UN PICCOLO, GRANDE, SPINOSO AMORE

Di certo erano una coppia. Forse una famiglia.
Forse erano appena innamorati, oppure lui era da un po’ che corteggiava lei. E lei, chissà, aveva fatto la ritrosa, o magari aveva deciso di cedergli presto.
Lui probabilmente l’aveva inseguita nel bosco, di notte, al chiaro di una luna piena e complice. Perché lei è una romanticona e lui lo sa, e sa anche che il corteggiamento è un preciso, piacevole dovere che gli compete.
Si saranno rincorsi, avranno fatto capriole fra i cespugli, magari si sono annusati, naso contro naso, e forse baciati. Poi lei sarà scappata un po’ più in là, e lui l’avrà raggiunta, per poi ricominciare il gioco.

Amarsi è anche giocare, in fondo. Quelle spine che rivestono entrambi non fanno male quando ci si vuole bene. Sono una difesa, è vero, ma non esiste difesa dove c’è amore, perché non serve. E dunque le spine si ammorbidiscono, come il cuore di entrambi, come quel ventre morbido che aspirano a toccarsi l’un l’altra.

La luna illuminava a giorno il bosco. Grande com’era aveva la luce di un piccolo sole, quando si è affacciata da dietro le montagne, illuminando i giochi dei due innamorati. Tra i rumori notturni si poteva riconoscere il canto del saggio gufo. Qualche volpe forse si aggirava guardinga e affamata, col passo leggero che però non sfugge a chi nel bosco è di casa. Caprioli e cervi invece dormivano, anche se con le orecchie sempre all’erta, perché i pericoli non vanno mai a dormire.
Loro due, innamorati e desiderosi di dare vita a nuove creature, giocavano a rincorrersi al chiaro di luna, in premio solo il piacere di seguire l’istinto e la voglia di famiglia.

Ma correndo di cespuglio in cespuglio, lei davanti lui di dietro, di colpo il bosco era finito. Si apriva un nastro argentato, lo strascico di quell’astro lassù, che tuttavia sembrava sorpreso, come se in realtà non fosse cosa sua. Eppure era di un argento lunare, e si svolgeva come un serpente, ai suoi lati solo il bosco. Sembrava divertente per i due innamorati giocherelloni fare una corsa in un posto così splendente.

Lei pensava che oltrepassare quel nastro d’argento non richiedesse chissà che coraggio. Appena di là c’era ancora il bosco, con le sue ombre e forse un posto tranquillo per mettere su casa.
Sì, lì si sarebbe concessa al suo amico, e dopo qualche tempo avrebbero accudito insieme i figli. Bè, forse lui avrebbe cercato nuove grazie, si sa come sono i maschi, sempre irrequieti, in cerca di nuove emozioni. Questo lei non lo poteva sapere, il suo immaginario non andava così avanti nella casistica delle possibilità. Ciò che contava, per subito, era solo andare di là del nastro e trovare la propria tana. O meglio, costruirne una nuova, insieme a lui.
Si può ipotizzare che ci fosse una sorta di felicità nel suo trottare leggero verso l’altra sponda di quel serpentone lunare.
Pochi passi verso il centro del nastro e d’un tratto la notte si illumina a giorno e un gran rumore arriva da qualche parte, all’improvviso. Lei non ha mai visto né sentito qualcosa del genere, si blocca impaurita lì dov’è, a pochissima distanza dal centro del nastro, paralizzata da un evento che non conosce ma che d’istinto sente non essere cosa buona. Lui invece ha un altro istinto, sebbene anche per lui il rumore e la luce siano anomali e terrorizzanti. Lui ha l’istinto del difensore, il suo amore lo spinge a cercare di proteggere la compagna da quella cosa, qualsiasi cosa sia, che non porta niente di buono. È dietro di lei, ma disperato cerca di raggiungerla, per offrire il suo corpo, con tutte le spine che può erigere a difesa del suo amore.

Inutile.

Nessuna spina può salvare un riccio dall’impatto contro un’automobile in corsa, di notte, su una strada deserta, pure illuminata dalla luna.
Prima lei, il colpo la scaraventa lontano, e ancora non è caduta al suolo che anche lui viene travolto.
L’auto sente appena i due colpi, ci vorrebbe un orso per fermarla, o un cervo. Due piccoli porcospini non la fermano di certo.
E non si ferma, difatti. Prosegue la sua corsa, ignara della tragedia. Consciamente ignara.
Cosa sono per lei, quelle due piccole vite? Meno di niente.

I due innamorati giacciono a un paio di metri di distanza, l’uno dall’altra, su quel nastro argentato, sotto la luce crudele e sgomenta di una luna impotente.
L’ultimo gioco è rimasto incompiuto.

I due erano una coppia.
Una famiglia, non la formeranno più.

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4 Risposte to “UN PICCOLO, GRANDE, SPINOSO AMORE”

  1. Iannozzi Giuseppe Says:

    Mi hai emozionato, Ramona. Accade di rado, ma accade.

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  2. Pedalopoco Says:

    “…il suo amore lo spinge a …”

    una famiglia l’avevano già formata…
    il resto era il tempo, tanto o poco, che hanno avuto.

    azzz…. mi hai fatto venire il magone…

    ciao

    Peda

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  3. ramona Says:

    Giuseppe, sei sempre gentile con me… ti ringrazio, so bene che quando dici che qualcosa ti emoziona è vero, e poichè, come dici tu, non accade spesso, diciamo che è una specie di avvenimento di cui sono molto contenta… Spero di riuscirci ancora, in futuro, ad emozionarti!
    Un abbraccio.

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  4. ramona Says:

    Caro Peda, forse sarà come dici tu, di fatto erano una famiglia, ma non hanno avuto il tempo di accorgersene. E questo è proprio triste. I due ricci uccisi dalle macchine li ho visti davvero, e ti assicuro che il magone è venuto anche a me… Bacione e grazie!

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