UTOPIE POSSIBILI

utopiaFacciamo il punto della situazione.
I punti fermi aiutano a prendere fiato.
A prendere le distanze.
A prendere coscienza della strada fatta e di quella che resta da fare.
A prendere decisioni.
Insomma, mettiamo un punto e vediamo a che… punto siamo.

Dovrei dire: a che punto sono. È di me che stiamo parlando. Del momento pazzesco che sto vivendo da qualche mese, forse da un anno. Delle utopie possibili che sto coltivando, tutte insieme.

Per la verità meglio sarebbe non parlarne affatto. Quando le cose le descrivi, capita che non sono più le stesse, si trasformano, perdono consistenza e significato. Mentre vivono dentro di te invece acquisiscono un peso diverso, più corposo e saporito, tanto che le gusti con ingordigia, assaporandole con una certa goduria.

Ma proviamoci.

Prima utopia: ho ripreso a studiare.
Da incosciente, a un’età difficile così lontana da quelle più adatte all’apprendimento, l’infanzia e l’adolescenza. Mi sono iscritta ad un master universitario per diventare Case manager. Una figura professionale che si può intendere come evoluzione, o specializzazione, dell’infermiere. Talmente nuova che non esiste. Al momento è solo ipotetica, incoraggiata, auspicata, ma non esistono concorsi o assunzioni per soddisfare un certo fabbisogno, peraltro non quantificato.
È una professione affascinante, ma prepararsi è difficile. È difficile mettersi in gioco quando hai una vita costruita e stabile, quando sei, almeno in teoria, più vicina alla pensione che non alla ricerca di un lavoro. Dico in teoria, perché l’età pensionabile è spostata talmente in là che alla mezza età e oltre, mentre una volta si stava a casa a fare i nonni, oggi si è costretti a misurarsi con la fatica, cercando di ignorare l’usura e la stanchezza. Sfruttati fino all’inverosimile, lavoratori obbligati che la (misera) pensione maturata non la vedranno mai, uccisi dal feroce meccanismo che vede i vecchi al lavoro e i giovani a casa disoccupati.
È difficile, dicevo rimettersi a studiare, quando la memoria non aiuta, quando comprendere concetti nuovi è arduo.
Non è che un’utopia, ma forse è possibile.
Ci ho provato e ci provo.
Sono a metà strada, più o meno.
Non so dove arriverò. Lo scopriremo solo andando avanti.

Lo studio prevede anche il tirocinio. Il caso ha voluto che una parte del tirocinio possa svolgerlo a domicilio di qualche paziente.
Anziani, fragili, spesso soli, con pluripatologie, che vivono per scommessa, ma sono aggrappati alla vita quanto più possono. Entrare nel loro mondo, dopo averli conosciuti fra le mura di un ospedale, è un privilegio. Tocchi con mano la miseria della condizione umana, non tanto, o non solo, finanziaria ed economica, quanto sociale. Tocchi il bisogno materiale, certo, ma anche quello umano.
“Meno male che la prossima volta torna, signorina, perché così vediamo qualcuno. Altrimenti non viene mai nessuno in questa casa”.
Un tirocinio del genere è un percorso dell’anima.
Impiegherò del tempo a pellegrinare di casa in casa.
A caricare queste persone nel cuore, invece, non ci vuole nulla.

Seconda utopia possibile: scrivere.
Oh, questo sì che è complicato!
Quanto mi prudono le dita, che scrivono da sempre, da quando ho imparato a tenere in mano la penna! Mi vengono in mente tante cose da dire, da fissare su una pagina, e non trovo il tempo. E tuttavia mi ritrovo a far parte del mondo della scrittura più di quanto non creda possibile.
Faccio sempre parte, con orgoglio, della Carboneria Letteraria. Dopo la pubblicazione di Maiden Voyage si sta preparando una sorpresa che riguarda il nostro bel romanzo di fantascienza.
Faccio sempre parte, con allegria, pure di Facciunsalto.it, web magazine che sta per diventare di carta. Anche qui sono coinvolta in un paio di progetti, che spero di portare a termine, perché ci tengo, e il tempo me lo devo inventare. Anche perché continuo a tenere, sullo stesso magazine, una rubrica quindicinale. Dopo Amarcord e i ricordi del passato, quella attuale si chiama Umanimalia, dove descrivo come ci vedono, secondo me, gli animali.
Ce la posso fare?
Non lo so.
Però ci provo.
Sarà utopia pure questa, ma pure questa, forse, è possibile.

E le avventure letterarie non finiscono qui: è ora di raccogliere qualche frutto dai semi seminati negli anni. Ma di questo ne riparliamo. Un po’ di scaramanzia concedetemela!

Terza utopia: poiché non di solo spirito vive l’uomo, cerco di mantenere costante anche l’attività fisica in piscina. La scoperta più bella dell’ultimo anno, quella che mi ha rimesso a nuovo (o quasi… diciamo in un rispettabile usato) fisico e umore, che mi ha regalato forti emozioni e che mi ha messo a confronto con me stessa, con i miei limiti, spostati sempre un po’ più in là, e le mie possibilità, finora impensabili. E che in fondo ha condizionato anche la nuova me stessa.
Quanto è difficile, peggio che utopico, racimolare il tempo necessario per uscire di casa e pensare solo a se stessi!

Vogliamo aggiungere casa, famiglia e lavoro?
Aggiunti. E non serve specificare niente.

Il quadro delle utopie possibili è completo.
Coraggio, ce la possiamo fare.

 

smile2

Annunci

Tag: , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: