NUOVE PERSONE PER IL GOLFINO BLU

Se dovessi scrivere il seguito del Golfino blu tra le altre cose che potrei raccontare, tra gli altri pensieri che potrei aggiungere, non mancherei di allargare la galleria dei ritratti di persone straordinarie e normalissime, quelle che incontri ogni giorno in corsia, quelle per cui ti dici che sì, hai fatto la scelta giusta, e che se il golfino lo hai indossato per la prima volta tanti anni fa, è anche per loro.

S. è quella che si definisce una grande vecchia, ha 93 anni, e come tanti altri «nonni», sempre più numerosi al giorno d’oggi, è perfettamente lucida. Ha idee ben chiare, fa le parole crociate, si lamenta della sua età, «quando invece i giovani muoiono a 20 anni», enumera tutti i suoi malanni, prima fra tutti proprio l’età, ma si vede che è contenta di esserci, non la smette di chiacchierare. Oggi mi racconta del marito «seppellito ormai da un sacco di
tempo” e del motivo per cui lui l’ha sposata.

«Lo sa signorina perchè mi ha scelto come sposa?»
«Certo che no, come faccio a saperlo? Me lo dica!»
«L’ho sposato a 24 anni, e solo dopo un bel po’ di tempo gli ho chiesto cosa gli era piaciuto di me, che non ero bellissima, ero piccolina, fatta bene sì, ma niente di speciale. E lui sa cosa mi ha risposto?»
«No che non lo so…»
«Le tette!! Lui mi aveva scelto per quelle… Io ci ero rimasta male, perchè le tette per me erano una cosa normale, non mi sembravano qualcosa che potesse piacere. E poi pensi, quando ho partorito non avevo nemmeno latte, non ero che una vacca asciutta!»

R. ha superato i 60 anni da un po’, ma è ancora un bell’uomo, giovanile e distinto, che purtroppo frequenta l’ospedale da un sacco di tempo. Lo riconosco subito, anche se erano circa 8 anni che per sua fortuna non tornava. Mi dice subito: «Mi ricordo di lei, è una brava letterata…». Io però non ricordo come faccia lui a sapere del mio hobby della scrittura, e quanto al valore, bè… non so come possa sostenerlo, ma ne è certo, e pure «da lungo tempo». Vuoi vedere che lo sapeva prima di me, che mi piace raccontare storie? Ma non pare sapere nulla della pubblicazione di un mio libro, non ne fa cenno, quindi si basa su un suo ricordo. Poi lo sento parlare al telefono con chissà chi: «Sì, tutto bene, sai, c’è ancora la poetessa…».

Ho guadagnato un titolo, ma so bene cosa voleva dire: è un segno di «distinzione». I pazienti spesso ci chiamano per nome, ma il più delle volte ci distinguono per le nostre caratteristiche: la biondina, la piccoletta, la meridionale… Io per R. sono la letterata, e vai a ricordare per quale motivo mi giudica tale. Ma io e lui, dopo tanti anni, quando ci ritroviamo, purtroppo per lui, in corsia, ci riconosciamo e ci parliamo con simpatia, come vecchi conoscenti.

L. invece, settantenne pieno di problemi non da poco, è una sorpresa… sembrava uno un po’ musone, e direi con qualche buon motivo, invece mi stupisce: di mattina buonora sono lì che lo buco per l’ennesimo prelievo e lui mi dice che ho un bellissimo sorriso… Un po’ spiazzata protesto, perchè proprio non è vero che ho un bel sorriso, ho i denti storti e altri difetti, ma lui insiste: invece sì, è un bel sorriso, ed è bello, dice, cominciare così la giornata. Sono anche un po’ commossa… un gesto così semplice, naturale, nemmeno calcolato, ha un peso incredibile per chi sta al di là del letto bianco. E poi, durante la mattina, si sforza di leggere il mio nome sulla targhetta; lo aiuto, glielo dico. Ecco, lui è uno che vuole conoscere, vuole poter chiamare per nome chi lo assiste, e da quel momento anche lui, come altri, non mi chiama più con un generico «signorina» o «infermiera». Io per lui, come per gli altri, sono una persona.

E che dire di F.? Novant’anni suonati, ex avvocato, ha l’aspetto di un folletto burlone. Non è autosufficiente, a volte la lucidità la dimentica da qualche parte. È riuscito a cadere dal letto pur con tutte le protezioni, quando di solito quasi non riesce nemmeno a girarsi da solo. E incredibile, ma vero, non si rompe nemmeno un ossicino, un vero miracolo! Oggi non vuole pranzare, fa i capricci e sfodera un eloquio comprensibile come poche altre volte, benchè strampalato, assurdamente forbito. Gli chiedo cosa vorrebbe mangiare al posto del passato di verdure e del purè. «Ecco, se me lo chiede così è un’altra faccenda», mi risponde compito. E insisto a chiedergli cosa vuole mangiare. Ci pensa un po’, con un’aria da furbizia spiritata che strappa per forza un sorriso, è irresistibile. Poi spara: «Riso!». Mando qualcuno a prendergli il riso, mentre la badante assicura che non lo mangerà, che sono capricci… non fa niente, ha diritto di scegliere, e pure di non mangiare se non vuole. Gli arriva il riso, ma sì e no lo assaggia. E mentre lo rimettiamo a letto, perchè ormai è stanco di stare seduto, sputa soddisfatto un chicco bianco di riso che dopo tutto forse proprio non gli piace. Chissà se si chiede, nella sua testa quasi centenaria e non troppo presente, se in fondo il passato di verdura non sarebbe stato meglio…

E poi ancora tante altre persone che hanno riempito una giornata di normale, si fa per dire, caos e fatica da spaccare la schiena. Solo per loro, per queste persone speciali, vale la pena dare tutto, anche le forze che non hai più. È per loro che il golfino blu resiste, e faticosamente, pervicacemente, va avanti.

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2 Risposte to “NUOVE PERSONE PER IL GOLFINO BLU”

  1. Pedalopoco Says:

    “Solo per loro, per queste persone speciali, vale la pena dare tutto, anche le forze che non hai più. È per loro che il golfino blu resiste, e faticosamente, pervicacemente, va avanti.”

    hai già detto tu… non aggiungo altro.

    Un super saluto

    Peda

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  2. ramona Says:

    Grazie amico mio, che non dimentichi mai di seguirmi in queste mie rare comparse… spero che tu stia bene!

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