CONTABILITA’ DI UN COMPLEANNO

Una persona mi ha detto che dimostro 6 o 7 anni meno della mia età reale.

È sempre stato così. Quando ero giovane non mi aiutava sembrare ancora più giovane, ma ora è un’altra faccenda. Oggi compio gli anni e ormai sono più quelli che ho accumulato alle spalle di quelli che, realisticamente, mi aspettano lì davanti. Sentirmi dire che ne dimostro meno mi dà l’illusione di rallentare il tempo, anche se so bene che non è possibile. Che la realtà non è un film di fantascienza con una macchina del tempo che ti riporti ai tuoi anni migliori, o con un sistema di ibernazione che ti faccia svegliare tremila anni più tardi con sempre tremila anni in meno. E che non c’è verso di fare un patto col diavolo come il vecchio Dorian Gray (che tanto qualcosa invecchia lo stesso), e che il segreto dell’immortalità non sta nella trascendenza spirituale o in pozioni magiche.

Il fatto è inconfutabile. Nasci e già invecchi. Nasci e stai già morendo. Nasci per morire, prima o poi.

Ci penso da sempre e da sempre trovo che sia una enorme ingiustizia. Ti regalano il balocco, queste cose bellissime che si chiamano vita, gioventù e salute, e un po’ alla volta te lo tolgono, il giochino bello. Basta, ti sei divertito abbastanza, restituisci tutto e vedi di scomparire.

Credere nell’aldilà aiuta molta gente. Aiuta a dare un senso a questa vita che prima ti illude, poi ti ferisce e infine ti uccide. Prima o poi risorgi, dicono, con tutto il corpo. Sì, ma il corpo dei vent’anni, giovane e sano, o quello degli ottanta, incartapecorito e malandato? Non si sa. Magari al fianco del Padreterno ci sarà una moltitudine di giovanotti e ragazze belli vigorosi per l’eternità.

Credere nell’aldilà per un po’ ha aiutato anche me. Quando mia madre è morta a 38 anni e io ne avevo solo 14. Osservavo la sua foto al cimitero e speravo che di notte uscisse dalla sua tomba insieme a tutti gli altri, che facesse nuove amicizie, che vivesse ancora in qualche modo che non potevo capire. È nato così il primo racconto che ho scritto, parlava di morti che vivono su questa terra una vita parallela e segretissima.

Crescendo ho perso questa speranza, lo ammetto. La mia professione di infermiera ha contribuito, credo, al nuovo scetticismo. Si muore e basta. Spesso si soffre anche tanto. A volte si muore all’improvviso. Ma si muore, e lì finisce.

Il tempo sta volando e prima o poi toccherà anche a me. Sempre troppo presto e sempre troppo ingiustamente. Strani pensieri per un giorno di festa come un nuovo compleanno. Ma perché nasconderli?

Io sono nessuno, il mondo non si accorge di me ora che esisto, figuriamoci se si ricorderà di me quando non ci sarò più. Il fatto però è che sono troppo attaccata alla vita e non vorrei mai lasciarla. Non ne ho ancora compreso il mistero.

Compio gli anni, oggi, e cominciano a essere tanti. Anche se ne dimostro meno. Anche se la mia fame di esperienze e di conoscenze non si è mai placata, anzi, diventa sempre più convulsa man mano che il conto alla rovescia prosegue implacabile, insieme alla consapevolezza che non vedrò tutto, non vivrò tutto, non imparerò tutto quello che vorrei. A prescindere dal tempo che mi resta e che che non mi è dato conoscere.

Allora la domanda è: compiere gli anni, superare una certa soglia, deve fare paura? Deve far pensare alla fine più o meno prossima? Deve innescare la rabbia per le occasioni perdute e mai più ripresentate? Deve far insorgere la tristezza per ciò che non conosceremo mai?

Non ho risposte certe.

Quello che so è che il mio compleanno per me è sempre stato un giorno di festa e continua a esserlo. Un giorno in cui improvvisamente scopri di esistere e contare per un mucchio di gente, che ti fa gli auguri e in qualche modo spende un minuto della sua giornata per pensare proprio a te. Certo, a volte gli auguri sono di circostanza, a volte poco sinceri, ma non me ne è mai importato. A me è sempre bastato sentirmi nel cuore delle persone. Mi fa felice. E pazienza se ogni anno si conta qualche augurio in meno, mentre aumentano le persone che di te si dimenticano. Non è questa la contabilità che vale; diciamo che fa parte della vita, niente deve risultare un obbligo per nessuno, neanche gli auguri di compleanno.

Non nego, perché non sono ipocrita, che non mi rende felice fare la conta degli anni, per lo meno da un decennio a questa parte.

Non mi piace contare le rughe, constatare il cedimento dei tessuti, scoprire i primi (sì, I PRIMI!) capelli bianchi. Non mi piace scoprire quasi ogni giorno un acciacco nuovo. Non mi piace toccare con mano la caduta del fascino innato della gioventù. E non mi piace essere considerata meno seduttiva solo in base a tutto questo, mentre dentro sono sempre io, con la mia voglia di sedurre e affascinare, la mia ironia silente, la battuta dietro l’angolo, l’immutata voglia di scherzare, amare, andare avanti.

Mio malgrado tuttavia faccio anche i conti con me stessa, con ciò che ho, che ho avuto e che spero di avere.

Non ho avuto vita facile, chi mi conosce lo sa. Ma ho vissuto. Ho fatto esperienze. Sono stata ferita a sangue ma anche molto amata. Sono caduta e mi sono rialzata. Ho sempre ricominciato. Ho cercato di imparare qualcosa di nuovo. Ho realizzato sogni senza sapere di averli sognati, semplicemente ho proseguito a testa bassa e li ho afferrati fra le mani. Sono stata al contempo ribelle e con la testa sulle spalle, ho rischiato con coscienza, ho fatto rinunce che ho scoperto dopo essere state sagge. Alcune cose che pensavo mi fossero dovute invece non mi sono state concesse, e se ancora non ho una risposta al motivo per cui è accaduto, prima o poi lo scoprirò.

Non so se è ora di fare un bilancio, nemmeno me lo chiedo. Semplicemente rifletto, è un giorno che porta a pensare.

Quanta vita dietro le spalle, quante cose, belle e brutte, che mi hanno coinvolta e magari sconvolta. È bello poterlo raccontare; se mai un giorno avessi voglia di farne un libro avrò tanto materiale a disposizione, perché ogni vita, anche la mia, è una ricchezza.

E ragiono che anche questa piccola aspirazione è un segno che guardare avanti è inevitabile, è il significato stesso della vita.

Di desideri ne ho ancora tantissimi, ne ho un lungo elenco. A dimostrare una volta di più che se il passato è stato ricco, il presente ansioso nella conta degli anni che tornano alla casella del via ogni 365 giorni, c’è anche un futuro ancora tutto da riempire. Fino a che non si perde la certezza che i giorni a venire saranno comunque colmati vuol dire che siamo vivi e che vivere ha un senso. Nonostante ci tolgano il balocco sul più bello. Nonostante non sappiamo se e cosa ci sia “di là”.

Oggi compio 55 anni. Non sono una ragazza e non sono anziana. Dimostro 6 o 7 anni di meno. Ho la saggezza di un centenario e la voglia di ribellione di un’adolescente. Ho un binario da percorrere e il desiderio di deragliare. Ho un passato importante alle spalle e un futuro da scoprire. Ho desideri, sogni e speranze di chi deve ancora cominciare.

Questa sono io, oggi.

Grazie a chi mi ha pensato in questo giorno speciale. E a chi non mi ha pensato dico: sarà per il prossimo compleanno.

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