VACANZE 2019

14 luglio 2019

Cosa ricorderò delle cortissime ferie di quest’anno passate nel mio Salento? Ferie in famiglia, a rinsaldare i legami che la lontananza tende a sfilacciare, a rivedere gli affetti, quelli che sono rimasti, e a notare le differenze dall’ultima volta. Al di là di questi, dunque, cosa mi resta stavolta?

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VASCALONGA 2019: CORSIA NUMERO 6

9 giugno 2019

Ieri, 8 giugno, ho finalmente partecipato alla Vascalonga, la staffetta di nuoto a squadre, non competitiva, che si tiene ogni anno per beneficenza in piscina.

Lo desideravo da almeno quattro anni, da quando l’ho scoperta nel mio percorso di riabilitazione acquatica. Era un desiderio fortissimo, un obbiettivo che mi ero prefissata e che speravo prima o poi di raggiungere.

È stato un percorso lento e difficile. Leggi il seguito di questo post »

LA SCRITTURA UCCIDE

18 maggio 2019

Ed ecco una nuova creatura. Non è solo mia, ma è… tanto mia!

Sveliamo il mistero.

È apparsa in questi giorni la nuova antologia della Carboneria Letteraria: si intitola La scrittura uccide, edita da Homo Scrivens.

Ogni tanto a noi della Carboneria salta il matto e ci buttiamo in una nuova impresa. Questa volta uno di noi un giorno ha lanciato un riflessione sugli effetti deleteri che la scrittura potrebbe avere su chi legge e chi scrive (qualche riferimento in merito lo si trova nella postfazione del libro, autore Alessandro Morbidelli). Leggi il seguito di questo post »

SEMPRE IN ACQUA.

5 maggio 2019

Ma quando prendi un antidolorifico prima di praticare un’attività sportiva, vuole dire che ti stai dopando?

La domanda sorge spontanea, e come sorge allo stesso modo tramonta. Non me ne importa. Se l’antidolorifico mi consente di mettere a tacere il dolore alla spalla per poter nuotare, viva il doping! Tanto non devo fare gare, se non contro me stessa e la mia volontà. Leggi il seguito di questo post »

PREMIO LETTERARIO IL GIARDINO DI BABUK – Proust en Italie

13 aprile 2019

Aggiungo un altro piccolo risultato alla mia vetrina dei ricordi, all’insegna del motto “se ci credi non mollare”. Il racconto Ho baciato un angelo si è classificato quindicesimo alla V edizione del Premio Letterario Il Giardino di Babuk – Proust en Italie per opere inedite, anno 2019. I racconti pervenuti sono stati 107, quindi il quindicesimo posto lo ritengo più che onorevole, anche se di fatto non porta a casa alcun premio.

È la seconda volta che partecipo. Mi sembra un concorso ben organizzato e meritevole. È gratuito: solo chi vuole, tra i partecipanti, può fare un versamento volontario per incrementare un monte premi già presente di partenza. L’invio del testo è online e anonimo, il racconto o la poesia sono giudicati solo per il loro valore, senza alcuna influenza dovuta a un nome magari più o meno conosciuto o un curriculum più o meno consistente. Anche il sistema di votazione è complesso ma quanto più rigoroso possibile, con l’aiuto di un software che trasforma il voto in un numero di media, con tanto di decimali. Il premio in denaro ai primi tre classificati viene assegnato solo se si raggiunge un punteggio minimo prestabilito.

Al giorno d’oggi è raro trovare un concorso letterario così onesto e imparziale. Si vedono in giro delle condizioni di partecipazione orrende. Per esempio la tassa di partecipazione, che se contenuta può essere anche ammissibile, ma a volte è spropositata in rapporto al premio (una targa o una pergamena). Oppure si richiede un esagerato numero di copie cartacee da inviare via posta ordinaria; un metodo ormai superato, l’invio online dovrebbe essere privilegiato.

Insomma, la fiducia in questo modo diverso di operare mi aveva convinto a partecipare già un anno fa, con un racconto scritto per l’occasione che a me piaceva molto, ma che evidentemente non ha fatto breccia tra i giurati.

Vista l’assenza di risultati stavolta ero tentata di lasciar perdere, ma proprio la serietà dell’evento mi ha spinto ad un altro tentativo. Ho scelto e inviato un racconto che giaceva da un pezzo nel mio archivio. Titolo, appunto: Ho baciato un angelo.

Nel racconto la voce narrante è di un uomo di una certa età, Remigio, che racconta un’avventura occorsagli durante un viaggio in auto. Il suo era stato un viaggio della speranza, se così si può dire: una visita da uno specialista molto lontano da casa, che gli ha confermato una diagnosi terribile. Remigio ha un inizio di Alzheimer. Nel ritorno, per distrarsi da pensieri tristi, raccoglie una ragazza che fa autostop: bellissima, ma quanto meno scorbutica, maleducata, pressoché muta. Lui ci fa un pensierino lascivo, pensa che sono le sue ultime cartucce prima della fine, e poi quella bocca è sensuale e invitante come quella di Julia Roberts. Ma di colpo succede qualcosa, un malore che lo porta a un passo dalla morte, anzi forse è già morto. L’angelo autostoppista maleducato e bellissimo interviene e… bè, scompare, e il suo gesto lascia al protagonista un senso diverso a quello che resta della sua vita.

Certo, tanta roba… ossia tanti spunti in poche pagine, e ognuno avrebbe meritato di essere approfondito. Ma a volte i racconti nascono così, già compiuti, aggiungere una parola può essere di troppo.

Comunque sia, invio il racconto al concorso e aspetto.

A tempo debito la prima sorprendente notizia. Il racconto si posiziona fra i primi trenta, ed è prevista una nuova selezione per scegliere, tra questi, i vincitori.

Ammetto, ero contenta già così. Da un po’ di tempo è difficile avere visibilità, in tantissimi scrivono oggi, più di di quando vent’anni fa ho cominciato a partecipare ai concorsi letterari. E molti sono davvero bravi. Un risultato del genere dunque era già soddisfacente. Però… siccome sono umana, un pensierino non me lo sono negato: già che c’ero, perché non sperare di piazzarsi bene?

Non ho mai pensato veramente di vincere. Ma mi sarebbe tutto sommato dispiaciuto se nella classifica finale fossi arrivata ultima.

Così non è stato.

Il 7 aprile è stata pubblicata la graduatoria definitiva che vede il mio racconto a un dignitoso quindicesimo posto.

Niente premi, niente soldi, interviste o altro, ma una pergamena ricordo inviata online.

Ve bene così. Sono soddisfatta. Non sono più i tempi in cui mi emozionavo per molto meno; ho vissuto in passato delle esperienze così belle che non saranno facilmente replicabili. Però sono felice davvero anche per questo piccolissimo riconoscimento.

Non serve vincere lo Strega, o il Campiello o chissà che altro irraggiungibile e blasonato concorso.

Il dio delle piccole cose sa come regalare momenti di assoluta bellezza. Anche con un quindicesimo posto.

Pergamena_Racconto_Babuk_2019_Part_15

CARO BABBO NATALE.

25 dicembre 2018

Babbo Natale-3Caro Babbo Natale.

Lo so, già ti stupisci a vedere chi ti scrive: una che bambina certo non è, e che forse non ti ha mai nemmeno scritto prima, quando era il tempo giusto per farlo. Immagino che vorresti cestinare questa missiva, non è tuo compito badare agli adulti, tu esisti solo per i bambini, hai già il tuo da fare con quelle creature adorabili e impegnative e come i grandi non hanno tempo per te, tu non ne hai per loro. Leggi il seguito di questo post »

SOGNO, DILUVIO, DISASTRI, 4 NOVEMBRE. EMOZIONI A NON FINIRE.

4 novembre 2018

Oggi è una giornata fortemente emotiva per me.

È cominciata con il risveglio da un sogno dolcissimo, tanto reale da farmi male quando ho capito che vero non era e non lo sarebbe stato mai. Un terribile momento di consapevolezza: il tempo perduto si è portato via anche la possibilità di vivere nuovamente certe emozioni. Non si torna indietro e andando avanti non ci saranno più quei batticuori già vissuti. Leggi il seguito di questo post »

CONTABILITA’ DI UN COMPLEANNO

26 ottobre 2018

Una persona mi ha detto che dimostro 6 o 7 anni meno della mia età reale.

È sempre stato così. Quando ero giovane non mi aiutava sembrare ancora più giovane, ma ora è un’altra faccenda. Oggi compio gli anni e ormai sono più quelli che ho accumulato alle spalle di quelli che, realisticamente, mi aspettano lì davanti. Sentirmi dire che ne dimostro meno mi dà l’illusione di rallentare il tempo, anche se so bene che non è possibile. Che la realtà non è un film di fantascienza con una macchina del tempo che ti riporti ai tuoi anni migliori, o con un sistema di ibernazione che ti faccia svegliare tremila anni più tardi con sempre tremila anni in meno. E che non c’è verso di fare un patto col diavolo come il vecchio Dorian Gray (che tanto qualcosa invecchia lo stesso), e che il segreto dell’immortalità non sta nella trascendenza spirituale o in pozioni magiche. Leggi il seguito di questo post »

ACQUA, SALUTE, Y-40, FELICITA’!

25 febbraio 2018

Certe date resteranno scolpite per sempre nella nostra memoria. Possono contenere eventi drammatici, ma anche avvenimenti meravigliosi, spesso unici e irripetibili, perciò indimenticabili.

Posso affermare che il 24 febbraio 2018 sarà per me una di queste date memorabili.

Già la mattina è stata interessante, non certo meritevole di essere inserita negli annuari delle rimembranze, per carità, ma comunque appassionante. Si parlava di acqua e salute in un convegno organizzato dalla società sportiva che gestisce la piscina che frequento da qualche anno e che aveva tra i relatori operatori dell’acqua e alcuni medici specialisti. È la terza volta che vado a incontri come questo e ogni volta è come fosse la prima. L’argomento, chi mi conosce lo sa, lo apprezzo e lo condivido, lo faccio mio: mai come negli ultimi tempi posso sostenere con cognizione di causa quanto siano grandi i benefici sulla nostra salute fisica e mentale. Io l’ho sperimentato: l’acqua mi ha cambiato la vita.

Il convegno ovviamente era improntato con un approccio medico scientifico, ma la relazione di una psicologa mi ha colpito in modo particolare, perché avrei potuto scriverla io tanto mi apparteneva nel profondo. E a dire la verità è da tanto tempo che ho proprio scritto le stesse argomentazioni della psicologa. Solo che l’ho fatto a modo mio.

Da quando ho cominciato la riabilitazione per i noti problemi che non sto qui a ripetere, ho vissuto in acqua e con l’acqua momenti emozionanti, ho raggiunto traguardi e superato limiti. Come faccio talvolta, avevo riportato quelle emozioni su questo blog per poter riviverle a mio piacimento. Poi mi è sembrato che quanto avevo scritto nel tempo fosse una specie di diario che in sostanza raccontava del mio percorso emozionale e fisico nell’acqua. Ho raccolto quelle singole pagine, le ho messe insieme, ne è venuto fuori un piccolo volumetto che ho fatto stampare a mie spese in sole quattro copie.

No, niente caccia all’editore, non ho intenzione di proporlo al mondo editoriale, questa è una cosa mia, che rimane a me, che ho voluto condividere solo con la persona che mi ha seguito in questi anni, permettendomi di riguadagnare salute e di conoscere l’incantato mondo dell’acqua. Pensandoci su ho però considerato che avrei potuto condividerlo anche con tutte quelle persone che hanno vissuto il mio stesso percorso e che magari non sono capaci di riportare le emozioni con le parole, come invece faccio io. Credo che in tanti si ritroverebbero in quelle pagine.

Il convegno sull’acqua sarebbe stato il luogo perfetto per descrivere l’esperienza di una persona qualunque come la sottoscritta, che da quattro anni vive sulla sua pelle e sulla propria emotività il benefico potere dell’acqua. Niente di scientifico, ma qualcosa che le persone comuni possono certamente capire.

Per qualche motivo non se n’è fatto niente, il mio libretto resta solo mio (e della persona cui l’ho regalato come ringraziamento per questi anni di pazienza). Un po’ mi dispiace, ma mi consola il fatto che la psicologa ha saputo rendere nella sua relazione, sia pure da psicologa, esattamente quello che io ho vissuto e che ho descritto con il cuore nel mio diario acquatico.

Va bene così.

Ma il culmine della giornata è stata l’avventura del tardo pomeriggio che voglio raccontare nei dettagli proprio perché non possa più dimenticarla (peraltro, a meno di ammalarmi di Alzheimer, dubito che potrò mai scordarla).

Obbiettivo prefissato da qualche tempo: una immersione con le bombole alla Y-40, la piscina più profonda del mondo con acqua termale. No, dico, non so rendo l’idea. Sto dicendo che io, proprio io, sarei andata a immergermi proprio là, insieme a quelli di Nonsoloacqua diving, il club cui mi ero iscritta lo scorso anno per ottenere il brevetto da sub. Brevetto mai raggiunto a causa dell’infortunio che mi ha bloccato per molti mesi. Da poco avevo ripreso ad usare le bombole in piscina, ma dopo un paio di volte mi sono beccata pure l’influenza e avevo dovuto sospendere. Della serie questa brevetto non s’ha da pigliare e tu sott’acqua non ci devi andare. Tutte le congiunzioni astrali, da Saturno contro, a Marte infuriato, a qualche luna nera da paura sembrano essere contrarie e pare vogliano cospirare contro i miei desideri. Ma c’è qualcosa che mi fa incazzare più del destino avverso? No. Perciò ora sono qui alla Y-40 a sfidare la sorte.

La piscina è famosa nel mondo. Piccola di superficie (21×18 metri), ha una profondità che arriva a 42 metri, il che, unito al fatto che l’acqua è di origine termale con una temperatura fino a 34° C, la rende unica al mondo. Io l’ho conosciuta tramite il video di Ilaria Molinari, campionessa mondiale di apnea, che in queste acque ha nuotato con il costume da sirena accompagnata da un brano composto da Giovanni Allevi. Il video mi aveva dato dei brividi profondi per la poesia e la grazia che esprimeva. Da subito avevo pensato che avrei voluto essere io quella sirena, ma perfino a me sembrava un’utopia irrealizzabile.

Chi l’avrebbe detto che un giorno sarei davvero scesa nelle stesse acque della sirena?

Infatti sono qui. Però non farò la sirena: mi aspettano le bombole.

Sono un po’ in ansia. L’allenamento è stato scarso, l’influenza ha lasciato degli strascichi proprio sulle orecchie… potrò mai farcela?

Poi davanti al tunnel magico, quello che sta sotto l’acqua e in cui i visitatori possono fermarsi a guardare chi sta nuotando sotto la superficie, le paure vengono rimosse. Certo che ce la posso fare.

Guardo anch’io, incantata come davanti ad un acquario, gli apneisti che scendono e risalgono intorno a me con leggerezza facendo a meno di quello che a chiunque è indispensabile per vivere: l’aria. Sembra così facile che vorrei tanto provarci, ma so bene che le mie orecchie avrebbero da ridire. Purtroppo l’apnea profonda non è per me. Ringraziamo il cielo che almeno l’uso delle bombole non mi è precluso.

A proposito, ecco che nell’immenso acquario si innalzano miliardi di bolle. È il turno dei sub e si vede. L’organizzazione è ferrea: dato l’enorme afflusso di visitatori che vogliono sperimentare la profondità, alla piscina si accede a gruppi e non si mescolano apneisti con subacquei. Infatti se la profondità è importante, lo spazio in realtà non lo è, bisogna fare attenzione al sovraffollamento. Agli oltre 40 metri si arriva solo scendendo lungo un “buco” di circa 7 metri di diametro che comincia, come una voragine, intorno ai quindici metri. Nel mezzo ci sono varie altezze create da piattaforme e grotte artificiali.

È il nostro turno finalmente. Ci spogliamo e arriviamo alla vasca. Davvero è piccolina, non si direbbe che sia così profonda. Anche qui l’organizzazione è di stampo quasi militaresco. Un gruppo sta per uscire (un tantino in ritardo) e noi, in tutto una quarantina di persone, ci prepariamo per scendere. Tutto il materiale è fornito dalla piscina, se non è sufficiente viene quasi strappato di dosso a quelli che stanno riemergendo. Di personale abbiamo solo le maschere, i profondimetri e io ho pure una cintura di zavorra da due chili. Sono l’unica a farne uso. Considerata la mia attitudine a galleggiare, direi che è il minimo sindacale per non rischiare.

Bisogna fare in fretta, sono un po’ frastornata. Sono accompagnata dalla mia istruttrice, che mi aiuta a prepararmi, e da un simpatico bambino di una decina d’anni dall’aria furbetta. Scenderemo insieme, noi tre. E difatti in un attimo siamo giù.

L’acqua è accogliente, calda, bellissima. Nonostante l’influenza, nonostante i miei timori, dopo i primi metri riesco subito a compensare come non credevo possibile e da quel momento tutto fila liscio. Bè, abbastanza liscio.

La confusione è tanta. Se è vero che siamo oltre quaranta persone, più il personale di sorveglianza, c’è un rischio continuo di scontri. È una delle mie paure, in effetti. Passo molto del tempo a cercare di schivare sia il mio piccolo compagno di discesa che tutti gli altri, per non dire delle varie sagole disseminate ovunque, e questo un po’ mi limita il puro divertimento. Però vuoi mettere? Noi tre sempre insieme giriamo per la vasca e mano a mano scendiamo. Passiamo negli oblò artificiali, ci avviniamo alle grotte, saltiamo di piattaforma in piattaforma. Seguendo i segnali dell’istruttrice giriamo un po’ in lungo e in largo e faccio presto a disorientarmi. Così mi aggrappo idealmente alla mia guida, non la mollo di un centimetro e continuo a pinneggiare, in qualche modo.

Passiamo sia sotto che sopra il tunnel trasparente, vediamo i visitatori che ci fanno fotografie. Fino a poco fa ero io dentro il tunnel, ora ne sono fuori, ma dentro l’acqua!

Va tutto bene, sono sorpresa di me stessa. Respiro nell’erogatore e senza accorgermene scendo ancora. Getto continue occhiate al profondimetro, perché mi pare impossibile quello che mi segnala. Eppure alla fine avrò raggiunto la profondità di nove metri! Non ci credo!

Arriviamo anche sopra il punto da cui parte il foro che porta ai quaranta metri. È una voragine, al momento piena di bolle, e noi ci galleggiamo sopra. L’istruttrice mi chiede a gesti se ho paura e rispondo di no. È la verità, ma come non provare un pizzico di vertigine a guardare in basso? Come non pensare che chissà, prima o poi, quel buco potrei anche esplorarlo? Oggi mi pare tutto realizzabile, tutto possibile!

In questo momento, pur tutta concentrata a non combinare casini, sono davvero felice.

La leggerezza dell’acqua, il suo calore, le bolle, il volare su e giù… la voragine sotto di me! Tutto concorre a rendere emozionante questa esperienza unica. Penso che ho sfondato un altro limite e cosa potrà fermarmi ormai, se continuo a compiere quello che tutti ritenevano impossibile?

Certo, riguardando le foto che mi sono state fatte, mi rendo conto che perfino un ippopotamo è più elegante di me in acqua, ancora risulto un po’ impacciata, senza contare che il mio fisico è quello che è. Sirena mi sento, ma sono piuttosto una di quelle sirene attempate e sgraziate che fanno sbellicare dal ridere. Ma posso dire con sincerità che non me ne importa? Capisco da me che ho ancora poca esperienza, che nutro sempre dei timori (in questo caso a causa del sovraffollamento), che devo stare attenta e ascoltarmi per raccogliere il minimo segnale di problemi, soprattutto alle orecchie. Lo capisco e giustifico il mio essere goffa. Con tanta pratica potrò forse migliorare. Oppure, chissà, magari resto così. Ma niente e nessuno potrà togliermi la soddisfazione di essere arrivata qui, a poco meno di dieci metri di profondità, andando contro tutti i divieti.

È ora di uscire, di cedere il posto al prossimo turno. La risalita è progressiva, lenta, come ho imparato a fare per non avere male alle orecchie. Difatti non ho alcun problema, a parte il persistere del disorientamento. Tutto questo va e vieni mi ha fatto perdere la bussola fin dall’inizio! Eppure abbiamo passato quasi un’ora in immersione. Un’ora volata via dentro una bolla, dentro un’emozione immensa. Riemergo senza fiato, con la bocca secca, ad uscire dal tepore dell’acqua provo parecchio freddo. Un’altra quarantina di fortunati si stanno apprestando a entrare e vorrei dirgli divertitevi, che è meraviglioso! Ma forse lo sanno già.

Ho ancora il tempo di ripensare alla mattina, al convegno sull’acqua. Vanno bene gli effetti positivi su ossa e articolazioni, su malattie neurologiche e ortopediche, va bene tutto, sono la prima a confermarlo. Ma cari i miei relatori, la prossima volta prendete a esempio questa faccia felice e non dimenticatevi di dire quanto l’acqua migliori la banale vita di tutti i giorni. A prescindere.

IL 2018 CHE VERRA’.

31 dicembre 2017

È la prima volta, credo, che l’arrivo di un nuovo anno non mi crea aspettative, né mi ispira qualche desiderio in particolare.

Il 2018 è qui dietro l’angolo, a un passo da me, ma cosa mi riservi non m’interessa. Mi basta che non porti problemi di salute a me o alle persone a me care. Direi che il 2017 ha già regalato fin troppe sventure in questo senso, ritengo di meritare un po’ di tranquillità per i prossimi 365 giorni. Leggi il seguito di questo post »