CIAO RITA

Se n’è andata, a 103 anni. Si sprecheranno molte parole, molte commemorazioni in sua memoria, una in più non cambierà quello che è stata. Quello che segue lo avevo scritto in occasione del suo centesimo compleanno, e lo voglio riproporrre, perchè non ci aggiungerei una virgola, dopo 3 anni.

Levi_MontalciniR_smallCompie cento anni. Un secolo. Esile, leggera come una nuvola, ma con la mente tutt’altro che persa nel blu.

Ha i capelli bianchi e la pelle di carta velina. Somiglia un po’ alla nonna di Titti il canarino, ma molto più magra ed elegante. E a pensarci bene, non porta mai neanche gli occhiali. Possibile che non ne abbia bisogno?

In realtà i giornali si affrettano ad informarci che la dolce signora quasi non ci vede più e ci sente poco. Ma a sentirla parlare, a guardarla negli occhi, nessuno ci crede.

L’aspetto è dolce, appunto, come quello della nonna che tutti vorremmo, ma quanto carattere, quanta forza di volontà, quanta sapienza, dietro quegli occhi celesti, acquosi ma limpidi, centenari e lungimiranti?

Io l’ho sempre detto che il futuro è dei grandi vecchi. Specialmente quando i grandi vecchi sono come lei. Oddio, non tutti possono essere premi nobel, certo. Ma secondo me chi arriva a questa età con la mente lucida e le forze intatte, seppur proporzionate agli anni, ha vinto il nobel della vita.

Ce ne sono sempre di più, di centenari o giù di lì. In politica, nello spettacolo, i grandi nomi si sprecano. Ma ce ne sono anche di meno noti, e quelli sono la fortuna e il privilegio di chi li incontra.

Lei compie cento anni. Cento anni in cui ha visto di tutto, ma non è stata solo una testimone passiva degli eventi. Lei gli eventi li ha creati.

Lei ha voluto essere un medico, in tempi in cui la medicina era quasi solo per uomini, molti dei quali certamente ottusi. Non solo: il sapere non le bastava mai: cercava cercava cercava risposte alle mille domande che una mente acuta come la sua era costretta a rivolgersi. Perché accadevano delle cose, in natura? C’era un rimedio, una soluzione, una spiegazione? E lei cercava, quasi senza mezzi, costretta a rinunciare ai privilegi del ceto universitario e a fuggire dal suo Paese per l’ignominia delle leggi razziali, che hanno colpito, in quei tempi, menti prodigiose, artisti, e poveracci, tutti allo stesso modo.

Ma lei non è mai stata chiusa in un mondo a parte: la combattiva ragazza di un secolo fa si prodigava anche per gli altri, si esponeva in prima persona. E continuava i suoi studi appassionati.

Ecco, la passione è il fattore X, il segreto di giovinezza. La curiosità, la voglia di fare, di leggere e studiare, e la modestia nel vivere, senza altre pretese che i propri diritti legittimi: questa è la passione.

Tutti i grandi vecchi, meno celebri di questa nonna senza nipoti propri, ma nonna di tutti e famosa in tutto il mondo, hanno in comune con lei una vita appassionata. Tutti hanno vissuto, e vivono, liberi, nonostante le restrizioni che possono avere incontrato attraversando due guerre mondiali, la fame e la povertà: liberi di essere semplici e curiosi, disponibili e non esigenti. Liberi di provare altruismo e rispetto per se stessi. Di riuscire a guardare oltre senza mai perdere le speranze. Il loro tempo è sempre stato l’indicativo presente con la certezza del futuro semplice. Il passato, sempre più remoto, solo un mezzo per affinare le esperienze, mai da rimpiangere.

A noi gli esperti raccomandano di seguire poche regole, per diventare come questi nonni. Mangiare poco e sano, dormire bene, evitare gli stress.

Gli esperti non hanno ben presente cosa la vita offre, attualmente.

Di sano, nel nostro mangiare e bere, non c’è assolutamente niente.

Dormire bene sarebbe auspicabile, ma l’ansia ci prende alla gola e a volte fissiamo il buio con la paura del domani. Senza contare quando il lavoro altera il naturale ritmo circadiano, che non verrà mai recuperato.

Evitare lo stress è assolutamente impossibile. È stressato il neonato, il bambino, la casalinga, il barbone. Siamo nati nello stress e di stress c’inzuppiamo.

Eppure è proprio lì che dobbiamo puntare. Dobbiamo ricostruire un mondo a misura d’uomo.

I centenari di oggi hanno conosciuto molte privazioni, la miseria, l’odio tra i popoli, la discriminazione. Ma avevano il tempo dalla loro parte, che scorreva con i suoi ritmi naturali, e l’urgenza di sopravvivere alla Storia. Noi invece il tempo lo abbiamo stravolto e l’urgenza l’abbiamo, ma non sappiamo bene di cosa. Troppo affannati, troppo di corsa, la mente vuota, la curiosità annullata, la bendisposizione nei confronti degli altri sconosciuta. Noi non saremo mai centenari, se non cambiamo il passo. Noi non provocheremo meraviglie nei nostri nipoti, che malvolentieri cercheranno e pagheranno qualcuno, un estraneo, che si prenda cura del nostro corpo segnato, piegato e piagato dal male di vivere.

L’amabile signora dai capelli bianchi ha un secolo di vita, spesa in gran parte per gli altri. E non ha alcuna intenzione di mettersi da parte. Forse non ci vede più bene, forse non ci sente. Ma il suo pensiero, forse grazie proprio a questa usura degli organi sensoriali che permette maggiore concentrazione, continua a essere giovane e lucido, e soprattutto continua a essere orientato verso gli altri.

La gentile scienziata ha messo a servizio del mondo quanto ha scoperto nel buio di uno studiolo, ore e ore a studiare e cercare di capire quello che ancora non si conosceva e non s’immaginava potesse essere. Il suo cervello magico e misterioso continua ancora oggi a cercare di capire il cervello degli altri, specie quelli malati, per aiutarli a guarire (www.ebri.it).

La nonna di tutti aiuta le donne africane a studiare e ad emanciparsi, perché l’Africa è stata la culla dell’umanità e noi stiamo invece cercando di distruggerla, dopo averla sfruttata vergognosamente, chiudendo gli occhi di fronte alle violenze che la devastano (www.ritalevimontalcini.org).

Il pensiero di questa nonna che compie cento anni va ancora oltre, va al di là di se stessa. Noi spesso non andiamo al di là del nostro naso e ci arrabattiamo nelle piccole grandi miserie morali che ci attanagliano.

In cento anni quanti eventi, quanti incontri, quanto lavoro. Quanti morti. Sono tutti segnati dietro la fronte alta, la pelle delicata, le vene trasparenti, la dentiera instabile dei nostri vecchi. Che non saranno tutti ufficialmente premi nobel di qualche scienza o arte, ma, lo ripeto, hanno tutti meritatamente vinto quello della vita. E non dimentichiamo che se noi siamo qua, lo dobbiamo a loro e al mondo che hanno costruito per noi.

Buon compleanno, buon centenario, signora Rita Levi Montalcini.

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