Archive for the ‘persone’ Category

SANITA’?

30 agosto 2016

sanità2I FATTI dicono che da qualche giorno non stesse bene. Malesseri non da poco per la sua età, giovane, ma statisticamente a rischio.

I FATTI dicono anche che fosse stato spinto da amici e parenti a farsi vedere. Una storia famigliare importante di eventi cardiologici lo imponeva. Maschio di 44 anni: una volta a questa età si moriva di infarto. Oggi magari no. O magari sì. (more…)

NUOVE PERSONE PER IL GOLFINO BLU

14 marzo 2013

Se dovessi scrivere il seguito del Golfino blu tra le altre cose che potrei raccontare, tra gli altri pensieri che potrei aggiungere, non mancherei di allargare la galleria dei ritratti di persone straordinarie e normalissime, quelle che incontri ogni giorno in corsia, quelle per cui ti dici che sì, hai fatto la scelta giusta, e che se il golfino lo hai indossato per la prima volta tanti anni fa, è anche per loro. (more…)

COME STA IL TUO CUORE?

23 ottobre 2012

E come sta il tuo cuore?

Me lo chiede un anziano paziente giunto per l’ennesimo ricovero, dimostrando una felicità commovente nel rivedere facce divenute familiari pronte a prendersi ancora cura della sua persona e del suo problema. Per chi come lui subisce ricoveri periodici a volte rientrare in un reparto conosciuto, per quanto antipatica sia la condizione di degente, è un po’ come tornare a casa. (more…)

SENZA QUALCOSA

23 febbraio 2012

Si diffonde la musica nel teatro, le luci soffuse e le note in libertà segnano l’inizio dello spettacolo. Il balletto iniziale ogni volta stupisce. Stavolta fa qualcosa di più: commuove.
Una figuretta snella appare nella penombra, e la luce della ribalta è subito per lei, che inizia la sua danza. È una farfalla, si libra sul palco circondata da una chioma di bellissimi capelli ricci che le arrivano alla vita. Assurdamente ci si chiede come farà a pettinare quel prodigio, e come farà, la farfalla, a fare tante altre cose. Perchè lei vola, sì, e danza, ma senza ali. (more…)

UN PACCHETTO DI KLEENEX

10 febbraio 2012

Nell’aria è quasi odore di primavera, il sole appare un tantino meno timido di qualche giorno fa, e resta ogni giorno un po’ più a lungo a farci compagnia. Ma è solo un illusione, fra qualche ora nevicherà finalmente, dopo mesi di clima asciutto e polare. Però adesso ancora non lo so che presto qui sarà tutto bianco, per cui mi godo questo pallido sole ottimista e sorrido alla vita.
Esco di casa, tolgo la protezione alla voliera degli uccellini, che si godano anche loro questo piccolo tepore, e sorrido. Raggiungo il bidone dell’umido con il mio onesto sacchetto differenziato da gettare, non è lontano, faccio solo pochi passi, ma mi sento un orso che esce dal letargo e sorrido. (more…)

UN GRAZIE

26 febbraio 2011

“Io devo ringraziarla, sa?”

Lo guardo, questo omino piccolo, ricoverato da giorni nel mio reparto. Mi ha chiamata per nome, mi sono voltata. Il mio nome, come quello di tutti i dipendenti pubblici, non è un mistero, abbiamo un cartellino appeso, è nostro dovere essere riconoscibili. Ma sono sicura che non è da lì che ha imparato come mi chiamo, ma dalle colleghe: ci chiamiamo spesso, da un capo all’altro del corridoio, abbiamo sempre bisogno l’una dell’altra, per le mille necessità dei degenti. Quest’uomo mi ha chiamata per nome, quando avrebbe potuto chiamarmi signora, o signorina (le infermiere per i pazienti sono quasi sempre signorine…) o addirittura avrebbe potuto proprio chiamarmi infermiera. Invece ha usato il mio nome di battesimo, e ora vuole ringraziarmi. Di cosa? Glielo domando. (more…)

UNA NOTTE COME LE ALTRE

1 gennaio 2011

Cos’è in fondo l’ultima notte dell’anno, se non una notte come tutte le altre?

Sono nella mia auto, sto andando a lavorare. Non è perchè manca poco a Capodanno che l’ospedale chiude. L’ospedale non chiude mai. La malattia non chiude mai. Possono rimanere chiusi gli ambulatori, e vabbè, ma i reparti di degenza, per quanto si cerchi di svuotarli, per consentire ai pazienti di festeggiare in famiglia, quelli non sono mai vuoti e non si possono chiudere. Ci si ammala, il 31 dicembre. E si muore, il 31 dicembre. In casa, fuori casa, in ospedale, in servizio, in un paese lontano, come il giovane alpino morto oggi in Afghanistan (fatalità, dicono… un cecchino che ti spara addosso perchè hai invaso il suo Paese, è una fatalità).

Il 31 dicembre di ogni anno non è che un giorno. E una notte.

E poiché si nasce, ci si ammala, si muore, come sempre, si lavora, anche, come sempre. I turni di lavoro sono dunque uguali a quelli di altri giorni. A me tocca la notte. (more…)

ED E’ SEMPRE VIOLENZA

7 ottobre 2010

E complimenti uomo, ce l’hai fatta anche stavolta. Ce l’hai fatta ad ammazzare una donna, anzi una ragazzina, poco più di una bambina, perché a 15 anni questo si è: un ibrido che non è adulto ma nemmeno bambino. E il fatto di essere donna, ancora oggi, ancora una volta, lo si paga con la vita.

Complimenti uomo. Sei stato bravo, c’è voluta tutta la tua forza per far fuori una creatura che pesava sì e no 40 chili, vero? Tutta la tua forza  per farle vedere chi è che comanda, al mondo. Una femmina non ha alcun diritto di parlare, di replicare, di difendersi, di pensare, di esistere. Una femmina deve solo subire ciò che decide il maschio: il sesso non voluto e non gradito, la prepotenza, la violenza gratuita. L’assassinio.

Carità cristiana chiederebbe di non giudicare, di capire le ragioni altrui, e pure di perdonare. Ma davvero, Dio del cielo, chiedi qualcosa possibile solo ai santi! (more…)

GLI HO SOLO TENUTO LA MANO

29 agosto 2010

Ci sono persone ed eventi che non si dimenticheranno mai. E lui è una persona che non dimenticherò, come non potrò scordare ciò che gli è successo stasera.

Quarantenne problematico, serissimi problemi di salute, caratteraccio intrattabile.
I primi giorni niente gli andava bene, si indisponeva per qualsiasi cosa, rispondeva male e all’occorrenza urlava.
Pazienza, ci vuole pazienza.
Chi ha sofferto fin da bambino per malattie ingravescenti, non si può pretendere che sia anche dolce e remissivo. Ne ho visti tanti, così e anche peggio. (more…)

DUE MELE

4 maggio 2010

Esco dal supermercato con una grossa borsa della spesa. Troppo grossa. Sono in bicicletta, mi ero ripromessa di non comprare tante cose perché non avrei saputo come trasportarle. Invece questo mi serve, questo pure, e la sporta si è riempita.
Vedo come posso fare.

I sacchetti con la frutta possono stare nel cestino davanti, così equilibrano il peso, e la borsa, un po’ più leggera, me l’appenderò al braccio.
Nel fare queste manovre il sacchetto che contiene le mele si rompe.

Penso che sarà meglio evitare di cadere dalla bici (cosa di per sé già molto probabile a prescindere), oltre che per motivi intuibili, anche per non sparpagliare inesorabilmente sull’asfalto tutte le mele, che sono belle e gialle, ma soprattutto tonde e con la tendenza a rotolare.
Sono impacciata, io lo so che sono un’imbranata, spero nessuno mi stia osservando. (more…)