LA MONTAGNA BRUCIA

Brucia la montagna.
Lingue di fuoco sulle vette, rosse e spaventose nel buio, crepitano alte e procedono distruggendo ciò che incrociano nella loro avanzata. A quella quota non ci sono umani, quasi certamente. E sono pochi anche gli alberi. Ma ci sono, gli alberi, e i cespugli, e le forme di vita che da sempre condividono la propria esistenza con il gigante dolomitico.
Vite ora bruciate, letteralmente.
La cresta è incoronata dalle fiamme, il fuoco, signore e padrone, è avido e affamato, ma non è colpa sua, lui non può farci niente: inghiotte e riduce in cenere tutto, è stato creato per questo.
Dalla sua furia si salveranno, forse, solo i sassi, ci vuole un calore ben più potente per sciogliere quella granitica certezza: calore di vulcani in eruzione, il calore del centro stesso della terra.
I sassi si salveranno, dunque, e tutto il resto? Il parco tanto amato, tanto caratteristico, così voluto dall’uomo, quasi per una speciale benevolenza nei confronti della natura di cui ignora la maternità naturale, è messo a dura prova. Forse dall’uomo stesso.

Cosa ha dato vita al fuoco distruttore?
Vulcani in eruzioni non ce ne sono. Vento non ce n’è. Cos’è che ha innescato la prima scintilla, se non la mano dell’uomo? Per gioco o imprudenza, per volontà o per disattenzione, ecco che la fiammella primigenia si sprigiona in meno di un attimo da colui che impiegò migliaia di anni a rubarne il segreto. Colui che divenne il padrone del padrone più feroce: io ti creo, io ti spengo. Nessun altro animale lo può fare. Ma nessun animale sarebbe così incosciente da non preservare il suo habitat, nessuna creatura giocherebbe col fuoco, perchè del fuoco ha rispetto e timore. Solo l’uomo, con l’innato senso d’onnipotenza che lo fa sentire simile agli dei, sottovaluta l’ira del bollente signore. Per sventatezza o superficialità, comunque sia, i risultati ora sono terribili.

La montagna brucia.
I focolai si moltiplicano, basta una scintilla portata dall’aria, si deposita sulla terra arsa, sulle foglie morte, su un letto secco che la neve ha lasciato libero.
E quando tutto sarà consumato sulla vetta, il fuoco scenderà a valle. Verso le case, gli animali. Gli uomini. E sarà il vero inferno.

Ma ci sono uomini che invece meritano questo nome, e si spendono senza sosta per trovare un accordo: ti sei preso già abbastanza, fuoco, ora basta, lascia fare a noi, riportiamo la quiete. Da terra e dal cielo, l’uomo porta l’acqua che nuvole distratte tengono lontane: mai come in queste occasioni la pioggia sarebbe gradita e auspicabile… e mai come in queste occasioni la pioggia si defila, altra divinità capricciosa che giunge quando le pare, non quando l’uomo vorrebbe.
Sembra un insetto l’elicottero con il suo carico di ettolitri d’acqua che attraversa il muro del fumo e sfida il gigante. Un insetto che non è nemmeno molesto, troppo piccolo il suo carico, troppo grande il rischio, eppure non demorde e va instancabile, ruba l’acqua da cisterne e laghi e la riversa, come può, direttamente sul fronte che scotta.
Poca cosa, ma la costanza alla lunga premierà. E forse verrà la pioggia.
Prima che una parte di splendido mondo innocente paghi molto caro la stupidità della razza dominante.

(Le foto sono prese in prestito dal sito del parco delle dolomiti )

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2 Risposte to “LA MONTAGNA BRUCIA”

  1. Pedalopoco Says:

    queste cose mi fanno MOOOOOOOOOOOOOOLTO ARRABBIARE!!!!!

    grrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr!!!!!

    😦 😦

    infinità stupidità umana!!!!

    Scusa Ramona… ma quando ci vuole ci vuole!!!!

    Un abbraccio

    Peda

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  2. ramona Says:

    sono d’accordisimo! Comunque per fortuna si è risolto tutto in poco tempo. Poteva essere un disastro per il parco delle Dolomit…

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