E’ NATALE. BUON NATALE.

albero di natale 2013Ritorna, sì, puntuale come tutti gli anni, implacabile e inarrestabile. Un connubio di festa e timori, di ansia e serenità, di riflessione e di godereccia, di fasti e miserie, di luci e ombre.

È il Natale che ritorna, ed è un tripudio di luci intermittenti, di frettolosa operosità prima del meritato riposo intorno a una tavola imbandita, con la fatica di tutti i giorni fuori dalla porta, i regali sotto l’albero e la cena in famiglia, se va bene. A mezzanotte il Bambinello nella mangiatoia, il giorno dopo si ricomincia a mangiare e fra 24 ore è tutto finito.

Il Natale è sempre stato un giorno magico per me, per tutti quei motivi di cui sopra. Motivi che nel corso del tempo sono andati un po’ scemando per i casi della vita. In contemporanea sono andati aumentando pensieri e riflessioni, a scapito della patina festosa che la ricorrenza implica.

Perché più passa il tempo e più vedo le sofferenze del mondo, e mi sembra che in tanti, troppi luoghi non ci sia molto da festeggiare.

Da decenni, per lavoro, vivo a contatto con i problemi di salute del prossimo, e già questo quotidiano a volte è emotivamente insopportabile. Ma da qualche tempo sto notando che c’è dolore, forte e insidioso, anche in chi il dolore dovrebbe combatterlo. E ciò è veramente difficile da reggere. Anche in chi è là fuori appare inverosimile che chi cura possa stare male. Ma è così. Le difficoltà, la tensione, il darsi al mille per mille, l’accantonare la propria vita a favore degli altri, senza alcun riconoscimento istituzionale, senza alcuna comprensione, alla lunga logora corpo e spirito. Senza speranze.

Ma, certo, ci sono situazioni peggiori.

C’è chi non ha veramente nessun motivo di festeggiare, perché non sa come campare tutti i giorni, figuriamoci se pensa al panettone. Perché nell’indifferenza dei governi di ogni colore ha perso lavoro e dignità, in un sistema che pretende che tu paghi per ciò che non hai guadagnato, per il lavoro che non hai avuto. E la situazione in qualche modo mi sembra ancora peggiore rispetto alla mia infanzia. Anche allora non si aveva niente, anche allora la povertà era alle porte e i debiti opprimevano mentre i politici rubavano. Ma era diverso, si stava tutti nella stessa situazione, c’era fiducia nel domani, e se anche il petrolio era razionato dagli arabi e il cherosene per la stufa carissimo, il Natale era sempre Natale. Con meno luminarie, meno spese e più sentimento, la benedizione del Papa era qualcosa che speravi ti aiutasse per davvero, mentre il presepe lo costruivi con le tue mani e la cartapesta ed era un rito.

Nell’ondata che mi travolge mentre considero tutto ciò, tutti gli sfortunati del mondo fanno presa sulle mie corde.

Dai migranti in cerca di una fortuna poi disattesa con colpi inferti alla dignità e alla sacralità della persona, che non hanno altro modo per farsi sentire che cucirsi la bocca;

ai loro fratelli sui barconi che sfidano un mare spesso nemico e lasciano nei fondali i pochi bagagli e i tanti sogni;

alle vittime di violenze in famiglia, bambini e donne soprattutto, che la legge non tutela a sufficienza ma li rende vittime due volte;

alle persone che chiamiamo “diverse”, perché diversamente sono costrette a vivere a causa della nostra incapacità di offrire loro una vita giusta priva di ostacoli fisici e morali;

agli animali maltrattati, seviziati, che hanno l’unica colpa di esserci accanto nonostante tutto;

a coloro che stanno per terminare la propria esistenza terrena, ma trattengono l’anima con i denti nonostante le sofferenze perché vogliono esserci a tutti i costi;

a coloro che magari hanno sbagliato e per questo pagano una colpa decuplicata per le condizioni disumane in cui sono costretti;

alle vittime di guerre malsane, ai morti, feriti, perseguitati senza motivo in ogni angolo di questa Terra piccola e martoriata e a tutti coloro che senza tanto rumore cercano di aiutarli con piccoli grandi gesti, a costo della propria vita;

a coloro che non hanno voce, ai bambini, ai malati, ai vecchi, ai suicidi per disperazione, alle vittime dell’egoismo globalizzato.

Anche questo è Natale.

Non so davvero più dove volgere lo sguardo per non incontrare ingiustizie, dolore, distruzione. È tutto troppo presente, troppo opprimente. Come si fa a mettere tutto da parte per dedicarsi serenamente al cenone o al pranzo di questo giorno così particolare?

A me è difficile, non riesce. Vorrei aiutare tutti e non riesco ad aiutare nemmeno me stessa. Troppo bisogno c’è intorno, non sai a cosa dare la precedenza e tutto non puoi risolvere. E perciò le luci, gli addobbi, hanno un sapore amaro e irreale rispetto alla situazione di tanta gente.

E tuttavia è Natale. O lo è per le prossime 24 ore. E in questo giorno in cui un Bambino ha scelto di venire al mondo per salvarlo, io, che bambina non sono e non ho poteri divini né soprannaturali, ho il dovere di non ammettere la sconfitta dell’umanità di fronte a tanto amore disarmato e disarmante. Non ho poteri divini, posso fare poco, ma se insieme a me tutti facessero il proprio poco, un po’ per volta avremmo un Natale migliore che varrebbe la pena festeggiare.

Così, sotto l’albero ci metto la speranza, nella grotta col Bambinello la richiesta di spalle più larghe e più forti, mentre a tavola e in corsia faccio spazio a sorrisi, fiducia e buona volontà.

Si comincia così, forse, a salvare il mondo.

Buon Natale.

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2 Risposte to “E’ NATALE. BUON NATALE.”

  1. Pedalopoco Says:

    hihihihihi… siamo al 5 di febbraio….
    Buon Natale… (meglio tardi che mai 🙂 )

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  2. ramona Says:

    ma sei ancora vivooooooooooooooooooo!
    Tutto bene?

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