E VENNE MASTERPIECE

MASTERPIECESono passati due mesi da quando scrivevo l’ultimo post, riguardava Masterpiece, il talent letterario di Rai 3. Rileggo oggi l’emozione di allora nel ritrovarmi selezionata per i primi provini e il dispiacere di dover rinunciarvi subito, perchè non rientravo nella categoria richiesta di scrittore esordiente (ma dunque sarei una professionista della scrittura? Non lo sapevo, ma di logica, se non sono esordiente sono professionista… peccato non ci viva, di quest’arte, ma vabbè, è un altro discorso).

Due mesi dopo ritorno a parlare, come tanti in rete, di Masterpiece, tralasciando perfino altri avvenimenti che la vita mi ha riservato, perchè finalmente è stato trasmesso in televisione e quanto ho visto mi ha dato da riflettere.
Sono stati mandati in onda i provini registrati dopo la prima selezione e la prima scrematura. I numeri sono noti: 5000 manoscritti pervenuti, 70 i selezionati, che se non ho capito male sono quelli che adesso si vedono in TV.

La mia prima reazione, prima ancora di accendere la tele, è di rimpianto. Peccato non esserci, non avere i miei due minuti di gloria, o meglio, di speranza di vittoria. In fondo il mio romanzo era stato scelto. Anche in un secondo tempo, una volta escluso, è stato valutato positivamente dalla signora Elisabetta Sgarbi, direttrice editoriale della casa editrice che supporta il talent. Un’altra emozione, era stata, quella… Peccato, di nuovo, non esserci.

Avrei potuto vincere?
Magari no, ma non lo saprò mai.

Mi sintonizzo sul programma appena iniziato. Ho un primo brivido, con il primo concorrente. Poi un altro brivido, con il secondo concorrente. E così via. Sono sconcertata. Non mi riconosco in nessuno di quei volti, di quelle storie. Non trovo niente in comune tra quelle persone e me, nemmeno la voglia di scrivere, la proclamata volontà di diventare scrittore famoso.

Più sfilano i candidati e più resto meravigliata: tutti, e dico tutti, hanno una storia a dir poco travagliata alle spalle. C’è l’ex anoressica, l’operaia con un vissuto familiare difficile e l’insoddisfazione per l’attuale lavoro, lo psichiatrico, lo sbandato, un ex detenuto dall’aria inquietante, il filosofo vergine che però sbandiera la sua normale voglia di masturbarsi…
Mi metto nei panni di chi non si è mai avventurato nell’ambiente letterario, di certo la domanda che subito si pone è inevitabile: ma sono tutti così gli scrittori, o aspiranti tali?

Indubbiamente ci sono stati, in passato, e forse ci sono anche nel presente, poeti e scrittori maledetti, alcuni li abbiamo pure studiati a scuola, li abbiamo ammirati. Hemingway era un alcolizzato, ed è morto suicida, Baudelaire era la depressione personificata, non parliamo poi di gente come Bucowsky e altri (qualche nome e una bella spiegazione qui). Ma non è possibile pensare che TUTTI gli scrittori siano così, oscillanti tra la malattia psichiatrica e il male di vivere. Non posso credere che fra i candidati scrittori non ci sia stato, o non sia stato possibile scegliere, un personaggio con una vita normale, senza scheletri nell’armadio, senza fantasmi della mente, senza una vita tribolata alle spalle.

Con tutto il rispetto per chi ha vissuto veramente questi drammi, a mio parere non sarebbe stato nemmeno da parlarne. La scrittura esula dal personaggio. O dovrebbe. Se è vero che l’esperienza della vita può influenzare quello che si scrive (e ci mancherebbe, però andrebbe universalizzata), è anche vero che si può scrivere di qualsiasi cosa pur conducendo una vita normale. Altrimenti i giurati del talent, scrittori famosi, avrebbero dovuto avere quanto meno gli stessi problemi dichiarati dai candidati. Ah già, è vero, una di loro ha ammesso di avere sofferto di anoressia in passato… e gli altri due?

Al momento non sono sfilate persone, uso un termine non adeguato, ma spero comprensibile, «normali», cioè senza una qualche problematica psichica. È giusto?

Volendo poi prescindere da questa per così dire originalità dei personaggi, ho trovato orripilante il violento approccio che i giudici hanno avuto verso gli stessi. So bene che questo è il formato di trasmissioni del genere, ragion per cui non le guardo; la violenza verbale, che però tanto attrae una certa fascia di pubblico, è per me deleteria e offensiva tanto quanto quella fisica. E in ogni caso ci sono state trasmissioni in cui i giudici hanno saputo comportarsi civilmente ed educatamente anche quando hanno dovuto esprimere un rifiuto (una fra tutte: The voice, talent musicale andato in onda lo scorso anno).
Perchè dunque umiliare queste persone con offese pesanti, strappare con finta e gratuita teatralità il loro lavoro, urlargli che non sanno scrivere, che manco i bambini delle elementari, e in qualche caso che l’opera cui tanto hanno lavorato con sentimento è piena di difetti, è scritta male? Se è così, perchè sono stati ammessi? Per essere umiliati di fronte al mondo? Erano tutte persone fragili, messe là apposta, perchè infierire? In che mondo viviamo, se non c’è rispetto per le debolezze altrui?

Ed ecco che emergono altre differenze fra me e i candidati.

Prima di tutto, io so con certezza che il mio romanzo non è scritto male. Magari si può ragionare sul contenuto, che può essere migliorato, sulla struttura, che anche a me dà qualche perplessità, o anche su altro, ma in ogni caso non è scritto male, e non avrei accettato di vederlo malmenare in questo senso. Ma è vero, io non sono una «esordiente», ho pratica di scrittura. Loro, povere anime, forse pure sanno scrivere, ma sono meno esperti, meno smaliziati. Li hanno voluti apposta così.

E un’altra differenza, fra me e loro, è che io non avrei tollerato neanche di sentirmi insultare. Sono abituata ai giudizi, ho frequentato vari corsi di scrittura, dove il testo che produci è vivisezionato e può essere apprezzato o demolito, ma mai ho sentito usare questi toni. Nemmeno a scuola, a pensarci bene.
Se c’è qualcosa che non sopporto è l’aggressione e se fossi stata lì e avessi subito un trattamento simile credo che avrei mandato tutti a quel paese. Sono pacifica, ma anche polemica, non avrei subito in silenzio. Se avessero strappato il mio lavoro me ne sarei andata senza aspettare altro, con una domanda fondamentale che non avrei tenuto fra i denti: ma voi, chi vi credete di essere?

Ho trovato interessante la full immersion in ambienti particolari (un centro di accoglienza speciale, una balera storica) offerta ai candidati per dar loro lo spunto per creare un testo in studio. Ma proprio questa eccessiva severità dei giudici, il violento rifiuto di tutti i testi prodotti, il dar degli incapaci ai candidati, tutto ciò ha rovinato quella che era in fondo l’unica prova vera di scrittura, al momento, della trasmissione.

Ho tuttavia ammirato la professionalità nella confezione della trasmissione. In pochissimo tempo c’è stata la selezione, i provini, l’ideazione, l’organizzazione e la registrazione. I potenti mezzi della RAI, evidentemente.

Un altro merito, se così si può chiamare? Quello di aver evidenziato uno spaccato di società che di solito si cerca di ignorare, quello delle persone problematiche, border line, più numerose di quello che si crede, che i modelli di perfezione proposti mettono ai margini perchè fuori dai canoni. Persone che forse scrivendo cercano una salvezza ai propri drammi personali; la scrittura può essere anche questo. Ma anche persone che non esitano, per candore, narcisismo, menefreghismo, spregiudicatezza o chissà che altro, a mettere a nudo davanti a una telecamera le proprie debolezze facendosene vanto come io non avrei mai pensato di fare, pur di apparire, a scapito perfino del proprio romanzo. Perchè questo conta, più di tutto, oggi. Nel bene e nel male.
però sarebbe giusto dire che non tutti quelli che scrivono hanno dei problemi…

Peccato, però. Senza snobismo alcuno, che sono l’ultima a poterselo permettere, dico il mio parere. Da un programma sperimentale che si proponeva di portare la letteratura sconosciuta, quella degli esordienti, in televisione, mi aspettavo qualcosa di più. E qualcosa di meno.

Qualcosa di più riguardo alle prove di scrittura, anche se con il beneficio dell’inventario posso credere che magari almeno questo arriverà in un secondo tempo.
Qualcosa di più fantasioso, di nuovo, di non ricalcato sullo stampo così odioso di altre trasmissioni.
Più rispetto per l’atto dello scrivere, così intimo e personale anche per chi non se ne intende di scrittura, a maggior ragione visto che erano richiesti esordienti autentici; non sono stati anche i giudici degli esordienti? Avrebbero gradito trovarsi a posizioni invertite in quel contesto? Anche loro, come tutti, agli esordi avranno ricevuto rifiuti, forse anche qualche bocciatura pesante, ma che è restata nella loro sfera privata, mica sbattuta così in faccia a quasi un milione di telespettatori, insieme alla propria sfera personale (mi risulta difficile credere che un editore voglia entrare così a fondo nella vita intima di un autore…). Potrebbero ricordarselo, prima di prendersela con l’illuso di turno.
Più rispetto per le persone.

E qualcosa di meno, certo, mi aspettavo.
Meno spettacolarizzazione dei problemi personali dei candidati.
Meno violenza.
Meno dipendenza da eventuali ritorni di audience.
Meno sottomissione alle leggi del mercato dei format.

E dunque più originalità, più coinvolgimento, più sentimento.

La scrittura è vita, è un atto intimo che diventa occasione di comunicazione, di unione, di crescita intellettuale. A mio parere deve mantenere questo status anche quando si fa il tentativo di renderla popolare attraverso la televisione. Tentativo ammirevole. Spero solo che migliori strada facendo, finita questa parte selettiva.

Il mio romanzo intanto resta nel cassetto. Tutto sommato, meglio così.

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2 Risposte to “E VENNE MASTERPIECE”

  1. Pedalopoco Says:

    😉 io il 20 novembre ho festeggiato il mio compleanno e credo di non essermi perso niente di “speciale” non guardando questo format 🙂
    E il tuo libro non vedo l’ora di poterlo leggere con calma…. 🙂

    Ciao

    Peda

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  2. ramona Says:

    Caro, a parte che io gli auguri te li avevo fatti e forse non li hai ricevuti… temo che per leggere un mio eventuale prossimo libro dovrai aspettare il tuo millesimo compleanno (ma te lo regalo, per allora, oh sì!) 😀 😀

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