UNA NOTTE COME LE ALTRE

Cos’è in fondo l’ultima notte dell’anno, se non una notte come tutte le altre?

Sono nella mia auto, sto andando a lavorare. Non è perchè manca poco a Capodanno che l’ospedale chiude. L’ospedale non chiude mai. La malattia non chiude mai. Possono rimanere chiusi gli ambulatori, e vabbè, ma i reparti di degenza, per quanto si cerchi di svuotarli, per consentire ai pazienti di festeggiare in famiglia, quelli non sono mai vuoti e non si possono chiudere. Ci si ammala, il 31 dicembre. E si muore, il 31 dicembre. In casa, fuori casa, in ospedale, in servizio, in un paese lontano, come il giovane alpino morto oggi in Afghanistan (fatalità, dicono… un cecchino che ti spara addosso perchè hai invaso il suo Paese, è una fatalità).

Il 31 dicembre di ogni anno non è che un giorno. E una notte.

E poiché si nasce, ci si ammala, si muore, come sempre, si lavora, anche, come sempre. I turni di lavoro sono dunque uguali a quelli di altri giorni. A me tocca la notte.

È una notte gelida, ma serena. Poca gente per la strada. Intravedo un’auto in sosta con ancora le luci accese, scende una signora elegantissima, con un cappotto rosso e scarpe nere col tacco alto. Per prima cosa penso che avrà i piedi gelati. Quando la temperatura scende di 6 o 7 gradi sotto zero, temo che quel tipo di calzatura non aiuti molto a conservare il calore.

La seconda cosa che noto è il cappotto, davvero splendido con quel colore insolito. Sotto, mi pare di capire, una mise elegante, un abito corto. Una bella signora tirata a lucido, per una serata speciale.

Ho appena detto che è una notte come tutte le altre.

Si vede che non è proprio così. Qualcosa di speciale c’è, per cui la signora si è messa così elegante.

Il mio terzo pensiero è che per fortuna non è toccato a me, mettermi elegante… andare a lavorare in questa serata mi ha risparmiato il terribile dubbio: cosa mi metto, come mi sta?? Meglio i miei pantaloni caldi e gli stivali comodi… che tanto quando arrivo devo togliere tutto e indossare la divisa.

Come sempre.

Il reparto non è vuoto. Molte persone sono state dimesse, altrettante sono state ricoverate. Non è una novità, succede tutti i giorni, appunto. Quasi tutte sono anziani, vittime di un cuore capriccioso, del freddo, della bronchite, qualcuno con la malattia del secolo, la demenza, che lo preserva forse da una sofferenza maggiore, ma rende difficile la gestione e l’assistenza ai famigliari e ai sanitari.

C’è anche un anziano schizofrenico, che, ci dicono, bisogna trattare con le piume, perchè il suo disagio mentale lo fa piangere per nulla, come un bambino timoroso.

C’è l’anziana che da lucida e orientata che era si è disorientata di brutto da un momento all’altro, ma dopo tre giorni di inferno si sta riprendendo.

C’è l’anziano straniero che non parla e non capisce l’italiano, e comunicare è difficilissimo, ma bisogna provarci. E lui riesce a farci capire, piangendo, che vuole uscire per un po’ dalla stanza perchè è abituato agli spazi aperti, e la camera lo soffoca….

C’è la paziente cronica, che da anni entra ed esce da queste porte, e ormai ha provato tutti i letti del reparto.

Non c’è più il giovane uomo guardato a vista dalle guardie carcerarie, un detenuto, per chissà quali reati che non si possono domandare quando si raccolgono i dati all’ingresso. Sono affari suoi, spezzoni di vita sua, errori di cui deve dare conto in generale, non ai sanitari che lo devono curare. Avevano detto che era possibile che tentasse la fuga… poveraccio, dove volevi che andasse, con quello che gli è successo, malconcio e in pigiama? Non c’è più, è stato dimesso, è tornato in carcere. Chissà se festeggerà in qualche modo questa fine anno. Forse sì. In fondo vuol dire un anno in meno di detenzione da scontare. Chissà.

E chissà quanti di questi anziani si rendono conto di questa notte così normale, così diversa per loro solo perchè non sono più in casa propria, ma in quattro mura fredde e sconosciute, e non ad un veglione o ad una cena speciale.

Sono tutti a dormire, ma si sa che di notte i problemi ci sono come di giorno.

Non è ancora mezzanotte. Un letto vuoto mi fa andare in cerca del suo occupante. È il nonno dalla lacrima facile che manca. Ma è in bagno, al buio. Ha lasciato la scia dove è passato, non è riuscito a trattenere il suo intestino. Mi guarda con l’aria colpevole del bimbo che l’ha fatta grossa, sembra pronto al pianto. Ma cosa gli vuoi dire, povera creatura? Il bimbo non lo rimproveri certo, e allo stesso modo non rimproveri l’anziano. Non è un gioco per lui, non ti sta facendo un dispetto. Lui non sa che tra pochi minuti saremo tutti più vecchi.

Lo puliamo, con modi gentili, si lascia fare, ma si vede che sta all’erta. Lo accompagniamo al letto e buona notte. Ma lui non risponde. Forse pensa di averla scampata bella… chi lo sa come sono i pensieri offuscati dalla schizofrenia.

Anche questo succede spesso, perchè non doveva accadere oggi?
Può davvero essere speciale un 31 dicembre qualsiasi?

In un attimo è mezzanotte. Varchiamo il confine fra vecchio e nuovo anno. Non sembra esserci qualcosa di diverso, al momento. Siamo qua, in servizio, in divisa, come sempre.
Eppure… si scatena la magia pirotecnica, là fuori.

Fontane di luce, razzi, cascate d’argento e d’oro, mille colori s’innalzano nel freddo cielo stellato e lo vestono a festa. Siamo fuori, alla finestra, a congelare e a guardare incantate, bambine anche noi. È un tripudio pazzesco. Ovunque i fuochi dell’allegria, come non li ho mai visti. Dal sesto piano si ha una bella vista, riconosciamo i luoghi da cui partono le scintille animate. Là la piazza, di qua è una chiesa (ma anche i preti ci si mettono??), là in fondo la pedemontana, più lontano la montagna dove forse qualche matto sta sciando, e qui di fronte… la caserma dei carabinieri!? Ma no, ma sì! Mah!

Non ho mai visto tanta abbondanza di fuochi d’artificio. Per un attimo la notte, questa notte, diventa davvero speciale. Non è una notte come le altre. Queste esplosioni, terrore puro per i poveri animali che devono subirle senza potersene riparare, per l’uomo sono esplosioni di speranza. Si chiude un anno difficile, di crisi, di violenza. Si apre un anno pieno di incognite, ma anche di speranza che possa andare meglio. Sicuramente andrà meglio, perchè peggio di così non si può.

Una follia collettiva, disseminata ovunque, da un lato all’altro della vallata, sotto ai nostri occhi. Una follia giocosa e speranzosa, che per quasi un’ora trasforma una notte qualunque in una notte magica, in cui è permesso dimenticare le tristezze.

Domani sarà tutto uguale, ma non ora.
Ora è il momento degli auguri.

Scambio gli auguri con la collega. Ne mando solo uno via sms, alla persona più cara. A tutti gli altri, li faccio col pensiero.

Auguri ai parenti più vicini, quelli che non si dimenticano di me. A quelli lontani, auguri lontani.
Auguri agli amici, ai cari amici che mi vogliono bene, che mi sostengono, che mi cercano, mi riempiono il tempo, il cuore e la mente.
Auguri a coloro che stanno festeggiando, chi con allegria, chi con noia, chi con stanchezza.
Auguri alla signora col cappotto rosso, chissà dov’è andata così elegante.
Auguri ai senza tetto che invece un tetto lo hanno trovato, quello dell’ospedale, quest’anno sono stati bravi e non hanno sparato petardi…
Auguri al detenuto che è ritornato nella sua cella, e a tutti gli altri come lui: che il prossimo 31 dicembre sia diverso.
Auguri a questi anziani che dormono come angeli e ci fanno godere dei fuochi d’artificio: che fra un anno ci siano ancora, non qui, ma in casa propria, fra gli oggetti di una vita e l’affetto dei figli, con il conforto di una salute che resiste.
Auguri a chi è in turno come noi, che aspetta l’alba perchè deve, e non perchè vuole, e magari come noi brinda con succo di mela e mangia biscotti al cioccolato.
Auguri a chi gli auguri non ce li ha fatti, perchè va bene uguale.
Auguri a chi è scomparso nel nulla, che ritorni al più presto dai suoi cari.
Auguri ai poveri animali terrorizzati dai botti, che se il cuore non gli ha ceduto, hanno già dimenticato.
Auguri a chi è senza lavoro, che lo possa trovare e riacquistare la dignità del vivere.
Auguri a tutti i derelitti, che una svolta illumini le loro vite sfortunate.
Auguri alla memoria dei caduti in Paesi lontani. Al ragazzo ucciso oggi, e ai tanti come lui, vittime di una guerra che non ha senso di essere.
Auguri alla ragazza finita in pronto soccorso per una bottigliata in testa, forse un litigio con l’amica, come nei film di Bud Spencer e Terence Hill… e auguri alla giovane donna col cuore malandato, salvata da un defibrillatore, che nelle stesse ore cerca, in questa notte assurda, una soluzione che le salvi la vita.
Auguri al mondo intero, a chi è già nel nuovo anno e a chi ci deve ancora entrare.
 

E auguri a noi, che torniamo dentro, perchè fuori fa freddo e i fuochi sono cessati, a noi che riponiamo il succo di mele, i biscotti al cioccolato, e non rimpiangiamo lo spumante.
 

La magia è finita.
La notte è tornata buia, silenziosa, una notte come le altre. I pazienti dormono, indifferenti ai botti. Noi vegliamo.
Come sempre.

 
BUON ANNO.

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4 Risposte to “UNA NOTTE COME LE ALTRE”

  1. golenaprofondamtb Says:

    😉 ti ho pensato mentre Benedetto faceva esplodere i suoi piccoli “botti magnum” davanti alla cascina dove con un po’ di amici e di bimbi sorridenti ci siamo ritrovati per aspettare questo nuovo anno…

    Buon Anno Ramona.

    A presto

    Pedalopoco

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  2. ramona Says:

    Auguri a te amico Mauro: io invece di pensarti ti ho visto… con un certo cappellino in testa… fantastico! Si vede che vi siete divertiti, e questo è bello!
    Un caro augurio perchè quest’anno sia per voi più sereno di quello appena chiuso!

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  3. golenaprofondamtb Says:

    ahhhhhhhhhhhhhh fb… mi sta rovinando la piazza… ahahahahaha

    devo dire alla tigre che sulle mie immagini pubbliche voglio il copyright…

    ahahahahahahah

    Ciao

    Peda

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  4. ramona Says:

    ma sei bellissimoooooooooooooooo!!!!!!!

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