BUON COMPLEANNO ITALIA

Buon compleanno Italia.

Vorrei farti un regalo, Italia, oggi che compi tanti anni quanti ne compongono un secolo e mezzo, e che in tanti, almeno a parole, si apprestano a festeggiarti. O sarebbe meglio dire a farti la festa?

Cara Italia, mi piacerebbe regalarti un sacco come quello della Befana, colmo di doni che non ti aspetti, ma che in fondo desideri.Per esempio, vorrei regalarti un’atmosfera di autentico spirito solidale, di amore fraterno fra i tuoi estremi. Perchè vedi, non è certo colpa tua, ma sei così lunga e stretta che attraversarti tutta da sud a nord e viceversa è come cambiare emisfero: si incontrano climi diversi, gente diversa, territori diversi, linguaggi diversi, cibi diversi… come se ci fossero più nazioni in una. E dunque andare tutti d’accordo in questo spazio ristretto, capirai che non è facile. Forse farti rotonda potrebbe essere un altro bel regalo, ma non lo credo: tu sei bella così.

Pensa, se ti può confortare, che anche l’America, così grande, fa tanta fatica a far coesistere le diversità, tanto che le guerre intestine ci sono state pure lì. E l’Africa, poverina? E la stessa Europa? Certo, hai ragione quando dici che questi sono continenti, e tu sei solo una striscia di terra in un piccolo bacino d’acqua. Hai ragione, ma era per dire che è normale che ci siano tante differenze in te. La geografia ha una sua colpa, in questo. E la storia non è da meno.

A causa della tua geografia, probabilmente, popoli venuti da fuori, da varie parti del mondo, hanno deciso che si poteva stare bene sia nel tuo freddo nord, nebbioso o bianco di neve, che al tuo sud, caloroso e azzurro di mare e cielo. E si sono trovati così a loro agio che hanno creato regni limitrofi e confinanti dentro i tuoi stessi confini. Ma era chiaro che non poteva durare a lungo. Tu che hai questa forma unica e misteriosa nel globo terracqueo, e forse anche nell’universo, uno stivale con tacco e punta e delle appendici visceralmente tue pur non essendoti attaccate, tu non potevi che ritornare intera, ricostruire quella forma che ti distingue da qualsiasi altro Paese o continente. E anche per questo non ti vorrei rotonda, nonostante gli innegabili vantaggi pratici.

Non è stato facile riunirti, lo so. Unificare i regni che ti suddividevano, rompere i confini interni e affratellare popoli così diversi, è costato molto sangue. Tanto sangue. È costato tanto sacrificio, tanta sofferenza. Nessun parto è indolore. Da tanto travaglio doloroso alla fine sei nata tu, cara Italia. Un secolo e mezzo fa. Sei ancora piccola, giovane, ti manca l’esperienza, e l’unità è solo nominale, purtroppo. Sai com’è, il tempo ha unità di misura un po’ relative quando si tratta di storia.

Ma ecco che arrivo io, con il mio sacco da befana, e ti regalo la vera unità.

Guarda che bello! A nord non guardano male il sud e non pensano che lì ci sia solo mafia e camorra, il sud capisce che il nord non se ne lava le mani e non pensa solo a sé e insieme estirpano la piattola della malavita organizzata dalle pieghe più intime dell’intero corpo. Insieme: e questo corpo ne viene fuori pulito, sano e meraviglioso, cosciente del proprio valore complessivo, in cui le diversità si integrano e non separano.

Il secondo regalo, cara Italia, è legato un po’ al primo. Si tratta della coscienza storica. Si tratta di regalare a tutti i tuoi figli la consapevolezza di ciò che sono e perchè ci sono. Non è passato troppo tempo da quando sei nata, non stiamo parlando dell’era in cui le Dolomiti sono emerse dal mare, o le isole erano ancora terraferma. Era praticamente ieri. Un po’ di onestà intellettuale e la Storia eccola là, con tutte le sue implicazioni. E i figli dell’Italia ne sono consapevoli e fieri, dimenticano litigi sterili e assurdi, accuse e rimostranze, per guardare avanti, solo avanti. Con rispetto per te, per la parte buona che c’è in te, e che è grande, grandissima, a partire dalla generosità della maggioranza della gente, dall’arte e dalla cultura unici al mondo.

Ecco, cara Italia, il terzo regalo è il futuro. Pure questo, se vuoi, si lega ai primi due. Io ti voglio regalare un futuro pulito, libero da controversie interne, libero da egoistici intrallazzi politici, da marciume morale e piccolezze d’animo. Un futuro dall’ambiente sano, da condividere fra le genti, senza tonnellate di monnezza ai tuoi piedi, sporca sì, intoccabile sì, ma solo a causa dell’interesse avido di pochi. Ambiente al sicuro dalla potenza devastante della natura, che lo capisci anche tu, non ne può più di vedersi violentata così crudelmente, e al sicuro anche dalla forza inimmaginabile del microcosmo atomico, che non ne vuole sapere di assoggettarsi all’incosciente vanagloria umana. Ambiente sicuro con cui si può convivere, da nord a sud, nei limiti di quanto la terra stessa con i suoi movimenti eterni consenta. Ambiente sicuro dove la frenesia non si sa cosa sia, e il rispetto per il tempo e i ritmi biologici sia fondamentale. Ambiente sicuro e onesto dove l’informazione è informazione e non depistaggio.

Cara Italia, so cosa stai pensando. Che ti sto regalando un sacco di utopie. Che me la cavo con poco, tanto il sacco è leggero, bugiardo, e che questi dono non sono reali. Guarda bene cara Italia bambina e capricciosa. Il sacco non è del tutto vuoto. Forse ci sono delle utopie, ma non è un’utopia la nostra stessa vita? Non per questo rinunciamo a viverla. In realtà, guarda bene, soppesa bene il sacco. Non è così leggero: dentro c’è la mia speranza, c’è la mia fiducia, c’è la mia promessa che qualcosa cambierà: è un peso importante, non sono vuoti né il sacco, né le parole che ti regalo.

Buon compleanno, Italia.

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