PRIGIONIERO DEI SOGNI

Non se ne sentiva certo il bisogno. Tra tonnellate di carta stampata che si produce ogni anno nel mondo dei libri, che spesso nel giro di un amen finisce nella carta straccia, c’era proprio bisogno di infierire con un altro libercolo?

Uno dei tanti che passerà come una meteora senza che i miliardi di persone in grado di farlo lo avranno mai letto.

Uno dei tanti di cui il mondo può fare a meno.

Uno dei tanti che non lascerà traccia di sé né di chi lo ha scritto.

C’era bisogno di un altro libro?

Sono onesta e rispondo: no, non ce n’era bisogno.

Però altrettanto onestamente sostengo che nonostante tutto, se questo libro ora c’è, vuol dire che doveva esserci. Indipendentemente dal bisogno universale della sua presenza.

Questione di convinzioni. O di fatalismi.

Facciamocene una ragione. È nato un nuovo romanzo. Un’altra storia che ha voluto raccontarsi da sé, con solo un pizzico di aiuto pratico da parte mia: dato che i cantastorie non esistono più, questa storia non poteva essere raccontata solo a voce. Bisognava che fosse scritta.

PRIGIONIERO DEI SOGNI è il mio terzo libro personale, ma è il mio primo romanzo.

Non è facile scrivere un romanzo per chi è abituato a scrivere racconti. Probabilmente anche questa storia, che vorrebbe ambire alla dimensione di romanzo, si veste con il respiro di un racconto un po’ più lungo. Ma la differenza in fondo è sottile e non così sostanziale. Ognuno lo interpreti come vuole. Di fatto, qui c’è una storia e basta.

Le storie hanno tutte una origine. Anche questa ce l’ha.

Questa storia è nata dalla corrispondenza epistolare con un amico di un’altra età rispetto alla mia. Un po’ più avanti, diciamo così. Lo scambio di lettere scritte a mano ha un fascino che oggi non si conosce più. Eppure noi lo abbiamo vissuto e lettera dopo lettera, mentre qualche ricordo si mescolava alla fantasia e il postino lavorava, si creava dal nulla un piccolo mondo che prima non c’era.

Un mondo limitato a soli tre mesi d’estate, di un anno qualunque, di un luogo qualunque, di qualche tempo fa.

In realtà il 1973 non è proprio un anno qualunque. Storicamente in Italia forse sì, non sono successe cose eclatanti, il peggio sarebbe venuto dopo, tra terrorismo e austerity, e il meglio era già avvenuto con il boom del decennio precedente. Ma si tratta di un anno denso di significato per il giovane protagonista della storia. Il quale il 15 giugno di quell’anno compie 23 anni. Facendo i conti, il ragazzo è dunque nato a metà di un mese (il giorno 15), a metà di un anno (giugno è il sesto mese del calendario), a metà di un secolo (il 1950). Per buona sorte è nato anche a mezzogiorno.

Con una data di nascita di questa portata, come minimo uno si ritiene predestinato a grandi cose, no? Come dar torto al ragazzo se ne è tanto convinto da non fare nulla per meritarsi un posto al sole, aspettandosi invece di diritto un successo planetario?

Il piccolo mondo che è nato da quello scambio epistolare è una città di mare non troppo grande e non troppo piccola. Il periodo l’estate del 1973. Il protagonista Emilio, un giovane sfaticato, ambizioso quanto pretenzioso, opportunista e irresistibile, bello come il sole, sfortunato con il mondo, ma fortunato, decisamente, in amore. O almeno, in un surrogato d’amore, quello che incontrerà in quella estate bollente e che lo metterà in grossi guai.

Quel piccolo mondo nasce e si conclude nel giro di quei tre mesi bollenti e comprende altri personaggi, tutti aventi a che fare con Emilio in un intricata matassa di relazioni personali.

Tutte le storie che nascono fanno uno o più viaggi.

Anche questa storia ha fatto molta strada, tentando vari approdi, qualcuno un po’ più felice, qualcuno meno, mai quello giusto. Ma le storie quando nascono, se nascono, è perché devono farsi conoscere, e prima o poi il modo giusto lo trovano.

Questa storia ha trovato la fiducia e l’appoggio, fra gli altri, di Giuseppe Meligrana, un editore coraggioso, che riceve e valuta le storie che altri editori non vogliono e che, dopo un’attenta valutazione, ha deciso che meritava un porto da cui riprendere un altro viaggio, stavolta con qualche sicurezza in più.

E così, armata e attrezzata con copertina, veste grafica, pagine di carta giallina e caratteri eleganti, la storia inizia un nuovo viaggio. Verso chiunque vorrà incontrarla, per caso, per curiosità, per combinazione astrale, per fatalità, per disgrazia.

La storia c’è.

Buon viaggio.

N.B. Il romanzo è reperibile sul sito dell’editore e a breve in tutte le librerie online. La foto di copertina è di Giuseppe D’Emilio, fratello di Carboneria Letteraria

Annunci

Tag: , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: