LETTURE AMICHE: “L’UOMO CHE VOLLE FARSI STREGA”, FRANCESCA GARELLO

luomo-che-volle-farsi-stregaPer la serie Letture amiche, oggi voglio parlare di un insolito libro di racconti: L’uomo che volle farsi strega, di Francesca Garello, Homo Scrivens editore, pubblicato nel 2013. Che sia insolito, credo che basti il titolo a supportarlo: qui ci troviamo di fronte a racconti molto strani… Insomma, si sa che è difficile parlare di una raccolta di racconti, forse mi spiego meglio chiacchierando dei singoli brevi testi che essa racchiude e che, lo ammetto, mi hanno divertita da matti.

Il primo racconto, Pari opportunità, dà in qualche modo senso al titolo dell’antologia. Un tizio con l’aspirazione a diventare strega scatena il finimondo nel consesso di streghe che dovrebbe accogliere la sua domanda. Non si era mai visto un uomo proporsi per diventare strega, il sabba è in subbuglio… Per quale motivo un uomo coltiva un tale desiderio? Fin dalla notte dei tempi la strega è femmina! Potrà egli avere il diritto di sostenere le prove che gli concederanno l’agognato e impossibile diploma? Fra tradizione e modernità inizia una divertentissima discussione, e non dico come va a finire, leggetelo voi.

Un altro bel racconto è Case History. Si è sempre saputo che i computer possono infettarsi: i virus telematici sono una spina nel fianco di chi fa uso di questi ormai insostituibili strumenti. Si sa anche che pure vere e proprie epidemie sono possibili quando il virus, utilizzando la Rete, si diffonde in modo quasi istantaneo rendendo inutilizzabili tutti i computer tra loro collegati. Ma si è mai visto di un virus che si trasmette da computer a uomo? Questo racconto è la assai verosimile descrizione clinica di quanto accade all’organismo di uno sventurato paziente infettato dal suo stesso personal computer. Leggerlo per crederci. E per pensare che in fondo sì, è una situazione nuova ma possibile.

Nel racconto Delfi una bambina in visita scolastica al museo di Delfi incontra la statua dell’auriga e (sogno, fantasia o realtà?) scopre chi era veramente il mitico addestratore di cavalli veloci come il vento e vincitore delle terribili gare di corsa di carri dell’era precristiana. No, non ero io, ma avrei voluto. Tanto più dopo aver letto il racconto.

C’è un aspetto che mi piace molto di questa raccolta. Si parla tanto di donne. La donna che diventa protagonista, che rivendica sottilmente il suo ruolo e rovescia le parti. Vedi appunto le cosiddette pari opportunità, gentile e un po’ forzata concessione maschile a un diritto che dovrebbe essere naturale; il racconto omonimo è una versione umoristica della situazione inversa a ciò che accade oggi ancora troppo spesso, quando una donna sul lavoro è discriminata in quanto tale. Una volta tanto è l’uomo a ritrovarsi simpaticamente discriminato perché non può fare un… mestiere da femmina. O forse sì?…

Qualche altro esempio.

In Delfi c’è la bella rivincita della donna sull’antica predominanza maschile, sul preconcetto che certe cose non le competono, non le può proprio fare perché roba da uomini; quella raccontata sarà solo un’ipotesi suggestiva, mitologica, ma non mi sentirei di escluderla. Anzi, sarei contenta se fosse stata realtà.

In Cosa piace veramente alle donne, si descrive un simpatico esperimento (condotto da uomini) che tenta di capire quale di vari approcci di tipo sessuale e vagamente ridicoli sia il preferito dalle donne. Se ne deduce, vista l’accoglienza piuttosto tiepida da parte della cavia, pardon, della femmina in studio, che l’uomo ben poco conosce dei gusti femminili. Infatti ciò che piace veramente a una donna è…

E poi c’è Un posto per ogni cosa, dove per salvare il capo di una setta religiosa che disprezza le donne (pressapoco come i talebani afgani di oggi) rimasto vittima di un attentato, gli si trapianta il cervello nel corpo di… una donna, appunto, l’unico essere che si possa manipolare essendo solo materia, privo di divinità, al contrario dell’uomo. Riuscirà il cervello maschile e maschilista del santone a convincere i suoi confratelli altrettanto fondamentalisti di come stanno veramente le cose e a… salvarsi la pelle?

E poi c’è L’angelo sbagliato. In un contesto dove è prerogativa delle donne di una certa famiglia prevedere il futuro, nel bene e nel male, il racconto in prima persona di una di loro a tratti è terribilmente umoristico (come buona parte di tutti gli altri racconti dell’antologia) e a tratti lascia intravedere un futuro prossimo molto peggio che misogino. Dopo una ricostruzione storica assai veritiera della situazione femminile, condita con buona dose di ironia, si arriva a immaginare una evoluzione della specie umana nel XXI secolo che ridurrà le donne a esseri docili, consenzienti, privi di pensiero autonomo. Schiave moderne e robotizzate, manipolate già allo stato embrionale affinché siano felici di esserlo. Secoli di femminismo e di lotta per l’uguaglianza con gli uomini andati in fumo con la scusa di una pace “mondiale”: infatti il “problema donna” è comune a tutte le nazioni, a tutte le religioni e stranamente sono tutti d’accordo sul come risolverlo. La protagonista del racconto non lo può permettere, s’intromette e… …e niente, il finale lascia la sensazione che quanto previsto purtroppo possa essere possibile e addirittura inevitabile.

Non è che voglia rivelare qui tutti i racconti dell’antologia, ma penso che solo descrivendone qualcuno si possa comprendere la meravigliosa fantasia che l’ha prodotta. Ad ogni modo mi fermo qui, vi lascio il piacere di leggerli tutti.

Il genere della raccolta è il fantastico, indubbiamente, ma non necessariamente fantasy. C’è anche una forte presenza storica e coltissima, riferimenti letterari importanti e una mescolanza di antico e contemporaneo che appare plausibile. Un mix vincente, in cui ha il suo indubbio peso la grande preparazione classica e umanistica di Francesca, che è archeologa e di professione fa l’archivista storica. Il tutto è insaporito dalla sua ironia pungente e leggera e da una scrittura assai piacevole che rende la lettura un gioco. D’altro canto Francesca è anche esperta di giochi di ruolo. Doveroso anche ricordare che buona parte di questi racconti sono stati premiati in diversi concorsi, e che il fatto di averli riuniti in un unico volume è solo un’opera di merito dell’editore.

Consigliato a chi desidera passare un po’ di tempo all’insegna del divertimento che però non sia solo leggerezza, ma anche motivo di riflessione.

Ah, volete sapere qual è il mio racconto preferito? Non ve lo dico. Cercate il vostro

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