PASSEGGIANDO IN BICICLETTA

Girano le gambe, in un susseguirsi di cerchi nell’aria. E insieme, in perfetta sincronia, girano le ruote della bici. Non occorre fare in fretta, fare con forza, fare fatica. Basta girare, e la magia è compiuta.
In equilibrio su due ruote magre, da non credere che sia possibile, si macinano chilometri in tempo breve e si vede un mondo diverso.

Il sole sulla pelle è caldo, regala una sensazione che riempie di benessere: il sole è fonte di vita, dicono, e come si fa a non crederci in questo pomeriggio estivo? I suoi 34 gradi asciugano l’umidità che affligge le ossa per tre quarti dell’anno. Trentaquattro gradi e non sentire niente più che una lieve carezza.

Sul viso l’aria tagliata dalla pedalata assai tranquilla rinfresca quanto basta e i capelli se ne vanno scompigliati in tante traiettorie selvagge.
Si sta bene. Benissimo.

Un cerchio dopo l’altro, una pedalata dopo l’altra e le ruote girano, e girando mangiano la strada, sputano metri e chilometri.
Non è sempre così facile, perchè le strade non sono tutte uguali. C’è quella che va in salita, e quella che va in discesa, e nel mezzo c’è quella che procede piana, ma attenti, può essere piena di buche. Come nella vita.
Ci sono le difficoltà che fanno arrancare, arrampicare con fatica, seguite da discese euforiche in cui tutto è facile e bello. Poi c’è la tranquillità piana della routine, con le buche nascoste per non dimenticare che l’imprevisto che può fare inciampare è sempre possibile e non si può mai abbassare la guardia.

Pedalare senza fretta è un balsamo per l’anima, un rinascere del fisico, una meraviglia per gli occhi.
Le gambe nude baciate dal sole si colorano, e così le braccia, mentre il viso si arrossa più che altro per la saltuaria fatica di affrontare le salitine. La mente si apre a pensieri belli. E il cuore ringrazia per tutto il bene che ne ricava, sia dall’ossigeno in più che alimenta il suo battito speranzoso, sia da quanto gli è concesso di vedere, che la fretta del quotidiano e perfino il maltempo gli negano.

Qua e là particolari curiosi che procedendo in auto non si potrebbero notare: una stradina che porta in un bosco, mai vista prima, un giardino ben curato, fiori dai colori del paradiso. Un rincorrersi di ghiandaie, un picchio sul tronco di un albero, un cervo volante che sfida il gigantesco nemico con chele terrificanti. Prati verdi, un laghetto in cui la montagna si specchia vanitosa; a riva poetiche ninfee. La natura che parla a chi la sa ascoltare, a chi la sa attraversare con i dovuti mezzi e in rispettoso silenzio.

L’impulso detta il percorso e fa prendere una stradina che attraversa un insieme di case sparse. Il profumo dell’erba appena tagliata è inebriante, quasi ubriaca, e allarga qualcosa dentro.
Alla fine di una salita una piazzetta minuscola, e poi la strada sterrata di un pezzetto di parco naturale. Nessun dubbio: le ruote, con le gambe connesse, vanno per di là. Giro dopo giro, la strada sotto le ruote segue il corso di un torrente. Un po’ più di fatica e di attenzione ci vogliono, per evitare l’incontro ravvicinato con sassi e ghiaia, ma cosa importa, il piacere è lo stesso. Il percorso è a tratti in ombra ma il sole fa capolino uguale e sembra non esserci niente di più rilassante al mondo.

Non è vero, c’è sempre qualcosa di più stupefacente.

Dentro un recinto due cavalli, in compagnia di un muflone. Strana mandria, ma è evidente che il muflone è in atteggiamento di difesa non per sé, ma per i suoi due amici. È lui che fa la guardia, è lui che li protegge: che si provi, chicchessia, ad avvicinarsi. Uno dei due cavalli viene alla staccionata e saluta l’intruso, con la fiducia di chi è abituato a essere trattato bene, ma il muflone no, non ha alcuna fiducia nel genere umano. Ha ragione, non sa quanto ha ragione.

La strada termina in uno spiazzo che comprende una grande stalla, una panoramica su un maneggio, un’immensità verde e pianeggiante, delle abitazioni e nuovi recinti. La bicicletta ormai calpesta l’erba ed è come camminare a piedi nudi.

Incontrare la cordialità e toccare con mano l’ospitalità riconcilia con il mondo degli umani. Ci sono umani che conoscono le vere priorità della vita, che conciliano il loro stato con quello della natura mettendosi al suo servizio, con sacrificio e impegno. Non sono contadini, ma conoscono bene madre natura: sono forestali.
Nella stalla accudiscono l’animale più nobile: cavalli, ancora cavalli. Per la precisione un imponente stallone e tante femmine con i loro piccoli di pochi mesi. In box pulitissimi e ordinati, in compagnia di rondini che lì dentro ci hanno fatto il nido, la vita si è rinnovata in questi cuccioli teneri e curiosi. Occhi negli occhi, un universo di bontà in quello sguardo, la fierezza e la fiducia, la nobiltà e la generosità. Intelligenza viva.
Le orecchie tese delle mamme dimostrano l’attenzione che loro, animali da preda, non devono mai perdere, ma sono tranquille, tutte tranquille, si fidano.

C’è da perdersi in quei cuori, in quegli sguardi. C’è da dimenticarsi perfino delle due ruote là fuori e farsi venire un pensiero matto matto: lasciare le due ruote e adottare le quattro zampe, salire su quel dorso possente e lanciarsi in gara con il vento, dimenticando tutto ciò che non sia un puro concentrato di energia.
Un muso di velluto sembra intuire il pensiero matto e si avvicina, quasi in un bacio saggio che rassicura e dice che non è possibile per ora, ma il sogno e la libertà non si devono mai accantonare.

La libertà la dà in qualche modo anche quella due ruote là fuori.

Le ruote riprendono girare, rifanno il percorso al contrario. Ci vuole sempre la stessa attenzione, ma una dolcezza in più è nel cuore, gioioso di tanto ossigeno e di tante emozioni. Uno sguardo nobile, uno birichino, una strana amicizia: incontri ravvicinati che arricchiscono. Ma non è finita, perchè non c’è mai fine al bello.

Al riprendere della strada asfaltata l’ennesima salita impossibile: ognuno sa da sé cosa può sopportare, le prove si possono affrontare in molti modi. Anche scendendo di sella e spingendo la bici, per esempio. E poiché, appunto, tutto ha un senso, si capisce solo alla fine che una ricompensa per la fatica non manca mai.
Solo grazie a questo ostacolo infatti la sorpresa finale può assalire alla gola per la commozione: in che altro modo, se non a piedi con la bici alla mano, si sarebbe potuto ammirare uno splendido pavone blu, libero di attraversare la strada davanti a chi lo osserva con gli occhi colmi del suo azzurro?

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2 Risposte to “PASSEGGIANDO IN BICICLETTA”

  1. Peda Says:

    Ciao Ramona,
    è sempre piacevolissimo leggerti, ancor di più quando parli, anche se indirettamente di una delle mie “passioni”, questa volta aggiungo anche che tutte le volte che leggo o sento parlare di “bicicletta” mi torna in mente una pagina di Giovanni Guareschi che avevo pubblicato su un vecchio sito

    http://www.golenaprofonda.e-cremona.it/racconti/labicicletta/labicicletta.html

    spero possa piacerti

    Ciao

    Peda

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  2. ramona Says:

    che bellissimo pezzo, quello di Guareschi, altro che il mio… Resta il fatto che anche per me la bici è un grande amore, anche se io e lei siamo spesso a bisticciare come due vecchi sposi… Purtroppo ci incontriamo troppo poco e non riusciamo mai a perfezionare la nostra intesa. Ciao Peda, grazie mille!

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