NUOVO ANNO O FINE DEL MONDO?

Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno,
ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai oggi.  
(Ernest Hemingway)

C’era una volta una ragazzina che viveva in un’epoca difficile. Erano gli anni Settanta, e sembrava la fine del mondo.

La fine del mondo era cominciata con l’Austerity, ma non è che prima la ragazzina ricordasse anni migliori. La Storia in seguito le racconterà la favola del boom economico del decennio precedente, ma a lei da sempre era stato insegnato che soldi in casa non ce n’erano. Al massimo erano inventati: ci si vestiva con soldi che non c’erano, si mangiava con soldi che non c’erano. Bastava firmare una cambiale. Prima o poi ci sarebbero stati, i maledetti, e comunque non si sarebbero mai fermati in quella casa dal salvadanaio sempre vuoto.

L’Austerity, appunto… un nome inglese che manco metteva paura alla ragazzina, lo trovava simpatico. Era grazie all’Austerity che la domenica sembrava veramente una festa. Non si poteva girare in macchina, solo a domeniche alterne, a seconda se la targa finiva con numero pari o dispari. Perchè all’epoca c’erano i numeri sulle targhe, e la sigla della provincia, e tutti sapevano da dove veniva una macchina. Ma lo zero era numero pari o dispari? La ragazzina non aveva ben capito, nemmeno i telegiornali erano del tutto sicuri di saperlo.

Però che bello, pochi mezzi motorizzati la domenica in una città che sembrava essere nata con le automobili incorporate, affogate di traffico. Si vedevano bambini sui pattini, spuntavano un sacco di biciclette e soprattutto si andava a piedi. Era una festa.

L’Austerity aveva però anche un’altra faccia, comprese la ragazzina. Ed era quella che obbligava a fare file lunghissime che duravano ore per riempire una tanica di cherosene per la stufa di casa, necessaria per scaldarsi anche se il clima in città non era rigido. Ci si dava il cambio, in famiglia, per non perdere il posto. E poteva capitare che arrivava finalmente il proprio turno e… cherosene non ce n’era più.

Cherosene prezioso come pane. Però il panettiere poteva forse fare credito; il distributore certamente no.

Anni duri, ma la ragazzina non ne aveva conosciuti altri più lievi, nemmeno nell’infanzia. E anzi, conobbe di peggio nel mondo che stava per distruggersi. Perchè arrivarono i terroristi.

Arrivavano dall’estrema destra e dall’estrema sinistra, ma lei non sapeva a destra e sinistra di che cosa. C’era chi si colorava di rosso e chi di nero, ma facevano tutti la stessa cosa: ammazzavano e rapivano. Mettevano bombe, e saltavano per aria centinaia di persone. Gambizzavano intellettuali e forze dell’ordine. All’ordine del giorno dei telegiornali era un tristissimo resoconto: quanti ne hanno ammazzati oggi? Chi hanno rapito?

Non finiva mai.

Anni e anni così, in un tunnel senza luce e senza speranza, in cui la ragazza cresceva e cominciava a farsi domande, a chiedersi il perchè di quelle tragedie: in nome di cosa, santo cielo?
Arrivò un momento in cui sembrava impossibile uscirne, e la ragazza credeva di scoppiare per l’impotenza e il dolore.
Soldi in casa non ce n’erano ancora, e il mondo là fuori era così brutto e cattivo e stava per conoscere la propria fine.

Eppure non aveva ancora mostrato la sua faccia peggiore, questo mondo.

Un certo anno di quel decennio tremendo cominciò male, malissimo. Appena finite le feste natalizie più tristi che la ragazzina avesse mai conosciuto, sua madre morì. Giovane da far paura. Un punto di riferimento importante per la delicata età dei figli se ne andò fra mille sofferenze, lasciando in eredità solo tristezza, vuoto, insicurezza.

E come poteva proseguire un anno cominciato così orrendamente già in gennaio?
Peggio che peggio.
Il terrorismo colpì lo Stato al cuore con l’ennesimo assassinio vigliacco; e morirono due Papi in un mese.

È proprio la fine del mondo, pensò la ragazza.
Ma iniziò la risalita e la vita proseguì.

A distanza di decenni il mondo sta ancora per finire.

C’è un ragazzina diventata adulta suo malgrado.
Un bel giorno scopre che i soldi non ci sono ancora. Anche lo Stato, come la sua famiglia anni addietro, ha vissuto con soldi inventati. Pane e vino non è mancato, Maramao, hai avuto pure di più, ma hai pagato con soldi che non c’erano. Quante cambiali hai firmato? Ma no, non esistono più le cambiali. I soldi sono virtuali, proprio come allora. Però ora è arrivato il momento in cui il creditore non fa più credito, come davanti alla pompa di cherosene di allora.
A dire il vero nemmeno il cherosene forse esiste più. Il petrolio arriva lo stesso al consumatore, sotto forma di benzina e gasolio, alimenti per l’auto. Certo che arriva, basta pagarlo più dell’oro, in una rincorsa all’aumento che non conosce limite. Basta lasciare mezzo stipendio al distributore, anche se magari l’auto serve solo per andare a lavorare.

E dunque anche oggi la domenica si va a piedi, o in bicicletta, o sui pattini?
Sì, ma solo nelle metropoli e non perchè manchi, questo carissimo carburante, ma perchè ce n’è troppo, e si soffoca per l’inquinamento.
Non è l’Austerity, quindi? No, non lo è. O per lo meno non si presenta con quel nome.
Ora si chiama crisi.

L’ex ragazzina ormai donna considera però che almeno non c’è più il terrorismo, dopo tanto tempo: alla fine lo Stato lo ha debellato.
Ma non è bastato. Ora i terroristi hanno un altro aspetto e un altro nome.
Nel centro pulsante dello Stato, viva come un cancro che non perdona, c’è la mafia dei colletti bianchi, subdola e invisibile anche se sotto gli occhi di tutti. E c’è l’ingordigia della politica che non si fa scrupolo a spennare il pollo più che può, prima che il cuore del pennuto schiatti.
Tanto paga sempre chi soldi non ha.
Perchè soldi ancora non ce ne sono. Se ci sono, sono altrove, nelle mani di pochi, e possibilmente all’estero.

Ancora una volta si gioca col nulla. Stavolta è la finanza a giocare, quella con giacca e cravatta, che si siede davanti a dei monitor e si trastulla con la vita delle persone credendo di essere in un videogame. Peccato che la gente muoia davvero. Dalla disperazione, e presto anche di fame.
No, non servono più i terroristi con le loro bombe. Basta un giochetto innocuo a un computer collegato a tutto il mondo e qualche termine straniero, ben più incomprensibile che l’innocente Austerity, per fare stragi di miseria.

E pure le perdite affettive non si contano più, non per niente si nasce, si cresce, si muore. Ogni volta che una nuova perdita allunga l’elenco la ragazzina di un tempo vive lo stesso antico abbandono.

È dunque ora la fine del mondo?

C’è stato un anno nero che più nero non si può, ma uguale a quello di oltre tre decenni prima. Tutto quello che è intercorso nel mezzo tra un periodo e l’altro sembra non essere mai esistito. I corsi e ricorsi del tempo portano la donna a sentirsi ancora ragazzina impotente contro le ingiustizie e i dolori della vita.
Però ora qualcosa è diverso.

C’è una consapevolezza nuova, che deriva proprio dall’averne viste tante, dall’aver vissuto il ritorno del passato. C’è la consapevolezza che mai la disperazione deve prevalere sulla speranza, perchè tutto è già stato, e come viene il brutto torna anche il bello, in una ruota che gira all’infinito. C’è che la fortuna e la sfortuna sono una cosa, ma il più delle volte bisogna rimboccarsi le maniche e andare avanti con fiducia, costruendosi la propria vita da niente.

C’è poi una matematica certezza: un anno dura solo un anno, nel bene e nel male.
Nel primo giorno di un nuovo anno, che ancora non si sa a quale dei vecchi anni somiglierà, non resta che ripromettersi di vivere al meglio, con coraggio e speranza, perchè i domani dipendono dall’oggi, e comunque tutto ritorna.

Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno,
ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai oggi.

No, non è ancora la fine del mondo in questo prossimo 2012, non è la catastrofe che ci si aspetta, ma forse è ora di una rinascita, è ora che ritorni un’era bella.

Un’ultima considerazione fa sorridere sia la ragazzina di ieri che la donna di oggi: oggi come ieri e come l’altro ieri e forse anche domani, soldi non ce ne sono, non ce ne saranno mai
Ma dopo tutto, non sono i soldi la cosa più importante del mondo.

Buon anno a tutti.

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2 Risposte to “NUOVO ANNO O FINE DEL MONDO?”

  1. marilvia d'Ettorre Says:

    …..ricordo quella triste notizia di…..non so quanti anni fa.Fu una nostra amica comune a darmela e io pensai a te e ai tuoi fratelli e a Lei, che avevo conosciuto quando eravamo compagne di scuola alle elementari…..
    Il futuro e’ fonte di speranza. E’ fantasia, ottimismo, sana progettualita’, arricchita dall’esperienza del passato.
    Marilvia

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  2. ramona Says:

    Marilvia, che bello vederti qui! Non sapevo che quella… notizia fosse giunta anche a voi, in fondo non ci frequentavamo più da una vita… E fa bene al cuore sapere che vi ricordavate di me e di lei, anche adesso che di vite ne sono passate… almeno due!
    Grazie, un bacione!

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