IO SUB- parte seconda

In realtà di trote se ne sono viste molto poche. Colpa mia, troppo occupata a sopravvivere al gelo.

Eccomi qua, è il gran giorno. La muta questa volta la indosso per usarla, non è solo una prova. Cavoli, sto per fare la sub vera. O almeno ci provo.

Si conferma che ho ancora molta strada da fare per acquisire un po’ di scioltezza con l’uso dell’attrezzatura. Che andare sott’acqua non sarebbe niente, se non fosse così complicato tutto il contorno!

L’acqua gelida non aiuta. Cavolo, la temperatura del laghetto è di 10 gradi. Per me è quasi Siberia, sensibile come sono al freddo. Mi manca un po’ il coraggio di entrare, ma faccio conto che la muta mi protegga. Altrimenti ci resto secca, c’è poco da fare.

Comincia la vestizione.

Preparare la bombola, allacciarla al gav. Ok, ci sono. Questo sì ormai posso dire di averlo imparato.

Vado sotto. Mi si spezza il fiato e temo si fermi il cuore per il freddo, ma è un attimo e senza accorgermene mi sto immergendo nel laghetto che funge da bacino di pesca per quattro pescatori che ci guardano indifferenti. Che ne sanno loro che è la mia prima volta?

Il fondale è sabbioso, si agita una montagna di polvere e a tratti non vedo nulla. Ci vuole un bel po’ di fantasia a immaginare la barriera corallina nel verde e oro del bacino offuscato dal turbine di ghiaia.

Sto andando. Sotto. Che freddo! Di pesci non ne vedo, ma in realtà sto cercando solo di sopravvivere al freddo. Con i riflessi un po’ rallentati dalla bassa temperatura mi rendo conto che sto effettivamente nuotando a circa 3 metri sotto la superficie. Anche se in realtà la profondità dovranno dirmela in seguito. Sono stata capace di indossare il profondimetro al contrario e non decifro i numeri che leggo.

La prova dura poco, non è pensabile di resistere al lungo, almeno per me, a questi pochi gradi. Ci vorrà un bel po’ di tè caldo e due milioni di brividi prima di smaltire il gelo. Dura la vita del subacqueo… anche cambiarsi dopo l’immersione non è affar semplice, quando fuori è ancora inverno. I pescatori mi accolgono nella loro calda casetta ma mi offrono un sottoscala per niente riscaldato. Quanta generosità.

Alla fine comunque è andata. La mia prima prova all’esterno. Ne ho combinate delle belle: mi sono tolta la maschera invece dell’erogatore durante un esercizio (che peraltro non mi è riuscito, mentre andava benissimo in piscina!), mi sono immersa con l’orologio al polso dimenticando di toglierlo, non ho inserito bene la frusta nel gav che si è staccata… e qualcos’altro. Però lì sotto ci sono andata. E smaltendo l’ultimo brivido, mentre ripasso i miei errori, non posso trattenere un sorriso. Domani si replica. Al mare.

(continua)

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