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ACQUA, SALUTE, Y-40, FELICITA’!

25 febbraio 2018

Certe date resteranno scolpite per sempre nella nostra memoria. Possono contenere eventi drammatici, ma anche avvenimenti meravigliosi, spesso unici e irripetibili, perciò indimenticabili.

Posso affermare che il 24 febbraio 2018 sarà per me una di queste date memorabili.

Già la mattina è stata interessante, non certo meritevole di essere inserita negli annuari delle rimembranze, per carità, ma comunque appassionante. Si parlava di acqua e salute in un convegno organizzato dalla società sportiva che gestisce la piscina che frequento da qualche anno e che aveva tra i relatori operatori dell’acqua e alcuni medici specialisti. È la terza volta che vado a incontri come questo e ogni volta è come fosse la prima. L’argomento, chi mi conosce lo sa, lo apprezzo e lo condivido, lo faccio mio: mai come negli ultimi tempi posso sostenere con cognizione di causa quanto siano grandi i benefici sulla nostra salute fisica e mentale. Io l’ho sperimentato: l’acqua mi ha cambiato la vita.

Il convegno ovviamente era improntato con un approccio medico scientifico, ma la relazione di una psicologa mi ha colpito in modo particolare, perché avrei potuto scriverla io tanto mi apparteneva nel profondo. E a dire la verità è da tanto tempo che ho proprio scritto le stesse argomentazioni della psicologa. Solo che l’ho fatto a modo mio.

Da quando ho cominciato la riabilitazione per i noti problemi che non sto qui a ripetere, ho vissuto in acqua e con l’acqua momenti emozionanti, ho raggiunto traguardi e superato limiti. Come faccio talvolta, avevo riportato quelle emozioni su questo blog per poter riviverle a mio piacimento. Poi mi è sembrato che quanto avevo scritto nel tempo fosse una specie di diario che in sostanza raccontava del mio percorso emozionale e fisico nell’acqua. Ho raccolto quelle singole pagine, le ho messe insieme, ne è venuto fuori un piccolo volumetto che ho fatto stampare a mie spese in sole quattro copie.

No, niente caccia all’editore, non ho intenzione di proporlo al mondo editoriale, questa è una cosa mia, che rimane a me, che ho voluto condividere solo con la persona che mi ha seguito in questi anni, permettendomi di riguadagnare salute e di conoscere l’incantato mondo dell’acqua. Pensandoci su ho però considerato che avrei potuto condividerlo anche con tutte quelle persone che hanno vissuto il mio stesso percorso e che magari non sono capaci di riportare le emozioni con le parole, come invece faccio io. Credo che in tanti si ritroverebbero in quelle pagine.

Il convegno sull’acqua sarebbe stato il luogo perfetto per descrivere l’esperienza di una persona qualunque come la sottoscritta, che da quattro anni vive sulla sua pelle e sulla propria emotività il benefico potere dell’acqua. Niente di scientifico, ma qualcosa che le persone comuni possono certamente capire.

Per qualche motivo non se n’è fatto niente, il mio libretto resta solo mio (e della persona cui l’ho regalato come ringraziamento per questi anni di pazienza). Un po’ mi dispiace, ma mi consola il fatto che la psicologa ha saputo rendere nella sua relazione, sia pure da psicologa, esattamente quello che io ho vissuto e che ho descritto con il cuore nel mio diario acquatico.

Va bene così.

Ma il culmine della giornata è stata l’avventura del tardo pomeriggio che voglio raccontare nei dettagli proprio perché non possa più dimenticarla (peraltro, a meno di ammalarmi di Alzheimer, dubito che potrò mai scordarla).

Obbiettivo prefissato da qualche tempo: una immersione con le bombole alla Y-40, la piscina più profonda del mondo con acqua termale. No, dico, non so rendo l’idea. Sto dicendo che io, proprio io, sarei andata a immergermi proprio là, insieme a quelli di Nonsoloacqua diving, il club cui mi ero iscritta lo scorso anno per ottenere il brevetto da sub. Brevetto mai raggiunto a causa dell’infortunio che mi ha bloccato per molti mesi. Da poco avevo ripreso ad usare le bombole in piscina, ma dopo un paio di volte mi sono beccata pure l’influenza e avevo dovuto sospendere. Della serie questa brevetto non s’ha da pigliare e tu sott’acqua non ci devi andare. Tutte le congiunzioni astrali, da Saturno contro, a Marte infuriato, a qualche luna nera da paura sembrano essere contrarie e pare vogliano cospirare contro i miei desideri. Ma c’è qualcosa che mi fa incazzare più del destino avverso? No. Perciò ora sono qui alla Y-40 a sfidare la sorte.

La piscina è famosa nel mondo. Piccola di superficie (21×18 metri), ha una profondità che arriva a 42 metri, il che, unito al fatto che l’acqua è di origine termale con una temperatura fino a 34° C, la rende unica al mondo. Io l’ho conosciuta tramite il video di Ilaria Molinari, campionessa mondiale di apnea, che in queste acque ha nuotato con il costume da sirena accompagnata da un brano composto da Giovanni Allevi. Il video mi aveva dato dei brividi profondi per la poesia e la grazia che esprimeva. Da subito avevo pensato che avrei voluto essere io quella sirena, ma perfino a me sembrava un’utopia irrealizzabile.

Chi l’avrebbe detto che un giorno sarei davvero scesa nelle stesse acque della sirena?

Infatti sono qui. Però non farò la sirena: mi aspettano le bombole.

Sono un po’ in ansia. L’allenamento è stato scarso, l’influenza ha lasciato degli strascichi proprio sulle orecchie… potrò mai farcela?

Poi davanti al tunnel magico, quello che sta sotto l’acqua e in cui i visitatori possono fermarsi a guardare chi sta nuotando sotto la superficie, le paure vengono rimosse. Certo che ce la posso fare.

Guardo anch’io, incantata come davanti ad un acquario, gli apneisti che scendono e risalgono intorno a me con leggerezza facendo a meno di quello che a chiunque è indispensabile per vivere: l’aria. Sembra così facile che vorrei tanto provarci, ma so bene che le mie orecchie avrebbero da ridire. Purtroppo l’apnea profonda non è per me. Ringraziamo il cielo che almeno l’uso delle bombole non mi è precluso.

A proposito, ecco che nell’immenso acquario si innalzano miliardi di bolle. È il turno dei sub e si vede. L’organizzazione è ferrea: dato l’enorme afflusso di visitatori che vogliono sperimentare la profondità, alla piscina si accede a gruppi e non si mescolano apneisti con subacquei. Infatti se la profondità è importante, lo spazio in realtà non lo è, bisogna fare attenzione al sovraffollamento. Agli oltre 40 metri si arriva solo scendendo lungo un “buco” di circa 7 metri di diametro che comincia, come una voragine, intorno ai quindici metri. Nel mezzo ci sono varie altezze create da piattaforme e grotte artificiali.

È il nostro turno finalmente. Ci spogliamo e arriviamo alla vasca. Davvero è piccolina, non si direbbe che sia così profonda. Anche qui l’organizzazione è di stampo quasi militaresco. Un gruppo sta per uscire (un tantino in ritardo) e noi, in tutto una quarantina di persone, ci prepariamo per scendere. Tutto il materiale è fornito dalla piscina, se non è sufficiente viene quasi strappato di dosso a quelli che stanno riemergendo. Di personale abbiamo solo le maschere, i profondimetri e io ho pure una cintura di zavorra da due chili. Sono l’unica a farne uso. Considerata la mia attitudine a galleggiare, direi che è il minimo sindacale per non rischiare.

Bisogna fare in fretta, sono un po’ frastornata. Sono accompagnata dalla mia istruttrice, che mi aiuta a prepararmi, e da un simpatico bambino di una decina d’anni dall’aria furbetta. Scenderemo insieme, noi tre. E difatti in un attimo siamo giù.

L’acqua è accogliente, calda, bellissima. Nonostante l’influenza, nonostante i miei timori, dopo i primi metri riesco subito a compensare come non credevo possibile e da quel momento tutto fila liscio. Bè, abbastanza liscio.

La confusione è tanta. Se è vero che siamo oltre quaranta persone, più il personale di sorveglianza, c’è un rischio continuo di scontri. È una delle mie paure, in effetti. Passo molto del tempo a cercare di schivare sia il mio piccolo compagno di discesa che tutti gli altri, per non dire delle varie sagole disseminate ovunque, e questo un po’ mi limita il puro divertimento. Però vuoi mettere? Noi tre sempre insieme giriamo per la vasca e mano a mano scendiamo. Passiamo negli oblò artificiali, ci avviniamo alle grotte, saltiamo di piattaforma in piattaforma. Seguendo i segnali dell’istruttrice giriamo un po’ in lungo e in largo e faccio presto a disorientarmi. Così mi aggrappo idealmente alla mia guida, non la mollo di un centimetro e continuo a pinneggiare, in qualche modo.

Passiamo sia sotto che sopra il tunnel trasparente, vediamo i visitatori che ci fanno fotografie. Fino a poco fa ero io dentro il tunnel, ora ne sono fuori, ma dentro l’acqua!

Va tutto bene, sono sorpresa di me stessa. Respiro nell’erogatore e senza accorgermene scendo ancora. Getto continue occhiate al profondimetro, perché mi pare impossibile quello che mi segnala. Eppure alla fine avrò raggiunto la profondità di nove metri! Non ci credo!

Arriviamo anche sopra il punto da cui parte il foro che porta ai quaranta metri. È una voragine, al momento piena di bolle, e noi ci galleggiamo sopra. L’istruttrice mi chiede a gesti se ho paura e rispondo di no. È la verità, ma come non provare un pizzico di vertigine a guardare in basso? Come non pensare che chissà, prima o poi, quel buco potrei anche esplorarlo? Oggi mi pare tutto realizzabile, tutto possibile!

In questo momento, pur tutta concentrata a non combinare casini, sono davvero felice.

La leggerezza dell’acqua, il suo calore, le bolle, il volare su e giù… la voragine sotto di me! Tutto concorre a rendere emozionante questa esperienza unica. Penso che ho sfondato un altro limite e cosa potrà fermarmi ormai, se continuo a compiere quello che tutti ritenevano impossibile?

Certo, riguardando le foto che mi sono state fatte, mi rendo conto che perfino un ippopotamo è più elegante di me in acqua, ancora risulto un po’ impacciata, senza contare che il mio fisico è quello che è. Sirena mi sento, ma sono piuttosto una di quelle sirene attempate e sgraziate che fanno sbellicare dal ridere. Ma posso dire con sincerità che non me ne importa? Capisco da me che ho ancora poca esperienza, che nutro sempre dei timori (in questo caso a causa del sovraffollamento), che devo stare attenta e ascoltarmi per raccogliere il minimo segnale di problemi, soprattutto alle orecchie. Lo capisco e giustifico il mio essere goffa. Con tanta pratica potrò forse migliorare. Oppure, chissà, magari resto così. Ma niente e nessuno potrà togliermi la soddisfazione di essere arrivata qui, a poco meno di dieci metri di profondità, andando contro tutti i divieti.

È ora di uscire, di cedere il posto al prossimo turno. La risalita è progressiva, lenta, come ho imparato a fare per non avere male alle orecchie. Difatti non ho alcun problema, a parte il persistere del disorientamento. Tutto questo va e vieni mi ha fatto perdere la bussola fin dall’inizio! Eppure abbiamo passato quasi un’ora in immersione. Un’ora volata via dentro una bolla, dentro un’emozione immensa. Riemergo senza fiato, con la bocca secca, ad uscire dal tepore dell’acqua provo parecchio freddo. Un’altra quarantina di fortunati si stanno apprestando a entrare e vorrei dirgli divertitevi, che è meraviglioso! Ma forse lo sanno già.

Ho ancora il tempo di ripensare alla mattina, al convegno sull’acqua. Vanno bene gli effetti positivi su ossa e articolazioni, su malattie neurologiche e ortopediche, va bene tutto, sono la prima a confermarlo. Ma cari i miei relatori, la prossima volta prendete a esempio questa faccia felice e non dimenticatevi di dire quanto l’acqua migliori la banale vita di tutti i giorni. A prescindere.

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IO SUB – parte terza

1 maggio 2017

E così sono al mare infatti. Sistiana, vicino Trieste. Giornata bellissima, molto ventosa, mare calmo e azzurro, spiaggia ciottolosa. La comitiva è numerosa, forse una trentina di persone. Alcuni allievi come me (migliori di me), perfino bambini, altri sub esperti, istruttori, accompagnatori.

Ci si immerge a turno, io sono collocata inevitabilmente insieme ai bambini e scenderò dopo un breve ripasso teorico, con uno di loro, un altro ragazzo non ancora maggiorenne e l’istruttrice. (more…)

IO SUB- parte seconda

1 maggio 2017

In realtà di trote se ne sono viste molto poche. Colpa mia, troppo occupata a sopravvivere al gelo.

Eccomi qua, è il gran giorno. La muta questa volta la indosso per usarla, non è solo una prova. Cavoli, sto per fare la sub vera. O almeno ci provo.

Si conferma che ho ancora molta strada da fare per acquisire un po’ di scioltezza con l’uso dell’attrezzatura. Che andare sott’acqua non sarebbe niente, se non fosse così complicato tutto il contorno! (more…)

IO SUB -parte prima

1 maggio 2017

Lo avrei detto, solo un anno fa, che sarebbe arrivato questo momento?

No, non avrei mai osato immaginarlo. O meglio, non lo avrei nemmeno creduto possibile.
Invece ora sono qui che mi sto infilando una muta da sub.

Sì, io. Quella che fino a tre anni fa non metteva la testa sott’acqua. Quella che ha sfidato i diktat di una parte della Medicina secondo i quali certe cose non avrei mai potuto permettermele.
Tipo andare sott’acqua, appunto.
Le mie orecchie, dicevano, non potevano essere bagnate, né reggere la pressione. Mi sarei scassata. Mi sarei fatta male. Ed è vero, un giorno mi sono fatta male. (more…)

DI NUOVO SOTT’ACQUA

2 marzo 2017

subContinua il mio percorso acquatico. Lentamente, progressivamente. Gli intoppi della vita sono tanti, ti rubano il tempo e le forze e spesso sei tentato di gettare la spugna, di rinunciare a ciò che ti può fare felice.

Ma a volte la cocciutaggine e la passione sono armi letali che sospingono oltre ogni impedimento, oltre ogni limite ragionevole. (more…)

VENTI MINUTI

4 luglio 2016

VASCALONGA 2015 4Sabato pomeriggio. Sono in piscina e mi appresto a entrare in vasca. In realtà non so bene cosa fare in questa oretta di tempo che mi sono ritagliata… Faccio un po’ di salutare ginnastica o mi butto sul nuoto?
Il dilemma si ripropone ogni volta che sono qui per conto mio e non sto seguendo qualche corso.
Mi guardo intorno. (more…)

BOLLE!

26 marzo 2016

subIndossa il gav (il cosa??! il gav? Ah sì, il giubbottino). Premi qui e si gonfia, premi qua e si sgonfia (oddio, due tasti vicini, l’ideale per farmi fare confusione). Gonfi quando vuoi tornare su, sgonfi per andare giù (abbastanza logico, capito).
Questo è l’erogatore e questo è quello di riserva, se caso mai il il tuo compagno fosse in difficoltà e dovesse averne bisogno (e se avessi bisogno io di qualcosa, che faccio?).
Metti le pinne, sai come si fa? (bè, sì, questo dovrebbe saperlo anche un bambino).
Secondo te cosa contiene la bombola? (di certo non gas nervino). Esatto, contiene aria. Questa è da 18 litri, quella da 20. Vedi, questo segna la pressione (segue veloce conto matematico per spiegare che un volume moltiplicato per la pressione di ricarica dà la quantità complessiva di aria. Semplice vero? Sì certo, come no.) (more…)

VASCALONGA 2015

6 giugno 2015

VASCALONGA 2015 1Non vede l’ora di entrare in acqua. Manca ancora qualche minuto al via ufficiale, ma lui è già a bordo vasca. Corsia 6, quella dell’acqua bassa, la sola probabilmente che può affrontare. Va avanti e indietro, con il passo trascinato e incespicante tipico della sua condizione, e se non bastasse quella tipica andatura a “etichettare” la malattia di cui soffre l’evidente tremolio delle mani è inequivocabile. Il morbo di Parkinson è tristemente riconoscibile a chiunque. Tutti conoscono gli effetti della malattia, il progressivo irrigidimento della muscolatura che rende difficile la mobilità, inespressivi i volti e al contempo accentua i movimenti involontari fino a causare tremori incontrollabili.
Le persone che soffrono di questa patologia nel tempo sviluppano, tra gli altri, gravi problemi motori e di equilibrio. (more…)

ANNIVERSARIO ACQUATICO

19 febbraio 2015

PISCINAÈ giusto un anno che ho intrapreso un percorso di riabilitazione acquatica. Senza avere una patologia specifica riconosciuta, o esiti di traumi importanti o eventi neurologici.

Un anno fa ero, come si dice, alla frutta. Problemi dolorosi mai definiti, senza causa apparente. Anni passati con cocciutaggine in cerca di una diagnosi, e di conseguenza di una cura: una spesa incalcolabile in decine di esami e consulenze che non hanno concluso niente. Sei fatta così, gli anni passano, il tuo lavoro è pesante, non c’è rimedio risolutivo. Prova questo, prova quello, ma tanto…
Tanto era tutto inutile. Ed io, che per lavoro devo prendermi cura degli altri, non ero in grado di risolvere il mio dolore.
Si pensa che chi si occupa del benessere altrui sia esente dai malanni, e pertanto sempre disponibile e indistruttibile.
Non è così. Nessuno è di ferro. Continuare a mettere gli altri prima di ogni cosa porta a trascurare i propri disagi. E alla lunga si paga tutto. (more…)

RANOCCHIA IN ACQUA

21 giugno 2014

RanaUn tempo ero certo una ranocchia. E anche se sotto mentite spoglie, se le sembianze sono apparentemente umane, io credo di esserlo ancora. Ne sono convinta, mentre sto a rilassarmi in acqua dopo una intensa sessione di esercizi in piscina. Sono quasi morta di fatica, ma ora mi rilasso galleggiando come una rana. (more…)