LA MACCHINA DEL TEMPO

Sta succedendo una cosa stranissima. Sto tornando indietro nel tempo, in modo progressivo, fino a ritrovarmi bambina.
Sono i miracoli della modernità. Più si va avanti con il progresso, più è facile tornare indietro, di pari passo con la voglia di farlo.
Il passato infatti ha sempre avuto un alone di romantica malinconia, quel colore rosaceo che dipinge i ricordi di nostalgia e struggente bellezza, mentre l’oggi appare brutto e triste. Non ci si rende mai conto che quello che oggi è oggi domani sarà ieri, e dunque sarà di nuovo bello per il solo fatto di aver acquisito la dimensione della cosa passata.
Che c’è dunque di più magico di un tuffo in un passato che oggi ci appare solo rose e fiori? E grazie all’oggi le difficoltà di quel periodo sembrano solo banali e tenere sciocchezze.

Un viaggio indietro negli anni con la macchina del tempo ancora non è fisicamente possibile. Finora se si voleva passare qualche ora coi ricordi bisognava sfogliare le pagine della memoria o di un album di fotografie.
Oggi si può fare di più.
Oggi c’è facebook.

Facebook è nato per mettere in contatto vecchi compagni di scuola, che è il sistema migliore per tornare in un’epoca felice, quella in cui si era scolari, studenti, con l’unico dovere di crescere, in qualche modo. E anche se spesso se ne fa uso e abuso, questa prima applicazione è in fondo ancora meritoria.

Proprio grazie a facebook il fatidico salto mortale all’indietro nel tempo per me è cominciato dalle scuole superiori ed è proseguito a ritroso in ordine decrescente.

Le amicizie degli anni più dolorosi, intensi e complicati, indimenticabili, quelli dell’adolescenza, quando da ragazzina diventi donna. Questo vuol dire per me pensare agli anni delle superiori, tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli ’80. Alcune compagne di scuola mi hanno trovato su facebook ed è stata emozione. E poi una compagna tira l’altra, un piccolo boom di ritrovamenti e sorrisi. In realtà in qualche modo noi già ci sentivamo, oppure avevamo notizie l’una dell’altra tramite le vie traverse delle conoscenze comuni. In fondo quasi 30 anni sono appena l’altro ieri…

Una sorpresa più grande invece è stata quando, nel viaggio virtuale all’indietro, mi sono ritrovata nel pieno degli anni ‘70, a cavallo dell’infanzia, a tu per tu con la pubertà. La scuola media. Il triennio che ti fa sentire grande quando sei ancora bambino. Chi avrebbe mai pensato che una compagna di allora mi cercasse su facebook? E per quale motivo avrebbe dovuto farlo?
Non ho bellissimi ricordi di quel periodo. Mi ricordo ombrosa, permalosa, a disagio, alle prese con complessi nascenti accentuati dalle crudeli osservazioni dei compagni. E soprattutto alle prese con la consapevolezza del mio essere io, del mio corpo in divenire, del mio essere “signorina” in mezzo ai bambini… Che ne sapevo, allora, che i ragazzi maturano in un secondo tempo rispetto alle ragazze? Eppure, ora, confrontando i ricordi, non trovo riscontro negli altri di come mi sentivo in quegli anni. Anzi, le impressioni lasciate sembrano tutte buone. Allora è vero che gli adolescenti non hanno mai una gran considerazione di sé…

E di colpo il viaggio nel tempo si estende ad un’epoca ancora più remota. Un messaggio su facebook mi chiede se sono la compagna di scuola del mittente. Il mittente è proprio un mio compagno delle elementari. Si spalanca tutto un mondo, un’infanzia ormai perduta ritorna prepotente con nomi e volti. In una simpatica catena anche qui un compagno tira l’altro, e mi ritrovo “amica” con mezza classe di allora, una quinta elementare di 36 anni fa! La cosa curiosa è che con molti si ricomincia a parlare come se non ci si fosse mai lasciati per tutto questo tempo. È tutto un aggiornamento su quello che si è diventati, uno scrutare le fattezze di ciascuno per riconoscere i tratti dei bambini che siamo stati…. E le notizie su chi non è su facebook (perché non tutti sono contagiati dal morbo) dimostrano che la rete di amicizie e informazioni resiste agli anni.
È una cosa che mi piace, mi diverte, mi rallegra.

Il salto nel tempo è riuscito quasi perfettamente. Mi restano degli inspiegabili buchi di memoria, mi accorgo di non ricordare alcuni visi e alcuni nomi. Un po’ mi dispiace, un po’ mi giustifico pensando che stiamo parlando del… secolo scorso, non si può pretendere una memoria da Pico della Mirandola. Ma poi sono tranquilla: se io non ricordo, qualcun altro sì, e mi aggiorna, e mi informa.

E io sono contenta di questi nuovi e vecchi contatti.
Abbiamo tutti davanti un futuro nebuloso, con zero certezze se non quella che ci accomuna senza preferenze, che ci “livella” allo stesso modo e che prima o poi tocca a chiunque. In questo clima di instabilità, quando ancora ti arrabatti a fare bilanci, pensando o sperando di essere almeno a metà del percorso prestabilito, per quelli della mia generazione un tuffo nel passato non è solo nostalgico: è vita. Vita trascorsa, certo, ma proprio per questo ricca, certa, rassicurante.

La mia macchina del tempo telematica non può portarmi in un futuro di cui ho solo una speranza fumosa, ma la ringrazio per avermi fatto scoprire di essere molto, molto ricca di passato.

PRIMA MEDIA

QUINTA ELEMENTARE

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2 Risposte to “LA MACCHINA DEL TEMPO”

  1. Pedalopoco Says:

    🙂 bentornata a scrivere…

    Che bello leggere queste righe.
    Io resisto ancora tra quelli che non si fanno prendere dal morbo di Facebook ma quello che scrivi è proprio vero ed è bello ritrovarsi
    in un presente passato…

    Grazie, a presto

    Peda

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  2. ramona Says:

    ciao Peda, è bello ritrovarti! Purtroppo il mio tempo è stato proprio tiranno, speriamo migliori d’ora in poi… Un bacio!

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