CANTI D’ABISSO E LA PRESENTAZIONE ACQUATICA

canti d'abissoNon è mai troppo tardi per sperimentare nuove emozioni, né per raccontare quelle già vissute. Quando credi di averle già consumate tutte o quasi ne arriva una nuova, imprevista, intensa come poche, e tu puoi solo meravigliartene, godertela e ringraziare chi ti ha permesso di viverla in pieno.
La scrittura è per esempio una fonte di emozione inesauribile; a me ha riempito la vita di persone, situazioni, avventure che non sarà facile dimenticare.
Una di queste avventure si è conclusa da poco e solo ora, a distanza di giorni, riesco a trovare il tempo e le parole per descriverla.
Protagonisti sono un’antologia di racconti e una presentazione insolita.

L’antologia si chiama Canti d’abisso, edita da Origami Editore sia in cartaceo che in versione digitale. Raccoglie 23 racconti uniti da un argomento comune: un canto, un richiamo, un suono, qualcosa di profondo che sorge dagli abissi marini e colpisce le creature di terra. Naturalmente non si tratta di racconti gioiosi di vacanze al mare. Nel richiedere i racconti il curatore e ideatore Alessandro Morbidelli era stato chiaro: il genere, sulla scia di una precedente raccolta molto simile (Onda d’abisso, del 2010) doveva essere fantastico, noir, horror, fantascientifico, insomma tutto meno che sorrisi e relax. Ed è stato accontentato!
Il risultato è questa serie di racconti di qualità eccellente, che dopo che li hai letti ti faranno guardare al mare non come meta di vacanza, ma quanto meno con un sentimento d’inquietudine.

Ci sono molti fratelli della Carboneria Letteraria lì dentro. È carbonaro il curatore. E ci sono anche io con il racconto “L’occhio di Iona”.
Non è mai facile per me scrivere racconti di questo genere, tanto più se devo parlare del mare: per me il mare, e l’acqua in generale, è vita e benessere, è sollievo e sogno, come potevo guardarlo con un altro sguardo? Ma ci sono riuscita, pescando nei ricordi, nei timori inespressi, mescolando una serie di elementi che apparentemente poco ci azzeccano facendone un amalgama insolito. C’è un ragazzino amante della pirateria salgariana, c’è la montagna, c’è la neve, c’è il mare dei Caraibi… e c’è un noir sottile che lascio scoprire al lettore, così come gli ancor più belli racconti degli altri autori.

Ed ecco che, poiché una bella avventura ne tira un’altra, mi ritrovo di colpo a vivere esperienze nuove ed emozionanti. La prima presentazione di Canti d’abisso, tanto per dire. Che non può che essere acquatica. Dove vuoi presentare infatti un libro che parla di mare? Ma sul mare, certo! Grazie alla collaborazione degli amici della scuola di vela Four Sailing ASD di Ancona, ho potuto partecipare a una serata letteraria a bordo di una barca a vela. Non avrei mai pensato che si potesse farne una. E difatti nemmeno avevo la più pallida idea di come avrebbe potuto essere realizzata. Fino a che non l’ho vissuta.

E così sabato 24 maggio mi precipito ad Ancona, spingendo mentalmente il treno che mi trasporta, divorata dal bisogno di respirare il mare e la salsedine e dalla curiosità di scoprire come si svolgerà la presentazione. La scuola di vela mette a disposizione 3 barche, i partecipanti saranno circa una trentina. La partenza è dalla Marina Dorica di Ancona, il porto turistico; destinazione Portonovo, nei pressi del Conero. E via, a vele spiegate!
La giornata è splendida, sembra cucita su misura per la circostanza. C’è un buon vento che mi dicono essere di scirocco e il mare è tranquillo, in movimento ma non troppo, così azzurro e innocente che non si può credere possibile che sia “anche” quello raccontato nell’antologia. A maggior ragione si fomenta l’inquietudine. L’Adriatico è poco più di una tinozza (il profondimetro della barca non ha mai segnato i 20 metri dal fondale!), ma dopo qualche ora passata in treno a leggere Canti d’Abisso, suggestionata dall’atmosfera dei racconti, ora mi guardo intorno e da tutto quel blu, da quella superficie marina che noi così allegramente fendiamo con i nostri velieri, mi aspetto di vedere spuntare una sirena perfida, un mostro tentacoluto, una “cosa” indefinibile e orripilante. Tuttavia mostri non se ne vedono e fiancheggiamo la bella costa marchigiana puntando dapprima verso il mare aperto e poi verso il Conero, in un clima goliardico di puro disimpegno.

Il vento è giusto, il sole è caldo nell’ultimo scorcio della sua giornata. Un anticipo d’estate che riempie l’anima. Vabbè, il clima alla fine non sarà proprio estivo, ma chi se ne accorge?
Mentre procediamo arriva inaspettato l’invito dello skipper: chi vuole provare a timonare?
Non ho dovuto pensarci o chiedermelo, una parola è stata più svelta del pensiero: “IO!!!”. Ed è stato così che per la prima e certamente ultima volta nella mia vita mi sono messa al timone di un veliero. Mentre gli uomini badano alle vele io apprendo il segreto dei velisti. Quando si dice “segui il vento” non è solo un modo di dire se sotto ai piedi hai una barca che necessita del vento per muoversi. Bisogna cercarlo, seguirlo, corteggiarlo, il vento, se vuoi procedere sul mare.

Un occhio al fiocco, uno alla randa, uno agli strumenti, uno al tratto di mare davanti… ma quanti occhi ha un timoniere?
Capita qualche incomprensione con il timone, che ha i suoi tempi, non è il volante di una macchina, ma sono tutte cosa facilmente superabili. Non c’è stato mai un timoniere apprendista più felice di me in questo momento.
Il commento dello skipper è che mi è venuta la sindrome del timone, e non posso che confermare: malata gravissima, non l’ho più mollato fino al momento dell’ancoraggio nella baia di Portonovo.

49È già il tramonto, lo spettacolo è assicurato dal cielo rosso e azzurro contro il verde profilo della costa e il maestoso Conero; nel mezzo la tranquillità della baia illuminata a festa dalle luci dei ristoranti.
Le tre barche accostano una all’altra. Non si scende a terra, restiamo in mare in un suggestivo affiancamento che è come trasformarsi in gemelli siamesi, incollati. I tre scafi vengono assicurati fianco a fianco, così che sarà agevole trasbordare per chi lo voglia.
È ora di cena e magicamente salta fuori quello che viene definito l’aperi-cena. Un insieme di portate pronte da mangiare su un tavolo apparecchiato al dolce dondolio del mare, sotto un cielo che a poco a poco si riempie di stelle. Fa un po’ fresco, ma non ce ne accorgiamo più di tanto; la compagnia è ottima, si mangia bene, si beve, si chiacchiera in allegria, si trasborda di qua e di là ancora più allegramente. E infine si comincia a leggere i nostri racconti dell’abisso.
C’è qualcosa di magico nell’aria. Siamo al buio, senza microfoni, stretti in maglioni e giubbotti, con il solo chiarore di un paio di lampade a rendere visibili le pagine del libro, ma milioni di stelle e le luci della baia a scaldarci il cuore.
E c’è il mare, naturalmente. Che un po’ più in là è scuro e tenebroso e chissà, forse ci ascolta mentre parliamo di lui.

Si fa tardi, è ora di rientrare. Niente vela, si rientra a motore, ma è un rumore dolce, discreto quanto le fusa di un gatto, che accompagna il nostro silenzioso ritorno.
Le luci della città di Ancona sono tante e vivacissime, sbiadiscono un po’ quelle del cielo, il faro fa il suo dovere e vigila dall’alto. Ci chiediamo come facessero i naviganti di qualche tempo addietro a orientarsi senza gps, a sapere su quale terra approdassero. Non per niente viene subito in mente il più grande abbaglio della storia della navigazione, quello di Colombo, che credeva di essere arrivato in India, dopo oltre due mesi di tormentato viaggio per mare, e invece aveva scoperto un nuovo, immenso mondo.

Eccoci al porto. Un pugno di avventurosi, tra cui la sottoscritta, si ferma a dormire sulla barca, sono quasi le 2 del mattino. Ci addormentiamo cullati dall’acqua tranquilla (tranquilla?….) del porto e dal mormorio del legname che si assesta. E ci sentiamo un po’ eredi dei grandi navigatori di oltre cinque secoli fa.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Annunci

Tag: , , , ,

Una Risposta to “CANTI D’ABISSO E LA PRESENTAZIONE ACQUATICA”

  1. Pedalopoco Says:

    va che bello! alla grande,
    ciao Ramona

    qui tutto bene 😉

    ciao

    peda

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: