ED E’ SEMPRE VIOLENZA

E complimenti uomo, ce l’hai fatta anche stavolta. Ce l’hai fatta ad ammazzare una donna, anzi una ragazzina, poco più di una bambina, perché a 15 anni questo si è: un ibrido che non è adulto ma nemmeno bambino. E il fatto di essere donna, ancora oggi, ancora una volta, lo si paga con la vita.

Complimenti uomo. Sei stato bravo, c’è voluta tutta la tua forza per far fuori una creatura che pesava sì e no 40 chili, vero? Tutta la tua forza  per farle vedere chi è che comanda, al mondo. Una femmina non ha alcun diritto di parlare, di replicare, di difendersi, di pensare, di esistere. Una femmina deve solo subire ciò che decide il maschio: il sesso non voluto e non gradito, la prepotenza, la violenza gratuita. L’assassinio.

Carità cristiana chiederebbe di non giudicare, di capire le ragioni altrui, e pure di perdonare. Ma davvero, Dio del cielo, chiedi qualcosa possibile solo ai santi!

Un padre ammazza la figlia perché non accetta il suo modo di vivere diverso da quello imposto dalle tradizioni.
Un altro riduce la figlia in coma perché rifiuta un matrimonio combinato e imposto.
Un uomo prende a picconate la sua ex perché vuole troncare la relazione.
Lo zio, ora, uccide la nipote di 15 anni perché… perché? Perché voleva insidiarla? Voleva abusare di lei in un torrido pomeriggio dell’estate del sud, allupato dal suo ingenuo abbigliamento composto da calzoncini corti, infradito e maglietta?
Ancora non si sa, ma non è difficile pensare che sia andata così, la cronaca non mancherà di tenerci informati.

Comprendere e perdonare?
Scusami Dio del cielo, mi riesce difficile. Poi magari pagherò a mia volta questa mia difficoltà, ma tu cerca di capire me.
Questo uomo che approfitta della propria superiorità fisica per compiere violenze su quella che dovrebbe essere la compagna, la moglie, la figlia o comunque una creatura cara, non è quello che tu hai creato. Questo uomo è una devianza. Ed è pericoloso.
Uomini così ce ne sono ovunque. Non sono tutti deviati, questo no, la maggioranza sono persone nel vero senso della parola, per fortuna, ma quei pochi fanno rumore, fanno paura e creano orrori.

I media ce li raccontano ogni giorno, sono storie assurde di sopraffazione, di crudeltà, di non accettazione. L’uomo non accetta la propria debolezza e reagisce con la forza, sfogando la sua rabbia sulle creature indifese, perché sicuro di vincere.

Sei patetico, uomo, ma poiché sei forte, e poiché la femmina è per definizione debole, come lo è un bambino, è su di loro che scarichi la tua ira. Non te la prendi mai con uno come te, vero? E no, perché può essere che le prendi tu. Se proprio deve essere, allora meglio una strage, colpire a caso, con fucili e bombe. Ecco sì, quella è un’altra soddisfazione.
Ma è con le donne che ti piace di più. Lo stupro, in alcune zone del mondo, è un’arma usata in guerra. Stupra le donne uomo, e se non le uccidi per divertimento, mettile incinte, così da qualche parte cresceranno un tuo figlio bastardo, il figlio dell’odio, fra mille stenti e sofferenze, e magari, se sono fortunate, moriranno di parto.

A volte non occorre nemmeno ucciderle, queste femmine, basta umiliarle. Sul posto di lavoro, in famiglia, davanti al mondo intero. Un’offesa, la voce grossa, una palpata, e ti senti nel giusto, padrone e despota del corpo e dell’anima di un’altra creatura. Che non consideri più una creatura, ma un oggetto che ti spetta di diritto. Quale diritto poi non si sa, lo sai solo tu, te lo sei inventato nella tua mente deviata.

Perdonali Padre perché non sanno quello che fanno, dice Gesù dalla croce.
Ma davvero non sanno quello che fanno? Secondo me lo sanno benissimo, e sul fatto del perdono ho qualche resistenza. Gesù era Gesù e noi siamo umani. Se devo accettare che l’uomo massacri gli indifesi per il suo piacere personale, qualcuno accetterà che io non riesca a perdonare quello che non è una conseguenza di una malattia mentale, ma un atto di consapevole e deliberata crudeltà.

Cosa ha spinto lo zio di Sarah ad ammazzare la nipote? Un rifiuto ad avance sessuali?
Chi di noi donne non ha avuto avance di questo tipo in giovane età alzi la mano. Io avevo 12 anni quando ho ricevuto le prime. Devo ringraziare i miei santi di essermi salvata? Di avere avuto una vita normale? Di essere ancora viva? Perché quello che è toccato a me, e cioè di essermi giostrata senza danni ancora ragazzina nella giungla di uomini avidi, non è riuscito a Sarah e a milioni di donne e ragazze come lei? Perché non deve essere un diritto vivere in pace senza temere pericoli per il solo fatto di essere femmine? Perché non abbiamo il diritto di dire no, di vestirci come ci pare, di scegliere chi ci pare, di dire la nostra sul lavoro, in famiglia e in qualsiasi altro luogo? Perché dobbiamo combattere per sopravvivere quando vorremmo solo vivere?

Piccola Sarah nascosta in un pozzo per più di un mese, umiliata fino in fondo, non ti può consolare sapere che il tuo carnefice si è tradito da solo. Era uno della famiglia, e questo fa ancora più male, magari ti ha cresciuta sulle ginocchia e ha festeggiato i tuoi compleanni e chissà, forse ti ha regalato il tuo peluche più amato. Non ti può consolare sapere che mezzo mondo, compreso chi di dovere, aveva intuito il suo coinvolgimento nel vederlo in tv.
Questa tv che tutto mercifica, che mette in berlina i sentimenti e la condizione femminile, che approfitta delle tragedie per creare ascolti, pensando solo a quanto ne può ricavare in termini di soldi, che usa il dolore per creare orrore. Questa tv che entra nelle nostre case e ci violenta quotidianamente, offendendo il nostro cervello come l’uomo offende l’essere donna. Questa tv che sarebbe solo da spegnere. Se può consolarti, Sarah, questa tv ha avuto il solo merito di far conoscere la tua storia, di come volevi fuggire da una vita piatta e, forse, già insidiosa. Ma questa tv, Sarah, presto ti dimenticherà. Per un po’ ci saranno discussioni campate in aria,vuote parole, ci sarà la gara agli ascolti. Ma poi la tua storia dolorosa verrà dimenticata e altre donne continueranno a essere umiliate e offese, altre saranno uccise, altre bambine non diventeranno adulte, altre adulte sopporteranno il giogo del maschio.

Credo che in fondo niente ti possa più veramente consolare Sarah, la tua voglia di indipendenza, così uguale alla mia alla tua età, si è scontrata con un bruto che non merita l’appellativo di uomo, e nemmeno quello di bestia.
Ma almeno una cosa te la prometto, io che sono femmina come te: che mai accetterò che un uomo metta il suo marchio sulla pelle della donna. Non l’ho mai accettato, l’ho sempre combattuto, nel piccolo della mia vita e con i mezzi che ho avuto. E continuerò a farlo, per quelle come te, per quelle come me.

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2 Risposte to “ED E’ SEMPRE VIOLENZA”

  1. Pedalopoco Says:

    Ciao Ramona,
    ho letto parecchie volte il tuo scritto…
    non avevo e non volevo aggiungere altro…
    non serve…

    Poi stamattina, mi sono imbattuto in questo articolo e mi sono
    detto, perchè non condividerlo…

    Lo lascio anche a te… l’ho letto, come ho letto il tuo…

    Solo i pensieri che poi restano come storditi…. quasi senza fiato…

    Ciao.

    Peda

    ………………….

    LA COSCIENZA DI MICHELE

    MARINA CORRADI

    N ella tragedia di Avetrana, una delle più atroci che le cronache di questi anni abbiano raccontato, c’è un punto che ap­pare in contraddizione con il fiume di ma­le che ha travolto una ragazza di quindici anni. Perché ad Avetrana ripugnante è la li­bidine di un uomo, che di quella ragazza e­ra come un padre; e raggelante è il silenzio che quest’uomo ha saputo mantenere per un mese, mentre appariva in tv con i suoi limpidi occhi chiari. Come un rigurgito di male, un conato di abissi, venuto su in un piccolo sconosciuto paese del Sud. Accade, talvolta, e ogni volta noi a domandarci co­sa è stato, come è stato possibile che una madre a Cogne, che un ‘buon uomo’ ad A­vetrana, abbiano potuto; dimentichi, appe­na lo possiamo, di quanto grande sia la for­za del male. Ma ad Avetrana c’è quel particolare che stu­pisce. Non c’era alcuna prova contro l’as­sassino; nessuno aveva visto. Si parlava di ra­pimento. Si sospettava di altri. Col tempo i riflettori sul paese si sarebbero spenti, le te­lecamere se ne sarebbero andate, e il mi­stero sulla fine di Sara sarebbe rimasto per sempre. Che cosa, dunque, ha spinto Mi­chele Misseri a fingere di trovare il telefoni­no della nipote? L’uomo ha confessato che già da tre giorni l’aveva lasciato su una stra­da, in evidenza, sperando che qualcuno lo vedesse. E siccome invece questo non suc­cedeva, lui stesso si è spinto a dire d’averlo per caso ritrovato in campagna. Cosa in­credibile, naturalmente: e gli occhi degli in­quirenti si sono puntati su quel ‘buon uo­mo’.

    Perché dunque il cellulare, che sembrava dire «prendetemi, sono stato io»? Perché, ha detto lo stesso Misseri, il ricordo di quel che aveva fatto non era tollerabile. Perché l’im­magine di Sara gli era davanti agli occhi in ogni istante; e ogni notte tornava, chieden­do la pietà di rivestirla. Non mentiva l’as­sassino, almeno quando piangendo diceva davanti alle telecamere: «Ho sempre Sara in mente». Era vero. In quel pozzo, insieme al corpo di lei, anche il carnefice era sprofon­dato, in un pomeriggio di fine estate.

    E nessuno sapeva, e nessuno osava imma­ginare che a uccidere potesse essere stato u­no che quella bambina bionda l’aveva te­nuta sulle ginocchia come u­na figlia. Ma qualcosa den­tro premeva insopportabil­mente, tanto da obbligare a tradirsi. Cosa, se non la co­scienza? Nonostante il delit­to bestiale, nonostante l’a­trocità e il nascondimento a­bile, freddo, qualcosa resta anche in fondo al peggiore assassino – una voce che non si riesce a zittire in alcun mo­do. La consapevolezza del male è un’evidenza stampa­ta nell’uomo; per quanto cancellata, negata, non tace. Non è ancora rimorso ciò che ha spinto l’as­sassino di Avetrana a tradirsi. È invece l’in­sopportabile angoscia di trovarsi, di fronte a quel ricordo, totalmente solo. Nessuno con cui poter parlare del fantasma che lo inse­guiva, di quella figura esile e bionda che gli chiedeva l’ultima pietà di coprirne i resti. Assolutamente nessuno. Un giogo come un macigno, da reggere solo; facendo finta di niente, a tavola con la famiglia, la sera. In mezzo agli altri, ma solo nel suo pozzo, com­plementare e simmetrico a quello in cui a­veva sepolto la nipote. L’inferno, disse Sar­tre, ‘sono gli altri’, ma è vero il contrario: l’inferno è essere soli. Con quel volto genti­le sempre davanti, e nessuno a cui poter di­re una parola. Così che, ha detto Misseri, è stato un sollie­vo confessare, e perfino portare i carabinie­ri laggiù, in campagna, nella notte. Forse perfino le maledizioni e gli insulti degli al­tri, in carcere, ora, sono meglio che quella terrificata solitudine. Con una voce dal profondo che però premeva, gridava. L’an­sia di confessare e quindi di tornare fra i vi­vi, fra gli uomini, se pure come il più spie­tato degli assassini. La coscienza soffocata, che però costringe e non dà pace. Avetrana, storia di inferi, dice però che qualcosa an­che nel fondo del buio, anche nel peggiore degli uomini, ostinatamente si oppone al­l’orrore del male e del nulla.

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  2. ramona Says:

    Grazie per questo articolo, Peda. Non resta più niente da aggiungere a questa storia, di cui tutto e di più è stato detto.

    C’è del vero in questo scritto, la coscienza ritorna a galla soprattutto perchè, in questo caso, non si è di fronte a un serial killer, un omicida abituale, uno che del male fa una ragione di vita. E’ l’orrore di una persona “normale” che ha ceduto alle voglie del bruto, e che ora di questo farebbe volentieri a meno. Sono certa che vorrebbe tornare indietro e non aver fatto quello che ha fatto. Ma a che serve?

    Non posso, davvero, non pensare che lui è comunque vivo, libero di pagare la sua pena, e invece una bambina viva non lo è più, e colpe non ne aveva. E non posso non pensare che tutto si compie per il solito antico discorso: l’uomo che vuole impossessarsi della donna a tutti i costi e non accetta un rifiuto.
    E’ di nuovo, e ancora, violenza, e io comincio a non sopportarlo più!
    Perciò, che questa persona ora faccia i conti con la sua coscienza, prima di farli con chi di dovere. Direi che è il minimo. E beato quello che può riuscire ad avere pietà di lui.

    Un abbraccione, carissimo!

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