A TORINO, FRA LIBRI E STORIA (parte prima).

È trascorsa in un lampo più di una settimana, ma il ricordo della gita a Torino è vivissimo. Una di quelle cose che pensi che non riuscirai mai a fare e invece per magia, per una serie di combinazioni, di colpo diventa possibile.
Il pretesto, agli occhi del mondo, era la fiera del libro, evento internazionale e gigantesco che da sempre solleticava la mia curiosità. Ma come andarci? E con chi? E come fare ad assentarsi dal lavoro in un periodo sempre molto caldo?
A volte non serve pensarci troppo. Basta buttarsi. È così che funzionano le cose, è così che i problemi si risolvono, i dubbi si sciolgono, le difficoltà si sbrogliano.

È fatta.
Partiamo, io e un’amica.

Sveglia prestissimo, la mattina del venerdì, ma in fondo ci siamo abituate: non è molto diverso dall’andare a lavorare quando si ha il turno mattutino. Non soffriamo il sonno, o non troppo, e il viaggio inizia e prosegue (e poi finirà, tre giorni dopo) fra mille chiacchiere e confidenze.
Il treno corre liscio, senza alcun ritardo né intoppo.

In territorio piemontese ci colpiscono le risaie. Le vediamo per la prima volta, c’incuriosisce questa campagna allagata da cui spuntano ordinate le file di riso. Sulla sterminata pianura le nuvole si dispongono a strati successivi creando un curioso effetto tridimensionale. Noi in montagna le vediamo una “sopra” l’altra, non una “dietro” l’altra.

E poi Torino ci accoglie. Una mescolanza di umanità, variopinta a dir poco, viene vomitata dai treni, tutta con uno scopo, un obiettivo, un indirizzo da raggiungere. Perché Torino offre, scopriamo, un’infinità di attrattive.
Noi puntiamo al salone del libro, del resto vedremo cosa sarà possibile esplorare, abbiamo così poco tempo!
Ci informiamo a uno sportello, l’addetta è gentilissima. La cortesia, scopriremo in questi giorni, è una costante degli abitanti di questo salotto ai piedi delle alpi, soprattutto delle donne.

Raggiungiamo il B&B che ci ospiterà, e scopriamo già da subito che qui a Torino si respira la Storia. Storie reali, nel senso di re e regine, e storie di guerra.
L’edificio in cui alloggeremo era di proprietà di casa Savoia, poi ceduto a privati. In queste stanze, raggiungibili tramite una scalinata ripidissima hanno dormito ospiti reali(ma i reali se le facevano da soli, le scale, o si facevano portare in braccio dalla servitù?); i mobili sono quelli originali e creano un po’ di soggezione. In quello specchio ovale dalla cornice dorata, quale gran dama si sarà specchiata?
Ogni stanza è intitolata a una regina, la nostra a Maria Josè, l’estrosa, forse un po’ matta, di certo anticonvenzionale regina di maggio, sposa di re Umberto II, ultimo re d’Italia. Mi piace. Era una donna forte, di cultura, che non temeva di essere se stessa anche in un ambiente ostile e severo, come quello di casa Savoia a quel tempo.

Ma non perdiamo tempo, è ora di pranzo, e poi cominciamo l’avventurosa esplorazione.
Menù a base di pesce. Ottimo. Ma Torino non è città di mare! Non fa niente, è buonissimo ed economico.
Il tempo non sembra essere molto clemente, a momenti piove e tira aria fredda. Ma noi non ci scoraggiamo.
Prendiamo un autobus che ci deve portare in stazione, dove poi dovremo prenderne un altro per raggiungere il lingotto, la mitica struttura creata dalla FIAT, sede dell’esposizione libraria.

Qualcosa non funziona. L’autobus è quello giusto, ma… va nella direzione sbagliata! O meglio, fa il suo giro, siamo noi che lo abbiamo preso nel senso inverso, e così ci rassegniamo a una gita fuori programma. Ci porterà via del tempo che volevamo dedicare ai libri, ma pazienza: nessuno ci corre dietro, nessuno ci aspetta, nessuno ci conterà i minuti di ritardo. E poi il giro si rivela interessante. Scopriamo l’altra faccia di Torino. La grigia periferia: palazzoni alti, anonimi, dalle mura sporche. Inspiegabili i tendoni verdi alle finestre: ripareranno dalla pioggia? Probabile, dato che il sole non sembra possa dare fastidio in una metropoli del nord. Fanno tristezza, non riescono a colorare né questa parte di città, né la giornata ancora così così.
Intravediamo una parte del centro che sembra interessante.
Un percorso di un’ora, tre autisti cambiati, un ritardo, pare, considerevole, e finalmente arriviamo in stazione. Agguantiamo il secondo autobus, pieno fino all’inverosimile, diretto al lingotto. Io quasi finisco in braccio a una ragazza seduta, per far posto a tutti, ma lei sorride e scherza. Un altro esempio di cortesia femminile torinese.

Ed eccoci, al lingotto.
Un pochino di emozione me la dà, questo enorme parallelepipedo che contiene un sacco di cose, come una piccola città.

Entriamo in fiera, finalmente. Chi lo dice che i desideri non si avverano? Eccomi, libri cari!!!

Scopro subito le mie limitate possibilità. Lo spazio è enorme, i libri milioni! Decine di stand, persone, persone, persone, tantissime persone che camminano, si muovono, si bloccano davanti a questo o quello stand, ascoltano gli autori parlare di sé e della propria creatura, in un intrecciarsi di eventi, di interviste, di applausi, di telecamere. Qui c’è una postazione della radio, è in onda Fahreneit, il programma culturale per eccellenza di Rai radio 3. Mi fermo un minuto, di più non è possibile. Associo dei volti alle voci che ascolto talvolta al pomeriggio. Lo trovo bello. Peccato non avere la radio a portata di mano, anzi di orecchio, in questo istante.

Incontro donne indiane con i tipici abiti coloratissimi. Sono scrittrici, donne di cultura, bellissime ed eleganti. Non le conosco, ma mi piacciono da morire. L’India è il paese ospite del salone, tutte queste donne esotiche sono intervistate a destra e a manca, tutte hanno scritto qualcosa. Non vedo uomini indiani, scrittori indiani. Che strano.

Nella confusione i libri sono i protagonisti assoluti. Sembra il paese dei balocchi. Libri ovunque, libri accatastati, libri anche come scrivanie, sculture, dolci. Negli stand ci sono esposizioni che colpiscono gli occhi per l’accostamento dei colori, per l’eleganza di certe copertine. Impossibile soffermarsi su tutti. non sai dove guardare. 
Riconosco nomi di editori famosi, grandi, piccoli, medi. Ormai sto diventando quasi un’esperta… Riconosco quelli che, guarda un po’, cercano autori emergenti e manoscritti inediti come se cercassero funghi nel bosco. Sono quelli che ti chiedono il “contributo” per pubblicare il romanzo che hai nel cassetto e che nessuno vuole. Grazie no. Meglio che resti nel cassetto il mio romanzo. O addirittura nella tastiera del mio pc, nella punta della mia penna a sfera. Il mondo non muore dalla voglia di leggerlo.
La cosa curiosa, scoprirò giorni dopo, è che non mi ha nemmeno sfiorata l’idea di cercare l’editore che ha pubblicato i miei racconti in diverse antologie. Non so spiegarmi questa dimenticanza, se non con la confusione e il caos che regnava in quel posto magico.
O forse c’è qualcosa di più inconscio, chissà.
Mi è dispiaciuto. Avrei potuto incontrare e conoscere compagne di avventura!

Libri e libri. Sto per uscire e mi accorgo di non averne comprato nemmeno uno. Non può essere. Ritorno e mi rituffo a pesce. Qualcosa trovo, alla fine, e mi sento soddisfatta. Penso vagamente che però in fiera i prodotti dovrebbero avere un prezzo speciale. Così non è, o non è per tutto.
Segno della crisi globale?
Ancora peggio. Non è lasciando prezzi dei libri alti che s’invoglia a leggere chi non ha soldi per il pane. Mi sa che sono sempre di meno coloro che rinunciano a mangiare per nutrire la mente. E come dargli torto?

È ora di andare. A chiudere la giornata: un piacevolissimo incontro con un amico di penna; un incontro mancato, con gran dispiacere, con un amico caro; la sensazione di avere solo sfiorato un mucchio di persone in qualche modo conosciute e di non aver visto un sacco di luoghi invece meritevoli; una chiacchierata molto amabile e istruttiva con l’ennesima signora torinese e gentile con cui abbiamo diviso una panchina.

Però è tardi, siamo stanche, ora sì. Ci aspetta un letto da regina.
Torino ci accoglie nella sua notte di luci accese.

(continua….)

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4 Risposte to “A TORINO, FRA LIBRI E STORIA (parte prima).”

  1. Pedalopoco Says:

    …adesso attendiamo la seconda puntata 🙂

    un abbraccio.

    Peda

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  2. ramona Says:

    caro Peda, spero tu non abbia fretta… qui rischia di tornare la prossima edizione della fiera del libro, prima del mio prossimo post….
    Un abbraccione a te!

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  3. paolocacciolati Says:

    un caro saluto dall’amico di penna!
    p.

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  4. ramona Says:

    Ciao Paolo, ti è piaciuto il mio resoconto torinese?…

    Mi piace

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