RANOCCHIA IN ACQUA

RanaUn tempo ero certo una ranocchia. E anche se sotto mentite spoglie, se le sembianze sono apparentemente umane, io credo di esserlo ancora. Ne sono convinta, mentre sto a rilassarmi in acqua dopo una intensa sessione di esercizi in piscina. Sono quasi morta di fatica, ma ora mi rilasso galleggiando come una rana. Non sono mai stata un pesce. Con i pesci ci ho nuotato, solo i piccoli pesciolini del basso Adriatico, che in altre acque non mi sono spinta. Non conosco i mari tropicali e nemmeno quelli del nord. Non faccio, purtroppo, attività subacquea e nemmeno lo snorkeling. Diciamo che i cefalotti da spiaggia e qualche altro colorato pescetto che non so identificare, insieme a ricci e granchi abbarbicati agli scogli, sono stati i miei unici compagni di nuoto.

In realtà ho sempre invidiato chi andava fino in fondo al mare, fosse l’Adriatico o il Mediterraneo, il Mar Rosso o l’Oceano. Lo invidio perché so che c’è un mondo antico e per molti versi sconosciuto nelle profondità. Ci sono abitanti veri e leggendari, è tutto un altro universo. Nuotare accanto a uno squalo e scoprirlo innocuo, giocare con i delfini, danzare con una manta, scovare una creatura sconosciuta e stupirsene, farsi abbracciare da un sensuale polpo gigante… chi non ha mai fatto un sogno simile? Io sì, ma con la consapevolezza che solo un sogno sarebbe rimasto, per motivi vari. Non per ultimo quello che nuotare sì, ok, so farlo, ma non troppo bene, né sopra né tanto meno sotto la superficie.

E dunque non sono mai stata un pesce.

Però che il mio elemento sia l’acqua è indubbio. È in acqua che sto bene. A terra sono pesante e dolorante, goffa e lenta. In alto, cioè in aria… bè, se potessi volare non dico, forse mi piacerebbe altrettanto guardare il mondo da lassù, essere ugualmente senza peso e senza gravità, però volare non so. Non sono un’aquila e nemmeno un passerotto, non sono una farfalla, una libellula o un moscerino, non ho il privilegio dell’altezza e a dirla tutta se mi arrampico su una scala o cammino lungo un sentiero di alta montagna mi vengono le vertigini… Non mi resta che l’acqua.

È il mio elemento, lo dice anche l’oroscopo che lo Scorpione, il mio segno, è un segno d’acqua. Vorrà dire qualcosa, immagino, se l’astrologia non è un’opinione. Ma poiché non mi sento proprio un delfino, né un cavalluccio marino e manco uno scorfano, e tuttavia non sto inchiodata a uno scoglio ma mi muovo in senso orizzontale e prediligo l’acqua cheta, ne deduco che sono una ranocchia. Metà acquatica e metà terrestre, l’animale perfetto, che nuota con uno stile buffo e funzionale, da cui io, sia chiaro, ahimè mi discosto, avendone uno del tutto personale.

Il mio coach lo chiama polleggiare. Sono una ranocchia che polleggia e sono felice. Oggi poi ho avuto in prova anche le pinne da ranocchia. Le ranocchie hanno le zampe palmate, no? E allora ecco che anche a me sono toccate in dote. Pinne che un subacqueo solo a guardarle si affogherebbe dal ridere. Piccole, cortissime, proprio da piscina, mi spiegano. Mai viste di tali dimensioni, ma sono così carine! Le provo e la mia trasformazione è completa. Ora posso fare cra cra. Mi manca solo qualche ninfea qua e là su cui tirare il fiato e un moscerino da accalappiare con la lingua. Dovrei anche tingermi di verde, ma confido che di rane colorate al mondo ce ne stiano. Oddio, color fucsia come il mio costume magari no, sarò io la prima!

Gli esercizi, ora che sono consacrata ranocchia, dovrebbero essere più facili. In qualche modo lo sono. Per lo meno, mi sembra di filare a pelo d’acqua veloce come uno squalo bianco, anche se lo squalo la pinna ce l’ha da un’altra parte. Termino l’esercizio, mi distendo pancia in giù, tiro su le chiappe che invece se ne vogliono andare a fondo e tengo fuori solo gli occhi e le narici. Da sotto la cuffia i miei occhi tondi a pelo d’acqua devono proprio essere uguali a quelli delle rane. Cra cra.

Ogni tanto passa un capodoglio accanto a me, muovendo l’acqua placida del mio stagno, cioè della piscina; per fortuna la balenottera, quella che di solito invade la mia placida e innocua corsia con un nuoto prepotente tipo tsunami vivente, lei oggi non c’è. I capodogli lasciano il giusto spazio ad agili delfini, ad anatroccoli principianti, a creature magiche come Riccardo, che nell’acqua diluiscono un mondo misterioso e inaccessibile. Riccardo oggi mi guarda e fa un accenno di sorriso mentre lo sorpasso, è la prima volta da quando le nostre avventure acquatiche si sono incrociate in piscina. Devo essere proprio buffa se sono riuscita a scalfire una coscienza così impermeabile. Quando è accaduto ancora non avevo indossato le pinne, ma senza dubbio con i suoi begli occhi lui mi ha già vista dipinta di verde e si aspetta che mi metta a polleggiare. Riccardo è un pesciolino tranquillo fra le braccia del suo istruttore, come un pesciolino si muove nell’acqua con un istinto quasi aereodinamico.

Io invece sono una ranocchia. Mi infilo le pinne, mi fingo papera per un po’, ma poi ritorno ranocchia e alla fine polleggio come solo io so fare. images

Annunci

Tag: ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: