TEMPO DI FIENAGIONE PER LA SIGNORA PALLINA

La signora Pallina si ritrova ancora una volta, come tutti gli anni, con il rastrello in mano. È il momento di raccogliere il fieno.
Il signor Pinco ha provveduto a tagliare l’erba, ormai così alta che gli steli, arrossati per la fine della loro breve esistenza, già chinavano la testa al suolo, sfiniti dalla piogge e dalla stessa crescita. Non c’è tristezza nella fine di questo brevissimo ciclo vitale. La vera vita resta lì sotto, nelle radici; l’erba sa che ritornerà più bella e più verde di prima. Si arrende alla lama della falciatrice senza dolore e giace morta, appassendo al sole. Ma è una morte utile, senza lacrime. L’erba secca diventa fieno e cibo per animali, e ritornerà alla terra, dopo un’altra trasformazione, dando vita e linfa a se stessa.
Un ciclo affascinante. Con lo sfalcio l’uomo si limita a fare da vettore: non distrugge, ma aiuta la rinascita.

La signora Pallina si appoggia al rastrello. In montagna ci sono zone dove le macchine, che tanto appassionano il signor Pinco, non possono essere d’aiuto. La falciatrice non ci arriva, ci vuole la falce, o il falcetto. Il rastrellone motorizzato non ci arriva, occorre un umile rastrello di legno da usare con le mani e il cui unico segno di modernità sono i denti di plastica. E il caricante per raccogliere il fieno non può arrampicarsi lungo i colli troppo erti, bisogna andarci a piedi e spingere a valle il cumulo dell’erba.
La bellezza della montagna.
La tecnologia arriva dove può, ma è la montagna che domina, che suggerisce come accostarsi a lei, e non si può fare altro che rispettarla.

Pallina osserva l’erba morta ai suoi piedi. Ce n’è di varie specie. Fiori di prato recisi e già secchi, steli argentati, qualche ortica. Erano il riparo di un mondo quasi sconosciuto. Una miriade di animaletti si nascondeva sotto quei fusti, giganteschi baobab per le loro minuscole proporzioni. Pensare che i quadrupedi se ne nutrono e gli umani li calpestano senza parere, quei baobab. Distruggiamo un universo semplicemente camminando, figurarsi con una falciatrice.

Le cavallette irritate saltano allo scoperto, insetti striscianti o volanti protestano a modo loro, annaspando alla cieca, qualche formicaio decapitato brulica ancora di vita disturbata ma inarrestabile, un paio di innocui orbettini strisciano sinuosi facendo sobbalzare le creature erette, che a stento li distinguono dalle più insidiose vipere.
Povere vipere, che vorrebbero essere soltanto lasciate in pace, che danno una mano all’ecosistema ma hanno il solo torto di avere una ghiandola un tantino velenosa, e per questo gli umani le distruggono terrorizzati.
Pallina ha tanta compassione per le vipere. Però sobbalza ogni volta che vede un filo d’erba muoversi o uno stelo le solletica la gamba nuda. Con tutto l’amore del mondo, signore vipere, ma ognuno a casa sua. Anzi, perdonate l’intrusione, ce ne andiamo subito!
Anche mosche e mosconi, tafani e vespe non sono molto contenti di questi estranei rumorosi, e fanno del loro meglio per dare fastidio.

Pallina non perde tempo e procede. Passa i denti del rastrello come un grande pettine sui capelli del prato. La sensazione, quando raccoglie il fieno ormai secco, è proprio quella di pettinare il prato, di dargli un aspetto più lucido e ordinato, come con una passata di brillantina.
Dopo, l’erba più corta e più verde è tutta un’altra cosa.

Ogni stelo raccolto è importante, è bene non lasciarne indietro. Singolarmente un filo d’erba non è niente, ma stelo su stelo s’ingrossa di colpo un mucchio notevole. E lasciarlo sul prato pulito non si può, è uno spreco e disturba la vista.
Pallina ripensa al vecchio quesito che da bambina la lasciava interdetta: pesa di più un quintale di ferro o un quintale di fieno? Istintivo pensare al ferro… ma un quintale è sempre un quintale, semplicemente il quintale di fieno è più voluminoso. Chissà perché a quei tempi non riusciva a capire questa cosa. Le cose facili non le sono mai state congeniali.

C’è da spingere il fieno lungo il crinale. Operazione di equilibrismo, niente di che. I muscoli dei polpacci si allungano per lo sforzo di mantenere il baricentro del corpo. Quelli delle braccia si allungano pure e si tonificano nell’uso del rastrello. E poi, se usi il forcone per maneggiare il fieno, per fare i piccoli mucchi chiamati maròt, o per caricarlo sul trattore, hai un ottimo risultato per i bicipiti, ma pure per gli addominali, senza del resto trascurare i pettorali… Per fortuna che almeno non serve più portarsi sulla testa i grandi lenzuoli ricolmi di fieno e annodati agli angoli. C’è il trattore, per questo.
Il prato però resta lo stesso una splendida palestra all’aperto.
Oltre agli esercizi appena descritti, il sole, quando c’è, è meglio del lettino a raggi UVA: ti abbronza senza spesa.

Una volta portato a casa, il fieno va riposto nel fienile. E non è che ci vada da solo. Bisogna tirarlo giù dal trattore e impilarlo là dentro. Qualcuno poi deve stare in cima al mucchio, nel fienile, per disporlo ordinatamente. È un altro esercizio da palestra. Pallina in cima al fienile calpesta la pila di fieno per sistemarla e fare spazio e allo stesso tempo usa il forcone. Esercizio combinato: step e pesi. E si aggiunge la fienoterapia. C’è gente che paga per farsi il bagno nel fieno, Pallina, e tu lo fai gratis!
Già. Peccato che quello sia sterilizzato e certamente non polveroso. Qui invece acari e polveri s’intrufolano dappertutto e si mescolano al sudore, appiccandosi ad ogni poro, dentro le scarpe e nelle mutande, senza rimedio.
In compenso c’è il profumo. L’odore del fieno è da respirare a pieni polmoni, tralasciando se possibile gli acari. Il profumo del fieno è afrodisiaco, stimola i sensi e l’immaginazione, e perfino la vena poetica. Pallina ricorda un suo vano tentativo di spiegare cosa era per lei l’odore del fieno e di come le coinvolgesse tutti i sensi.

Hai mai ascoltato
il profumo del fieno?
Respira:
è l’aroma del sole,
della brezza gentile,
della terra sudata,
dei mille fiori delicati.
Ascolta:
è l’odore
di un tempo lontano,
di risate giocose,
di giochi amorosi.
Respira
la voglia sottile,
la gioia di vita,
il brivido caldo
dell’estate.
Ascolta:
è il profumo del fieno.

Tentativi elementari. Che però le signore che pagano un sacco di soldi per fare la fienoterapia in qualche spa bucolica neppure si sognano! Di certo l’unica cosa che viene loro stimolata è il portafoglio.
Invece Pallina, sudata e sporca di polvere, con la pelle arrossata dal sole e le gambe graffiate dagli steli, con la sua paura delle vipere, esausta per lo sforzo fisico che manco uno scaricatore di porto, e che in nessuna palestra riuscirebbe a raggiungere con lo stesso spirito, si inebria del profumo del fieno.
Stordita, ebbra, i sensi accesi, ripone rastrello e forcone e già aspetta sorridendo il secondo taglio.

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2 Risposte to “TEMPO DI FIENAGIONE PER LA SIGNORA PALLINA”

  1. Pedalopoco Says:

    😉 eh si… cara signora “Pallina”…. lei sa quanto io la invidi per questa sua vita tra i monti…

    ….magari qualche volta si potrebbe organizzare un bel “fieno day”… e passare di li a dare una mano a te e al signor Pinco….

    ….magari si porta su un buon salame nostrano e del pan biscotto e tra un po’ di “step e pesi” ci passa pure uno spuntino e due risate in compagnia, perchè si sa, la fatica del lavoro è bella ma fatta in compagnia è anche meglio…

    😉 Peda

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  2. ramona Says:

    Bentornato, caro Peda!
    Sappia, caro lei, che non si rifiuta mai, nè l’aiuto nè il salame!

    magari prima o poi…
    Com’è andata al mare (cosa che io invidio a lei arci moltissimo!)?

    Mi piace

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