PAROLE PER STRADA A ROVERETO – LA PREMIAZIONE

E come andò a Rovereto?

Una serata bellissima! Non mi capitava da molto tempo ormai di partecipare alla cerimonia di premiazione di un premio letterario, diciamo almeno tre anni, e ne avevo nostalgia. È pur vero che grazie alla Carboneria Letteraria le serate di presentazione dei nostri libri non sono mancate, in questi anni, ma una premiazione è un’altra cosa, un altro tipo di emozione.

Arriviamo dunque a Rovereto, e la prima sorpresa è la stessa città: molto più grande di quanto non pensassi, e anche molto più bella e viva. Scoprirò infatti che questo è un crocevia di culture, aperto alle differenze, ricco di storia e di musei e di amore per i libri. C’è molta gente in giro, molti giovani. C’è vita, e non credo sia solo perchè tra poco è Natale.

L’appuntamento con gli altri è al MART. Chi lo sapeva prima cos’era, il MART?? Ora lo so, è il famosissimo museo d’arte contemporanea e moderna posto in un polo culturale di cui fa parte anche l’altrettanto famosa biblioteca di Rovereto. In questo posto mozzafiato, proprio all’aperto, nel corridoio d’ingresso, ci sono i tabelloni con i racconti finalisti: la seconda emozione della serata. Le parole per strada, eccole qua, sotto gli occhi di tutti, nel tempio della conoscenza, a disposizione di chiunque. Il mio mini racconto, come un soldatino, è pronto a farsi leggere insieme agli altri. Una foto lì davanti è puro istinto, oltre che quasi un obbligo.

Arrivano gli amici carbonari che come me sono stati selezionati ed è bello rivedersi. Ormai ci incontriamo in ogni luogo d’Italia, e cosa più bella non c’è!

Incomincia, ufficialmente, la serata.

Un primo breve incontro avviene in una piccola sala annessa all’incredibile biblioteca cittadina; saluti ufficiali, alzata di mano dei finalisti presenti, che a voce alta dicono il titolo del proprio racconto. C’è un autore che non se lo ricorda il titolo del suo racconto, che buffo!

Poi ci si sposta in un’altra sala molto bella, attrezzata perfettamente per ciò che voleva essere: un salotto letterario. Tavolini rotondi per gli autori, poltrone dietro per il pubblico, il palco davanti per la giuria.

Sala piena, forse oltre una cinquantina di persone, non sono stata lì a contare… Gente elegante e interessata, ma di non freschissima età purtroppo. Peccato.

Di nuovo saluti, discorsi brevi, musica di sottofondo alle tastiere, un ricciolino tipo Allevi suona Mozart e Beethoven.

Vedo una faccia che non mi è nuova, mi ci vuole poco a focalizzare un ricordo. Questa donna davanti a me è la vincitrice del Premio Intimità 2005, l’anno in cui sono arrivata seconda! Colei, insomma, che per pochi voti mi ha privata del primo premio. Quant’è piccolo questo mondo… e quant’è tondo: lei non fa parte dei finalisti, ma solo dei 92 partecipanti. Una volta per ciascuno, a quanto pare.

Poi la premiazione: gli autori vengono chiamati uno a uno, annunciati dalla lettura di ogni biografia, e mi spavento a sentire leggere la mia: ho fatto molte cose, dopo tutto, e anche se non arriva quello che più sogno, una pubblicazione solo mia, non posso negare di avere vissuto, in questi ultimi anni, una bellissima avventura. A volte nemmeno mi rendo conto di quanto sono stata fortunata.

Riceviamo tutti, come ricordo, la bellissima targa che riproduce in piccolo il nostro racconto sul tabellone, un biglietto di ringraziamento, un librone su qualcosa di locale e la borsa di stoffa con il logo de Il furore dei libri, l’associazione culturale che ha permesso tutto questo.

A questo punto cominciano le interviste. Si inizia con l’intervista via skype con uno degli autori non presenti, perchè momentaneamente in Africa, un noto regista e autore televisivo. Ah, la tecnologia… che cosa interessante! È la prima volta che la vedo utilizzare in una premiazione; un segno del tempo che passa.

Poi tocca a noi autori presenti. Le interviste sono a cura della giornalista di RAI3 Serena Tait, che è stata anche la presidente della giuria esaminatrice: persona in gambissima, intelligente e competente, lo si capisce subito dalle domande che ci rivolge.

Siamo interpellati in ordine alfabetico, ed è lei che viene ai nostri tavoli. La prima, ahimè, sono io, non ho neanche il tempo di pensare a qualcosa di sensato da dire… lei mi incoraggia e definisce il mio racconto come la classica favoletta di Natale. Sì forse lo è, rispondo, perchè non mi sembrava giusto che il protagonista, un giovane uomo sfortunato come tanti in questi tempi di crisi, potesse passare le feste natalizie senza un segno di speranza. Quanti sono oggi quelli come lui che perdono il lavoro e la fiducia nel domani? Il mio Giosuè nella sfortuna è fortunato, ritrova su una bancarella il libro con le ricette segrete di famiglia, pensa che con quelle potrebbe risollevarsi, rinascere, riproporsi al mondo. E non importa se è troppo povero per ricomprarsi il libro: il venditore, commosso dalla sua emozione, senza nulla sapere di lui, glielo regala insieme a una banconota e alla speranza di un domani migliore. Non un libro perduto dunque, fa notare la giornalista, come era il tema del concorso: ma un libro ritrovato e, in ultima, restituito. Non ci avevo pensato, ma è così! Non so cosa sia riuscita a balbettare durante l’intervista, come al solito capita che la timidezza s’impigli alla lingua e combini qualche guaio… ma stavolta il microfono non è particolarmente funzionante e probabilmente nessuno mi ha sentito. Meglio così.

Dopo le interviste un buffet fantastico, dove, qui sì, ho dato il meglio di me, anche se non abbastanza da riuscire ad assaggiare tutto.

Infine intermezzo musicale del solito pianista riccioluto e interviste agli autori non finalisti.

Fine della serata e rientro al bellissimo albergo in cui siamo ospitati, a piedi, in un clima freddo da paura, ma riscaldato dalla bella serata appena trascorsa.

La mattina dopo passeggiata in centro a Rovereto, un centro storico molto ben tenuto, con il respiro della storia e della cultura che aleggia per i vicoli. Scopro per esempio che questa è la patria di Damiano Chiesa, un nome che fin da piccoli impariamo a scuola: un martire della patria, uno che ha preferito morire piuttosto che rinnegare la fiera condizione di italiano. Ah, come vorrei che anche al giorno d’oggi si avessero di questi sussulti d’orgoglio, in questo Paese che talvolta dimentica cosa è stato. La storia andrebbe sempre ripassata, mai dimenticata.

Qui la guerra ha lasciato il segno. I musei dedicati non si contano, un enorme cannone posto a monumento impedisce ogni dimenticanza.

E anche la cultura, dicevo, ha benedetto questa città. Qui ho visto la casa dove Mozart ha tenuto il suo primo concerto italiano. E il palazzo dov’è nato Antonio Rosmini, beato, filosofo e pensatore; in una viuzza del centro una targa riporta che camminando proprio lì l’illustre concittadino sviluppò il suo pensiero. A dire il vero mi sono chiesta cosa ci avesse trovato, proprio in quella stretta via, ma si sa, erano altri tempi, distrazioni non ce n’erano e forse le piccole cose potevano suscitare grandi considerazioni.

E poi altre strade, botteghe, antiche usanze. Rovereto è proprio bella!

Aggiungo che è stato meraviglioso sentire dalle parole di un assessore, la sera prima durante la cerimonia, il rifiuto di mettere in secondo piano la cultura, e la volontà invece di investire su di essa, crisi o non crisi. Una netta controtendenza che fa onore alla città, E che tutti dovremmo prendere ad esempio.

Come andò, allora a Rovereto? Ma che domande… meravigliosamente!

 

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2 Risposte to “PAROLE PER STRADA A ROVERETO – LA PREMIAZIONE”

  1. pedalopoco Says:

    Ne ero certo 🙂

    Grande Ramona… evvai!

    Buone feste!

    Peda e tutta la sua tribù

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  2. ramona Says:

    tanti auguri anche a te e a tutti voi, che siete meravigliosi!

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