UN PACCHETTO DI KLEENEX

Nell’aria è quasi odore di primavera, il sole appare un tantino meno timido di qualche giorno fa, e resta ogni giorno un po’ più a lungo a farci compagnia. Ma è solo un illusione, fra qualche ora nevicherà finalmente, dopo mesi di clima asciutto e polare. Però adesso ancora non lo so che presto qui sarà tutto bianco, per cui mi godo questo pallido sole ottimista e sorrido alla vita.
Esco di casa, tolgo la protezione alla voliera degli uccellini, che si godano anche loro questo piccolo tepore, e sorrido. Raggiungo il bidone dell’umido con il mio onesto sacchetto differenziato da gettare, non è lontano, faccio solo pochi passi, ma mi sento un orso che esce dal letargo e sorrido.

Lui mi viene incontro da una stradina di fronte e mi sorride, mentre io gli sorrido. Ci capiamo al volo, per questo sorridiamo. Io so che lui vuole vendermi qualcosa e lui sa che io non voglio comprare niente, e questo scambio di informazioni passa attraverso un semplice sguardo con cui ci inquadriamo, ci studiamo e… ci sorridiamo.
Mi raggiunge, sempre sorridendo, mentre io cerco di guadagnare il vialetto di accesso a casa mia. È giovane, ha la pelle color cioccolato fondente, un berretto in testa, un giubbotto alla Fonzie sopra jeans scoloriti, lo zaino a tracolla. E il sorriso più luminoso che io abbia visto da un po’ di tempo a questa parte.

Gli faccio segno di nuovo che non compro niente, ma lui comincia a parlare, mescolando poche parole di italiano («Aiutami») ad altre in spagnolo («Scusa, yo hablo español»). La cosa è curiosa, non avevo mai incontrato un africano che parlasse spagnolo. Cerco velocemente di fare un ripasso di storia e geografia, ma ora non saprei dire su due piedi se qualche stato africano è stato colonia spagnola.

Questo suo approccio mi fa tornare alla mente un altro ragazzo come lui, che qualche anno fa aveva bussato alla mia porta con il solito borsone ai piedi e nelle mani un pezzo di cartone con su scritto «Non parlo italiano, sono africano». Anche allora fui sconfitta dalla simpatia del personaggio. Che fosse africano mi pareva evidente, senza che lo scrivesse su un cartone. Quanto alla lingua, non ci mise molto: tornava una o due volte all’anno, e ogni volta parlava un pochino meglio l’italiano, il cartello non gli serviva più. Era carino, gentile, mi disse che era nigeriano, cattolico, che stava radunando i soldi per tornare a casa per il Natale di quell’anno.

Che cosa buffa, a ben pensarci. Prima fanno di tutto per venire qui, poi si sobbarcano una faticaccia enorme sopportando anche le malevolenze della gente del posto, solo per poter tornare indietro! Vorrei che un giorno qualcuno mi spiegasse bene. Forse la loro è stata un’avventura inutile, non sono riusciti a trovare quella cuccagna che credevano. O forse tornano a casa solo per portare il piccolo guadagno che hanno messo da parte con chilometri e chilometri di porta a porta e di porte chiuse in faccia.

Io al ragazzo nigeriano, che sorrideva sempre anche lui e aveva le fossette sulle guance che lo rendevano ancora più simpatico, compravo fazzoletti di carta, per compensarlo dell’impegno e della gentilezza. Poi un giorno mi accorsi che quei fazzoletti li pagavo il doppio di quanto costassero al supermercato! Quando glielo feci notare alzò le spalle e disse, onestamente: «Certo, io ci devo guadagnare». La cosa più normale del mondo. L’affare. Aveva imparato bene le regole del capitalismo. Poi non lo vidi più.
Spero che abbia raggiunto i suoi cari in Nigeria, e che abbia compreso qual è il suo posto nel mondo e quale il luogo del cuore.

Nei pochi secondi in cui il mio pensiero è volato a un altro giovane color cioccolata, il tipo che ho di fronte non ha mai smesso di parlare con il suo curioso accento spagnoleggiante. Mi pare di capire che vuole che lo aiuti, non per lui, ma per la sua bambina di due anni. In effetti stavo pensando di dargli qualcosa da mangiare, visto che è ora di pranzo, ma intanto ha tirato fuori il portafoglio, che così al volo mi sembra pieno di carte, non di soldi, e ne ha estratto una foto. Una bellissima bimba su sfondo azzurro con le trecce e… la pelle chiara. Cioè, non bianca, ma nemmeno nera come quella del padre, se è vero che lui è suo padre. Mentalmente mi metto a ridere, fantasticando in pochi attimi su quella che potrebbe essere la storia vera che quest’uomo mi sta propinando.

Forse la bambina non è sua figlia, è una conoscente o una sconosciuta, chissà. Forse è stata rapita e utilizzata per far impietosire la gente (quanti di questi ragazzi hanno nel portafoglio la stessa foto?). Ma forse è davvero la sua bambina, magari la madre è europea, o del nord Africa, dove le persone hanno pelle un po’ meno scura e lineamenti meno marcati.

Ma sì, voglio credere a questo. Voglio credere che la tenerezza che traspare dagli occhi neri e lucidi di questo ragazzo sia autentica, che il sorriso così aperto e dolce sia quello che riserva veramente alla sua bimba. Dov’è ora, la piccola? In quale parte del mondo le tocca muovere i passi incerti? Con chi sta? Si chiede dov’è il suo papà? Le mancherà qualcosa, avrà abbastanza da mangiare, dei giocattoli, sarà al sicuro?
Vorrei chiedere tutto questo al giovane, vorrei ricostruire la sua storia e magari la sua famiglia. Ma tutto quello che mi viene è: «ce li hai i fazzoletti di carta?».

Lui capisce, e spalanca ancora di più il sorriso. Apre lo zaino ed estrae un pacco doppio di kleenex, me li porge e aspetta. Non mi chiede neppure soldi, come se non sapesse quanto chiedere. Neppure io so quanto costino i fazzoletti. Gli chiedo se bastano 5 euro e lui accetta con gli occhi felici. Non c’è altra possibilità di dialogo, difficile capirsi, ma all’essenziale ci si arriva.

Siamo arrivati a metà del mio vialetto, e abbiamo concordato i 5 euro. Tanti o pochi, non lo so, ma è il regalo che voglio fare alle trecce della piccolina, se mai esiste e… se è ancora piccolina.
Non ho il portafogli con me, non me lo porto certo dietro quando getto la spazzatura… Lui si ferma lì dov’è, mi aspetta a rispettosa distanza. Non mi segue, non fa alcun cenno di avvicinarsi alla porta e non insiste su niente. Aspetta. Sempre sorridendo, l’immagine dell’ottimismo.

Io entro in casa, cerco i 5 euro, esco e glieli do in mano. Un po’ me ne vergogno. Per me, per noi, 5 euro sono proprio nulla, ma chissà, forse per questo ragazzo costituiscono un mattone importante per mantenere la propria famiglia.
O forse non c’è alcuna famiglia da mantenere, solo sigarette… o peggio.

No, non ci voglio pensare, mi basta vedere questo sorriso bianco brillare nella notte scura di un volto simpatico. «Gracias, grazie!», e se ne va, verso una storia che io non saprò mai.

Non è ancora primavera.
Anche se ho il cuore caldo, tra qualche ora nevicherà.
Chissà se la bimba ha mai giocato con la neve.

Annunci

Tag:

4 Risposte to “UN PACCHETTO DI KLEENEX”

  1. manuela Says:

    Che bella che è questa cosa che hai scritto…

    Mi piace

  2. ramona Says:

    grazie Manu, sei molto gentile… sono contenta che ti piaccia.

    Mi piace

  3. pedalopoco Says:

    ho un “amico” di 14 anni che passa ogni tanto e mi vende delle fantastiche scope allungabili… l’ultima volta se ne è andato con due paia di scarpe da calcio quasi nuove che ai miei figli non vanno più bene… hanno i piedi che crescono alla velocità della luce…. 🙂 un’amicizia che dura da un paio di anni… e qualche partita di calcio in più con un sorriso da farti venire i brividi…..

    Peda

    Mi piace

  4. ramona Says:

    ciao peda, vedo solo ora il tuo commento… sai, anche da me una volta è passato un ragazzino che diceva avere 14 anni, ma io penso fosse più giovane. Me lo ricordo con un sorriso bellissimo, e quasi non voleva nemmeno vendere niente, ma mi chiedeva come stavo, come stavano i miei cari. E ha voluto solo qualcosa da bere, credo di avergli dato una coca cola… Alle volte basta davvero poco, a queste vite che non conosciamo.
    E’ molto bello quello che racconti, hai fatto un regalo immenso a l tuo giovane amico!
    Un abbraccio!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: