IL MONDO SOTTERRANEO DI FRASASSI

Il mondo è impazzito, annegato da una furia temporalesca prepotente come poche. La luce è da crepuscolo perenne e le temperature si sono abbassate di almeno 15 gradi. È così: le stagioni si susseguono, il clima muta, e la malinconia avanza.

Ma questo accade in superficie, dove gli esseri viventi faticano ad adeguarsi ai cambiamenti. Ci sono luoghi del pianeta invece in cui i mutamenti sono lenti, il microclima non varia e non ci si accorge di cosa c’è “lì fuori”.
È il mondo sotterraneo, l’ipogeo, le grotte.

Una visita alle grotte di Frasassi nelle Marche e subito si entra in un altro mondo, un regno incantato in cui la fantasia è libera di sbizzarrirsi, dove le tempeste non arrivano e neppure i terremoti, dove non c’è il sole, è vero, ma nemmeno il freddo, e la temperatura è costante in ogni stagione.
Per qualche ora ci si può concedere di abbandonare la crosta terrestre per andarci sotto. Per diversificare il pensiero, vivere un’emozione diversa, una dimensione sconosciuta.

Si comincia seguendo un tunnel artificiale, un tantino claustrofobico. Non si ha l’impressione di scendere, ma in realtà si sta procedendo proprio verso il cuore della terra, pur restando ovviamente a una grande distanza da esso. Duecento metri non sono niente, eppure fanno impressione, quando ti rendi conto che sei duecento metri “sotto”.

Di colpo entri in uno spazio immenso, ti dicono più grande del duomo di Milano, dove vigilano silenziosi guardiani immobili e millenari dalle forme più strane, ma sopratutto erette. Stalattiti e stalagmiti, la goccia dell’acqua che penetra nella roccia e deposita il suo calcare costruendo queste strutture, alle volte altissime, anche 18-20 metri; questi ultimi sono chiamati giganti, perchè davvero enormi. E se qualcuno non te lo dicesse quanto sono alti non ci crederesti. Nella grotta manca il senso di profondità, non si hanno riferimenti, è tutto ingannevole. Come credere che quello spuntone appeso sulla volta che sembra minacciare le teste degli incauti visitatori ed è chiamato appropriatamente La Spada di Damocle, sia lungo ben oltre i 7 metri? Sembra solo un fazzoletto!
Le fioche luci fredde posizionate ad arte non aiutano a rendersi conto, ma aumentano la suggestione.

Migliaia di anni per arrivare a simili altezze. Questa grotta vive da milioni di anni, e nel tempo si è trasformata, lentissimamente, creando un panorama unico. E mutevole. Ma nessuno di noi vedrà mai il suo mutare, ci vuole così tanto tempo terrestre. Il tempo qua sotto invece sembra avere un’altra unità di misura.

La scoperta di questo tesoro è stata casuale: un movimento anomalo dell’erba di un prato in una giornata senza vento, la scoperta di un piccolo foro nel terreno che somiglia a un pozzo, un sasso che viene lanciato giù e impiega un tempo assurdo per toccare il fondo. Un dubbio, che poi diventa certezza. La calata nel buio, la scoperta di una profondità inaspettata, oltre duecento metri. E l’inizio di un’avventura incredibile.

Chissà che batticuore per i primi uomini che si sono calati con cautela, chissà lo stupore, quando alla luce delle torce hanno scoperto la magia. Non c’era il percorso attentamente costruito in seguito, che chiunque può seguire. Era un terreno incontaminato, la verginità della Terra inviolata da millenni. Tutte quelle alte figure immobili devono essere apparse inquietanti come antichi guerrieri, e quelle più piccole innocenti come statue di presepe. Dev’essere stata un’impresa titanica, scendere dall’unico caotico ammasso di rocce morte e camminare quasi in punta di piedi in quell’abisso oscuro per non rompere niente, per non disturbare niente o nessuno. Anche se poi presi dall’esaltazione forse all’inizio non ci sono state troppe cautele.

Ancora non si conosceva l’estensione della grotta, non si immaginava se ci fossero forme di vita. Era un universo a sé, come andare a esplorare l’altra faccia della Luna, che per le conoscenze di 40 anni fa era già un’avventura impensabile.
Un senso di meraviglia crescente accompagnava quegli uomini consapevoli di aver fatto una scoperta immensa (la cronaca di quei giorni merita di essere letta, qui).

Meraviglia che accompagna anche chi si immerge per la prima volta in tanto splendore. Basta il percorso più semplice, quello che anche anziani e bambini possono fare e fanno senza problemi. Per chi lo volesse si può anche provare il brivido dello speleologo vero su altri percorsi, ma già la sola passeggiata rende l’idea e lascia la bocca spalancata per lo stupore.

La passeggiata semplice entra nel cuore della montagna per più di un chilometro e nel percorrerla si fanno incontri strani. Figure conosciute che si ritrovano dove non si pensa: là c’è un Babbo Natale, qui un orso polare, quello è il castello delle streghe e quel busto è senz’altro un omaggio a Dante Alighieri. Ma sono solo accumuli di calcare, bianchissimo e puro, o colorato e misto ad altri minerali, che per un capriccio della natura, per il paziente e incessante lavorio di una goccia d’acqua e di una corrente d’aria, finiscono per assomigliare a qualcosa che la nostra fantasia riconosce.
La bocca resta costantantemente aperta, perchè gli stupori si susseguono uno dopo l’altro. Alcune stalattiti, ci assicurano, se percosse suonano come le canne d’organo da cui prendono il nome. La tentazione è fortissima, ma non si può: è proibito toccare, il materiale organico che verrebbe inevitabilmente lasciato sul materiale lo danneggerebbe. Anche questo sa dell’inverosimile: una goccia di sudore che altera materiale millenario, compromettendone la stabilità e il futuro…

Il futuro… altri milioni di anni, e chissà, l’uomo non ci sarà più, ma queste rocce e questa grotta saranno ancora qui. La vita in superficie, che dipende da una stella destinata a morire, cesserà, ma la vita di questo materiale in apparenza inerte potrebbe proseguire all’infinito. Fino a che il pianeta non esploderà per conto suo, o imploderà in un misterioso buco nero.
Pensieri celesti che si susseguono stimolati dall’oscurità del profondo.

Il giro continua, ci sono pozzi profondi e acque che non si mescolano fra loro, come se una delle due fosse olio, ma entrambe sono acqua. Ci si chiede se c’è vita, se c’è mai stata in un ambiente dove si respira ossigeno come di fuori, mentre l’anidride carbonica è il doppio e la temperatura è a 14 gradi costanti. Non si vedono quelli che vengono reputati gli abitanti tipici delle grotte, i pipistrelli: loro stanno in una zona più alta, qui osano solo i turisti. Forse un uomo antico qui non ha vissuto, ma oggi un abitante vertebrato comunque c’è, ed il geotritone, strano anfibio che respira attraverso la pelle ed è fornito di coda. Un residuo di preistoria che non si è accorto che le ere si sono succedute, a dimostrazione che qui il tempo è davvero un’altra cosa.
Lo si vorrebbe vedere, il tritone, il cui nome evoca il mito, ma non è concesso. Si tiene lontano da questa massa incessante di animali a sangue caldo e un po’ stupidi. Che peraltro continuano imperterriti, giovani, anziani, bambini, singoli, coppie, gruppi, scolaresche, provenienti da molti luoghi del mondo. E si ritrovano ad ammirare le candeline della sala omonima come se fossero proprio candele votive accese immerse in un lago di acqua santa, o elfica, o comunque magica.

Infine la sala dell’infinito, l’ultimo pezzo accessibile del percorso facile, spiega bene il suo nome con quanto è successo ai suoi primi scopritori, che semplicemente si sono persi nei suoi meandri, com’era inevitabile nell’esplorazione di una distanza sotterranea che in tutto ricopre una trentina di chilometri.

Il percorso di ritorno lo si fa in religioso silenzio, spintonati dalla folla che entra curiosa, a volte bisogna darsi la precedenza in senso unico alternato. Le voci e le luci delle guide spiegano e illuminano i particolari, ma ognuno nella sua testa fa i conti col mistero.
Fuori, che sia sole, vento o pioggia, c’è la luce. E un altro mondo.

(le foto sono tratte dal sito ufficiale delle grotte di Frasassi, cui rimando per un magnifico giro virtuale)

http://www.frasassi.com/index.php

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3 Risposte to “IL MONDO SOTTERRANEO DI FRASASSI”

  1. Giancarlo Cappanera Says:

    Le straordinarie Grotte di Frasassi sono state scoperte il 25 settembre 1971 dal Gruppo Speleologico Marchigiano C.A.I di Ancona.

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  2. ramona Says:

    Vero, avevo omesso di specificarlo, ma spero di essere perdonata perchè ho messo tanti rimandi al sito ufficiale delle grotte e al suo, signor Cappanera, dove il racconto di quei giorni memorabili mi ha enormemente emozionata. Ci avevo pensato molto durante il giro nella grotta, e ho continuato a pensarci anche dopo, da qui questo mio piccolo post.
    Grazie molte per il suo intervento e soprattutto grazie per il meraviglioso regalo che avete fatto all’umanità

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  3. Giancarlo Cappanera Says:

    Aggiornamento del sito web su Frasassi in http://www.frasassigsm.it

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