ULTIMI GIORNI DI GENNAIO

Se ne sta andando un mese difficile. Gennaio non mi è stato mai troppo simpatico, fra tutti i 12 fratelli. È il primo, il più freddo, sembra perfino il più lungo e il più oscuro; dà l’addio alle feste, tanto che prima di vedere di nuovo un po’ di allegria devi aspettare il carnevale, e prima di vedere una festa vera devi attendere la Pasqua, così sfuggente che non sai mai quando capita.

A gennaio succede sempre di tutto, in particolare abbandoni e malattie. No, non gli sono particolarmente affezionata; tremo quando arriva, rinasco quando giunge al termine del suo corso naturale.

Esco da un mese, all’incirca, di salute così così. Quelle cose che non sono gravi, per fortuna, ma che preferiresti non ci fossero.

Sono abituata da tantissimo tempo a prestare cure agli altri, la mia figura professionale e anche morale è quella che deve fare stare bene il prossimo, ma è difficilissimo farlo quando per primi si deve fare i conti con la debolezza del fisico. Ho scoperto cosa vuol dire mettere da parte i propri problemi quando c’è qualcuno che sta peggio, e porgere la mano, o il braccio, o un conforto, quando si vorrebbe solo che qualcuno lo facesse a noi.

Non nascondo che in certi momenti era così dura da versare lacrime di sconforto, che diventavano di commozione autentica quando qualcuno di quei volti, perso tra pigiami e camicie da notte in lenzuola asettiche, mi chiedeva come stavo, compatendo il mio evidente malessere e dimenticando il proprio.
La solidarietà e l’altruismo che nascono tra chi perde, anche se solo per un breve periodo, un bene prezioso, quello dello stare bene.

Un po’ mi dispiace non essere riuscita a nascondermi: ero io che dovevo curare corpi e spirito, non era giusto che chi stava peggio di me dovesse prendersi anche questo peso. Di sicuro è stata una vera comunione di spiriti, e questo mi ha fatto solo bene.

Ora gennaio è finito, e per il momento, facendo tutti gli scongiuri del caso, sembrano finiti anche i miei problemi, o quanto meno alleviati notevolmente. C’è la luce, una promessa di bella stagione, una nuova speranza, un ritorno di energia positiva. A riprova che quando si ha la salute si ha tutto, nascono nuovi progetti e si coltivano antichi sogni. Si semina perchè si spera di raccogliere, ma anche per il solo gusto di seminare, un gesto che di per sé racchiude una tenera promessa. Nel mezzo, fra la semina e l’ipotetico raccolto, la fantasia che ti fa volare, che ti fa vivere in anticipo esperienze indimenticabili, così belle che se pure non si realizzano ti basta averlo immaginato.

L’inverno non è finito, sono i giorni della merla, i più freddi, e la neve, che finora ha dimenticato di visitare la zona di mondo che mi ospita, può darsi che si ricordi improvvisamente di fare il suo dovere, prima che sia tardi. Lo so che può succedere.
Questa salute riguadagnata può essere persa di nuovo da oggi al domani. Lo so.
Una perdita incalcolabile potrebbe avvenire oggi. Lo so, e mi si stringe il cuore.

Ma in questo momento riesco solo a pensare che gennaio è finito, febbraio dura poco e sarà subito primavera. E che stare male fa parte della vita, io non ne posso essere immune, anche se per lavoro dovrei esserlo; mi aspetto che prima o poi succeda ancora e magari peggio di quanto sia appena stato, ma ora sto abbastanza bene.
Le giornate visibilmente un po’ più lunghe mi mettono il buonumore addosso, mi torna la voglia di seminare, creare, partecipare.

Aspetto il sole anche se so che ci sarà prima la neve, sapendo che questa non sarà neve eterna.

Anche le mie stagioni personali saranno variabili: ci sarà ancora gelo invernale, poi tornerà la primavera, e se sarò sfortunata sarà di nuovo l’inverno, mentre se mi andrà bene un’estate calda e piacevole potrebbe durare a lungo, fino all’autunno del mio ciclo vitale.
So che sarà così e adesso non ci voglio pensare. Voglio solo coltivare i miei sogni, raccogliere i frutti delle mie passioni, accontentarmi delle piccole grandi cose che arriveranno (qualcuna è già nell’aria, certa, altre sono impalpabili ma tenaci veli intorno a un pensiero).
Voglio pensare in rosa, che tanto lo so che il nero del dolore prima o poi arriverà, non ci si può esimere, nessuno lo può evitare.

Per ora, in questi ultimi giorni di gennaio io voglio vederci l’erba più verde, i primi fiori colorati, primule e bucaneve e anemoni, il sole più generoso, gli uccelli canterini più allegri, il cuore più caldo.
Anche se domani ci sarà la neve.

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2 Risposte to “ULTIMI GIORNI DI GENNAIO”

  1. pedalopoco Says:

    🙂

    spettacolo!

    Peda

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  2. ramona Says:

    Un abbraccio, amico peda!

    Mi piace

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