IL 2018 CHE VERRA’.

È la prima volta, credo, che l’arrivo di un nuovo anno non mi crea aspettative, né mi ispira qualche desiderio in particolare.

Il 2018 è qui dietro l’angolo, a un passo da me, ma cosa mi riservi non m’interessa. Mi basta che non porti problemi di salute a me o alle persone a me care. Direi che il 2017 ha già regalato fin troppe sventure in questo senso, ritengo di meritare un po’ di tranquillità per i prossimi 365 giorni.

Il fatto è che di recente un tot di sogni si sono appannati, il realismo, o fatalismo, ha preso il sopravvento e ho ridimensionato un po’ di fantasie.

Brutta cosa, lo so. Ma così è. Forse un regalo dell’età, o l’esperienza, o semplice disillusione dopo aver capito che la vita non è per i sognatori.

Negli ultimi anni ho vissuto emozioni fantastiche che mi hanno fatto conoscere attimi di felicità pura. In questo momento non so cosa potrebbe eguagliare tanta intensità. E non perché non ci siano obbiettivi che mi piacerebbe raggiungere o desideri che vorrei esaudire. Quelli ci sono. È solo che non li vedo realizzabili. Non è più tempo di fantasticare in grande.

Insieme alle cose belle ci sono state anche delusioni e di conseguenza disillusioni.

A che serve infatti realizzare il sogno di pubblicare un libro se poi il libro nessuno lo vede?

A che serve riporre fiducia in una persona, regalarle l’anima, se poi ti tradisce e ti ritrovi sola?

A che serve sfidare la sorte con mille entusiasmanti prove da superare, se poi il destino ti immobilizza e tutto crolla senza che tu abbia potuto verificare se eri davvero così in gamba da vincere contro l’impossibile?

A che serve sognare quando ti rendi conto che i tuoi sogni sono troppo grandi per le tue forze?

A che serve desiderare di vivere una passione se non hai con chi condividerla?

Non so quale sia il carico del 2018 a me destinato, non voglio nemmeno immaginarlo. Perché se mi aspetto qualcosa devo poi fare i conti con la possibilità che quella cosa non mi arrivi oppure che mi deluda.

A dire il vero già pensare di rinunciare a un sogno è una delusione, una sconfitta. Lo so bene, ma mi sento così vulnerabile… Anche questo sarà un regalo dell’età. Il tempo che ho davanti è troppo poco per tutto ciò che avrei voglia di vivere, di sperimentare, di imparare. È poco per ricominciare, se dovessi tentare e fallire.

L’alternativa che mi sono data è quella di rinunciare, appunto, alle speranze. Di vivere quello che viene senza cercarlo, senza impegnarmi in guerre perse.

Non sono disponibile a rinunciare alla passione, che anzi, se mi manca mi sento morta. Ma cercarla a tutti i costi e rimanere ferita quando poi non la trovo, quando sbaglio, quando mi illudo, ecco, non so se ne sono ancora capace.

Come dicevo ho vissuto più di quello che vivrò, ma non ho vissuto tutto quello che avrei voluto e la voglia di nuove avventure è fortissima. Ma se poi non arrivano le occasioni, se il tempo rimane vuoto o insufficiente, se la passione non trova sbocco, se la curiosità resta inappagata e la disponibilità ignorata? Finirei per soffrirne.

Caro 2018, non me lo dire cosa mi porti. Facciamo che non voglio niente. Il tuo vecchio fratello moribondo è stato prodigo da un lato, crudele dall’altro. Sono arrivate gioie inaspettate e sofferenze ancora più inattese. E infine sono arrivate anche delle novità, anch’esse per metà dolorose e per metà vantaggiose.

Io non voglio chiederti niente, che tanto sei tu quello che decide cosa regalare, il più delle volte a sorpresa. Però…

Non è vero che non ho più sogni. Ho solo più paura di soffrire.

Non è vero che non ho più passione. Ne ho solo troppa.

E ti dirò… non è vero che non voglio sapere cosa mi riservi. È che non saprei più sopportare il disinganno.

Comunque, se nel cilindro hai qualcosa di magico riservato a me da tirare fuori nei prossimi dodici mesi, bè… non ti fare pregare. Le sorprese, quelle belle, mi piacciono sempre tanto.

Buon anno a tutti.

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