Archive for the ‘ricordi’ Category

VACANZA 2015

31 luglio 2015

MAREAnche quest’anno la vacanza è arrivata e finita. Talmente veloce da passare quasi inosservata se non fosse che, come tutte le volte, ha lasciato qualcosa che rimarrà nel tempo. Emozioni, sensazioni, immagini, pensieri. Un pezzo di storia, della mia storia, qualche appunto di vita, che scrivo qui per fermarlo nella memoria.
Cosa dunque mi resta, di questi pochi giorni staccati dalla quotidianità, dai doveri, dalle cose di tutti i giorni?

Ecco, di sicuro mi resta proprio di aver goduto di quello stato di sospensione necessario a recuperare le forze, senza il quale non ce la farei ad affrontare la seconda metà di questo anno così intenso e vorticoso. Pochi giorni, in cui però la mente si è svuotata, non più presa dalla pianificazione di ogni minuto, dal timore di non farcela a fare tutto. Non ci sono stati pensieri di lavoro, programmi di studio, compiti da eseguire, faccende da sbrigare. Solo un salutare vuoto rigenerante, un vivere alla giornata, anzi, minuto per minuto, senza il dramma dell’orologio, del tempo scandito e insufficiente. In quei giorni l’orologio non l’ho quasi mai indossato. Il tempo andava per conto suo, stravolgendo abitudini fossilizzate dalla necessità. Prendere quello che viene, semplicemente, senza esserne responsabile. Magari fosse possibile sempre, anche nei restanti mesi, settimane, giorni dell’anno.

Mi resta anche un calore favoloso, come da tempo non avvertivo più. La vita al nord difetta di quel calore, che quando c’è non è comunque uguale a quello che ti avvolge al sud. Un caldo che liquefa i pensieri, rallenta i movimenti, purga dalle tossine attraverso il sudore, che zampilla anche semplicemente vivendo, anzi, vegetando immobili, incapaci di fare qualsiasi cosa. Grande complice dello stato di sospensione di cui parlavo. Grazie a Caronte, l’anticiclone africano che rende bene l’idea di quello che può essere il clima nel continente nero. Magari alla lunga sarebbe insopportabile, ma in quei pochi giorni è stato in grado di asciugare le residue umidità delle mie ossa ammuffite.

Soprattutto, direi, dei giorni di assoluta vacanza mi resterà per sempre l’emozione di avere vissuto meglio del solito il rapporto con il mio mare. No, non sono diventata all’improvviso campionessa di qualche sport acquatico. Semplicemente, dopo quasi due anni di duro lavoro in piscina, l’acqua del mare mi è sembrata leggera come aria. Mi ci sono calata come non avevo mai fatto prima, con più padronanza e meno timore. Ho immerso la testa nell’acqua cristallina e ho visto chiaramente il fondale che si intravede anche dall’alto. Ho nuotato in mezzo a pesci colorati, che non saranno quelli del mar Rosso, ma sono quelli di casa nostra, belli a prescindere. E comunque non è che ovunque nei mari del nostro Paese puoi concederti questo divertimento. Là dove il mare è marrone, e gli scarichi industriali mal filtrati, per esempio, te lo puoi scordare il pesce che gioca a nascondino con le tue gambe. Ho percorso distanze che non so calcolare, ma che di certo sono più grandi del mio standard degli ultimi anni.
Non so descrivere quanto mi abbia riempito di gioia una semplice nuotata. Non riuscirò mai a spiegarlo. Ora che sono tornata in piscina ho ripreso la fatica del cloro, dimenticata nel sale, e ancora cerco i pesci tra le piastrelle. Anche quelli dispettosi che ti mordicchiano se polleggi troppo pigramente andrebbero bene. Ma non ci sono.

E sarà stata l’aria di mare, il sole, lo spensierato clima vacanziero, ma di certo non potrò non portarmi via la bellezza selvaggia di alcuni ragazzi senegalesi che facevano animazione in spiaggia ballando e facendo ballare i balli caraibici ai turisti immersi a metà nel mare. Corpi neri come la notte, scolpiti dal ballo o dallo sport, capelli acconciati in treccine capricciose, aria indifferente e quasi annoiata, che stonava con la vitalità della musica. Vitalità che però emanava da ogni fibra di quei giovani corpi, con un fascino sconvolgente che sa tutto di Africa. Credo che molte signore nel vederli non li abbiano neppure per un attimo considerati immigrati, forestieri, usurpatori, invasori e quant’altro. Chissà se invece qualcuno di quei ragazzi è arrivato su un barcone attraverso il Mediterraneo?
Forse anche per omaggiare tanta esoticità mi resterà di quei giorni una treccina colorata che mi sono fatta fare da una giovane donna senegalese. Girava sulla spiaggia rovente con i suoi fili colorati, con le foto di ragazze dalla testa piena di fitte treccine. La prima pazzia avrebbe voluto riempirmi anche io la testa di trecce. Poi mi sono accontentata di una pazzia più piccola. Ho scelto i colori, e le abili mani della donna me li hanno intrecciati in pochi istanti su un ciuffo di capelli.treccia
Nel frattempo mi sono fatta raccontare un po’ della sua storia. Due figli che studiano in Italia, lei che lavora così per aiutarli, il ritorno in Senegal quando possibile, ogni due o tre anni.
Ascoltavo affascinata, mentre seguivo incantata il lavoro delle sue mani. Quante storie difficili hanno sulle spalle queste persone che noi vorremmo scacciare come mosche. Perché non ci fermiamo più spesso ad ascoltarle? Potremmo imparare qualcosa.
Terrò questa piccola treccia a dispetto dell’età che mi vorrebbe “matura”, a ricordo dei ragazzi che ballavano sulla riva e della donna che accontentava la vanità delle signore in vacanza per consentire ai propri figli di migliorare la propria vita con lo studio.

Cos’altro resta? Del solito viaggio allucinante, con guasti e ritardi di prammatica, mi resta negli occhi l’immagine di una ragazza gravemente disabile in carrozzina, parcheggiata da sola in un deposito bagagli, senza aria condizionata, senza accompagnatore. Piccolo, inerme vegetale, già incapace di esprimere il disagio (ho caldo, ho sete, sono stanca), abbandonata, anche solo momentaneamente, come un ingombrante pacco che non si sa dove poggiare.
Capisco che forse non è così, che il suo accompagnatore magari era solo andato in bagno, che forse nella realtà è ben accudita e amata. Ma vedere quella creatura sola, insieme a pacchi e bagagli come fosse una di loro, senza un’anima e senza bisogni, fosse solo per pochi minuti, mi ha stretto il cuore e mi ha riempito di pensieri.
Quanto sappiamo, noi che stiamo bene, di come è difficile accudire creature così fragili? Quanto siamo bravi a giudicare chi invece lo fa quotidianamente con sacrifici enormi? Quanto sappiamo di come è difficile fare un viaggio con loro fra strutture inadeguate? E cosa sappiamo di quello che passa per la mente di tali creature? Cosa avrà provato la ragazza nel ritrovarsi sola nel deposito bagagli di una grande stazione? Cosa proverà, tutti i giorni, nel non essere in grado di esprimere un desiderio, un bisogno, una sensazione?
Non sono domande vacanziere, costringono a riflettere, e con il caldo, con il clima di sospensione che sentiamo di meritare dopo un anno pesante, con il mare che ci aspetta, non ci viene voglia di affrontarle.
Però dovremmo. Le vacanze spensierate non sono per tutti.

COMPLEANNO INPUNTADIPIEDI

3 marzo 2015

in punta di piedi 2005Nel mese di febbraio appena conclusosi ricorre un altro anniversario, oltre a quello acquatico: il mio piccolo e implume blog cammina inpuntadipiedi da ben 10 anni.

È un bel compleanno, nel mondo virtuale usa e getta in cui mille nascite si accompagnano a diecimila morti. Molte cose sono cambiate, da allora, ma lui è ancora qui, piccolo e umile, senza pretese neppure di essere letto da qualcuno, gli basta esistere. (more…)

CALCIO, AL NATURALE

3 settembre 2014

calcioI ragazzi non scherzano, ci danno dentro. La giornata non è particolarmente calda, non c’è pericolo che lo sia in questa estate pazza e umida, però c’è afa, muoversi è faticoso, lo è perfino pensare. Eppure loro sono in pieno allenamento: caldo o non caldo, pioggia o afa, gli tocca.
Fare parte di una squadra di calcio che milita in una categoria importante, pur se a livello dilettantistico, richiede impegno. Mica parliamo della squadretta improvvisata all’oratorio. Qui, nel gioco, si fa sul serio. (more…)

UMANITA’ IN MOVIMENTO

16 febbraio 2013

Da tanto tempo non prendevo più il treno. Le occasioni si sono ridotte con l’aumentare degli impegni e… l’avanzare dell’età. Non è per buttarsi giù, ma è innegabile che si ha sempre meno voglia di affrontare viaggi brevi e brevissimi, perchè stancano molto e fanno vedere poco. Piuttosto, crisi permettendo, meglio dedicarsi a una bella vacanza rilassante e lunga almeno qualche giorno.

Però capitano anche delle circostanze piacevoli per cui bisogna rimettersi in viaggio, e se anche la trasferta dura poco e le fatiche che ne derivano durano al contrario qualche giorno di troppo, ecco che comunque si parte volentieri. (more…)

MASTER!

12 maggio 2012

Non lo avrei mai creduto. Non pensavo di riuscirci, e invece eccomi qua, ce l’ho fatta, in qualche modo.

Un anno fa ho intrapreso una strada per me assai curiosa. Per compiacere una collega che mi incoraggiava, mi sono tuffata a pesce in un master online di diritto sindacale. Un master con tutte le regole, convenzionato con il sindacato (perciò per me gratis) e corredato di CFU (crediti formativi universitari).

Perchè diavolo l’ho fatto?? Io a materie come queste sono allergica, non mi funziona la memoria, so già che non ricorderò mai leggi e articoli di codice civile, decreti legislativi convertiti in legge e articoli della costituzione e dello statuto dei lavoratori. Non ci sono mai riuscita nemmeno quando ero più giovane, potrei mai riuscirci adesso che ho qualche anno in più e molti riflessi in meno? E poi per cosa?

Eppure ci ho provato. Per un anno. Mi sono messa in discussione. (more…)

PASQUA

6 aprile 2012

Alle 15 in punto suonavano le campane dell’agonia, il venerdì santo. Gesù era morto, come da più di duemila anni a questa parte. Al catechismo e pure a casa, dalla nonna, non mancavano mai di ricordarlo. Del resto il venerdì santo era giorno di digiuno e astinenza dalle carni. Cavolo, ero sicura si parlasse di carne da mangiare e così ce lo passavano: infatti al massimo erano cicorie bollite o baccalà, per chi voleva mangiare. Negli anni, quanto meno il dubbio che astinenza dalle carni volesse dire altro, mi è pure venuto… ma mi sa che non ho mai fatto attenzione ad astenermi in questo giorno, né in un senso né nell’altro.
Se già con la mia generazione si cominciava a dare poco peso a queste antiche tradizioni, ora ho l’impressione che siano andate del tutto perdute.

Eppure qualcosa resisteva anche allora. (more…)