DI NUOVO SOTT’ACQUA

subContinua il mio percorso acquatico. Lentamente, progressivamente. Gli intoppi della vita sono tanti, ti rubano il tempo e le forze e spesso sei tentato di gettare la spugna, di rinunciare a ciò che ti può fare felice.

Ma a volte la cocciutaggine e la passione sono armi letali che sospingono oltre ogni impedimento, oltre ogni limite ragionevole.

E così mi ritrovo di nuovo in acqua. Sotto l’acqua. Cercando di capire se sono in grado di starci come vorrei, se posso imparare a muovermi in quello stato liquido che toglie ogni pesantezza terrestre, ogni rigidità, ogni dolore.

È un percorso complicato, per me. Non è facile trasformarsi in pesce. Credevo ci volesse un po’ meno impegno, che bastasse volerlo, chiedere permesso al sogno e semplicemente imparare poche regole fondamentali per poi inabissarsi felici nelle profondità.

Non è esattamente così, mi rendo conto che il cammino che ho intrapreso è intriso di difficoltà e che io sono l’opposto di quello che tale pratica sportiva richiede.

Dovrei essere più tecnica e razionale, meno sognatrice, più concreta.
Dovrei mettere da parte le parole e far posto a numeri e calcoli.
Dovrei avere un fisico più solido, meno delicato.
Dovrei essere un po’ più abile, meno imbranata.
Dovrei tutto questo, per avere la strada spianata. Oppure rassegnarmi a rinunciare.

Ma come sempre nella mia vita, ormai è assodato, non mi accontento delle cose facili. Io scelgo sempre la via più faticosa. E nel caso specifico, anche se tutto sembra dirmi che la faccenda non è molto nelle mie corde, la sola prospettiva di provare un’emozione grandissima, quella di visitare un altro mondo, mi spinge passo dopo passo verso l’impossibile.

Così sono qua.

Le prime difficoltà le incontro ancora all’asciutto. Maneggiare l’attrezzatura si conferma essere problematico. Mi sembra di aver capito come si fa, poi invece no… ma sì!

Le mie mani, piccole e doloranti, non reggono i pesi, non si districano fra i tubi, non all’istante almeno. Non sono mai stata molto manuale, il pensiero era la mia specialità, qui invece ci vuole perizia pratica. Ok, ci vorrà molto esercizio. Ma proprio molto, prima di sopperire con la ripetitività alla mancanza di competenza e di forza fisica.

Ce la farò, mi ripeto prima che mi prenda lo sconforto. Sconforto è una parola che devo abolire mentre faccio questa cosa.

E in acqua, finalmente, capisco perché insisto, mi ricordo perché sono qui. Perché è qui che voglio essere: per ora sul primo scalino, quello dell’acqua bassa di una piscina che in seguito mi porterà, spero, in acque più profonde e vive.

L’acqua addosso è una carezza, mi incoraggia. E pazienza se faccio un po’ di casino con tutti i tubi. Gli erogatori sono due, poi c’è il manometro e il tubo collegato al giubbottino gonfiabile (il famigerato GAV!)) che gonfi e sgonfi con due pulsanti diversi per salire e scendere, e mi rendo conto che non faccio più confusione fra i due come accadeva i primi tempi. Evviva, uno pari e palla al centro. Sorrido sotto la maschera e per poco non perdo l’erogatore.

celapossofaresub

D’altronde l’esercizio successivo consiste proprio nel togliere e mettere l’erogatore. Ovviamente sott’acqua, se no dove sta il bello? Il bello è fare le bolle, come quelle di sapone, un po’ meno eteree, più affollate e robuste, altrettanto magiche.

Questo è facile, ma devo restare concentrata sulla respirazione. Uno dei miei (tanti) punti deboli difatti è la carenza di concentrazione.

Insomma, ho un’età, sarà anche normale. Ma certo non è il caso che combini casini là sotto. Per ora sono a due metri di profondità, male che vada torno facilmente in superficie, ma se fossi a meno 20 metri? Bè, lì non è il caso che faccia la smemorata di Collegno. Proprio no.

Me ne rendo conto con l’esercizio successivo. Svuotare la maschera da un piccolo allagamento, in questo caso procurato, ma che potrebbe verificarsi casualmente in qualsiasi momento per qualsiasi motivo mentre magari sei a tu per tu con un pesciolino che ti sbeffeggia impertinente.

Ecco, stavolta non va benissimo, faccio un macello, la maschera si allaga completamente invece di svuotarsi, io mi incazzo per la mia imbecillità, non vedo più niente ma resto ancorata al fondo (altro punto a mio favore, pare che finalmente riesca a non riemergere contro la mia volontà) . Ci riprovo. Finisco per inalare acqua e questo no, non è piacevole per cui, con il respiro strozzato nella trachea irritata da acqua e cloro che mi fa sembrare un asmatico circondato dai suoi allergeni, sono costretta a tornare su. Arrabbiatissima.

Sembrava facile. Dove sta l’inghippo?

Alla fine ci riesco, ma ho perso di nuovo la concentrazione e qualcuno mi ripesca mentre sto per invadere senza accorgermene la corsia dei nuotatori. Evito di poco uno scontro. Almeno mi fossi scontrata con un bel sirenetto, tanto per consolarmi un po’ del mio essere incapace. Anche se, immagino, l’eventuale vittima del sinistro non sarebbe stato così galantuomo da esimersi dal mandarmi a quel paese. Il mio fascino con addosso cuffia, maschera e bombola, non è così eclatante da accecare sirenetti vaganti e sinistrati. Direi che è pari a zero.

E comunque qui di sirenetti non se ne vede ombra. Se ce ne sono, sarà bene evitarli fino al ripristino del mio fascino originale.

In un attimo finisce la lezione. I bambini miei “compagni” di corso sguazzano senza problemi mentre io sto ancora cercando di ritrovare l’assetto, smarrito fra le piastrelle della vasca, e di spegnere lo sberleffo sul muso del mio amico pesciolino immaginario che sta ridendo di me.

Mi spiegano che sott’acqua si può tossire, sorridere, starnutire, pure vomitare, se serve… che ci vuole? Eh, ma che scarso romanticismo! Io fantasticavo di imparare a baciare sotto l’acqua, non a vomitare.

acqua-e1478866036343 E comunque alla strozza stavolta non ho potuto comandare, c’è poco da fare.

Rimugino fra me e me, tornando all’asciutto di casa mia. Faccio un bilancio tra successi e insuccessi di questa nuova puntata della mia personale avventura acquatica. La lentezza con cui imparo mi esaspera, ma i piccoli passi avanti mi incoraggiano. Ho superato altre volte limiti che consideravo invalicabili. Ho imparato che i miei tempi di apprendimento sono lunghi, ma quando sono invasa dalla passione niente mi ferma: come un panzer procedo inarrestabile, fino a quando sarò di fronte davvero all’insuperabile, che è ancora tutto da verificare. Non credo che sia questo il momento di fermarmi.

Ho molto da imparare, ci vorrà solo un po’ di tempo.

Caro pesciolino sbeffeggiante, rassegnati: prima o poi saremo quasi alla pari là sotto, e nuoteremo insieme in acque vive. Scommettiamo?squalo-ed-operatore-subacqueo-45478508

 

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