IL PESO DI ESSERE DONNA

Ho un peso sulle spalle.
Quello di essere donna.

Lo avvertivo già da bambina. Perché io certe cose non le potevo fare, ma i maschi sì. E quel sentirmi ripetere “tu sei femmina, non puoi”, mi ha ossessionato per anni. Come quello, altrettanto angosciante, che affermava: “ tu sei femmina e devi!”. Devi mettere le gonne, devi fare le pulizie, devi stare chiusa in casa. Quello che non potevo? Facile: stare sempre in pantaloni, stare in strada come i maschi, uscire, frequentare chi volevo. Eccetera. Questo essere donna sembrava avere limiti e confini, imposti da chissà chi, di certo da una società complessivamente maschile, che non potevo sopportare, però dovevo subire.
Mi è pesato molto essere donna, fino ad un certo punto della vita. Fino a quando ti rendi conto che non è affatto un peso per le donne essere donne. Sono gli altri che te lo fanno credere, grazie ad un tipo di sottocultura dilagante e sempre vivo dai tempi di Adamo ed Eva a tutt’oggi.

Io lo avevo superato, questo peso era diventato molto più leggero.
Tuttavia ritorna, ed è insopportabile, in certi momenti.

Quando talvolta, ad uscire la sera da sola, mi sento obbligata a guardarmi le spalle con il cuore in gola.
Quando le cronache riferiscono di violenze ed omicidi a carico delle donne. Quando le stesse donne, in quelle occasioni, non sono state ascoltate mentre gridavano la loro paura.
Quando le donne sono confinate entro limiti stabiliti dall’uomo.
Quando si nega che le donne abbiano diritti e siano persone.
Quando le donne non sono libere di mostrare il proprio volto, e quando sono accusate di aver provocato lo stupro a causa di una gonna troppo corta, e quando ancora bambine sono violate, violentate, mutilate.

In questi casi avverto il peso di essere donna. Oggi più che mai, più di quando da ragazzina avevo ricevuto uno schiaffo da mia madre per aver parlato con un ragazzo in divisa. Uno schiaffo in cui stava tutta la paura di una madre, insieme alla consapevolezza istintiva di quanto sia difficile essere donna.
E ancora, avverto il peso di essere donna quando sento di come le ragazze scelgono la via più facile per fare soldi. Aprire le gambe, o la bocca, o qualsiasi altra parte del corpo, farsi toccare come bestie al mercato, ma con meno rispetto. È il mestiere più antico del mondo. A volte esercitato per bisogno, per paura, per ricatto, per violenza. A certi livelli, quando si cercano migliaia di euro, e si va a casa di gente ricca e influente e ci si umilia per le voglie maschiliste di chi vede nel corpo di donna solo un bell’oggetto, in quel caso non è più bisogno: la ricerca di visibilità, di lustrini, di un momento di successo o di un guadagno assurdo ma facile, è solo triste. Un falso bisogno, figlio di una società di apparenza.
È un mestiere, questo così antico, che non esisterebbe se l’uomo non pagasse. Se l’uomo, che tanto disprezza l’essere donna, non considerasse suo diritto pagarne il corpo. Più è giovane, più è bello, più si può approfittarne, toccarlo, insudiciarlo, e togliersi ogni pensiero con una busta piena di soldi.
E oggi i corpi giovani sono tanti, belli e curati da una vita comoda, in cui le rinunce le hanno fatte nel passato i padri e le madri e i nonni, mentre oggi, in questa parte di mondo, non si può rinunciare a niente del superfluo.
Mi pesa l’essere donna, quando sento di madri che rimproverano le figlie per non aver chiesto di più, in questo schifoso mercato. E di altre donne che procurano la carne fresca a chi può pagarla.

Quanto è pesante essere donne.
Quanto è difficile alzare la testa e riconoscere il proprio valore e la propria dignità di persona.

Il peso però si allevia quando penso alle donne che non cedono a ricatti o lusinghe o a soldi facili, che la testa la tengono alta, che dimostrano di avere coraggio e intelligenza in un guscio esteriore che non importa sia bello o brutto, che semplicemente vivono in modo indipendente e naturale il proprio essere donna. E che mettono in luce il proprio talento, che sia quello di madre, o di artista, o di semplice operaia. Proprio come fa l’uomo, cui non è richiesto di pensare al proprio stato.

Il peso di essere donna è ancora, a volte, sulle mie spalle. Ma non mi piega.

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2 Risposte to “IL PESO DI ESSERE DONNA”

  1. Pedalopoco Says:

    😉 ciao, ci sono…
    ho letto tutto….
    tempi troppo strettissimi….

    magari prima di natale un commento riuscirò pure a metterlo…

    un abbraccio, qui tutto ok…

    su FB hai sempre news in diretta credo… 🙂

    Ciaooooooo e buon sole

    Peda

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  2. ramona Says:

    Ciao Peda! Sì, le news le vedo su fb e vedo che non è un periodo di quelli facili… ma stiamo su, che il sole splende sempre anche se non lo vediamo. A presto!

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