CARO DIARIO

Caro diario, da quanto tempo non ci sentiamo! Hai tutte le ragioni, ti sto trascurando. Sei il mio compagno di viaggio da tanti, tantissimi anni, ti ho sempre detto tutto, ed ora non ti parlo più. Non ti aggiorno più su quello che mi accade, giorno dopo giorno, quasi istante dopo istante, come ho sempre fatto. Ma, caro diario, non è solo colpa, da parte mia.

Potrei dirti che la vita divora le ore, che quando riesco a contarle quelle passate sono già innumerevoli, già tante, troppe. E sarebbe la verità.
Potrei dirti che non ce la faccio a stare dietro a tutto quello che succede, per potertelo raccontare. E pure questa è la verità.
Oppure potrei dirti che non si verifica niente di rilevante, niente che sia degno di essere raccontato. E forse questa non sarebbe una vera verità,
Nessuna di queste, d’altro canto, è la sola verità.
Perchè, caro diario, c’è dell’altro.

C’è che tu mi accogli sempre fra le tue pagine con la stessa benevolenza di quando avevo 11 anni, ma quante cose sono cambiate da allora.
Te lo ricordi? Un minuscolo lucchetto sigillava i nostri segreti. Era ridicolo, un niente lo avrebbe aperto e addio confidenze segrete, ma quello che contava era che c’era: l’illusione di avere uno spazio tutto per me, per me sola, senza che nessuno ci ficcasse un naso curioso, o peggio, critico e severo.

Anche in seguito, un semplice quaderno poteva bastare, l’importante era crederlo ben nascosto. Non era necessario che lo fosse, anzi, quasi certamente pure tutti i nascondigli che inventavo erano illusori. L’importante era, appunto, sempre l’illusione.
Anche perchè i segreti più inconfessabili erano quelli che forse volevano essere letti. Una inconsapevole richiesta di comprensione, di aiuto, di affetto, impossibile da esternare a voce, nonostante volesse essere urlata.

In tanti anni non mi sono mai accorta che tale richiesta fosse stata accolta. Anzi, l’unica volta che, ne sono quasi certa, il nostro segreto era stato violato, non mi è andata troppo bene. Incomprensione, accuse ingiuste e pregiudizi: e la fine di un bene, questo mi è costato, altro che richiesta di aiuto.
Tuttavia ho mantenuto vivo per anni il dialogo fra me e te, che tanto non c’era nessuno che fosse disposto ad ascoltare veramente quanto avevo da dire, né a ricevere tutto l’amore che avevo da dare e tanto meno a darmi quello di cui avevo bisogno.

Finita l’era dei quaderni, ridotti in cenere con enorme rimpianto, e dopo un periodo di inquieta pausa, è iniziata l’era tecnologica. E sei finito sul web, caro diario, con una partenza in sordina, senza pretese, con la convinzione che ci fosse ancora quel tacito accordo fra noi, per cui quello che ti raccontavo restava fra me e te.
E così è stato, infatti. Per un po’.
Poi ho dovuto prendere atto che non c’era più nulla di segreto, che la rete è un piazzale aperto, dove passa un sacco di gente, c’è chi si ferma a guardare le vetrine o a prendere un caffè e chi prosegue indifferente per la sua strada. Non ci sono filtri, non ci sono cartelli di vietato l’ingresso, per cui chiunque può transitare e parcheggiare per qualche minuto, restando in sosta a leggere qualche pagina.
A dire il vero ci sarebbe anche un sistema che blocca l’accesso, ma è assurdo solo pensarci: un diario chiuso, in rete, è un controsenso, un ossimoro. Tanto vale nemmeno iniziarlo, un diario così.
Per il principio che anche le cose più intime in fondo richiedono l’attenzione degli altri.
E quante amicizie sono nate grazie a te, quante conoscenze piacevoli!
È stato questo il meglio della rete, il bello della condivisone, il bello di avere un amico come te, muto e comprensivo.

Eppure di questi tempi ci sono cose che accadono, nella mia vita, che non possono essere condivise. Sono cose belle e cose meno belle; pensieri che restano nella mia mente, eventi in continua evoluzione, passioni da vivere, speranze per sogni da realizzare, progetti entusiasmanti, timori per un futuro incerto, paura dell’imprevedibile, e altro ancora.

No, non tutto si può raccontare. Non è giusto. Alcune vie dell’anima e del corpo sono così private che non fuoriescono dai confini del cuore. E del resto tutto si accavalla così velocemente da non poter essere assimilato, gustato, quasi nemmeno goduto, nonostante le migliori intenzioni del mondo.

Ecco perchè, in ultima, caro diario, mi voglio scusare con te per la latitanza.
Io ci sono, ci sono sempre. Un po’ travolta dalla vita e dai pensieri, ma sempre presente. A te va il mio pensiero, perdona se in cambio ti sottraggo un po’ di tempo. E stai tranquillo, non mi dimentico di te. Non posso dimenticarti, tu sei parte di me.

A presto.

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4 Risposte to “CARO DIARIO”

  1. paroleinpunta Says:

    …ed io seguirò il tuo diario.. per il gusto dei tuoi calzini… 🙂
    buona serata…

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  2. ramona Says:

    Bè, è pur sempre un buon motivo… 🙂
    Grazie per essere passato di qua e piacere di conoscerti!
    (I titoli dei nostri blog si somigliano in modo curioso, vero?…)

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  3. Peda Says:

    mmmmmm, come al solito bellissimo leggerti ma, questa volta, una nota di inquetudine non mi lascia tranquillo….

    ti abbraccio forte…

    Peda

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  4. ramona Says:

    no, no, caro Peda, stai pure tranquillo! Sono viva, vegeta e, al momento, ancora pensante! Tutto bene, per ora, non ti inquietare… Hai passato buone ferie?

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