RAIMONDO

Ci sono delle immagini che resteranno per sempre nella memoria.
Ci sono delle voci, delle parole, che non se ne andranno mai più dalle orecchie.

Alcuni avvenimenti sono inevitabili, certi appuntamenti inderogabili, eppure riescono a sconvolgerti quando accadono.
Quando muore una persona che conosci è sempre un dramma, una sofferenza più o meno accentuata a seconda della profondità del rapporto che vi lega. Il pensiero di coloro che erano vicini a quella persona, che dopo che questa è volata altrove restano a terra, a fare i conti con un dolore immenso, non ti lascia per un pezzo.

E quando muore qualcuno che non conosci personalmente, ma che ha fatto parte della tua vita per molti anni, all’incirca da quando sei nata, scopri che lo stesso non puoi fare a meno di pensarci.

Un personaggio pubblico, un uomo di televisione, è entrato in casa tua ben prima che ci arrivassi tu, colorando di allegra ironia un mondo ancora in bianco e nero. Un personaggio che ha allietato molte tue serate, che ti ha presentato il suo modo cortese, graffiante e inevitabile di far ridere, tanto che non potevi proprio fare a meno di ridere non appena lui diceva una cosa qualsiasi.
Quell’uomo se n’è andato perché è così che succede, a chi vive: dopo un po’ che si è (e lui c’è stato per tanti, tanti anni), poi non si è più. È normale. Però non sembra mai possibile che possa accadere, quell’uomo c’è sempre stato, dentro quella scatola, apposta per far ridere te.

Quell’uomo aveva una moglie, che resta a terra per rimpiangerlo. Con una disperazione che non si potrà mai dimenticare.
Una vita insieme, lavoro e celebrità in comune, amore immenso, condivisione di ogni minuto di vita, mani che non possono non cercarsi ed allacciarsi, sempre. Due esseri in simbiosi, la stessa ironia, la stessa capacità di regalare sorrisi, la stessa generosità.
Due parti della stessa mela, che non sarà più intera.

Ci sono delle immagini che resteranno per sempre nella memoria.

E ci sono delle voci, delle parole, che non se ne andranno mai più dalle tue orecchie. Un nome, gridato da quella parte di mela rimasta senza la sua metà, smarrita in una impossibile cerimonia d’addio, una voce che sovrasta ogni altra voce, ogni altra facile parola: “Raimondo”.

Addio, Raimondo. A te il compito, ora, di far ridere il cielo.

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