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CERCANDOMI SU GOOGLE

4 gennaio 2023

Chi non ha mai fatto una ricerca con il proprio nome su Google? La facciamo tutti, anche chi non ne ha motivo perché conduce una vita che non gli ha mai puntato addosso le luci della ribalta. Lo faccio anch’io, qualche volta. Avendo pubblicato libri, vinto concorsi letterari e altre amenità del genere, vado a vedere, illudendomi e disilludendomi ogni volta, se qualcuno ha lasciato una recensione, un apprezzamento, una critica, o se i miei libri, quelli che ancora si trovano, hanno scalato di un gradino le classifiche. L’ultima volta che ho inserito il mio nome nel motore di ricerca è stata ieri, dopo anni, e così ho fatto delle scoperte e un tuffo nei ricordi.

Tra le scoperte, per esempio, il fatto che alcuni dei libri per ragazzi che ho scritto sono stati segnalati e consigliati nei siti di letture per l’infanzia e adolescenza. Per esempio Il segreto di nonno Franz è stato consigliato dal sito “Leggere insieme a mamma e papà”. L’altro, Una notte nelle stelle, è segnalato dal sito “Libri per bambini e ragazzi”, e da “Il rosicchialibri”, oltre che da “Libri on air”, cassa di risonanza per gli autori vincitori del concorso Premio letterario cava de Tirreni, dove il libretto ha avuto una menzione per la copertina.

Tutto questo fa piacere, naturalmente. E fa rimpianto, perché questi minuscoli libri non sono già più in commercio. Hanno vissuto poco, una fiammata nel sovraffollato mondo editoriale, anche se io non li considero ancora morti. Tant’è vero che ne continuo a parlare e a cercare per loro un’occasione.

Poi ho scoperto anche che alcuni siti o blog dove si era parlato di me non ci sono più: pagine di cultura svanite nel nulla. Anche la memoria di internet non è eterna.

Ma poi è stato bello ritrovare altri segni di piccole felicità: interviste rilasciate in qualità di scrittrice, per esempio, o miei brevi articoli per blog letterari che ricevono ancora elogi e commenti. E poi tracce di presentazioni dei miei libri e quelli scritti con la Carboneria Letteraria. Quanti ricordi… Non posso proprio dire che non abbia avuto i miei momenti di gloria, effimera certo, ma vissuta sul momento con grande felicità. E con incredulità. Davvero succedeva proprio a me? Sì, davvero. Ed è stato un viaggio meraviglioso.

Ora vedo tra i miei contatti su Facebook, per lo più amici e conoscenti che scrivono o scrittori affermati, che la maggior parte di loro ha proseguito, ha pubblicato ancora, vive esperienze bellissime, si affanna per presentare le proprie creature, spia le classifiche di vendita, sollecita gli acquisti… Un po’ li invidio, tutti quanti. Perché so che significa, so quanto è appagante far volare un tuo figlio di carta, pensato, ponderato, scritto, corretto mille volte, mandato in giro in cerca di editori, e conosco la voglia di farlo arrivare a più lettori possibili. È pazzesco, emozionante, faticoso, a volte frustrante. Ma ti rende vivo e orgoglioso di quello che hai fatto.

Io, com’è noto, da tempo non scrivo più. Un po’ per le vicende della vita, un po’ per la sensazione di inadeguatezza tipica della sindrome dell’impostore di cui mi sembra di soffrire, un po’ perché mi sembra di aver già detto tutto quello che avevo da dire, di fatto non mi viene più niente. Non ho il tempo, la concentrazione, mi manca la fantasia. Ogni tanto si accende improvviso un barlume, fievole, che però presto si spegne. Oppure partecipo a concorsi letterari con i miei libri, perché voglio dare loro ancora un po’ di dignità. E non vinco più niente. Per ora non c’è altro. Non posso dire che sarà così per sempre, perché la vita toglie e dà e spesso sorprende, ma al momento va così. Però ho ripreso a scrivere su questo blog, e mi sembra di essere tornata alle origini. Se tornassi ancora più indietro, a quando osservavo la realtà, la scrivevo a mano su quaderni trasformandola in racconto e poi la ricopiavo con la macchina da scrivere del nonno, ecco, se tornassi a quel punto, allora forse comincerebbe un’altra avventura. E allora tornerei anche a fare più spesso la ricerca del mio nome su Google, per provare una volta di più l’emozione e la consapevolezza di aver lasciato qualche traccia di me nell’etere.


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