PAROLE PER STRADA, PAROLE VIRTUALI, PAROLE COLLETTIVE: LA PRIMA PRESENTAZIONE DEL GOLFINO BLU – Parte prima

E venne il tempo per il Golfino Blu di cominciare il suo viaggio. La sua prima presentazione al pubblico avviene in casa, grazie al contributo di un evento importante come la tappa de Le Parole Per Strada (con gli amici de Il Furore dei Libri) e all’amicizia de La Carboneria Letteraria.

Come mi è venuto in mente di fare un’associazione così apparentemente bislacca? Che ci azzeccano tutte queste cose fra di loro? Bè, a parte il fatto che io ci sto in mezzo a tutte e tre (e scusate se è poco…) il legame fra tutto è ben altro e ben più importante di me.

Il caso ci ha messo del suo, le coincidenze a volte sono straordinarie e hanno tutte un senso.

Il tutto è cominciato quando ho raccolto l’invito de Il Furore ad accogliere in città la mostra itinerante delle Parole per Strada. Non sapevo se ci sarei riuscita, ma mi piaceva l’idea di provarci. L’esperienza vissuta sotto Natale era stata memorabile e anche se non si poteva pensare di riviverla con la stessa intensità mi pareva giusto far conoscere un’iniziativa così meritoria. I racconti selezionati nel concorso, fra cui il mio, riportati su pannelli viaggianti, potevano arrivare qua!

Ci provo. M’informo. Contatto il Centro Culturale Piero Rossi che si dimostra subito interessato e in breve tempo dà l’ok ad ospitare la mostra. Mi chiedono di dare una mano per organizzare una serata di presentazione e io rispondo sì senza paura. Tanto, al 23 di giugno manca ancora un sacco di tempo.

E nel frattempo, in questo tempo che sembra così lontano, avviene qualcos’altro: nasce il Golfino Blu, cioè il mio primo libro, che vede la luce sotto forma di e-book giusto nello stesso periodo! Deve voler dire qualcosa, penso, non c’è niente che avvenga senza un motivo.

Propongo dunque, con un pizzico di presunzione e senza pensarci troppo, di associare, nella serata dedicata alla mostra, anche il debutto ufficiale del Golfino. Così. Non so neppure il perchè. E mi affretto a ordinare all’editore qualche copia stampata, perchè so, quasi per certo, che in tanti ancora preferirebbero la carta al formato elettronico o alla lettura al pc.

Ho partecipato a decine di presentazioni insieme alla Carboneria Letteraria, mi sembra una cosa facile, possibile, logica. Anzi, spinta dall’entusiasmo, chiedo ai fratelli carbonari se vogliono far parte dell’evento, un po’ per sostenermi, un po’ per far conoscere anche qui dove abito la magica associazione a delinquere (ehm…a scrivere), cui mi onoro di appartenere da qualche anno.

Ottengo dei sì ancora più entusiasti dei miei e vado fiduciosa a proporre il programma. Che viene accettato.

Marò… tutto fila così liscio che è una bellezza. Tutti questi incastri così perfetti è perchè è scritto che così deve accadere. Ancora non riconosco il vero nesso fra le cose, continuo a credere di essere io il filo conduttore e continuo a non preoccuparmi, per il momento, di come andrà. Non sono sola.

Ci saranno gli amici, ci sarà chi condurrà, io sarò ospite beata e felice.

Beata incoscienza, sì… Non è proprio così che vanno le cose, o meglio, quello che ho seminato decide di seguire una strada un po’ diversa dalle mie intenzioni, pur mantenendo lo stesso traguardo.

Il fatto è che gli amici carbonari per la data prevista hanno quasi tutti degli impegni per cui non potranno esserci. Forse solo due di loro ce la fanno, e fino all’ultimo non è scontato…

Che peccato! Io volevo farli conoscere a tutti, e al contempo volevo condividere con loro quello che è il mondo in cui vivo, ricambiando la squisita ospitalità che mi avvolge quando sono io ad andare da loro. Non posso che dispiacermi della solita fatalità che ci mette lo zampino, e comincio a preoccuparmi che una parte del programma non si possa neppure svolgere. Non mi resta che sperare nei due che possono ancora farcela: non mi lasciate sola, fratelli!

E dal Furore? Anche lì sembrerebbe ipotizzabile un’unica presenza, per quanto fondamentale. E come si fa a spiegare alla perfezione di che si tratta, con i soli pannelli contenenti i racconti della mostra? Speriamo bene.

Poi si prospetta un altro fattore inquietante, che non avevo previsto… quello che potrei essere io a condurre la serata! Io?? Io di solito sono l’ospite, cioè, come dire, a domanda rispondo… non mi ero mai trovata dall’altra parte, quella di chi deve presentare e condurre la serata. Il che equivale a sapere quello che c’è da dire, per averlo prima PENSATO. Prima di organizzare il tutto, intendo. Non dopo che è stato organizzato.

Le copie stampate intanto non si vedono. Arriveranno in tempo? Non ci pensiamo, siamo ottimisti.

In un attimo realizzo che sarò io, in qualche modo, a essere artefice e conduttrice dell’intera serata. Non sarò lì solo per presentare il Golfino, ma anche tutto il resto!

Cavoli.

Urge pensare a qualcosa, o la faccenda rischia di andare a fondo.

I comunicati stampa si diffondono, la città è informata dell’evento. Io stessa avevo contribuito a distribuire i volantini, con un misto d’imbarazzo e di divertimento. Più il secondo per la verità. Ma non è mancato anche l’imbarazzo di uscire allo scoperto, di rivelare che ho scritto un libro, per giunta così particolare, e di farlo sapere a tutti… Non pensavo che fosse così difficile superare la propria riservatezza. Ma allo spesso tempo è stato così simpatico appiccicare i volantini nei posti strategici, lasciarli nei negozi dove sono conosciuta, nel luogo di lavoro, cioè in ospedale (in questo caso un po’ alla chetichella, per non essere notata…). Mi ero sentita come quegli adolescenti che fanno volantinaggio in attesa di un lavoro, o l’extracomunitario che fa la stessa cosa per lo stesso motivo.

Mi ero divertita, sì.

Ma ora che nel web locale e sui giornali la notizia si diffonde, è tempo di pensare seriamente a cosa dire. Mi convinco definitivamente che non posso far ruotare la serata su di me: io sono nessuno. Ci vuole qualcosa che convinca ben di più.

Mi si fa strada un pensiero, dapprima vago, poi più convinto.

La serata comincia con le Parole per Strada, anzi, è dedicata alla mostra: racconti, parole che vanno incontro alla gente, anziché essere le persone a cercare le storie. Un modo nuovo di fare letteratura, in fondo, o meglio: una nuova veste per la letteratura.

E a proposito di veste, l’editoria digitale non è un altro modo di «vestire» un libro? Parole non di carta, ma virtuali. Parole nel web, che si leggono su appositi presidi, ma anche sul pc, strumento che ormai signoreggia in ogni casa. Sarà poco diffusa, ancora, ma pare che il futuro arriverà qui, su un e-reader, o un tablet, tra non molto. Il mio libro è un e-book. Le mie parole sono così, virtuali, per l’appunto.

E dalle parole per strada, dalle parole digitali, si arriva per forza alle parole collettive, alla forza della scrittura di gruppo, cioè alla Carboneria!

Eccolo dunque il vero filo conduttore: nuovi modi per parlare di libri e letteratura. Era semplice! Senza volerlo avevo fatto, riempendo il programma della serata, degli accostamenti logici e non privi di un certo interesse.

Brava! Me lo dico da sola. Ma non posso perdere tempo a vantarmene. Ho una serata da inventare.

 

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