E COME ANDO’ A SANSONE AD ABANO TERME?

La giornata non promette bene, dal punto di vista del tempo. Un timidissimo e fugace solicello alla partenza sembra farsi coraggio oltre le nuvole, ma è subito annientato dalla solita pioggia e da quel freddo testardo che non ha ancora capito che ormai è quasi estate e deve andarsene. Penso che il vestitino scelto per la cerimonia forse non è molto indicato, ma decido che non mi importa e sfido il maltempo. Con l’aiuto di un buon soprabito.

L’albergo di Abano Terme dove si terrà la cerimonia per la premiazione dell’VIII edizione del Premio Letterario Voci, indetto dal Circolo IPLAC, è importante e lussuoso e la sala congressi è quella dei grandi eventi. Il palco è imponente e ben addobbato, pur in una certa sobria eleganza. E su un tavolo disposti ordinatamente a vista, i preziosi premi che verranno assegnati da lì a poco.

Si è in ritardo, faccio in tempo a guardarmi attorno. Ovviamente non conosco nessuno, anche se ho solo una idea della fisionomia della segretaria del Circolo, vista sulla pagina facebook e con la quale ho avuto un breve scambio epistolare. Non la vedo subito, ma la riconosco da lì a poco, elegantissima e in moto perpetuo, attenta che tutto fili liscio. Non so se andare a presentarmi, ma decido per il no. Figurarsi se si ricorda di me. Meglio non disturbare chi sta lavorando.

La sala si riempie in un attimo. Signore eleganti, sui tacchi altissimi, qualcuna indossa con disinvoltura lustrini sugli abiti, altre qualcosa di altrettanto luccicante al collo e alle dita delle mani. E se i lustrini sono evidentemente tali, ho qualche dubbio ansioso su tutto il resto: sarà tutto autentico ciò che brilla?

Gli uomini sono quasi tutti all’altezza delle dame, la maggior parte in giacca, ma non mancano abbigliamenti molto più casual. Del resto come ci si veste a un galà pomeridiano?

Quanta gente… potrebbero esserci duecento persone, ma non le conto. Una folla. O una follia. Salta subito agli occhi che nella stragrande maggioranza, anche qui come in altri eventi simili a questo, l’età media dei partecipanti è molto alta. Pochissimi i giovani e comunque non giovanissimi. E come sempre mi chiedo se la cultura alla fine è solo un fatto per adulti, o molto più che adulti.

Si comincia, alla fine! Un simpatico presentatore e un duetto di violini danno inizio alla cerimonia. Lui saprà tenere saldamente il timone per oltre tre ore, gestendo abilmente un programma nutritissimo e qualche difficoltà di percorso.

Uno degli inciampi in cui ci si imbatte subito e poi di frequente nel corso della cerimonia, non è solo un modo di dire. Molti dei premiati quando salgono gli scalini che portano al palco inciampano veramente, proprio sull’ultimo gradino, e rischiano di cadere. Anzi, un signore è proprio quasi caduto e per un pelo non si è tirato addosso un enorme riflettore. Salgono signore con i tacchi alti e persone abbastanza anziane, e c’è anche ci ha problemi deambulatori seri. Li vedo salire e li accompagno idealmente, con ansia e partecipazione, mentre qualcuno premuroso si prende l’incarico di prenderli letteralmente per mano ed aiutarli. Per fortuna. Mi chiedo come mai non è stato previsto un altro modo di accogliere persone più o meno disabili, o semplicemente invalidate. In effetti l’ultimo scalino, me ne accorgerò quando toccherà a me, è un po’ più alto rispetto agli altri, una vera trappola.

Si comincia a consegnare i premi, e dal numero degli oggetti disposti sul tavolo deduco che la lista dei premiati dev’essere infinita. Dopo tre ore ne ho la certezza. Tante le categorie; si premiano i primi quattro classificati e se sono poesie un lettore qualificato le legge; inoltre viene letta la motivazione.

Non passa molto e tocca a me.

Mentalmente ho già compiuto varie volte il percorso dalla mia sedia fino al palco, mi avvio pregando di non inciampare nelle scarpe nuove, o in un cavo elettrico, o nel famigerato ultimo scalino. Non sono proprio così sicura di saper ridere di me stessa. Qualcuno in alto mi ascolta e faccio la mia piccola sfilata senza intoppi. Pensavo di non emozionarmi più di tanto, in fondo ritiro un secondo premio, non è la vittoria. E in qualche modo dovrei anche esserci abituata. Ma il presentatore comincia a leggere nel microfono la motivazione della giuria e di colpo mi si stringe lo stomaco… Che parole bellissime, addirittura esagerate! Non ci provo nemmeno a ricopiarle, le metto direttamente qui sotto, perchè chi le legga provi a immaginare le mie sensazioni. Parole che sono una poesia esse stesse, quasi non credo a ciò che sento.

motivazione sansone abano

Ritiro il piatto in argento e vetro, una piccola, vera opera d’arte, e un libro pure artistico, stringo mani, forse bacio qualcuno dei presenti sul palco, o forse no, e scendo, sempre attenta nonostante l’emozione a non precipitare dagli scalini. Devo recarmi ad un banchetto dove mi confezioneranno il prezioso manufatto appena consegnato.

Mentre aspetto il mio turno una mano calda mi sfiora il braccio, da dietro, e sobbalzo. Un distinto signore pure lui emozionato mi dice che voleva conoscermi (mi ha proprio inseguito mentre raggiungevo il banchetto), vedere chi aveva scritto il racconto di Sansone, perchè gli era piaciuto tanto, tantissimo, e mi chiede se sono di Roma, e alla mia risposta negativa si sorprende, e poi mi dice che la motivazione della giuria l’ha scritta lui, perchè il racconto lo aveva preso in un modo che… non sapeva nemmeno esprimere. È un fiume in piena, io cerco di conversare, di informarlo che di Sansone esiste un altro racconto, ma preso dalla foga pare non ascoltarmi, neanche quando lo ringrazio balbettando per le bellissime parole espresse.

Sono trasognata, non riesco a immaginare cosa possa avere ricevuto di più il racconto vincitore, se questa è la reazione della giuria ad un secondo classificato! Mi torna alla mente un’altra cerimonia, un altro premio, un altro protagonista assoluto. Il ragno Pablito, in quel caso vincitore quasi all’unanimità, aveva scatenato un tifo uguale, una partecipazione assoluta. E anche allora un giurato mi seguì e confessò di essere stato il primo a notare il racconto e farlo votare. È incredibile quanto un semplice concorso possa coinvolgere chi vi partecipa, quanto cuore e quanta anima ci metta chi poi deve giudicare.

La storia, si ripete, dunque, e mi conferma che un personaggio inventato può entrare nell’anima della gente e diventare reale. Ed è bellissimo quando succede.

La cerimonia va avanti, si consegnano una infinità di premi. Del resto pare che le opere in concorso siano state circa 800, e 120 i racconti. Hai capito Sansone? Pure senza coda sei riuscito a scavalcare tutti. Continua così, micione, ti adoro.

Noto i premi alla cultura, mi meraviglio nel constatare che ci sono davvero persone che vivono come una missione la diffusione della cultura italiana in ogni sua espressione, perfino in posti impensabili come l’Africa. Il pubblico per gran parte resta sempre attento, poi premia con un applauso interminabile una poesia in vernacolo dedicata ad un ragazzo disabile che l’autore ha incontrato realmente. Il momento più intenso e spontaneo della cerimonia. Mi commuovo anche io, e per un attimo rivivo le motivazioni della nascita del mio Golfino blu, in uno slancio empatico con la poesia in questione.

Nel frattempo un altro inciampo. Uno dei premiati non è d’accordo su qualcosa, sul palco si agita e comincia a urlare, sbatte i premi sul tavolo e se ne va gridando che è tutto un imbroglio, in evidente stato di alterazione. Il presentatore riesce a gestire l’increscioso episodio con simpatia e ribadendo più volte bonariamente che non esistono imbrogli. Ne sono convinta anche io, qualunque sia stato il problema di quel signore, non posso proprio credere che una manifestazione così complessa sia da «imbroglio».

Non so che motivo abbia avuto il tipo da infuriarsi, ma penso che non sia il caso di fare piazzate del genere.

Finita la premiazione, dopo un altro piacevole intermezzo dei violini e uno di una struggente ballata in romanesco, per tutti c’è un assaggio di vini dei colli euganei, poi, prima di cena, inizia uno spettacolo meraviglioso fatto di luci, colori e vita.

Sul palco sgombrato in un lampo si esibisce il gruppo di danza acrobatica Kilimlab, con lo spettacolo intitolato URBANIA. Ragazzi e ragazze che uniscono la poesia all’agilità della danza artistica e acrobatica, in un racconto che non è difficile da comprendere anche senza parole, con la sola forza delle coreografie, delle musiche e dei loro corpi perfetti, leggeri, che nonostante un proscenio affollato si muovono in sincrono. Sono davvero una incredibile mescolanza di forza ed eleganza, e il finale è un tripudio di speranza.

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Con gli occhi ancora pieni delle loro eleganti acrobazie si va a cena.

Anche il ristorante è all’altezza del resto dell’albergo, o almeno di quello che si è potuto vedere. Lampadari a gocce di cristallo, OLYMPUS DIGITAL CAMERAaffreschi alle pareti che non si possono fotografare per non rovinarli, camerieri eleganti e amichevoli, velocissimi nel servire e disposti alla battuta. I tavoli sono stati assegnati preventivamente. Il mio è un po’ in disparte, ma non mi dispiace. Sembra di essere a un matrimonio, il clima è festoso, la sala pienissima. Ad un certo punto a sorpresa si esibisce una odalisca sulle note del Nabucco, correndo con grazia fra i tavoli a piedi scalzi. In caso qualcuno fosse sopraffatto dal cibo, dal vino e dall’ora tarda, è un buon modo per svegliarsi di colpo.

È ora di andar via, subito dopo il dolce. È tardissimo e ho davanti un’ora e mezza di autostrada. Saluto chi posso, il presidente di giuria, la segretaria, il presentatore, un’altra simpatica giurata. Mi sembra di essere in famiglia, ricevo ancora qualche complimento per Sansone e vado via contenta. Ma è il momento dell’estrazione di una lotteria, i cui biglietti erano stati distribuiti tra il pubblico gratis prima della cerimonia. Non mi fermo, tanto non vinco mai niente alle lotterie. Eppure… sono già nel corridoio quando sento chiamare il mio numero. Cavolo! Torno indietro immediatamente e riscuoto felice come una bimba il secondo bottino della serata: una bottiglia di Fiori d’arancio, vino dolce dei colli euganei.

Tutto sommato, penso mentre sono sulla strada del ritorno, anche se non ho vinto il soggiorno alle terme come speravo, è stata proprio una bella giornata. Fortunata.

Grazie, gatto Sansone.

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4 Risposte to “E COME ANDO’ A SANSONE AD ABANO TERME?”

  1. Pedalopoco Says:

    E ti è andata bene che ad un certo punto non è saltato fuori Pedalopoco a urlare…. “ti conoscoooooooooo” 🙂

    E’ sempre piacevolissimo leggerti e leggere di te.

    Complimenti per questo premio.

    A presto.

    Peda

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  2. ramona Says:

    bè, sarebbe stato bellissimo sentirsi urlare “ti conosco”… una magnifica sorpresa! Grazie amico peda, chissà che una volta o l’altra non venga da quelle parti a reclamare un premietto… 😀

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  3. tiziana curti Says:

    come hai fatto a resistere tre ore?

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  4. ramona Says:

    Tiziana, è stata una bella serata, non c’era da annoiarsi. tutto qui. 🙂

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