Archive for the ‘pensieri’ Category

COMPLEANNO (ALLA ROVESCIA?)

26 ottobre 2016

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Oggi ho un giorno di saggezza in più, un giorno di follia regalato, un giorno di vita in meno.
Oggi sfoglio un nuovo calendario e ho un nuovo inizio.
Oggi è il mio capodanno, oggi sono nata e da qui ricomincio.

Il giorno della mia festa da sempre mi riempie di gioia, nonostante da un po’ i numeri rotolino troppo in fretta. (more…)

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SANITA’?

30 agosto 2016

sanità2I FATTI dicono che da qualche giorno non stesse bene. Malesseri non da poco per la sua età, giovane, ma statisticamente a rischio.

I FATTI dicono anche che fosse stato spinto da amici e parenti a farsi vedere. Una storia famigliare importante di eventi cardiologici lo imponeva. Maschio di 44 anni: una volta a questa età si moriva di infarto. Oggi magari no. O magari sì. (more…)

RIFLESSIONI SPARSE

23 giugno 2016

riflexUna serie di riflessioni sparse in una giornata di mezzo giugno. Tanto mi si affollano i pensieri in testa che non so nemmeno da quale parte cominciare. Da diversi mesi non scrivo qui e non perché non ci fosse da scrivere o raccontare, ma perché il tempo non è stato amico, tutto preso dall’essere riempito da molte cose. Ognuna delle riflessioni che seguono meriterebbe di essere sviluppata a parte, magari lo farò, ma per ora le butto là come vengono.
Vediamo. (more…)

IL DONO DELLA SALUTE

22 agosto 2015

PatchadamsNon ci si abitua mai. Anzi, passano gli anni, cambiano le storie, si modificano, forse, le patologie, ma la compassione non viene mai meno di fronte alla sofferenza. Se non fosse così non saresti un infermiere. (more…)

VACANZA 2015

31 luglio 2015

MAREAnche quest’anno la vacanza è arrivata e finita. Talmente veloce da passare quasi inosservata se non fosse che, come tutte le volte, ha lasciato qualcosa che rimarrà nel tempo. Emozioni, sensazioni, immagini, pensieri. Un pezzo di storia, della mia storia, qualche appunto di vita, che scrivo qui per fermarlo nella memoria.
Cosa dunque mi resta, di questi pochi giorni staccati dalla quotidianità, dai doveri, dalle cose di tutti i giorni?

Ecco, di sicuro mi resta proprio di aver goduto di quello stato di sospensione necessario a recuperare le forze, senza il quale non ce la farei ad affrontare la seconda metà di questo anno così intenso e vorticoso. Pochi giorni, in cui però la mente si è svuotata, non più presa dalla pianificazione di ogni minuto, dal timore di non farcela a fare tutto. Non ci sono stati pensieri di lavoro, programmi di studio, compiti da eseguire, faccende da sbrigare. Solo un salutare vuoto rigenerante, un vivere alla giornata, anzi, minuto per minuto, senza il dramma dell’orologio, del tempo scandito e insufficiente. In quei giorni l’orologio non l’ho quasi mai indossato. Il tempo andava per conto suo, stravolgendo abitudini fossilizzate dalla necessità. Prendere quello che viene, semplicemente, senza esserne responsabile. Magari fosse possibile sempre, anche nei restanti mesi, settimane, giorni dell’anno.

Mi resta anche un calore favoloso, come da tempo non avvertivo più. La vita al nord difetta di quel calore, che quando c’è non è comunque uguale a quello che ti avvolge al sud. Un caldo che liquefa i pensieri, rallenta i movimenti, purga dalle tossine attraverso il sudore, che zampilla anche semplicemente vivendo, anzi, vegetando immobili, incapaci di fare qualsiasi cosa. Grande complice dello stato di sospensione di cui parlavo. Grazie a Caronte, l’anticiclone africano che rende bene l’idea di quello che può essere il clima nel continente nero. Magari alla lunga sarebbe insopportabile, ma in quei pochi giorni è stato in grado di asciugare le residue umidità delle mie ossa ammuffite.

Soprattutto, direi, dei giorni di assoluta vacanza mi resterà per sempre l’emozione di avere vissuto meglio del solito il rapporto con il mio mare. No, non sono diventata all’improvviso campionessa di qualche sport acquatico. Semplicemente, dopo quasi due anni di duro lavoro in piscina, l’acqua del mare mi è sembrata leggera come aria. Mi ci sono calata come non avevo mai fatto prima, con più padronanza e meno timore. Ho immerso la testa nell’acqua cristallina e ho visto chiaramente il fondale che si intravede anche dall’alto. Ho nuotato in mezzo a pesci colorati, che non saranno quelli del mar Rosso, ma sono quelli di casa nostra, belli a prescindere. E comunque non è che ovunque nei mari del nostro Paese puoi concederti questo divertimento. Là dove il mare è marrone, e gli scarichi industriali mal filtrati, per esempio, te lo puoi scordare il pesce che gioca a nascondino con le tue gambe. Ho percorso distanze che non so calcolare, ma che di certo sono più grandi del mio standard degli ultimi anni.
Non so descrivere quanto mi abbia riempito di gioia una semplice nuotata. Non riuscirò mai a spiegarlo. Ora che sono tornata in piscina ho ripreso la fatica del cloro, dimenticata nel sale, e ancora cerco i pesci tra le piastrelle. Anche quelli dispettosi che ti mordicchiano se polleggi troppo pigramente andrebbero bene. Ma non ci sono.

E sarà stata l’aria di mare, il sole, lo spensierato clima vacanziero, ma di certo non potrò non portarmi via la bellezza selvaggia di alcuni ragazzi senegalesi che facevano animazione in spiaggia ballando e facendo ballare i balli caraibici ai turisti immersi a metà nel mare. Corpi neri come la notte, scolpiti dal ballo o dallo sport, capelli acconciati in treccine capricciose, aria indifferente e quasi annoiata, che stonava con la vitalità della musica. Vitalità che però emanava da ogni fibra di quei giovani corpi, con un fascino sconvolgente che sa tutto di Africa. Credo che molte signore nel vederli non li abbiano neppure per un attimo considerati immigrati, forestieri, usurpatori, invasori e quant’altro. Chissà se invece qualcuno di quei ragazzi è arrivato su un barcone attraverso il Mediterraneo?
Forse anche per omaggiare tanta esoticità mi resterà di quei giorni una treccina colorata che mi sono fatta fare da una giovane donna senegalese. Girava sulla spiaggia rovente con i suoi fili colorati, con le foto di ragazze dalla testa piena di fitte treccine. La prima pazzia avrebbe voluto riempirmi anche io la testa di trecce. Poi mi sono accontentata di una pazzia più piccola. Ho scelto i colori, e le abili mani della donna me li hanno intrecciati in pochi istanti su un ciuffo di capelli.treccia
Nel frattempo mi sono fatta raccontare un po’ della sua storia. Due figli che studiano in Italia, lei che lavora così per aiutarli, il ritorno in Senegal quando possibile, ogni due o tre anni.
Ascoltavo affascinata, mentre seguivo incantata il lavoro delle sue mani. Quante storie difficili hanno sulle spalle queste persone che noi vorremmo scacciare come mosche. Perché non ci fermiamo più spesso ad ascoltarle? Potremmo imparare qualcosa.
Terrò questa piccola treccia a dispetto dell’età che mi vorrebbe “matura”, a ricordo dei ragazzi che ballavano sulla riva e della donna che accontentava la vanità delle signore in vacanza per consentire ai propri figli di migliorare la propria vita con lo studio.

Cos’altro resta? Del solito viaggio allucinante, con guasti e ritardi di prammatica, mi resta negli occhi l’immagine di una ragazza gravemente disabile in carrozzina, parcheggiata da sola in un deposito bagagli, senza aria condizionata, senza accompagnatore. Piccolo, inerme vegetale, già incapace di esprimere il disagio (ho caldo, ho sete, sono stanca), abbandonata, anche solo momentaneamente, come un ingombrante pacco che non si sa dove poggiare.
Capisco che forse non è così, che il suo accompagnatore magari era solo andato in bagno, che forse nella realtà è ben accudita e amata. Ma vedere quella creatura sola, insieme a pacchi e bagagli come fosse una di loro, senza un’anima e senza bisogni, fosse solo per pochi minuti, mi ha stretto il cuore e mi ha riempito di pensieri.
Quanto sappiamo, noi che stiamo bene, di come è difficile accudire creature così fragili? Quanto siamo bravi a giudicare chi invece lo fa quotidianamente con sacrifici enormi? Quanto sappiamo di come è difficile fare un viaggio con loro fra strutture inadeguate? E cosa sappiamo di quello che passa per la mente di tali creature? Cosa avrà provato la ragazza nel ritrovarsi sola nel deposito bagagli di una grande stazione? Cosa proverà, tutti i giorni, nel non essere in grado di esprimere un desiderio, un bisogno, una sensazione?
Non sono domande vacanziere, costringono a riflettere, e con il caldo, con il clima di sospensione che sentiamo di meritare dopo un anno pesante, con il mare che ci aspetta, non ci viene voglia di affrontarle.
Però dovremmo. Le vacanze spensierate non sono per tutti.

UTOPIE POSSIBILI

6 maggio 2015

utopiaFacciamo il punto della situazione.
I punti fermi aiutano a prendere fiato.
A prendere le distanze.
A prendere coscienza della strada fatta e di quella che resta da fare.
A prendere decisioni.
Insomma, mettiamo un punto e vediamo a che… punto siamo.

Dovrei dire: a che punto sono. È di me che stiamo parlando. Del momento pazzesco che sto vivendo da qualche mese, forse da un anno. Delle utopie possibili che sto coltivando, tutte insieme. (more…)

BUONA PASQUA, SIGNORE.

4 aprile 2015

Uovo-di-pasquaC’è qualcosa di sbagliato, signore, in questa tua invenzione.
Hai creato un essere vivente che tu sostieni sia a tua immagine e somiglianza, ma io credo che ti sbagli. Se è vero quello che mi hanno insegnato, infatti, tu sei buono e misericordioso. Tu sei la perfezione. Non ammazzi nessuno, anche se hai inventato la morte (ma pure quella ce la siamo voluta noi, hai ragione). Tu non fai stragi, anche se qualcuno le ha fatte in nome tuo. (more…)

CALCIO, AL NATURALE

3 settembre 2014

calcioI ragazzi non scherzano, ci danno dentro. La giornata non è particolarmente calda, non c’è pericolo che lo sia in questa estate pazza e umida, però c’è afa, muoversi è faticoso, lo è perfino pensare. Eppure loro sono in pieno allenamento: caldo o non caldo, pioggia o afa, gli tocca.
Fare parte di una squadra di calcio che milita in una categoria importante, pur se a livello dilettantistico, richiede impegno. Mica parliamo della squadretta improvvisata all’oratorio. Qui, nel gioco, si fa sul serio. (more…)

CORPO ANTICO

7 agosto 2014

bagnante-di-renoirIo ho un corpo antico. Di quelli che non si usano più e chissà se si sono mai usati. Non parlo tanto di vecchiezza, ma di moda.

La moda nel tempo cambia in continuazione. (more…)

IN ACQUA

1 marzo 2014

nuotoLa corsia della piscina con l’acqua bassa, circa un metro e quaranta, è libera. Le altre sono invase dai ragazzi che un po’ imparano a nuotare e un po’ fanno gare tra loro. Sono allegri, schiamazzano, spruzzano schizzi e vitalità fra grida e risate. Nella corsia bassa non c’è nessuno, loro la disdegnano, giustamente. È roba per bambini, anziani e schiappe. È il posto giusto per me. Che non sono anziana, non ancora. E non sono certo una bambina. Forse sono una schiappa, ma non è questo il motivo per cui mi ritrovo qui. (more…)