FINE DEL MONDO?

occhi sbarrati Se ne parla da tanto, tantissimo tempo. Da millenni, direi. Si dice che oggi arriva la fine del mondo. Lo hanno previsto i Maya, un popolo antico dalle conoscenze da fantascienza o quasi. I loro erano solo (si fa per dire) studi basati sulla natura, sullo studio dei corpi celesti, sullo scorrere del tempo associato ai fenomeni naturali. Niente di tecnologico, ma una sorprendente capacità di calcolo, di osservazione e di associazione in persone di un’epoca primitiva.

Forse proprio la loro condizione di primitivi li agevolava, erano delle lavagne ancora tutte da scrivere.

Non è lo stesso per gli antichi Egizi? Parliamo di 5000 anni fa, 3 millenni prima della venuta di Gesù, guarda un po’, proprio di questi tempi decembrini. E non sono stati forse i Sumeri, altra civiltà antichissima, a inventare la scrittura, o qualcosa che poteva essere definita tale, facendo uscire l’uomo dalla sua culla graffittara?

Questo per dire che nella preistoria o appena dopo, c’erano un progresso e delle conoscenze che oggi ci sembrano inverosimili.

Ecco perchè almeno dall’inizio dell’anno si aspetta con trepidazione la data di oggi. Il 21-12-12, che non è nemmeno una data palindroma, ci si aspetta che il mondo finisca. Perchè i Maya, nostri lontanissimi progenitori, lo avevano detto.

Nella realtà, gli studiosi lo sanno, oggi non ci sarà alcun cataclisma, il mondo non finirà all’improvviso, non suoneranno le trombe dell’apocalisse e non comparirà il nostro Padre Eterno a separare i buoni dai cattivi. Cioè, diciamo che la probabilità che questo accada proprio oggi è la stessa che accada in un altro giorno qualsiasi. Le previsioni degli antichi riguardano un cambiamento interiore dell’uomo che avviene ciclicamente nei secoli, una specie di evoluzione. Come se, finita l’età della pietra, si aprisse quella del ferro, e poi del bronzo e così via.

Ci sono centinaia di studiosi che sapranno dire meglio di me in cosa consistevano gli studi e le previsioni di cui tanto si parla oggi.

Io mi voglio focalizzare su un’altra cosa, sia pure correlata a questa.

Sto scrivendo questo pezzo il giorno prima della fine del mondo.

Detto così, mamma mia, fa impressione…

Ancora di più, perchè anche se non ci credi ti viene da chiederti lo stesso: qualcuno leggerà queste parole domani, cioè oggi 21-12-12? O le stai scrivendo per nessuno, per il nulla, perchè domani non ci sarà nessuno in grado di leggere, e non ci saranno computer, né internet e non ci sarà più niente?

Siamo scaramantici, alziamo le spalle, ma un brivido ci coglie lo stesso. Perchè se non altro ci fermiamo a pensare. E quello che scopriamo nei nostri pensieri ci fa tremare, e non solo di paura.

Di colpo cominciamo a guardarci intorno e a contare ciò che possediamo: soldi, oggetti, affetti, e ci mettiamo a stabilire delle priorità. Se dovessimo o potessimo scegliere, cosa vorremmo salvare, e cosa manderemmo in effetti ad affondare nel cosmo? Le risposte non sono scontate, e qui sta il punto.

Dopo la lotta per la sopravvivenza in un’epoca di crisi contando i centesimi, contendendoli alle tasse, o, chi può, sottraendoli al fisco, chè il concetto di sopravvivenza per questi tizi è un altro; dopo aver accumulato beni materiali negli anni delle vacche grasse, sia pure con il sudore del proprio lavoro; dopo avere anche per questo trascurato gli affetti, disprezzato il dono della vita, falcidiato il prossimo con una violenza a volte sottile, a volte criminale, eccoci qua. Siamo alla resa dei conti.

Domani (oggi) finisce tutto. E che senso abbiamo dato al «prima», ora che dobbiamo lasciare che tutto venga distrutto?

Facciamo un gioco. Lo faccio io per prima. Fingiamo che sia vero, che il mondo muoia qui, oggi, così com’è e cominciamo il gioco delle domande e del bilancio.

Cosa succede della mia vita? Che senso ha avuto? Che cosa ho realizzato, e che valore c’è stato, se c’è stato, in ciò che ho fatto? Cosa avrei potuto fare ancora? Cosa lascio? Che ne sarà dei libri che ho letto, dei libri che non ho ancora letto? Dei racconti che ho scritto e di quelli che devo ancora scrivere? Del mio passato, infinitesimo punto dell’universo, e del futuro che non avrò più? Degli amori che mi hanno avvolto, che mi avvolgono, e di quelli che non potrò più conoscere? E di quello che ho dato io, cosa resterà?

La risposta è sempre la stessa: non rimarrà niente. Il senso di ciò che è stato sta nell’essere stato, doveva essere in quel preciso momento e per quel preciso scopo, che non è detto debba essere noto. Il senso del futuro è relativo, se mettiamo in conto che il futuro prima o poi finisce.

Ma tutto è servito, per quel breve tempo che ci siamo stati.

Gli studi dei Maya, così remoti, hanno il senso di essere giunti fino a noi a meravigliarci, a farci parlare, una volta di più, della precarietà della nostra vita nell’universo, ammesso di essere i soli a goderne, cosa tutto da vedere. Mica lo avevano previsto, i nostri nonni Maya, che noi saremmo stati qui adesso a parlare di loro e a strapparci i capelli perchè tra qualche ora non ci sarà più nulla. Saranno stati anche bravi con i calcoli, ma questo no, non lo potevano sapere. Non immaginavano l’esistenza di internet a far sì che che la febbre della fine del mondo rimabalzasse in tempo reale ad ogni angolo, passatemi la licenza poetica, della sfera terrestre.

Io invece me li immagino, loro, dispersi nella polvere del tempo, che, meravigliati per primi delle conseguenze del loro studioso e primitivo passaggio, stanno a guardarci e a fare scommesse sulle isteriche reazioni che ci stanno sconvolgendo i neuroni nelle ultime ore. No, scommesse non è il termine giusto, loro non scommettevano, non facevano affidamento al caso, ma osservavano i segni premonitori basati sull’esperienza di cose vissute e sperimentate. Quello che dovremmo fare noi, cioè.

È un tempo in cui si parla molto di tutto, si parla troppo e si osserva poco. Il troppo parlare fa perdere di vista le cose importanti, anche se d’importante, quando si sa che la tua vita può finire da un momento all’altro, non si sa bene cosa ci sia.

Ecco allora un insegnamento che i nonni Maya potrebbero involontariamente averci dato, con tutta questa confusione di pittoresche previsioni.

La vita finisce, e questo è assodato. Quando finirà non si può sapere, troppe le variabili, le opzioni imprevedibili che si pensa che a noi non possano toccare. Se ci mettiamo pure l’apocalisse che arriva a momenti, siamo al completo. E allora non ci resta che dare un senso a quel soffio di tempo che ci è stato dato, che tanto anche il senso ha poco senso di fronte alla distruzione totale.

Il mio bilancio personale mi dice che non ho ancora fatto tutto quello che volevo fare, che ho ancora storie da raccontare: mi serve ancora tempo. E che il mondo senza di me non potrà andare avanti. Ragion per cui mi fermo, ascolto, osservo con occhi sbarrati, aspetto che passi la buriana, ma in fondo ne sono sicura. Domani io e il mondo saremo ancora qui a rimboccarci le maniche e a spendere la tredicesima in tasse.

Ciao nonni Maya, che ve la ridete da lassù.

(P.S. Se non avete letto questo delirio vuol dire che forse un po’ di apocalisse c’è stata per davvero).

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2 Risposte to “FINE DEL MONDO?”

  1. pedalopoco Says:

    bu bu settete!!!

    🙂

    orco boia siamo ancora qui….

    evviva!!!!

    Ciaooooooo

    Peda

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  2. ramona Says:

    ma sarà una cosa positiva essere ancora qui?… Mah…
    No, scherzo! Aspettiamo ora la prossima fine del mondo! Tanto prima o poi arriva. Bacione!

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