PIOVE. ANCORA.

Era così che funzionava ai tempi di Noè? Era così che lui viveva, con la sua famiglia, con tutti gli animali del creato raccolti in una nave di legno, l’angoscia di una pioggia senza fine? Niente altro che guardare fuori dalla finestra in cerca di un raggio di sole?

Mi chiedo cosa doveva essere, allora, vivere in balia dell’acqua, nel buio invaso di nuvole basse e cupe grondanti lacrime pesanti, enormi, infinite.
Me lo chiedo perché adesso è uguale.

Non finisce mai di piovere.

L’acqua è una signora potente, che ama riprendersi con prepotenza e indifferenza ciò che era suo e che le è stato rubato dall’incuria.

Nei giorni scorsi l’alluvione ha seminato ovunque morte e distruzione. Fiumi straripati, frane assassine, allagamenti, ricordi e piccoli averi cancellati, persone trascinate via, così come gli animali (chi mai pensa agli animali in situazioni come queste? Creature ancora più indifese degli uomini, non c’è modo di pensare a loro).

Non c’è scampo per nessuno.
Da nord a sud, democraticamente, senza distinzione razzista, il dolore è uguale.
Il nord si rimbocca le maniche, ma così è anche al sud: ovunque si è costretti a spazzare via il fango, a rovistare nella melma, a cercare un riparo e un rifugio. A piangere sulle fatiche di una vita perse in un attimo. E a ringraziare se in una famiglia, facendo la conta, si è ancora tutti insieme.

Era così ai tempi di Noè? Quando lui costruiva l’arca, gli uomini del suo tempo gli ridevano dietro. Avranno smesso di ridere quando l’acqua, dal sopra e dal sotto ha cancellato il mondo e invaso i polmoni? Io penso che non ci sia stato più modo di ridere.

Ora è lo stesso.

Quest’acqua che non lascia scampo uccide anche il buonumore, le speranze di ricostruire, tutto il lavoro fatto per riemergere.
Guardo il buio fitto già di mattina, e mi si attanaglia il cuore.
Quante vittime ci saranno stavolta?
Quando finirà?
Come vivranno gli sfollati?

E il nero all’esterno copre di foschi presentimenti anche la mia anima. Che non è, al momento, messa in pericolo da eventuali allagamenti. Ma non riesce a stare serena. Vede possibili abbandoni, perdite definitive, fallimenti, disastri emotivi, ansia per gli affetti là fuori, paura dell’abbandono.

La mia anima cerca un’isola serena nel diluvio, e al momento non la trova.
Vede solo un muro di pioggia, vede la notte più lunga del giorno.

La pioggia così malefica compie disastri all’esterno e all’interno. Si ingrossa delle lacrime degli umani. Di coloro che hanno perso tutto. E di quelli che hanno una paura senza nome.

A Noè occorsero 40 giorni per rivedere la luce del sole. Io prego che oggi ce ne vogliano molto meno. Spero che domani un arcobaleno di speranza riscaldi i cuori di uomini e animali che vogliono farcela, vogliono vivere, ricostruire.
Spero che il sole illumini un giorno asciutto per tutti.
Anche per la mia anima.

Ma intanto, piove. Ancora.

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