Archive for the ‘emozioni’ Category

IL 2018 CHE VERRA’.

31 dicembre 2017

È la prima volta, credo, che l’arrivo di un nuovo anno non mi crea aspettative, né mi ispira qualche desiderio in particolare.

Il 2018 è qui dietro l’angolo, a un passo da me, ma cosa mi riservi non m’interessa. Mi basta che non porti problemi di salute a me o alle persone a me care. Direi che il 2017 ha già regalato fin troppe sventure in questo senso, ritengo di meritare un po’ di tranquillità per i prossimi 365 giorni. (more…)

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IL CERCHIO SI CHIUDE?

10 novembre 2017

È cominciato tutto qui.

Al sesto piano dell’ospedale più di trent’anni fa c’era il reparto di medicina con oltre quaranta pazienti. È stato il primo reparto in cui ho messo piede da allieva infermiera, come si diceva all’epoca; oggi si direbbe “studente di infermieristica al primo anno di corso universitario triennale”. È giusto, la professione evolve, bisogna adeguarsi ai tempi.

Resta il fatto che da qui io ho cominciato a frequentare il mondo dell’assistenza infermieristica, vivendo sul campo un’avventura affascinante e tremenda insieme. (more…)

SOGNO EROTICO

26 ottobre 2017

(Oggi è il mio compleanno, e questo è il mio regalo per me. Auguri vecchia mia. Ti voglio bene.)

Sono il sogno erotico di me stessa.
Un libero sogno erotico che non deve dare spiegazioni, perché la sensualità non ha bisogno di essere spiegata.
La sensualità esiste nella mente di chi la sa vedere. Esiste nella consapevolezza e nell’orgoglio di essere diversi dai canoni imposti.

Mi osservo. Mi piaccio. (more…)

PRIGIONIERO DEI SOGNI

26 giugno 2017

Non se ne sentiva certo il bisogno. Tra tonnellate di carta stampata che si produce ogni anno nel mondo dei libri, che spesso nel giro di un amen finisce nella carta straccia, c’era proprio bisogno di infierire con un altro libercolo?

Uno dei tanti che passerà come una meteora senza che i miliardi di persone in grado di farlo lo avranno mai letto.

Uno dei tanti di cui il mondo può fare a meno.

Uno dei tanti che non lascerà traccia di sé né di chi lo ha scritto.

C’era bisogno di un altro libro?

Sono onesta e rispondo: no, non ce n’era bisogno. (more…)

IO SUB – parte terza

1 maggio 2017

E così sono al mare infatti. Sistiana, vicino Trieste. Giornata bellissima, molto ventosa, mare calmo e azzurro, spiaggia ciottolosa. La comitiva è numerosa, forse una trentina di persone. Alcuni allievi come me (migliori di me), perfino bambini, altri sub esperti, istruttori, accompagnatori.

Ci si immerge a turno, io sono collocata inevitabilmente insieme ai bambini e scenderò dopo un breve ripasso teorico, con uno di loro, un altro ragazzo non ancora maggiorenne e l’istruttrice. (more…)

IO SUB- parte seconda

1 maggio 2017

In realtà di trote se ne sono viste molto poche. Colpa mia, troppo occupata a sopravvivere al gelo.

Eccomi qua, è il gran giorno. La muta questa volta la indosso per usarla, non è solo una prova. Cavoli, sto per fare la sub vera. O almeno ci provo.

Si conferma che ho ancora molta strada da fare per acquisire un po’ di scioltezza con l’uso dell’attrezzatura. Che andare sott’acqua non sarebbe niente, se non fosse così complicato tutto il contorno! (more…)

IO SUB -parte prima

1 maggio 2017

Lo avrei detto, solo un anno fa, che sarebbe arrivato questo momento?

No, non avrei mai osato immaginarlo. O meglio, non lo avrei nemmeno creduto possibile.
Invece ora sono qui che mi sto infilando una muta da sub.

Sì, io. Quella che fino a tre anni fa non metteva la testa sott’acqua. Quella che ha sfidato i diktat di una parte della Medicina secondo i quali certe cose non avrei mai potuto permettermele.
Tipo andare sott’acqua, appunto.
Le mie orecchie, dicevano, non potevano essere bagnate, né reggere la pressione. Mi sarei scassata. Mi sarei fatta male. Ed è vero, un giorno mi sono fatta male. (more…)

CARO 2017, IL MIO NOME E’ RESILIENZA

1 gennaio 2017

resilienzaBen arrivato 2017.
Il mio nome è resilienza.

Mi guardo indietro, lontano da te. Oppure mi guardo appena oltre le spalle. In ogni caso ho scoperto che il mio nome è resilienza. Perchè sono ancora qui e perchè inseguo ancora i sogni. (more…)

COMPLEANNO (ALLA ROVESCIA?)

26 ottobre 2016

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Oggi ho un giorno di saggezza in più, un giorno di follia regalato, un giorno di vita in meno.
Oggi sfoglio un nuovo calendario e ho un nuovo inizio.
Oggi è il mio capodanno, oggi sono nata e da qui ricomincio.

Il giorno della mia festa da sempre mi riempie di gioia, nonostante da un po’ i numeri rotolino troppo in fretta. (more…)

ACCADE ANCORA E TREMA LA TERRA

25 agosto 2016

Terremoto-Amatrice-18-990x641Accade ancora e ancora e ancora. Non c’è mai da stare veramente tranquilli. La morte è accanto a te, ti tocca e tu non te lo aspetti, non la vedi, non ci pensi.

La terra trema, di nuovo. Succede in ogni parte del mondo, succede nelle grandi città e nei piccoli centri di montagna. Oggi è accaduto tra Marche e Lazio, ieri in Emilia e a L’Aquila e Assisi e in Irpinia e in Friuli… e India, Giappone, Cina, Nepal. Ovunque.

Succede che non sempre c’è scampo. E qualcuno resta.

Resta sotto le macerie delle case e della presunzione che nulla ci può scalfire personalmente, che le disgrazie avvengono sempre altrove, agli altri. Una presunzione innocente, per chi ha solo scelto un luogo dove abitare, formare una famiglia e vivere la propria banale ma specialissima vita.

Una presunzione criminale, per chi quelle case le ha costruite, più o meno consapevolmente, prive di criteri antisismici, là dove ci si vanta di aver raggiunto i massimi livelli di civiltà. Perché dai, in India o in Nepal si parla di baracche, qui no, qui sono case ed edifici con funzione importante. Come gli ospedali.

Ospedali che crollano.

Malati già in bilico in una esistenza precaria costretti a fuggire dalle mura che dovevano prendersi cura di loro. Medici e infermieri che mandano all’aria le rispettive competenze per salvare, insieme, persone messe in pericolo da ben altro che la propria malattia. Rischiando la propria vita.

E miracolo se non ci sono stati morti.

Morti, morti, morti.

Ogni volta la conta infinita dei morti. Lo stillicidio.

La corsa contro il tempo. Scavare sotto le macerie, ascoltare la debole voce dei sepolti vivi provenire dalle viscere dell’inferno. Salvataggi dopo giorni di scavo, miracolati in extremis. Decine, speriamo non centinaia, di vite interrotte in un momento qualsiasi della loro esistenza colma di progetti e futuro. Vite che saranno riesumate e raccontate in diretta su tutti i media e i social per strappare altre lacrime, se non ce ne fossero state già abbastanza. Macinare e spettacolarizzare il dolore, bruciarlo e poi dimenticarlo. È così che accade e accadrà ancora.

I media oggi ti permettono di entrare nel vivo del dolore. Toccare con mano il sangue. E se hai la tv in HD, ecco che ti viene istintivo cercare di asciugare quelle lacrime sui visi impolverati, che sembrano così vere, messe in primo piano.

Sono vere, sono come le mie.

Questo entrare con un salto a piedi uniti nel dramma in primo piano scatena come non mai l’emozione e la solidarietà. Quelle povere creature che girano in un paese fantasma ricoperti da strati di polvere e una coperta incolore, sono come noi. Sono la testimonianza che potremmo esserci noi al loro posto. Che dormendo stanotte potremmo non rivedere più il nostro domani: tanto, basta un torcibudella dell’ipogeo, un mal di pancia degli strati profondi della crosta terrestre ed ecco che mentre dormi ti crolla il mondo attorno, ti crolla il letto al piano di sotto, o chissà dove, trascinato e sepolto da fiumi di macerie.

Quella persona che vaga simile a uno zombie potremmo essere noi che cerchiamo un figlio, un marito, una madre. Oppure potremmo essere noi quel figlio, quel marito, quella madre dispersi nel punto in cui un giorno c’era una casa. La loro casa.

È un momento e non ci sei più.

Un momento che può essere infinito.

La prima scossa è durata oltre due minuti. Due lunghissimi minuti in cui il mondo impazzisce e precipita e non sai fare altro che pregare che la smetta di tremare tutto. Oppure non fai in tempo nemmeno a capire e la tua luce è spenta per sempre.

Macerie, soccorritori dal tocco delicato e dall’udito finissimo allenato a cogliere un lamento sotto i cumuli di materiale sbriciolato. Cani gioiosi e fiduciosi che abbaiano felici nel silenzio, perché su, dai, fratello umano, lì sotto qualcuno ci sta aspettando.

Storie infinite, banali e speciali, qualcuna incredibile, scritta apposta per lo show. Storie da raccontare alla telecamera per condividere l’attesa e la speranza, a dispetto di ogni evidenza.

Polvere. Tanta polvere. Colore che manca, tutto è grigio di cemento sbriciolato.

È il non colore del terremoto. Lo trovi ovunque la terra impazzisca, è uguale, identico. Ma in HD lo vedi meglio.

È successo ancora e ancora succederà. Laggiù nel sottosuolo non vanno mai in vacanza. Lavorano in sordina, si fanno dimenticare e poi si scatenano arrabbiati e vendicativi. Forse hanno troppo peso sulle spalle e decidono di scrollarselo un po’ di dosso, come fanno i cani con la pioggia. E ogni tanto la scrollatina provoca il disastro. Ma laggiù non importa a nessuno. Le falde si scontrano, i Titani giocano fra loro, il terremoto è la conseguenza minima della collisione di forze immani.

Questa maledetta conta dei morti e di edifici crollati, fossero essi presuntuosi o umili, carichi di storia o appena nati; conta di lacrime e vane attese. E poi quel punto di domanda grande come le case che non ci sono più, sospeso nel vuoto lasciato libero dal palazzo crollato: e ora? Ora che non ho niente che faccio, dove vado? Ora che ho perso tutto cosa faccio di me?

Ricostruzione. Sì, lo Stato non vi abbandonerà. Rifaremo i paesi e le città più belle di prima. E intanto si fanno conti e sorrisi sotto banco: ci si guadagna sempre dal terremoto, su dai, allegria che ci sistemiamo! Più tempo ci mettiamo meglio è per noi e per il nostro conto alle Cayman.

Parole. Tante parole, dove starebbero meglio i fatti. E il silenzio.

È successo ancora e succederà di nuovo. Non c’è modo di evitarlo. Là nel sottosuolo se ne infischiano della superficie e delle lacrime che li innaffieranno, dopo.

Lacrime lacrime lacrime… non riesco a trattenerle. Sarà colpa dell’HD, che mi fa sembrare di essere lì. Sarà colpa delle cazzate del solito opinionista chiamato in fretta a chiudere i buchi della diretta. Sarà colpa del giornalista che si chiede come mai il soccorritore non gli spiega con un sorriso da Hollywood cosa sta succedendo, e quanti morti ha tirato fuori dall’incubo, e quanti vivi e poi… scusa un attimo giornalista, mi chiamano da sotto tonnellate di detriti, non senti? Magari torno dopo.

Sarà colpa di non so chi, ma di certo sono quelle storie, quelle macerie, quei paesi distrutti, quei destini incerti, quei dispersi nel nulla che mi fanno piangere. Lo so. Perché è tutto già visto, perché è successo ancora e so che ancora succederà.

E la prossima volta, chissà, ci toccherà davvero essere là, dall’altra parte dello schermo, in HD, sotto le macerie della nostra vita.

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