PREMIO LETTERARIO IL GIARDINO DI BABUK – Proust en Italie

Aggiungo un altro piccolo risultato alla mia vetrina dei ricordi, all’insegna del motto “se ci credi non mollare”. Il racconto Ho baciato un angelo si è classificato quindicesimo alla V edizione del Premio Letterario Il Giardino di Babuk – Proust en Italie per opere inedite, anno 2019. I racconti pervenuti sono stati 107, quindi il quindicesimo posto lo ritengo più che onorevole, anche se di fatto non porta a casa alcun premio.

È la seconda volta che partecipo. Mi sembra un concorso ben organizzato e meritevole. È gratuito: solo chi vuole, tra i partecipanti, può fare un versamento volontario per incrementare un monte premi già presente di partenza. L’invio del testo è online e anonimo, il racconto o la poesia sono giudicati solo per il loro valore, senza alcuna influenza dovuta a un nome magari più o meno conosciuto o un curriculum più o meno consistente. Anche il sistema di votazione è complesso ma quanto più rigoroso possibile, con l’aiuto di un software che trasforma il voto in un numero di media, con tanto di decimali. Il premio in denaro ai primi tre classificati viene assegnato solo se si raggiunge un punteggio minimo prestabilito.

Al giorno d’oggi è raro trovare un concorso letterario così onesto e imparziale. Si vedono in giro delle condizioni di partecipazione orrende. Per esempio la tassa di partecipazione, che se contenuta può essere anche ammissibile, ma a volte è spropositata in rapporto al premio (una targa o una pergamena). Oppure si richiede un esagerato numero di copie cartacee da inviare via posta ordinaria; un metodo ormai superato, l’invio online dovrebbe essere privilegiato.

Insomma, la fiducia in questo modo diverso di operare mi aveva convinto a partecipare già un anno fa, con un racconto scritto per l’occasione che a me piaceva molto, ma che evidentemente non ha fatto breccia tra i giurati.

Vista l’assenza di risultati stavolta ero tentata di lasciar perdere, ma proprio la serietà dell’evento mi ha spinto ad un altro tentativo. Ho scelto e inviato un racconto che giaceva da un pezzo nel mio archivio. Titolo, appunto: Ho baciato un angelo.

Nel racconto la voce narrante è di un uomo di una certa età, Remigio, che racconta un’avventura occorsagli durante un viaggio in auto. Il suo era stato un viaggio della speranza, se così si può dire: una visita da uno specialista molto lontano da casa, che gli ha confermato una diagnosi terribile. Remigio ha un inizio di Alzheimer. Nel ritorno, per distrarsi da pensieri tristi, raccoglie una ragazza che fa autostop: bellissima, ma quanto meno scorbutica, maleducata, pressoché muta. Lui ci fa un pensierino lascivo, pensa che sono le sue ultime cartucce prima della fine, e poi quella bocca è sensuale e invitante come quella di Julia Roberts. Ma di colpo succede qualcosa, un malore che lo porta a un passo dalla morte, anzi forse è già morto. L’angelo autostoppista maleducato e bellissimo interviene e… bè, scompare, e il suo gesto lascia al protagonista un senso diverso a quello che resta della sua vita.

Certo, tanta roba… ossia tanti spunti in poche pagine, e ognuno avrebbe meritato di essere approfondito. Ma a volte i racconti nascono così, già compiuti, aggiungere una parola può essere di troppo.

Comunque sia, invio il racconto al concorso e aspetto.

A tempo debito la prima sorprendente notizia. Il racconto si posiziona fra i primi trenta, ed è prevista una nuova selezione per scegliere, tra questi, i vincitori.

Ammetto, ero contenta già così. Da un po’ di tempo è difficile avere visibilità, in tantissimi scrivono oggi, più di di quando vent’anni fa ho cominciato a partecipare ai concorsi letterari. E molti sono davvero bravi. Un risultato del genere dunque era già soddisfacente. Però… siccome sono umana, un pensierino non me lo sono negato: già che c’ero, perché non sperare di piazzarsi bene?

Non ho mai pensato veramente di vincere. Ma mi sarebbe tutto sommato dispiaciuto se nella classifica finale fossi arrivata ultima.

Così non è stato.

Il 7 aprile è stata pubblicata la graduatoria definitiva che vede il mio racconto a un dignitoso quindicesimo posto.

Niente premi, niente soldi, interviste o altro, ma una pergamena ricordo inviata online.

Ve bene così. Sono soddisfatta. Non sono più i tempi in cui mi emozionavo per molto meno; ho vissuto in passato delle esperienze così belle che non saranno facilmente replicabili. Però sono felice davvero anche per questo piccolissimo riconoscimento.

Non serve vincere lo Strega, o il Campiello o chissà che altro irraggiungibile e blasonato concorso.

Il dio delle piccole cose sa come regalare momenti di assoluta bellezza. Anche con un quindicesimo posto.

Pergamena_Racconto_Babuk_2019_Part_15

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