ARMSTRONG, AMICO MIO

Ero abbastanza piccola quando guardavo in tv la serie SPAZIO 1999. Una fantascienza casalinga eppure affascinante prevedeva che, in un futuro che ormai è già il nostro passato, la luna, già base d’appoggio della Terra, in seguito all’impatto con un asteroide uscisse dalla propria orbita e si mettesse a viaggiare nello spazio, con tutta la sua fetta d’umanità a bordo.

Ero incantata dall’ipotesi, quel futuro così ben datato era vicino, mi chiedevo se davvero sarebbe stato possibile colonizzare la luna e andare a spasso con lei nell’universo, facendo incontri improbabili ma ricchi di possibilità. Ero ancora più piccola, qualche anno prima, quando l’uomo arrivò a posare il suo piede per davvero sul satellite terrestre.

Non ho ricordi personali di quell’evento, avevo 6 anni e non c’era la televisione in casa. Ma ho visto più volte le immagini d’archivio, ho sentito la telecronaca eccitata ed emozionata di due grandi giornalisti del tempo, ho avuto negli occhi i fotogrammi al rallentatore del primo saltello umano su un mondo senza gravità tutto d’argento, e la bandiera americana dritta e tesa senza vento.

Quel primo uomo, che fece «un piccolo passo per l’uomo, un grande balzo per l’umanità», si chiamava Neil Armstrong, e di professione faceva l’astronauta, in un’epoca in cui mettersi in viaggio su mezzi spaziali voleva dire rischiare la vita ogni due per tre.

Era successo alla cagnetta Laika, sacrificata per mano umana, come spesso succede agli animali, per permettere all’uomo di evitare la sua stessa fine una volta raggiunto lo spazio. Ho pianto molto quando, da bambina, ho saputo dell’avventura triste di Laika, immaginandone la paura in un ambiente ostile, la sua indicibile sofferenza, che mi sembrava inutile e crudele; sul momento non avrei pianto se a morire fossero stati degli umani. Poi, quando è successo davvero, qualche anno dopo, con l’esplosione dello Shuttle in volo, ci ho ripensato (fermo restando il mio dolore per il sacrificio della cagnetta). Questi uomini sono i nuovi esploratori, come lo era un Cristoforo Colombo che andava a scoprire mondi fantastici e ignoti al di là di un oceano. I mondi che gli astronauti cercano oggi non sono terrestri: non gli basta il nostro pianeta azzurro, vogliono altro. E quell’altro è al di là delle stelle.

Neil Amstrong da ieri non c’è più, e la notizia mi appare curiosa. Io credevo che non ci fosse più da tempo! Mentre oggi ci si emoziona e si vive con ansia l’approdo su Marte di esploratori sofisticati, meccanici e computerizzati, quelle immagini in bianco e nero «in diretta dalla Luna» di omini in tuta e casco sembrano preistoria.

A quanto pare Armstrong ha fatto di tutto, dopo quell’evento miracoloso, a defilarsi dall’attenzione pubblica. Ecco perchè credevo che non vivesse più.

Ora che davvero ha concluso la sua esistenza terrena è facile pensare a lui come un eroe e tributargli tutti gli onori del caso.

Io lo penso quasi come un amico e mi commuovo, per il suo coraggio di essere stato il primo e di non essersene fatto un vanto.

Mi sono stupita che avesse «solo» 82 anni… ne aveva dunque 39 quando fece il Volo della Storia, un’età oggi giovanile, ma molto più che matura per quei tempi, quasi un vecchietto. Nella mia mente dispiaciuta lo affianco alla cagnetta Laika, eroica allo stesso modo, ma inconsapevole, al contrario di Neil, che sapeva bene che gran salto fosse stato il suo sulla polvere lunare. Mi piace pensare che questo suo scomparire da una facile fama sia dovuto a una forma di modestia connaturata, che se Laika fosse sopravvissuta avrebbe condiviso, perchè entrambi di certo pensavano di non avere fatto altro che quello che gli era stato chiesto.

Quando guardavo SPAZIO 1999 mi rendevo conto che la luna è un mistero affascinante. E non sono la sola, ovviamente; probabilmente già nei tempi dei nostri primi avi qualche ominide, grattandosi il capo, si sarà chiesto cosa fosse quella luce lassù che cambiava forma in tempi regolari.

Anche io, migliaia, o milioni di anni dopo, mi chiedevo cosa ci fosse lassù e soprattutto cosa ci fosse nella parte non visibile.

Ma l’uomo che è andato fino là, che ha giocato con l’assenza di gravità, che ha lasciato un’orma perenne su quel suolo, avrà osato recarsi nella parte oscura? Se sì, cosa ha visto? Perchè non ne sappiamo niente?

Caro Armstrong, tu ti sei defilato e a me resta la curiosità. Tanto che mi sono inventata una risposta in un racconto per ragazzi che chissà se mai interesserà un editore… ma in fondo non importa.

Ciò che conta è che forse la verità, l’amico Armstrong, eroe dimenticato in vita e osannato da morto, se l’è portata via per sempre.

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9 Risposte to “ARMSTRONG, AMICO MIO”

  1. Pedalopoco Says:

    🙂 intrigante 🙂

    Ciao

    peda

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  2. Vinicio Dolfi Says:

    Si, anch’ io guardavo Spazio 1999 quando ero bambino. E mi è rimasto nel cuore. Ho sempre sofferto anch’ io per Laika. Quel cane non doveva essere lanciato prima che fosse stato messo a punto un sistema di recupero. Ma, allo stesso tempo, credo che il fine di esplorare lo spazio fosse comunque giusto. Il “caso Laika” è stato un incidente di percorso, un sacrificio non necessario dovuto all’ imperfezione umana, ai conflitti tra umani (la guerra fredda). Ma, proprio per supearare questi conflitti e nell’ interesse stesso degli animali è necessario andare nell’ Universo. Infatti, se l’ umanità riuscirà a raggiungere la giustizia e a non autodistruggersi, prima o poi dovremo andarcene da quseto pianeta per la semplice ragione che la Terra non durerà per sempre. Il Sole esploderà e per tutte le creature terresti sarà la fine; a meno che l’ uomo non vada via portandole con sè…….Ecco, il miglior modo per ricordare Laika è questo.

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  3. Aliquis Says:

    Un tocco di fantasia, perchè no? Sono ormai passati quasi 60 ani, perchè non provare a fantasticare? E comunque, nella vicenda Laika le cose non sono ancora chiare.
    Prima di tutto, perchè lanciarla senza sistema di recupero? Era controproducente sul piano propagandistico. Ingenuità, fretta, approssimazione? Anche questo, da parte della politica sicuramente. Da parte degli scienziati? Fredda curiosità di acquisire dati scientifici a prescindere dall’ etica? Anche. Eppure, questo non spiega tutto. Certo, c’era la guerra fredda, la competizione accelerata. C’erano anche i conflitti tra i politici, i militari, gli scienziati, e tra gli scienziati stessi. La fretta di Korolev di “fare qualcosa di grosso”. Ma basta tutto ciò? Sul piano dell’ opinione pubblica ci fu un boomerang. La cosa era prevista. Infatti ancor prima del lancio si era lasciato intendere che il cane sarebbe stato recuperato. Si era detto che l’ abitacolo sarebbe stato espulso dallo Sputnik in senso contrario al suo moto per rallentarlo e farlo scendere a terra. Non era vero, d’ accordo. Ma se ci si era preoccupati di dire questo, voleva dire che si sapeva che si stava facendo una cosa brutta. Kolosimo, irriducibile filosovietico, fino al giorno della sua morte continuò a scrivere nei suoi libri che i sovietici volevano recuperare la cagnetta ma che non ci riuscirono perchè l’ abitacolo fu espulso in un’ altra direzione. Curiosamente, i giornali americani riportarono l’ 8 Novembre proprio quseta notizia. E riportavano anche che vicino allo Sputnik 2 gli astronomi avevano visto un oggetto. Lo affermò anche John Reinearth, che aveva visto per primo lo Sputnik e lo seguiva. “Due oggetti luminosi, ognuno accanto all’ altro. E sono sicuro che non sono meteore” disse. Allora si credette davvero che lo Sputnik si divise in due. Si sa ora che non era vero. Altra curiosità, la causa della morte di Laika indicata da Kolosimo è quella che è stata rivelata mezzo secolo dopo: “shock termico”. L’ oggetto vicino allo Sputnik poteva essere il cappuccio conico o comunque una parte che si era staccata. Ma, e se fosse stato qualcos’ altro? Se Kolosimo avesse saputo qualcos’ altro?

    Forse la cagnetta fu salvata da altri esseri?

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  4. ramona Says:

    curioso, due commenti allo stesso vecchio articolo nello stesso giorno…Grazie cari lettori!

    Sono passati anni da quando ho postato questo articolo, e fermo restando la mia ammirazione sconfinata per chi rischia la propria vita volontariamente per esplorare luoghi sconosciuti così immensamente lontani e acquisire conoscenze che potranno in futuro forse salvare l’umantà, nel frattempo ho maturato e fortificato la convinzione che no, Laika non c’entrava nulla. Che è stata una scelta consapevole da parte dell’uomo, il quale sapeva bene che non avrebbe potuto recuperare la cagnetta, ma l’ha sacrificata e condannata volontariamente. In nome della scienza? non credo. In nome della sconsiderata ambizione a essere i primi, a qualunque costo.

    Laika non ha potuto scegliere. LAika è stata addestrata, e come tutti i cani ha cercato di fare contenti i suoi padroni, che credeva amici, ubbidendo all’addestramento con impegno e fiducia.
    Anche oggi gli uomini fanno di tutto agli animali, che siano cani (vedi gli esperimenti sui beagle), scimmie, topi e quant’altro.
    Sinceramente non credo sia necessario causare tutto questo dolore a chi non ha la possibilità di scelta. Questione di etica.
    L’uomo è un essere in grado di scegliere, a meno che non sia malato cognitivamente, e sta a lui decidere cosa fare della propria vita. Invece la vita delle creature gli è stata affidata, non per sacrificarla, non per distruggerla, ma per custodirla e proteggerla.
    Ma certo, qui si entra in disquisizioni di altro genere rispetto al post.

    Rinnovo la mia approvazione sconfinata e il mio rispetto ai coraggiosi che s’imbarcano in nome della scienza in avventure meravigliose e pericolose. Ma chiedo fortemente che non accada mai più quello che è successo a Laika.

    Vi ringrazio ancora per il vostro interesse. Un caro saluto.

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  5. Aliquis Says:

    Due nello stesso giorno?
    In realtà sono opera della stessa persona, io. Non potevo dire tutto in un solo commento. Ho diviso e dato riferimenti diversi perchè non fossero fraintesi; credo sia un lato del mio carattere. Quello che è stato fatto a Laika è crudele, crudelissimo. Ma non credo che la responsabilità sia solo politica. Anche la scienza, o meglio, lo scientismo, ci ha messo del suo. E’ un pò come le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki; la decisione fu politica, ma non solo. Anche gli scienziati spingevano ad usare la nuova arma perchè dicevano “Altrimenti noi perchè l’ abbiamo costruita?” E si, erano curiosi di vedere che effetto faceva. La scienza senza etica è scientismo, depravazipne, come diceva Nikola Tesla. Mai lo vediamo come ai giorni nostri, tempi in cui regna la degradazione, la crisi economica e ambientale, la minaccia di una autodistruzione della nostra specie. Il fatto che la nostra specie faccia tanto male non solo alle altre specie ma anche a se stessa. mi fa dubitare che in realtà noi uomini si sia davvero, come dici, responsabili delle proprie scelte. Spinoza diceva che gli uomini agiscono per necessità e istinto, non per volontà. Credo che avesse ragione lui. Laika è stata sacrificata, come tanti altri animali prima e dopo di lei, ignara e contro la sua volontà. Ma noi uomini ci sacrifichiamo da noi
    stessi.

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  6. Vinicio Dolfi. Says:

    In questi ultimi giorni ho pensato spesso a quella vicenda. Desidero riportare qui anche un altro commento che ho lasciato in un altro blog:

    Non posso non ripensare a Laika che con dolore. Io che amo l’ astronautica e che, per molti aspetti rimpiango la scomparsa dell’ Urss, sento ancora più dolore per quella vicenda. Non credo si dovesse lanciare in orbita un’ animale sapendo che non poteva ritornare. Sarebbe bastato aspettare e si sarebbe potuto approntare una navicella in grado di rientrare, come poi avvenne del resto. Non c’era bisogno di lanciare quel cane in quella data. L’ Urss aveva già gudagnato in prestigio von il lancio del primo Sutnik; con il secondo fece vedere ancora di più la sua potenza ma perse indubbiamente in prestigio morale per aver sacrificato quel cane innocente. Di animali sacrificati in esperimenti inutili ce ne sono stati tantissimi, sia prima che dopo Laika, e credo avvenga ancor oggi. Tuttavia in quel caso avvenne sotto gli occhi del mondo intero; e infatti, giustamente, Laika è l’ animale più famoso della storia. Non capisco perciò perchè le autorità sovietiche abbiano fatto quella scelta. Oleg Gazenzo dice di aver provato rimorso e di essersi pentito. Non avrei mai voluto essere al suo posto e di sicuro mai avrei fatto quello che fece; piuttosto, se fossi stato uno scienziato come lui, avrei preferito andare a fare lo stagnino….. In ogni caso è giusto ricordare Laika; i monumenti sono inevitabili, ma io vi aggiungerei la scritta: morta a causa della stoltezza umana………….

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  7. ramona Says:

    Caro Vinicio, grazie della precisazione sulla tua doppia identità. Mi era parso in effetti un caso strano due commenti sullo stesso vecchio post nello stesso giorno… 🙂
    Su Laika concordo con te e con il tuo secondo commento ovviamente.
    Per il resto, che dire… Gli scienziati ovviamente fanno di tutto in nome della scienza, spesso passando sopra alle norme etiche, come se le due cose fossero incompatibili. Come se fosse normale e giusto torturare gli animali per giustificare ricerche astruse e inutili e non un abominio.
    .
    Nomini i padri della bomba atomica. In realtà credo di aver letto una volta che non fossero al corrente dell’uso che ne sarebbe stato fatto, o non lo avevano previsto.In ogni caso, credo che il resto della loro vita non sia trascorso in pace. Non lo so se è andata proprio così, me lo auguro.

    Quanto all’autodistruzione della razza umana, io ne sono convinta. Tutto quello che accade fa parte dell’evoluzione. Si sono estinti i dinosauri, in modo naturale. Si sono estinti i vari “prototipi” di homo sapiens, prima dell’affermazione di quest’ultimo. Probabilmente anche l’uomo odierno si sta condannando all’estinzione, con le sue stesse mani.
    Sarebbe interessante vedere cosa rimane, alla fine: come si evolverà, se si evolverà, la razza umana. E come sarà l’uomo di domani, rispetto al rozzo tecnologico di oggi.
    Noi non ci saremo, ma chissà… se chiediamo asilo a una stella cometa forse ogni tot secoli potremo tornare a curiosare.
    🙂

    Un abbraccio, grazie per i tuoi pensieri.

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  8. Vinicio Dolfi Says:

    Si, grazie, mi vengono in mente parecchie riflessioni, magari un giorno quando ho tempo aggiungerò qualcosa. Solo una cosa dico ora. Se avessi una macchina del tempo andrei a salvare Laika…chissà che non sia stato fatto!

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  9. Vinicio Dolfi Says:

    Non sono più tanto sicuro che le cose siano andate come ci hanno riferito negli ultimi anni. Rileggendo la stampa del’ epoca ho trovato che diversi esperti nelle zone più diverse del mondo, da Cylon agli Stati Uniti e alla Germania occidentale, captarono i segni vitali di Laika fino a poche ore prima che Radio Mosca desse l’ annuncio ufficiale della sua morte. Gli americani stessi dissero che avrebbero impiegato anni per studiare le trasmissioni di Laika. Ma se Laika era morta quasi subito, che cosa hanno ricevuto tutti costoro?

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