CARBO-FUS A NAPOLI!

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Venerdì 29 gennaio. Sono in viaggio sul Frecciarossa. Contrariamente ai miei timori, supportati dalle ultime avventurose trasferte, tutto finora è andato bene. Niente ritardi, guasti, incidenti.
Poca gente viaggia con me, educata, per niente caciarona. Il viaggio ideale, quasi. Se si fosse eliminato un cambio del tutto inutile, sarebbe stato perfetto.
Sto andando a Napoli. E sono molto emozionata per vari motivi.

Il primo motivo è che Napoli ci vado per la presentazione “in casa” di Maiden Voyage, il romanzo collettivo scritto dalla Carboneria. Si gioca in casa perché l’editore, Homo Scrivens, è di Napoli, appunto.
Il nostro figliolo prediletto, il romanzo di fantascienza, noir, giallo e perfino rosa nato dalla sinergia di 34 mani per la prima volta viene presentato alla città madrina, quella che gli ha permesso di vedere la luce.
Il lieto evento mi permette di ritrovare i fratelli carbonari. Non ci si vede mai abbastanza a causa della lontananza, soprattutto mia. Incontrarli giova fortemente alla mia salute. Questa grande famiglia fa parte della mia vita da così tanti anni, ormai, che ne è inscindibile.

Ma da circa un paio d’anni faccio parte anche di un’altra realtà, quella di facciunsalto.it (Fus), web magazine emozionale con cui volentieri collaboro. I ragazzi di Fus, sparpagliati in tutto il mondo, hanno a Napoli un nucleo molto folto e rappresentativo. In tutto questo tempo non ci siamo mai incontrati, questa è l’occasione ideale per conoscere i nuovi amici.
Secondo motivo di emozione, dunque.
Non me lo sarei mai aspettato: la Carboneria incontra Fus, e il punto comunicante di due realtà letterarie a me care, pur così diverse, sono io.
È un evento, una occasione insolita e per me entusiasmante.

Infine c’è un altro motivo per cui mi batte il cuore. È la prima volta in assoluto che vado a Napoli. Da molto tempo questa città contraddittoria, discussa, spesso al centro della cronaca non sempre per lieti motivi, è nei miei pensieri. Volevo vederla. Volevo ammirare il Vesuvio, che un vulcano io non l’ho mai visto. Volevo passeggiare sul celebre lungomare respirando la salsedine del Tirreno, mangiare la Pizza con la maiuscola, quella originale, visitare le piazze, farmi abbracciare dal calore partenopeo e respingere la leggenda che Napoli sia solo camorra, rifiuti e disagio sociale. Io so che Napoli è molto di più e lo voglio toccare con mano.

Il viaggio è davvero tranquillo. Il Frecciarossa ha una sua comodità, anche se non del tutto proporzionata al costo del biglietto per quanto in fascia Economy. Rimango senza fiato quando i monitor in carrozza segnalano la velocità del treno: quasi 300 km/h. Cavolo, non ci accorge nemmeno!
Attraverso gli appennini passando nella loro pancia. Una galleria dietro l’altra e mi ritrovo sull’altro fianco dello Stivale.
13 vesuvioAd accogliermi il Vesuvio, con il cratere ricoperto da una nuvola. Non si può non raffigurarsi Amelia, la fattucchiera che ammalia, intenta a rimestare il suo pentolone in mezzo a fumi e lapilli, cercando la pozione magica che l’aiuti a rubare la mitica Numero Uno a zio Paperone. Io la vedo, sono sicura che è lassù, è lei che provoca la formazione della nuvolona grigia.

In stazione devo aspettare un poco l’arrivo degli altri carbonari. La giornata è primaverile, tiepida, la grande stazione di Napoli è affollata di gente multicolore. Respiro il fascino metropolitano e cosmopolita delle grandi città. Mi sento a casa. Per quanto cerchi non c’è traccia della sporcizia che ha fatto tanto indignare chi parla senza vedere, senza sapere.
La Carboneria in breve si riunisce, i vari rivoli con cui è confluita a Napoli si riversano nel consueto fiume letterario condito di simpatia e convivialità. È sempre un piacere ritrovarsi.
Arriviamo al teatro Bellini, la location che ospiterà la presentazione di Maiden. No, non saremo ospitati sul palcoscenico, restiamo nel foyer, che pure è incredibilmente bello e ricco di strucchi dorati. Chissà com’è all’interno… Non mi è dato sbirciare. A Napoli dicono, dei due più importanti teatri cittadini: “il S. Carlo per la grandezza e il Bellini per la bellezza”. Pensare che per un periodo è stato adibito a cinema per film porno… quasi non ci credo.

Alla presentazione è presente un piccolo gruppo di appassionati e… mved ecco che avviene l’incontro che non avrei mai immaginato! Fus incontra la Carboneria! Due dei ragazzi della web magazine sono venuti a conoscermi dal vivo, permettendo un incontro storico fra le due realtà letterarie cui sono legata anche affettivamente. Ed è amore a prima vista anche per loro, com’era stato per i carbonari.
Il mio destino è incontrare solo belle persone, non si può desiderare di più!
La serata finisce con pizza e fritti, mitici, buoni da far piangere.

Il giorno dopo è dedicato tutto alla scoperta di Napoli. Nell’abbraccio affettuoso dei ragazzi di Fus vado alla ricerca delle caratteristiche di una città che conosco solo per sentito dire.
Rimango subito affascinata.
Ecco il lungomare Partenope con i suoi alberghi di lusso e il mare, che anche se è un po’ grigio come la giornata senza sole, è pur sempre mare. Scorgo i limiti del Golfo, mi emozionano le isole lì davanti, vicine da poterle toccare e il Vesuvio, ancora più coperto di ieri, a sovrastare indiscutibilmente il tutto.
8 castel dell'ovoPoi i castelli. Castel dell’Ovo, con il mito dell’uovo inventato da Virgilio a difesa della città (guai a romperlo!) e il Maschio Angioino, entrambi a picco sul mare, maestosi, ad arginare i pericoli che vengono dal Mediterraneo.
E poi via, nella parte più turistica, quella bella, ricca di negozi, piazze, chiese. Piazza del Plebiscito, così vasta e stranamente deserta. E giù a Spaccanapoli, la stretta via che come dice il nome divide in due la città: chissà perché a me fa venire in mente Massimo Troisi e Pino Daniele.
Tappa obbligata san Gregorio Armeno con i suoi presepi, la statua a grandezza naturale del cantautore, più grande di quella già alta del Papa.
Infine due ore in una fila pazientissima (ma siamo a Napoli?!) per gustare l’autentica pizza napoletana nel locale più tradizionale, più storico. Posso garantire che la pizza margherita ha davvero tutto un altro sapore, non è una diceria, la pizza napoletana non ha eguali. E comunque si smaltisce scarpinando tra le vie ricche di storia e di vita.

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Molte cose non ho potuto vedere, ci sono arrivata vicina, ma la moltitudine di persone ci ha scoraggiato: il Cristo velato, la Napoli sotterranea, la passeggiata al Vomero e a Capodimonte e un milione di altri luoghi che dovrò tornare a vedere.
Per ora mi resterà nel cuore l’ospitalità, la simpatia, la solarità della gente di Napoli. E poi le contraddizioni di una città in bilico perenne su confini troppo sfumati, il coraggio della gente perbene, la difficoltà del vivere onestamente, consapevoli di dover cedere, talvolta e malgrado tutto, al compromesso, perché non c’è alternativa.
E la fantasia, le trovate folkloristiche (il capello miracoloso di Maradona, conservato gelosamente in una bacheca in un bar, a mo’ di santino), la famosa arte di arrangiarsi che tocchi con mano ovunque. La contraddizione del lusso appena appoggiato alla miseria, i Quartieri Spagnoli e Scampia, che a questo giro non ho potuto esplorare, ma che vorrei tornare a vedere, i clochard che dormono all’aperto sui gradini di chiese e negozi.
Napoli con i panni stesi sui fili tra una casa e l’altra, Napoli in una metropolitana che più moderna e artistica non c’è. Napoli che festeggia lo scudetto d’inverno come se avesse vinto il campionato. Napoli viva, Napoli cordiale. Napoli dai grandi palazzi storici e quelli grigi di fumo. Napoli dal traffico assassino nel caos organizzato che se riesci a sopravvivere puoi guidare ovunque. Napoli che se vuoi parcheggiare devi affidarti al posteggiatore abusivo. Napoli che ti vende i cornetti portafortuna, ma non ne ha abbastanza per sé.
Napoli che ti resta nel cuore.
Napoli che non è vero che quando la vedi poi muori: resti vivo perché ci devi tornare, prima o poi.

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