue parole, arrivi il senso esatto di quanto volevi dire, se non addirittura migliorato. Non ti piace il fraintendimento in negativo, la ritieni una sconfitta. Ti piace invece l&#8217;evocazione, ti piace che quello che scrivi abbia il potere di suscitare, di trovare altri significati che non avevi espresso, ma che evidentemente erano dentro di te.</p>
<p>Ciò che non ti piace è che delle parole troppo spesso si faccia un uso superficiale e sbrigativo, urlato e vuoto, a volte offensivo. Perciò ti metti d&#8217;impegno perchè non capiti anche a te. E anche questo è il bello di quando scrivi, ciò che ti dà gusto di farlo.</p>
<p>Le parole pesano, significano qualcosa, hanno una forza enorme, tu che le usi ragionando ti senti un mago molto potente, uno che sa costruire qualcosa, come un architetto, un ingegnere, o un semplice muratore. Uno che mette qualcosa su un&#8217;altra cosa (o accanto, nello specifico: una parola accanto all&#8217;altra) per avere alla fine il raggiungimento di un concreto. E se la materia prima non è così materiale come un mattone, sai bene che ha invece altrettanta consistenza. Se il muratore alla fine del suo lavoro vede la casa finita, o il muro, o quel che si voglia, tu vedi la frase completata, il brano, il racconto, e se sei proprio bravo anche il romanzo, o il saggio. Tu hai costruito qualcosa.</p>
<p>Eccome se ti piace scrivere, dunque: ti piace costruire.<br />
Dalla matita in prima elementare, alle penne a inchiostro nero, poi blu, ai pennarelli a spirito che macchiavano le dita, alle faticose macchine per scrivere, alla tastiera beffarda e complice di un computer, tu hai usato di tutto per raggiungere questo piacere.</p>
<p>Fermare un pensiero è un piacere.<br />
Condividerlo è un piacere.<br />
Rileggerlo e stupirtene per primo, è un piacere.</p>
<p>E cosa scrivi?</p>
<p>Ma perchè c&#8217;è bisogno di specificare? La domanda ti pone sempre in imbarazzo. Potresti rispondere che scrivi la lista della spesa e non avresti sbagliato. Se poi aggiungi che tanto te la dimentichi regolarmente a casa, non interessa a nessuno.</p>
<p>Sai bene cosa intende la gente.</p>
<p>Scrivi poesie?<br />
Racconti?<br />
Romanzi?<br />
Saggi?<br />
Articoli?<br />
Un diario?<br />
Lettere?</p>
<p>E non basta tentare di rispondere a questo, perchè naturalmente poi ci vuole lo specifico.</p>
<p>Poesie d&#8217;amore o di impegno sociale?<br />
Racconti e romanzi di che colore? Nero, giallo, rosa?<br />
Saggi di che genere, qual è la tua competenza, il tuo studio, il tuo settore?<br />
Articoli di cronaca nera o di gossip?<br />
Diario pubblico o privato?<br />
Lettere d&#8217;amore, d&#8217;amicizia o professionali?</p>
<p>Ti senti in imbarazzo, perchè la cosa è complessa da spiegare. Tu scrivi un po’ tutte queste cose, escludendo forse i saggi perchè non ti senti competente in niente, sebbene tu abbia scritto qualcosa che gli somiglia, ma non è proprio un saggio, e nemmeno un romanzo, ed è così indefinibile che nessuno lo vuole. Però hai pure contribuito alla nascita di un manuale pratico nel tuo campo di lavoro. E tra un poco ti cimenterai nel campo delle tesi universitarie, a tema giuridico. E di lettere ufficiali ne ha scritte a bizzeffe, per te e per gli altri.</p>
<p>Ma come spiegarla, questa tua versatilità, a chi ti chiede cosa scrivi?</p>
<p>Hai scritto poesie, ingenue e prive di valore, o perfino in rima. Hai scritto anche filastrocche, e poesie in un dialetto che non è il tuo.<br />
Hai scritto pezzi che poi sono diventati articoli, pubblicati in rete. E in rete hai pubblicato quelle che credevi fossero solo condivisioni di letture ma che in realtà si chiamano recensioni di libri.<br />
Il diario lo hai sempre scritto, a dimostrazione che il bisogno di mettere insieme le parole è molto antico, in te. Un tempo era su carta; ora anche questo è in rete, sempre per amore di condivisione.<br />
I tuoi romanzi sono tutti incominciati, e sono tanti, qualcuno più breve si può ritenere concluso. Ma non sapresti definirne il genere di appartenenza: se riuscissi a finirli per te sarebbero solo cose da leggere.</p>
<p>E i racconti… ancora più complicato. Hai scritto di tutto: racconti intimisti, racconti per ragazzi, racconti erotici, racconti di animali, racconti comici, racconti strappalacrime, racconti con vena thriller, un po’ gialli e un po’ neri, racconti di fantascienza, qualche capatina anche nel racconto storico.</p>
<p>Non è possibile classificarti, tu non sai come definirti. E non capisci perchè sia poi così importante.<br />
Un racconto è una storia che cerca qualcuno che va in cerca di storie. È l&#8217;incontro fra due che si cercano, insomma. Che poi possono anche non piacersi. Perchè quando un tizio cerca una compagna, magari la cerca bionda, perchè preferisce le bionde vichinghe, ma non è che le brune mediterranee non le guardi, o le disprezzi (discorso valido anche al femminile, s&#8217;intende). Perciò si dovrebbe prima leggere un racconto (prima conoscere la persona, bionda o mora), e poi decidere se piace o meno. Indipendentemente dal genere, se un genere esiste.</p>
<p>La pensi così perchè tu leggi o hai letto un po&#8217; di tutto. Non sai dire cosa preferisci leggere, perchè i tuoi gusti sono variati nel tempo, e comunque se un libro è un bel libro, lo è sia che si tratti di un romanzo d&#8217;amore, che di un giallo, che di un horror eccetera eccetera. Il gusto può variare a seconda del momento, o del periodo, ma purché il libro ti susciti una passione, va bene tutto.</p>
<p>Ecco perchè hai difficoltà a dire di cosa scrivi.<br />
Scrivi come leggi: di tutto un po&#8217;.<br />
Non vuoi etichette.<br />
Vuoi solo scrivere. Come ti viene, come lo richiede il momento, la circostanza, la richiesta.</p>
<p>E se tutto questo gran discorso non è chiaro all&#8217;esterno come lo è nella tua testa, vuol dire che non sei poi così bravo con le parole.<br />
Ma a te non importa.</p>
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