VACANZA 2012

Una vacanza è una vacanza, in qualunque modo la si trascorra. Se poi la si passa in un modo piacevole, ancora meglio, e pazienza se non tutto è stato perfetto.

Quest’anno si va a Grado, l’isola del sole, in terra friulana. Per la precisione nel tratto Pineta, fuori dal centro.

Arrivare a Grado è di per sé un’emozione: bisogna percorrere uno stretto ponte in mezzo al blu della laguna, sospesi tra mare e cielo. Una visione che rallegra.
Si segue la litoranea e in un attimo si arriva a destinazione.

Il luogo è come si dice ameno. Tanti alberi, tanta tranquillità, praticamente nessun rumore. Il luogo adatto a pensionati e coppie con figli piccoli. O a chi comunque non va in cerca di mondanità.

Dal primo giorno subito in spiaggia e che sorpresa! La spiaggia è lunghissima, battuta e pulita. Molto ben attrezzata, con ombrelloni e lettini e il giusto tratto libero davanti al mare. Ancora non mi raccapezzo di quanto possano essere vaste le spiagge in questo tratto d’Italia. Nella mia infanzia c’è il ricordo di spazi ristretti, con sabbia bianca e finissima. All’epoca c’era qualche macchia di catrame, ma sono certa che oggi non è più così. Resta il fatto che la spiaggia da quelle parti era proprio limitata, tutta un’altra cosa rispetto a queste enormità di sabbia gialla e battuta come un campo da tennis.

Il mare è azzurro e questo pure mi sorprende: a nord est il mare l’ho sempre visto marrone, non senza una certa impressione… dicono che è pulito, che è bandiera blu, ma allora il mare del mio Salento cosa è, al confronto?

Vedo il blu e mi conforto, mi avvicino e… mi sconforto. Il mare che da lontano è blu da vicino è ancora marrone: che strane magie! Tento il bagno, nonostante qualche alga poco simpatica, ma vengo risucchiata dal fondale che è come sabbie mobili. Mi spavento ed esco di corsa! Non fa per me. Già non vedo in mezzo a che cosa nuoto, già devo farmi largo fra le alghe, se poi il fondale si muove, io ci rinuncio! Non sono una provetta nuotatrice, altrimenti me ne andrei al largo; una settimana all’anno non basta a darmi sicurezza in acqua. Non in questa acqua.

È un punto dolente, la nota stonata di una vacanza altrimenti molto più che decente. Andare al mare e non fare il bagno… mette una certa tristezza, quando hai aspettato per tutto l’anno questo momento.

Fa niente, un po’ di filosofia e si rimedia con lunghe passeggiate nel mare immersi fino al ginocchio. Ma neppure questo va proprio bene… centinaia di granchi hanno la stessa idea. Ce ne sono di enormi, grandi quanto un pugno, e pure questa è una sorpresa: credevo vivessero sugli scogli, e invece guarda che buchi che scavano nella sabbia. E non gradiscono essere disturbati: ti vengono incontro con le chele alzate e mettono paura, questi mostri che ti costringono a non ignorarli, bensì a guardare dove metti i piedi. E insieme a loro ci sono piccoli cappucci biancastri sospesi nell’acqua bassa che sembrano tanto meduse, ma forse non lo sono, o forse sì, non lo sa nemmeno il bagnino. Il consiglio è comunque di non toccarli… ecco, anche la passeggiata nel mare perde la poesia. Tra cappucci misteriosi, alghe, granchi giganti e una schiumetta poco attraente, resta ben poco d’invogliante. Giusto qualche pesce, anche di dimensioni non da poco, che salta fuori dall’acqua in cerca di cibo. È sempre un bello spettacolo che rincuora, fa pensare che forse l’acqua tutto sommato è pulita. Sempre il bagnino, che alla fine della vacanza è diventato quasi un amico, si dispiace che il mare si sia presentato in questo modo: ci sono giorni, dice, quando fa un po’ più fresco, che è veramente splendido e pulito. Invece io ci ho visto anche le mucillagini e mi si stringe il cuore: questo specchio d’acqua è liscio come un lago, azzurro come il cielo: pagherei di tasca mia per vederlo puro e trasparente come quello che è nella mia memoria meridionale.

Tuttavia la vacanza presenta ugualmente aspetti molto gradevoli. Dal cibo squisito all’accoglienza, cortese e civile: la gente friulana è concreta, riservata, diretta.

La pedalata sulla pista ciclabile è memorabile e peccato non averla percorsa tutta: liscia, pianeggiante, frequentata ma sempre nel massimo dell’educazione stradale. Si snoda accanto allo stradone trafficato, in sicurezza, e in certi tratti affianca panorami incredibili. La laguna ha una bellezza che toglie il fiato.

La conferma viene da una breve gita in un luogo fantastico, chiamato isola della Cona: una riserva naturale nella foce dell’Isonzo, un vero paradiso terrestre. Migliaia di uccelli, di tantissime specie, nidificano in questa zona, che tra l’altro è anche situata lungo le rotte migratorie, ragion per cui in certi periodi dell’anno diventa una tappa obbligata che incrementa la popolazione alata, per la gioia degli occhi. Cavalli in libertà che pascolano insieme agli uccelli, pulcini di tutti i tipi, e poi animali marini e tipici della laguna, volpi e caprioli e… le nutrie! Animali non indigeni, ma importati, si sono moltiplicati perfettamente a loro agio, con qualche perplessità sulle conseguenze sull’ecosistema da parte degli studiosi. Eccone una! Sembra un grosso topo, ma in realtà assomiglia più a un castoro e mangia l’erba acquatica. Embè, straniero o meno, l’animale ha un muso simpatico e sono contenta di averlo visto. Insieme al museo della papera: impagabile.

D’obbligo anche la gita a Grado città. La calura è opprimente anche di sera, e le zanzare autentiche festaiole. Ma la città merita un piccolo sacrificio. Il centro del passeggio è tirato a lucido, il pavimento lastricato, i locali numerosissimi (ho visto ristoranti uno di fronte all’altro, con i tavoli che quasi si mescolavano, e magari una pizzeria lì accanto) e tutti frequentati. La parte più vecchia è uno spettacolo di piccole piazze, di vicoletti, con scorci stupendi e spettacolari chiese antiche. Poi c’è il porto che come tutti i porti di mare esercita su di me un fascino immenso e mi regala sensazioni di libertà insieme all’odore puro della salsedine.

Pochi, i giorni di vacanza, ma gradevolissimi.

Alla fine cosa resterà?

Il rimpianto dell’acqua salata.

L’immagine di una donna anziana, simile a un vecchio tronco rigido che non si può piegare, portata in spiaggia in carrozzella, sotto l’ombrellone per tutto il caldissimo giorno, assistita con amore dai 3 figli, sistemata con attenzione sul lettino, con il cuscino antidecubito, gli occhiali da sole, la crema solare, l’acqua a portata di mano e tutte le cure possibili. Un amore profondo, quello di questi figli, che vale qualche rischio di colpo di calore.

Le scorpacciate di pesce, da far sentire in colpa il lato animalista che è in me per i prossimi 20 anni.

L’assenza di qualsiasi dolore fisico, compensata da una forma allergica tuttora fastidiosa.

La gita ad Aquileia, il tuffo nella storia, l’ambiziosa arrampicata sul campanile della Basilica per impossessarsi del panorama, scontata con una contrattura traditrice.

Il passaggio da Palmanova, la meraviglia per la forma a stella della piazza e della città fortezza che le cresce intorno (ma perchè oggi non se ne fanno più di simili capolavori, uso bellico a parte?).

Ho tante immagini negli occhi, ora che le ferie stanno per finire. Ho i segni sulla pelle lasciati dal sole e dell’allergia. Ho qualche chilo in più. Ho ritrovato i miei vecchi acciacchi.

È tempo di ricominciare.

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Una Risposta to “VACANZA 2012”

  1. pedalopoco Says:

    mi fai ridere daiiiii…… 🙂

    Buon rientro.

    Peda

    Mi piace

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