IN CANTINA

Apro piano la porta della cantina e vado alla scoperta di tutto un mondo misterioso, dimenticato, che sembra provenire da un’altra galassia, o da un’altra vita. Sono oggetti che ritenevo un tempo indispensabili e da cui faticavo a separarmi anche quando per qualche motivo erano diventati inutilizzabili; ricordi intrisi di un passato che una volta era stato presente.

Non sono mai stata facile a gettare via le mie cose, io conservo tutto, fino a che lo spazio a disposizione si ribella e mi ricatta: o tu, o quegli oggetti. Nel senso che se voglio essere padrona in casa mia, devo liberare il posto, oppure cedere il mio.

Ma come si fa a gettare qualcosa che è stato parte di noi per un periodo di vita?

Oggi qui ritrovo cose che avevo proprio dimenticato, che mi stupisce ritrovare, che talvolta non ricordo neppure cosa fossero, o perché le avessi conservate.
Un’antica saggezza afferma che se per un certo tempo non usi qualcosa, quel qualcosa non ti serve e puoi farne a meno.
Sarà.

Entrando nella mia cantina si ha paura dei crolli… lo spazio è piccolo e tutto il contenuto è ammonticchiato in ogni centimetro quadro, anzi cubo, disponibile.

Un angolo è dedicato alla raccolta differenziata, prima dello smaltimento definitivo. Non si può certo andare al bidone ogni volta che si apre un barattolo di pelati o si gusta un succo di frutta. Bisogna accumulare, creare una piccola discarica in casa.
Plastica e vetri, in due bidoni che non bastano mai, per cui si ricorre a buste o cartoni supplementari.
Pile esauste, farmaci scaduti, questi sì da eliminare senza rimpianti.
E poi carta, montagne di carta. Soprattutto depliant pubblicitari, quelli che invadono la cassetta della posta, mai neppure sfogliati, buoni solo a infastidire e a far riflettere sulle foreste decimate per reclamizzare un mondo di consumi che non riusciamo più a reggere. Non siamo animali previdenti, siamo gli unici a creare le condizioni per una progressiva autodistruzione, invece che per la conservazione della propria specie.
Qualche giornale, riviste in omaggio assolutamente inutili… I settimanali invece qui non si trovano, passano di mano in mano, hanno vita più lunga, perché una notizia o una storia non letta è sempre nuova, e mi piace che di famiglia in famiglia altri occhi leggano ciò che ho letto io, per un successivo scambio di opinioni, tipo un innocente gossip sulle alterne fortune dei vip, così diversi, così lontani, eppure così simili a noi.

Lo spazio della discarica casalinga è comunque un universo in continua espansione, un big bang che prima ci caccerà di casa, se non smaltiamo al più presto. Utilissimo per pensare a quanto spreco esiste al mondo, a quanta spazzatura abbiamo seminato nei secoli passati, avvelenandoci da soli.
La differenziata è davvero la nostra risorsa.

Sugli scaffali di ferro nell’altro angolo c’è un po’ di tutto.
Addobbi natalizi che sembrano così assurdi di questa stagione.
Conservo anche quelli che non utilizzo, ma che hanno fatto parte della casa per qualche tempo, così che ormai tre scatoloni non sono sufficienti a contenerli, ma bastano a occupare spazio vitale. E di fronte c’è l’albero di Natale finto, riciclabile, anchilosato nel suo scatolone ingombrante. Il precedente, l’abete argentato, ce l’ho fatta a eliminarlo. Ma lo penso ancora.

Un vecchio tappeto che non userò più.
Potrei buttarlo, ma è quello che ha fatto parte di questa casa fin dai suoi primi giorni, mi ricorda l’emozione di avere arredato e di abitare, finalmente, uno spazio mio, dopo anni di ospitalità in case altrui. Poco più in là il rotolo del tappeto seguente, più nuovo, più bello, lavato dopo essere stato vittima dell’incontinenza del mio vecchio gatto, e mai più rimesso su un pavimento, per preservarlo dalle unghie del nuovo cucciolo, che negli anni non ha ancora perso l’abitudine di affilarsele dove non deve.

Due sacchi enormi pieni di vestiario smesso.
La moda è veloce, e per quanto a volte ritorni, sembra che le fogge di una volta non vadano più bene. Ma la speranza è l’ultima a morire e io conservo. Anche perché quella camicia, quella maglietta, quella gonna, erano state scelte con gusto e amore, ricordano un’età e misure in cui non si può ritornare, ma che è così facile rimpiangere. Prima o poi questi capi passeranno una nuova selezione e andranno ad abbellire chi ne ha davvero bisogno e comunque se ne impipa della moda. Prima o poi, sì.

Una montagna di elettrodomestici o similari.
Una radio sveglia, che chissà perchè è qui. Era un omaggio della cassa di un supermercato, ma dopo molti anni di onorato servizio forse ha smesso di funzionare. Non me lo ricordo. Come non ricordo di aver mai visto quell’asciugapelli, corredato di tutti gli utensili. Sembra nuovo! Come mai è finito qui? Devo portarlo all’ecocentro? Ma e se funzionasse? Non sarebbe un delitto?

La gabbietta dei canarini, piccola come quella di Titti.
Era stata dismessa a favore di una voliera un tantino enorme per le piccole creature alate, che però almeno ora vivono all’aperto, all’ombra dell’ibiscus, assaporano il calore del sole e l’odore del vento, la compagnia dei passeri e delle colombe, perfino di qualche cinciallegra, e si sgranchiscono le ali, restando al riparo dall’intraprendenza di gatti sfacciati, come quel rossiccio a pelo lungo che trovo sempre abbarbicato a mezza altezza.

Forse la gabbietta non serve più, ma non si sa mai. Un po’ più in alto trovo anche il trasportino del gatto, il primo che ho comprato, in vimini, che alla fine sembrava cedere sotto il peso della bestiola. È mezzo rotto, dovrei buttarlo. Forse.

Una pila di scatole di cartone traboccanti.
Dentro c’è un bel numero di fumetti di Topolino. Li compravamo tutte le settimane, a ricordo di quando eravamo bambini, poi basta, non c’è stato più tempo e non c’è più spazio. E queste copie restano qui, perchè gettarle vie non si può, non si può uccidere Paperino e tutti gli altri. Una soluzione per loro si troverà.

La riserva delle provviste, detersivi e barattoli vari.
Questa, almeno, è in evoluzione, non è un vero deposito, e non c’è nulla da gettare, semmai da utilizzare. L’importante è che le scorte non si esauriscano, altrimenti si deve andare a fare la spesa più spesso. E io odio fare la spesa.
E le bottiglie di vino? Ci sono, certo, poche, pochissime, di solito spumanti mai bevuti a Natale o Capodanno, che avanzano anno dopo anno. Sarà vero che il vino invecchiando migliora e s’impreziosisce? Allora questo, se non è imbevibile, avrà un valore inestimabile!!

Cos’altro c’è?
La vecchia dispensa della nonna… un mobile senza valore se non affettivo, con due ante di vetro scorrevoli e vari cassetti e scomparti, i più senza maniglia. Un tempo ci saranno stati merletti e bicchierini di cristallo in mostra, ora… c’è di tutto, ma mi rifiuto di aprire i vari sportelli, mi farei prendere dallo sconforto.

Sopra il mobile le valigie, di varie grandezze, di varie fogge, sempre disponibili ad un viaggio qualsiasi. Alcune sono proprio inutilizzabili, ma fanno parte di questa famiglia più ancora del mobile che le sostiene. Suvvia, magari serviranno a qualcosa, prima o poi.

Negli anni sono stati effettuati diversi interventi di bonifica, in questa cantina. Centinaia di oggetti sono stati via via smaltiti altrove per far posto ai nuovi, se così si può dire. Forse è tempo che anche questi, ormai non più così nuovi, lascino il campo?
Domani smaltisco la differenziata.
Il resto no, ancora no.
C’è tempo.

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2 Risposte to “IN CANTINA”

  1. pedalopoco Says:

    Perchè… una cantina che si rispetti se non è così non è una cantina…. ecccheccavvvolo!!!!!

    ho detto augh!!!

    Peda 😉

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  2. ramona Says:

    e pensa che non ho una soffitta… sarebbe ancora peggio!!

    Ciao!!!!!!!

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