TEMPO DI CAMBIAMENTI PER IL GOLFINO BLU.

Ci siamo. Tempo di cambiamenti per il Golfino Blu. Che nel frattempo negli anni è diventato prima Celeste, poi Rosa intenso.

rammy infermiera 1

È mutato il colore del golfino che anima la mia candida divisa, ma per oltre trent’anni non era mai cambiata la sua essenza. Quella di infermiera di un reparto di degenza.

Oltre tre decenni spesi ad assistere pazienti costretti a ricoveri a volte brevissimi, a volte lunghi mesi. Ore, giorni e notti condivisi con chi aveva un problema da affrontare: dal semplice malessere alla ricerca di una diagnosi, dalla pura sopravvivenza al fine conclamato della corsa.

Tanto tempo fianco a fianco, comunque vicini, nel quale un’infermiera cerca di fare del suo meglio, spesso anche di più, per alleviare disagio e dolore delle persone ricoverate. Tempo condiviso in cui, è inevitabile, giorno dopo giorno si creano rapporti affettivi, di tenerezza, con coloro che si deve semplicemente assistere.

Empatia.

Non così scontata, ma spesso presente, anzi auspicabile, in quelle situazioni in cui c’è chi ha bisogno e chi quel bisogno lo deve soddisfare o prevedere.

Così è stato per me, per il mio Golfino nato Blu e ora Multicolor.

Tre decenni e migliaia di pigiami, camicie da notte, mutandoni e pannoloni. Migliaia di volti ospitati in letti di degenza, volti costretti a restarci più o meno a lungo.

Tu smonti il turno, vai a casa e il giorno dopo quella persona è ancora lì, e tu ti informi su cosa è cambiato in quelle ore, sta meglio o peggio, sarà dimesso o resterà per chissà quanto ancora, risponde alle cure o bisognerà cambiarle, e i parenti cosa dicono, sono presenti o non esistono, accoglieranno il congiunto bisognoso a casa o bisogna attivare un percorso protetto di assistenza a domicilio, e il dottore che dice, ha più visto quel problema nuovo, ha prescritto qualcosa per il dolore, ha richiesto quell’esame…. E la persona questa notte ha dormito, che di solito ha sempre tanti pensieri, il fiato che non viene, le palpitazioni…. ma dai, quell’anziano ha voluto fare un selfie con le infermiere, che carino… E la signora ci ha lasciato i cioccolatini, il panettone per Natale, un pacchetto di caffè per restare svegli di notte, pronti a rispondere al campanello (“Scusate se vi ho svegliato…”. Quante volte è stata sussurrata questa frase e avevi voglia ad assicurare che non stavi dormendo, che sei pagato per stare sveglio, loro non ci credono e si dispiacciono di averti disturbato per un bisogno che li faceva stare male).

Tre decenni di volti e personaggi che hanno fatto la mia storia di infermiera. Con le loro difficoltà, la gratitudine per le piccole cose, le storie di famiglia, le battute di spirito, la forza di andare avanti anche quando il respiro non c’è e la malattia consuma il fisico, e quell’interesse per te come persona quando non stai bene e se ne accorgono, tu come loro, in una sorta di fratellanza che però non prevede lo scambio dei ruoli.

Devo a queste persone, che mai dimenticherò, i miei inizi da scrittrice. È per loro che è nato il Golfino Blu che tante soddisfazioni mi ha regalato.

Quel rapporto che si crea fra l’infermiere e il paziente che si ferma in reparto per più giorni da domani non ci sarà più. Il Golfino Blu cambia percorso. Costretto dagli anni e dall’usura, da un evento sgradevole non grave ma che si porta appresso come strascico il divieto di investire la propria attività in compiti “pesanti”, il Golfino inizia una nuova vita.

Non sarà più a stretto contatto, amichevole, quasi famigliare, con il paziente degente. Avrà invece un lavoro organizzativo davanti a un computer in cui l’utenza sarà un’entità fugace da aiutare in un altro modo ad affrontare il proprio percorso di cura.

Niente turni di notte o festività da condividere sentendosi così “diversi” rispetto alla normalità. Basta ciabattare nei corridoi spingendo carrelli, distribuendo pastiglie, basta corse ansiose al suono agitato dell’allarme rosso del monitor. Ora sarà orario di ufficio o quasi, e dormire tutte le notti nel proprio letto. Un lavoro di “costruzione” che ha per scopo finale quello di sempre: agevolare e facilitare il benessere delle persone. Solo che lo si raggiungerà per altre vie, procedendo a monte della storia. Un fascino diverso dall’approccio diretto al dolore e alla cura, niente fatica fisica, niente rischio di commettere errori gravi, sempre più probabili a causa dell’aumento dei carichi e dell’età. Però neanche più sorrisi, storie, partecipazione. O se ci saranno sarà in una forma diversa, tutta da scoprire.

Mi mancheranno molto quei pigiami, quelle camicie da notte sempre arrotolate sotto il sedere, quei sorrisi da dentiera eppure sinceri, ma è tempo per il Golfino di affrontare le proprie difficoltà, di arrendersi all’evidenza, di ascoltare un fisico che ormai non ce la fa.

Essere infermiera vuol dire essere un mondo di cose, ci sono molti modi di fare il proprio lavoro, tantissime opportunità. Ora devo solo abituarmi a uno di questi nuovi modi senza perdere l’empatia, senza cedere all’automatismo che sotterra la sensibilità.

Questi tre decenni non sono passati inutilmente. Mi sono arricchita l’anima e sono cresciuta, ho maturato un bel po’ di esperienze. Ho avuto la fortuna di incontrare colleghe che mi hanno insegnato tanto, sono state amiche prima di tutto; una famiglia in cui ho trascorso un quarto di secolo, che mi è stata vicina nei momenti belli e in quelli difficili e ha sopportato i miei difetti.

Dai, Golfino, è ora di ripartire. Ci sono nuovi orizzonti da esplorare. Il tuo tesoro di emozioni, incontri ed esperienze lo hai accumulato, ma la strada è ancora lunga. Chissà, forse nel computer che da domani avrai di fronte ritroverai nomi noti, sorrisi sdentati, bombole di ossigeno e pannoloni. Oppure ce ne saranno di nuovi, che vedrai per pochi minuti e poi via, un fluire molto più veloce di quanto fossi abituato a vedere. Forse ci farai l’abitudine, forse ti annoierai, o forse no. Comunque sia rimboccati le maniche e fai del tuo meglio, come sempre: vedrai che potrai essere utile anche in questo modo tutto nuovo per te. Scommettiamo?

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