DUE MELE

Esco dal supermercato con una grossa borsa della spesa. Troppo grossa. Sono in bicicletta, mi ero ripromessa di non comprare tante cose perché non avrei saputo come trasportarle. Invece questo mi serve, questo pure, e la sporta si è riempita.
Vedo come posso fare.

I sacchetti con la frutta possono stare nel cestino davanti, così equilibrano il peso, e la borsa, un po’ più leggera, me l’appenderò al braccio.
Nel fare queste manovre il sacchetto che contiene le mele si rompe.

Penso che sarà meglio evitare di cadere dalla bici (cosa di per sé già molto probabile a prescindere), oltre che per motivi intuibili, anche per non sparpagliare inesorabilmente sull’asfalto tutte le mele, che sono belle e gialle, ma soprattutto tonde e con la tendenza a rotolare.
Sono impacciata, io lo so che sono un’imbranata, spero nessuno mi stia osservando.
Mentre sistemo le cose, o provo a farlo, un’ombra accanto a me. Una mano tesa, nera, un sorriso stentato. Il ragazzo è alto, ha un cappellino di lana in testa, un’espressione timorosa. È africano. Si esprime a fatica.
“Me lo dai un euro per mangiare? Per favore… un euro…”

Io e la mia borsa gonfia ci vergogniamo. Anche se ho comprato quasi esclusivamente frutta e verdura, mi sembrano un insulto a chi chiede un euro per mangiare. Cosa si compra da mangiare con un euro?
Non mi sembra che il ragazzo abbia qualcosa da vendere in cambio. Ha un grosso zaino ma pare afflosciato su stesso, ai piedi del proprietario, e dubito che contenga qualcosa.
La mano tesa non è davvero vuota, contiene un orgoglio ingoiato, offerto senza più pudore da chi ormai non ha più niente.
Il mio portafoglio è in mezzo alla spesa, in fondo alla borsa. Le mele però sono nel cestino della bicicletta, a portata di mano. Sono così belle e grosse, e il sacchetto che le contiene è rotto. Ne prendo una.

“La vuoi una mela?”
Non aspetto risposta, e la metto in quella mano tesa e vuota. Anche se il frutto è di notevoli dimensioni, mi sembra ancora poco. Ne prendo un altro, e pure lo passo al ragazzo. Che allarga il sorriso: stavolta è aperto e sincero, non così sforzato e umiliato come poco fa.
“Grazie, grazie”, mi dice contento.
Abbasso lo sguardo, perché mi sento imbarazzata anche io, ma sono felice di averlo visto sorridere.
Ritorno ad armeggiare con la bicicletta, la borsa della spesa, il cavalletto, le mele, le zucchine e tutto il resto.
Il ragazzo sta dicendo qualcosa.
Alzo la testa e lo guardo.
“Vuoi che ti aiuto?” e mima il gesto di portare una borsa pesante.

Ora siamo in due a sorridere e per un attimo siamo complici nel bisogno, due amici che si aiutano a vicenda. Lo ringrazio educatamente e dico che no, non serve.
Lui fa un cenno quasi a scusarsi e dice ok, e mi osserva mentre io mi avvio a piedi, spingendo la bicicletta carica con una mano, nell’altra la busta.
Non so cosa penserà di queste donne bianche che vogliono sempre fare le indipendenti a tutti i costi. Io salgo in bici appena svoltato l’angolo.
Così, se cado, lui non mi vede.

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6 Risposte to “DUE MELE”

  1. Pedalopoco Says:

    …”due amici”… già due amici che si aiutano a vicenda… che bello, che Bellezza semplice e potente in questo gesto così umile e cosi regale; mi torna in mente una frase che ti riscrivo qui: “Nella nostra miseria quotidiana, quando il buio sembra prevalere, è un volto amico che ci risolleva. E per un amico, in un rapporto amoroso, siamo capaci di dare tutto. La carità è questo dono di sé commosso all’altro. Piccoli gesti, come fare la spesa per un bisognoso, sono scintille che riaccendono il fuoco della carità verso di sé e verso il prossimo.” (era stata usata per la Giornata del Banco Alimentare del 2006 se non ricordo male…)

    grazie Ramona per questa pagina di “amicizia”

    Peda

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  2. ramona Says:

    devo dire la verità, il sorriso del ragazzo e il suo gesto di volermi aiutare, mi hanno fatto bene al cuore. Una volte di più mi sono resa conto che basta davvero poco, pochissimo, come dice la frase che mi riporti, non solo per accendere il fuoco della carità, ma proprio per recuperare una solidarietà che dovrebbe essere naturale.
    Poi, ovviamente, non è sempre facile combattere contro l’invadenza e il fastidio, ma a venirsi incontro ci si guadagna da entrambe le parti.
    Ciao carissimo Pedalopoco e grazie a te!!!

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  3. aurora267 Says:

    ciao, arrivo per caso nel tuo blog e leggo questa leggerezza di gesti, leggeri ma tanto importanti in questa società ch eva sempre di corsa e non si ferma a pensare agli altri..
    ciao

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  4. ramona Says:

    Grazie della visita, Aurora! E anche per quello che dici. Non è facile fermarsi, anche io sono sempre di corsa, ma non dobbiamo perdere l’abitudine a farlo, guardare chi ci sta accanto, e sorridergli. In fondo non ci vuole molto.
    Grazie ancora, e torna a trovarmi!

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  5. Gigliola Says:

    io nel mio quotidiano riesco a farlo perchè me lo sono imposto, come gesto positivo giornaliero. So che nell’arco della giornata ho fatto qualcosa di bello che mi fa sentire bene e soddisfatta di me stessa.

    Gigliola

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  6. ramona Says:

    Vero, Gigliola, dopo ci si sente realmente bene. E in fondo costa pochissimo… Grazie e ciao!

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