TELA DI RAGNO

telaQuando cerchi un senso alle cose che fai, prima o poi lo trovi.
Da molto tempo cercavo di dare un senso ai miei vecchi racconti. Racconti che non si possono incasellare in un’etichetta di genere, e che forse difettano di quello spessore letterario necessario a un testo breve per farsi valere nella giungla editoriale.
Certo, qualcuno di questi racconti ha avuto vita felice. È uscito alla luce, ha pure vinto un premio, è stato pubblicato, votato, letto. Molti altri no. Probabilmente non avevano avuto un grande valore per un determinato contesto, o forse non era mai giunta la loro grande occasione.
E allora che senso aveva avuto scriverli?

Un senso lo avevano avuto solo per me. Nel momento in cui venivano fuori dalla mia penna, o dalla mia tastiera, acquisivano completezza ai miei occhi, racchiudevano l’ispirazione di un istante, un ricordo, una riflessione, una immagine. Ma come la pepita d’oro protagonista di una delle mie storie ambisce alla luce di una vetrina per avere coscienza del proprio valore e per dare un senso a un’esistenza altrimenti oscura, anche per i racconti c’era bisogno della luce.

Tutti quelli che scrivono sanno che prima o poi arriva la voglia di far circolare i propri testi, di condividerli, non fosse altro che per condividere anche la sensazione unica che accompagna ciascuno di loro. E l’unico modo per condividerli, oltre che spammarli ad amici più o meno compiacenti, è pubblicarli.

Circa due anni fa ho messo insieme alcuni di questi racconti e ho formato un’antologia. L’ho inviata ad un concorso, dove si è classificata terza, senza premio e senza altro seguito.
Ho pensato: se è piaciuta a qualcuno, piacerà ad altri. Così è iniziato il consueto peregrinare nel difficile mondo dell’editoria. Peregrinare un po’ scettico, per quanto speranzoso, sapendo bene quanto sia difficile oggi, soprattutto per dei racconti, trovare spazio nelle simpatie di un editore e del mercato editoriale.
Eppure, come dicevo, quando cerchi un senso più ampio, finisce che lo trovi.
Perché alla fine la simpatia di un editore la mia raccolta l’ha incontrata. Un editore che dal suo sito chiedeva “Hai scritto qualcosa che è stato scartato da altre case editrici? Mandacelo!”.
Sembrava un invito fatto apposta per me e la mia antologia. Ed è così che in questi giorni, grazie appunto alla volontà di Giuseppe Meligrana, è nata la mia raccolta di racconti, sotto forma di ebook, con il titolo Tela di ragno.
Eccolo, il senso tanto agognato.
La dignità della veste di libro alla luce del sole.
Libro che può piacere o non piacere, essere tollerato, disprezzato o gradito, restare nell’ombra o trovare molti assensi, e certamente non risultare indispensabile al mondo.
Un libro che comunque ora c’è.

Non è tipo dalle grandi aspirazioni. Chiede solo di essere letto, di poter fare compagnia per qualche ora. I racconti sono semplici, a volte ironici, a volte malinconici, a volte commossi. Un vero filo conduttore, ripeto, non c’è, non si tratta di un’antologia a tema. Sono storie brevi, anche brevissime. Si possono leggere durante uno spostamento in autobus (una all’andata, una al ritorno), o durante l’attesa nell’ambulatorio del medico, o mentre si fa la fila per pagare una bolletta alle poste. Essendo un ebook sta tutto dentro un cellulare, o dentro un tablet, o in qualunque moderna diavoleria in grado di leggerlo.

Nelle sue pagine elettroniche si incontrerà l’impossibile storia d’amore fra una donna e un ragno. Si sorriderà, spero, alle disavventure di un intero paese gabbato nientemeno che da un sosia (sosia??) dell’attore Raoul Bova. Ci si lascerà sommergere dalle emozioni che il mare regala nelle stagioni di una vita. E si ritroverà, per chi già lo conosce, il gatto Sansone. Si conoscerà un antipatico montone che riserva delle sorprese. E infine, ma non è finita qui, si scopriranno le ambizioni disilluse della famosa pepita d’oro.

Insomma, ci sono storie strane, semplici, da bere in un sorso d’acqua. Per me ognuna di loro è piena di significati, ma non ho pretesa che anche per chi legge avvenga lo stesso. Il fatto di condividerle con chiunque lo voglia un pochino mi imbarazza, ma così è quando metti al mondo una creatura: la metti sotto gli occhi di tutti, tutti sapranno che è figlia tua ma lei non sarà più completamente tua.

Tela di ragno è il mio secondo libro, dopo Un golfino blu racconta. L’emozione è diversa, non è più un primogenito, e tuttavia non manca.
Per completare un sogno che mi accompagna da molto tempo c’è ancora qualcosa di mio che vorrei vedere rivestirsi di una copertina e delle cure di un editore. Ci vorrà un po’ di tempo, ma so che anche questo accadrà. Solo allora, forse, avrò chiuso il cerchio e gli avrò dato un senso. Ma questa sarà un’altra storia,

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